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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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lunedì, 06 luglio 2009

LE ANCHE

la perplessità secondo Irina Velichko
Anni fa in un bar di Bologna.
Entra una donna dalle forme eccessive anzi, straripanti.
Soprattutto l’anfora dei fianchi che esplode dalla gonna.
Soprattutto la curva del culo che è comunque molto curva e che si guarda molto intorno.
Chiede un caffè.
I baristi la guardano come fosse una pietanza fumante.
Ne aspirano il profumo.
Letteralmente la pesano e la soppesano.
Le usano una gentilezza insinuante come un avvio di ballo liscio.
Il bar s'è trasformato ormai  una balera nei loro occhi luccicanti.
Jean Loup SIEFF
La donna sta al gioco, illuminandosi di vanità e lussuria.
Pare stia per scattare un tango da qualche parte.
Potrebbero da un momento all’altro filare tutti nel retrobottega a concludere l'allusione.
Lussuria e libidine cantano a voce spiegata e senz’incertezze.
La donna paga e prende il resto. Grazie e arrivederci.
Luccichii di pupille esaltate e scurite dietro al dietro di lei che se ne esce compiaciuta e consapevole.
Dondolando LE ANCHE .
(già pubblicato nel 2007)

postato da: Terezita alle ore 09:41 | link | commenti
categorie: eros e allegati, piccole storie piccole
venerdì, 03 luglio 2009

colori liberi

...nel mondo dei colori vorrei viaggiare

e come una biglia mi piacerebbe brillare

con quelle piccole eliche dentro a danzare

sognando vite pronte a rotolare.

E in ogni direzione mi vorrei buttare:

sarebbe energia buona

persino da sprecare

 

(alla faccia del ddl )

e di certe facce senza faccia


postato da: Terezita alle ore 16:01 | link | commenti (2)
categorie: pazzianne
giovedì, 02 luglio 2009

la Pianista e il BIGLIETTO mai scritto

Un paio di anni fa, in una grande piazza affogata di luce di una città molto famosa nel mondo, ho incrociato i suoni ed il sorriso di una pianista.
Le feci un cenno per chiederle il permesso di ritrarla mentre suonava e lei, con altro cenno minimo e un sorriso pieno di significanza, mi disse di sì.
Le feci un paio di scatti, forse tre, che conservo e conserverò sempre.
Venedig
Lei mi guardò fare sorridendo benevola, dall'inizio alla fine del brano durante il quale l'ho ritratta.
A scatti finiti le  inviai un cenno di grazie con il capo e lei mi  ricambiò, continuando a sorridere e a suonare.
Mi pareva d'essere un gentiluomo d'inizio novecento, di indossare un Panama bianco, quasi mi sentivo un personaggio di "Morte  a Venezia" sebbene lì, nel nostro incrociare di sguardi e di gentilezze, nulla era tetro o sapeva  di presagio di morte.

Il suo sguardo sorridente era qualcosa di più di un che di malinconico: possedeva una malinconia trasfigurata, la summa della nostalgia di una giovinezza ormai spesa e il senso, forte e stabile, di una giovinezza indomabile, perenne, vissuta in emozioni e musica.
Tutto questo mi porgeva quel giorno la pianista, ora con il tocco esperto sui tasti e ora con lo sguardo benevolo, disponibile a farsi ritrarre, ma senza alcun'ostentazione o consumato esibizionismo.
terezando
Avrei voluto mandarle un biglietto e scriverci su
"Grazie per avermi lasciato scattare le foto, ci facciamo due chiacchiere più tardi? Mi racconterà la sua favola-storia, quella che sta dietro al suo sguardo gentile? Mi piacerebbe conoscere quel che sta dietro al suo sorriso dolente eppure appagato, come riconciliato fin nelle ossa con la crudeltà inarginabile dell'esistenza...mi darà il permesso di ascoltarla raccontare quel che la sua immagine già in parte scrive di lei?..."     
Quel biglietto non l'ho mai scritto, sarei sembrata davvero patetica forse, eccentrica anche, invadente addirittura, e fuori epoca soprattutto: queste son cose che non si fanno più perché è sparito il tempo dell'ascolto e il piacere della scoperta di una storia.
In quello spazio brevissimo io ero stata il suo cavaliere, dall'occhio a forma di obiettivo fotografico, e ci eravamo scambiate  cenni e muti discorsi  come si faceva quando il silenzio era ancora in voga.
Perciò dopo averla salutata mi sono avviata verso l'altro capo della piazza e lì ho pianto, ma era anche felicità: perché io in qualche modo l'avevo accostata e toccata, lei, la sua musica e la sua disponibilità; e lei mi aveva lasciato fare, forse  perché i miei gesti le erano piaciuti, forse perché mi aveva riconosciuto...

postato da: Terezita alle ore 10:12 | link | commenti (5)
categorie: piccole storie piccole
mercoledì, 01 luglio 2009

a Pina Bausch

Philippine Bausch detta Pina

(Solingen, 27 luglio 1940- Wuppertal, 30 giugno 2009) 

Pina Bausch è stata, negli ultimi decenni,  una stella della ricerca espressiva applicata alla danza, svincolata da certi virtuosismi eccessivamente accademici che ne raffreddano la componente drammatico-emotiva; a lei si deve l'innovazione felicemente esagerata d'aver sdoganato, oltre alle espressioni del corpo, i corpi stessi dei ballerini e delle ballerine, svincolandoli e tirandoli via dai canoni classici della perfezione fisica a-temporale. La danza della Bausch è soprattutto potenza emotiva, espressione di moti e di nodi dell'anima, mostrati senza ritegno nella fisicità dirompente dei corpi imperfetti ma assolutamente realistici dei suoi ballerini.

Prima di lei anche Martha Graham aveva cercato di destrutturare la danza ricongiungendola al suo più profondo significato di linguaggio del corpo e, soprattutto, delle sue emozioni. La  danza della Graham scaturiva infatti, secondo l'interpretazione data da lei stessa, dai ritmi binari vitali della respirazione, del battito cardiaco, della sequenza di contrazione e distensione muscolare.

 

Diceva in un'intervista la Graham:

“Inspirare, espirare, dentro fuori. La mia tecnica si basa sulla respirazione. Ho costruito tutto quello che ho fatto sul pulsare della vita, che per me corrisponde al pulsare del respiro.”

Nulla dunque è come la danza rappresentazione simbolica e sublimazione, puramente artistica, dell'eros e delle sue rappresentazioni.

E vale per il sesso quello che vale per la danza: entrambi, se ridotti a puro, calcolato e distante virtuosismo o ad esercizio di stile preparato a tavolino si tramutano in arte fredda e possono essere sostituiti con qualunque cosa, proprio con qualunque;  e, in più, forse, in quel caso né la danza né tantomeno l'erotismo hanno più alcun carattere dell'arte.

Perché trovarsi e scoprirsi a ballare d'amore con la perizia emotiva di due ballerini "alla Martha Graham" o "alla Pina Bausch" è ben altra cosa.

Certo anche lì si è studiato  e provato molto, ma mai con le gambe sotto al tavolino nell'angolo freddo di una stanzetta da studente fuori-sede...e fuori argomento...

Pane, tulipani e il resto

La passione si può raccontare bene in forma di danza.

Il ballo è una commedia simulata, appassionata  ed elegante dell’accoppiamento.

La danza possiede lo stesso fraseggio della seduzione.

Danza e passione camminano con gli stessi passi da gatto.

Così scrissi tempo fa ad un'amica. 


martedì, 30 giugno 2009

il necessario e la necessità

Viktor IVANOSKY

la grazia del vivere

l'ascolto

la pena nascosta

la danza che nasce

e

ancora

la grazia del vivere

vorrei

non smarrire

e non dimenticare

sempre lei:

la grazia del vivere

(già pubblicato nel 2007)


venerdì, 26 giugno 2009

il COMPIMENTO del Blu

Magico Triglav

Il compimento del blu è una favola surreale e strampalata in ogni suo aspetto, compresi i protagonisti, scritta da me attingendo a spunti di conversazione  e di lettura.

Non la ripubblicherò qui poiché richiederebbe troppi post consecutivi e così vi invito a leggerla in questo POST,nel quale ho riunito i vari episodi, a suo tempo pubblicati.

E con questo vi saluto: a tra qualche giorno, ciao. 


postato da: Terezita alle ore 13:47 | link | commenti (2)
categorie: fa/volando-fa/volando
giovedì, 25 giugno 2009

Grazie

V. Ivanovski

SENTITI RINGRAZIAMENTI AL PREMIER PER segue:

QUESTO

 


postato da: Terezita alle ore 14:51 | link | commenti (2)
categorie: politicamente affine
mercoledì, 24 giugno 2009

Caligola, mon amour...

V. IvanovskiDichiarazione di Daniela Santanchè, leader del Movimento per l'Italia, in risposta all'attacco del settimanale cattolico "Famiglia cristiana":

"...Famiglia Cristiana rappresenta solo un gruppetto eversivo all'interno della Chiesa, Berlusconi non si deve preoccupare..."

Aggiungo di mio: belli i tempi di Caligola, quando ci si limitava ad eleggere i cavalli, allora avrei avuto qualche speranza anch'io che sono stata spesso definita "matta come un cavallo"...

Segue video illuminante...rubbish! trash! rubbish! trash! rubbish! trash! rubbish! trash! rubbish! trash! rubbish! trash! 

rubbish! trash! 


postato da: Terezita alle ore 14:26 | link | commenti (3)
categorie: politicamente affine
martedì, 23 giugno 2009

progresso ed evoluzione: tutto minuscolo, mi raccomando

Non posso esimermi:

tratto da la Repubblica, noto ricettacolo di rubbish! trash! in forma di stampa, ecco una dichiarazione da scout-impenitente-scout, datata 1994, resa dall'esimio signore ritratto qui sotto

“Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. […] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”.

E' lo stesso che ieri ha parlato così...con 'o core 'n man':

Effetti della crescita politica? umana? culturale?

magari di tutte e tre?

Non lo sapremo mai, rassegnamoci.


postato da: Terezita alle ore 14:39 | link | commenti (8)
categorie: politicamente affine
lunedì, 22 giugno 2009

traendo e sottraendo

Traendo e sottraendo da due post, tra loro collegati,del 2007: testo, anzi collage di testi, collage di commenti e, infine, risposta a commenti.

SAUDEK

1)...una massima (minima) che ho coniato io stessa, in un momento/frangente alto di pvt e di cui  vorrei farvi partecipi
(e chiedo preventivamente scusa per la superbia dell'autocitazione):
 

"il tempo che passa ci regala solo nuove necessità e tutte ugualmente e stupidamente impellenti allontanandoci dall'essenzialità dell'immenso"

acqua vasta acqua
2)...perciò la gente è così grigia...il principio di realtà sovrasta sempre più il principio di piacere.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Arabella2007
3)Tereza, ti lascio una bellissima preghiera medievale (che può essere usata anche come bussola laica):

Signore, dammi
la forza di cambiare
le cose
che posso cambiare.
Signore, dammi
la serenità di accettare
le cose
che non posso cambiare.
Ma soprattutto,
Signore,
dammi
la saggezza di distinguere tra loro
.

Utente:

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lucianoEidefix

rispo(si)ndo così:
"...l'immenso cui faccio riferimento è lo stesso di cui siamo parte.
Forse solo nell'essenzialità ce ne riusciamo a ricordare.
Una volta, parlando con un'amica, portai come esempio il momento in cui arrivi in vetta ad una montagna.
Sei davvero piccolo lì e tutto il resto da te è davvero immenso.
E non ci sono più gradi intermedi.
Eppure non ti senti schiacciato bensì pacificato: ricongiunto al grande sei anche tu grande..."