Lei non lo sapeva ma aspettava un Uomo
Che la scuotesse proprio come un tuono
Che la calmasse come un perdono
Che la possedesse e fosse anche un dono
Era tanto tempo che aspettava l'Uomo
Che la ipnotizzasse solo con il suono
Di quella sua voce dolce e impertinente
Che proprio non ci poteva fare niente
Che la fa sentire intelligente
Bella, porca ed elegante
Come se fosse nuda tra la gente
Ma pura e santa come un diamante
Un Uomo dolce e duro nell'Amore
Che sa come prendere e poi dare
Con cui scopare, parlare e mangiare
E poi di nuovo farsi far l'Amore
Per seppellirsi tutta nell'odore
Che le rimane addosso delle ore
Che non si vuole mai più lavare
Per non rischiare di dimenticare
Che le ricordi che sa amare
Un Uomo che sappia rassicurare
Che la faccia osare di sognarsi
Come non é mai riuscita ad immaginarsi
Un Uomo pieno di tramonti
D'istanti, di racconti e d'orizzonti
Che ti guarda e dice: "Cosa senti?"
Come se leggesse nei tuoi sentimenti
Un Uomo senza senso
Anche un po' fragile ma così intenso
Con quel suo odore di fumo denso
Di tabacco e vino e anche d'incenso
Impresentabile ai tuoi genitori
Così coerente anche negli errori
Proprio a te che fino all'altro ieri
Ti controllavi anche nei desideri

Tu che vivevi nell'illusione
Di dominare ogni tua passione
Tu che disprezzavi la troppa emozione
Come nemica della Ragione
Non sei mai stata così rilassata
Così serena ed abbandonata
Così viva e così perduta
Come se ti fossi appena ritrovata
Un Uomo dolce e duro nell'Amore
Che sa come prendere e poi dare
Con cui scopare, parlare e mangiare
E poi di nuovo farsi far l'Amore
"Un uomo"canzone di Eugenio FINARDI
( dedico questo post ad una donna in particolare che leggendo saprà, credo subito, che lo regalo proprio a lei)
Eros coincide con creatività e nasce come creazione intellettuale ossia rielaborazione in linguaggio della parola e linguaggio dei gesti della profondità dell’ immaginario e del ricordo.
La comunicazione erotica è, nella sua esplicitazione narrativa più complessa, la forma più sublime di viaggio verso la conoscenza e l’autoconoscenza: io ti racconto/tu mi racconti il mio/tuo immaginario, insieme lo andiamo conoscendo e dandogli forma: l’esito del percorso narrativo è figlio di entrambi i narratori.

L’Eros come creazione intellettuale che si sprigiona dall’immaginario più profondo non può conoscere limitazioni esterne e/o estranee: limitarne la narrazione implica il non farlo mai realmente nascere.
Eros trova vita nella comunicazione narrativa, quella che si svolge appunto con gesti e parole. Infiniti i percorsi e le forme di linguaggio possibili- fatti ora di suoni ora di visioni ora di mani che si muovono cercando, che narrano Eros, senza mai esaurirsi nel numero delle possibilità possibili.
Dalla parola al gesto, dalla voce al corpo in un tutt’uno che spiana la strada alla conoscenza, alla pacificazione di sé.
Se si diviene capaci di riunire la complessa intellettualità del pensiero erotico con la sua espressione fisicamente più evidente si arriva a toccare l’anima con le mani, anzi è l’anima che si trasfonde nelle mani come in ogni altra parte del corpo tornando al suo luogo originario, quello dal quale troppi discorsi snaturanti l’hanno strappata.
Nel corpo che riabbraccia l’anima ri-entrando in lei- e non nel contrario- si realizza la sacralità dell’essere.
Non più l’anima che entra ed esce dal corpo ma il corpo-anima senza più alcuna distinzione, il pensiero che si fa vivente e fisicamente espresso.
Questo post l'avevo in testa da tempo e un altro blogger, DAGMAR, me l'ha fatto tornare in mente...e condurre a termine...
Lo dedico a tutti quelli di cui ci dimentichiamo presto e/o ci ricordiamo poco e troppo raramente.

C'era in Fabrizio una delicata e cinica tenerezza, da adulto con infinite e poetiche cadute nelle tonalità dell'infanzia, benchè si fatichi molto ad immaginare bambino uno così, che pareva nato già adolescente, introverso e tormentato d'umanità.
La sua era la tenerezza del disincanto, quella che però sa non farsi mai crudele, ma tingersi piuttosto di ironica e lieve, garbata direi- nel senso della sensibilità- considerazione del piccolo e del debole.
Il suo guardare verso le realtà più dure era come lo sguardo che si riserva ai bambini con le bocche imbrattate di cioccolata, qualcosa che si considera con una sufficienza mai disgiunta da amorosa tenerezza.
Eppure Fabrizio non era afflitto dalla stucchevole e mielosa retorica del più debole, sapeva nella sua condiscendente ma mai altezzosa amorevolezza essere uomo senza sbavature, quasi duro a volte nell'insistenza di certe descrizioni: un soffermarsi a guardare lo sporco di quelle bocche prima di porgere il tovagliolo e baciarle.
Aveva un tocco di gentile delicatezza tutta maschile, senza che questa sua forte caratterizzazione di genere nel modo di porsi gli levasse alcunchè, anzi.
Di Fabrizio rimane unica e irripetibile la traccia del suo amaro e talvolta amarissimo descrivere, della dolcezza, mai neanche minimamente scalfita, dell'abbraccio con cui quella realtà ha saputo racchiudere, in musica e parole, fra le sue braccia davvero innamorate.
Tereza