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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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mercoledì, 31 ottobre 2007

Lasciamoci VIVERE...scrivevo molti post fa...

…e lasciamoci danzare la vita addosso…

Introduco così una poesia, quella che segue, di P. Verlaine. Mi fu segnalata molti post fa da Lara. Seguono alcuni commenti che ho voluto unire al corpo del post.

lasc1

"E tu ragazzo gioisci
Poiché la tua bella verga si gonfia, impaziente di avere anch’essa un ruolo,
presto  presto  cresce, inturgidisce…
mio dio! la goccia, la perla
che preannuncia
viene a brillare in cima
al foro rosa:
berla,
lo devo fare,poiché ho goduto,
ora sta a me, di correre a prendere tra le labbra
il tuo glande adorato, pesante di ardore,
che esploda in un flusso regale,
latte supremo, fosforo sublime,
profumato di mandorla
cui chiede di saziarsi l’aspra sete di te che mi divora
.

 Paul VERLAINE

Tomàs

aggiunge di suo Lara :

"Che bello li avesse scritti una donna questi versi dedicati a lui, a tutti i T. della terra...
(invece sono di Verlaine, hélas)"…

risponde Tereza : RIBOUD

"molte donne avrebbero timore di misurarsi con questi pensieri
e- di fatto- non li pensano;
molte donne se li pensano temono di averli pensati
e- di fatto- li dimenticano;
molti uomini si sentirebbero estromessi davanti a quei pensieri in corpo di donna
e- di fatto- credono che di là non passino;
molti uomini avrebbero il tremore ai polsi e un impossibile nodo in gola se quei pensieri venissero pronunciati da bocca di donna
e- di fatto- anche loro raramente li pronunciano;
e per tutti questi equivoci nessunA li mette per iscritto.
Ah, se ci lasciassimo tutti/e vivere e danzare la vita addosso…ciao, Lara, amica carissima , credo d'aver compreso ogni cosa..."

lasc

commenta Maurizio :

"Riflettevo sul lasciamoci vivere.
Lasciarsi vivere completamente in realtà non sposterebbe che le nostre emozioni piu forti verso altri lidi. Se tutti ci lasciassimo vivere, forse si arriverebbe ad una normalità, una consuetudine. Certo piacevole. Ma non piu di un bacio su una guancia o un forte abbraccio che sono gesti importanti e quotidiani di cui spesso “non vediamo” l’importanza.
Maurizio, forse confusionario nell’esprimersi per il poco tempo a disposizione"

e ancora Tereza in risposta:Irina VELICHKO

Con “Lasciamoci vivere”, caro Maurizio, non intendevo un lasciarsi andare dove capita, bensì un dar corpo e forza e coraggio e visibilità e bellezza e sentimento e audacia a quanto, nelle varie forme espressive dell’esistenza, spesso rinunciamo ad esplicitare.
Per motivi esterni per lo più, certo.
Se vuoi chiamali condizionamenti. Anche forti. Spesso insormontabili.
Ma noi dovremmo venire sempre prima, almeno un passetto prima.
Non è un invito al cinismo nudo e crudo il mio.
So bene che bisogna tener conto di tante cose, ma mai di tutte le cose eccetto sè stessi...

SAUCO

Il post è dedicato a uomini e donne con uguale attenzione e significato.


martedì, 30 ottobre 2007

CamBio NaZioNaliTà...

Ho sentito le ultime buone nuove dal fronte Vaticano.Vatican power

Ho sentito che dopo aver frugato nei letti e nelle mutande ci frugheranno anche nell'armadietto dei medicinali.

Attendo di sapere il resto.

Mi attrezzerò al meglio per seguire il nuovo  codice: in farmacia, nel negozio di biancheria intima, al supermercato, in frutteria, perfino nell'intimità della toilette,ecc. ecc. ecc..

Fate presto, mi raccomando, voglio farmi trovare in perfetto ordine...

Nel frattempo vado a far domanda per cambiare nazionalità: voglio essere cittadina-suddita-vaticana-di-Santa-Romana-Chiesa anche di fatto.

Ci vediamo dopo, a documenti ultimati...

piissima-suo malgrado-TereZa  

Ratzinger

"la SAPIENZA del PAPA"

Tratanto che procede de bbon passo
   ’sto secolo de cose rabbüjjiate,
ha l’occasione de llancià ‘n ber ‘n sasso
   er nostro bbeneamato grand’abbate.
 
Arza la mano e doppo dice: «
Abbasso
   le meddicine spreggevoli e sbajjiate
der giorno appresso, odor de Satanasso,
   che so’ ccose ‘ndecenti e ‘ndiavolate!
»
 
Magara avrà parlato ppiù forbito,
   ma er senso è quello, pure si è tradotto.
Disserta bbene, ma nun ho ccapito
 
come pparla co’ ttutta ’sta dottrina:
   sta a vede che ’sto papa, sotto sotto,
è puranco laureato ‘n medicina!

da http://bokk74.blog.kataweb.it/           
Per Dario:

datte 'na regolata pure te 'n futuro, coi documenti e co' 'e poesie, 'scorteme...                   
           
                               


postato da: Terezita alle ore 07:33 | link | commenti (4)
categorie: politicamente affine, im/penna/te e provocazioni
lunedì, 29 ottobre 2007

là dove ANCHEGGIA la eSSe

b1
Nella città della eSSe che ancheggia, che ondeggia, che si assapora nel suo stesso risuonare, che si auto-compiace e si gonfia e infine mollemente si sdraia, appagata di sé.

Nella città dove si avverte un correre di vita, un humus pagano che ancora resiste e  sottostà al terreno di asfalto moderno e da lì sotto ribolle e risale con piccole esplosioni, ora nel suono molle ma rapido del dialetto ora nel saettare d’occhi d’intesa, soprattutto occhi di donne, quelle stesse che vedi e intuisci battagliere,Johannes BARTHELMES

nei tram e sotto i portici, mentre rispondono con il  solo sguardo alla battuta e te la restituiscono con gli interessi, veloci e puntute come frecce.

In quella città c’è un bellissimo bar in pieno centro.

Quel bar  trabocca di tutto, assalti alla gola, assalti di luci, assalti di colori e non capisci com’è ma sembra scoppiare di tutto, pieno come nessun bar al mondo, con il cibo esposto che pare partecipare di quella frenesia della città, di quell’onda pagana mai dimenticata che sottostà all’asfalto e gli fa da vena pulsante. 

In quel bar stanno diverse bariste, giovani e quasi tutte magre, qualcuna quasi puntuta come una lancetta d’orologio, scattante nella magrezza un tantino eccessiva.

Solo un paio sono morbide di sguardo molle a fare pendant con il resto.

Ma tutte velocissime vanno e mai che s’intreccino l’una con l’altra nei movimenti di braccia e di mani, di tazze e piattini, di zucchero e cucchiaini, di togliere e mettere, di aggiungere e correggere, di distribuire e far ripetere l’ordinazione.  

b2E non riesci a capire come ci riescano,  prestigiatrici eccelse che prestano la loro arte circense ai desideri di caffè e di latte e di tante altre cose dei clienti.

Le loro torsioni sono rapide, quasi impercettibili, senza mai scatti acuti, neanche in quelle che sono magre e puntute.

Sarà che questa è la terra del ballo e qualcosa c’è nei geni  delle loro anche snodate e senza mai un angolo acuto di troppo nel loro piegarsi, flettersi e torcersi.

Consumo il mio caffè stupefatta, una volta di più, benché io conosca bene quel fare e quel porgere, benché io conosca bene quella città.

Basta attendere e prestare attenzione e il ballo di sempre riemerge.

Quando torno in strada mi attardo un poco sul marciapiedi a cercare il cellulare in borsa ed è proprio un attimo ma è sufficiente per cogliere uno scambio tra due ragazzi che non vedo, coperti dalla folla che s’ingrossa vorace davanti alle vetrine.

Sono due voci giovani, forse ancora adolescenti.

Sussurrano ma non tanto da non essere colti da me nel loro scambio:

“ mò guarda te che tette a punta che ha quella là, soccia! “

“ si vedon proprio beene da sotto la malietta…”

Johannes BARTHELMES

Non vedo le loro facce e non le saprò mai.

Intuisco che sono davanti alla vetrina del bar, lo intuisco dalla provenienza dei loro suoni e so che stanno guardando le bariste-giocoliere nel loro torcersi fluido e rapidissimo. E di qualcuna di loro stanno commentando. E’ certo.

E allora, come in un miracolo cinematografico, ecco che quelle voci diventano quelle  di Titta e di un suo compagno, ecco che  Fellini risorge lì per qualche secondo e una nuova scena di Amarcord  parte o riemerge da non so dove.

Un sogno e un’illusione fatti di vero.

La  città delle eSSe ancheggianti m’ha regalato due minuti di sogno ad occhi aperti, un set che s’è acceso e spento nel tempo di un ciak.

M’ha spinto e fatto cadere dentro alla favola di Federico redivivo. per due minuti soltanto, ma mi basta.

Il resto, tutto il resto, è eterna Bologna.     


postato da: Terezita alle ore 10:55 | link | commenti (6)
categorie: heimat, piccole storie piccole
venerdì, 26 ottobre 2007

Perdinci!

Bob FANCHER

La stazione è quella delle altre volte ma stavolta è solo la mia.

Anche il posto del caffè è quello delle altre volte ma stavolta è solo il mio.

Però stavolta nella solitudine so di essere sola, ne ho la certezza fisica

e quindi anche la solitudine stavolta è davvero la mia.

L'ho preparata- desiderata- apparecchiata: così la conosco e la posso portare per mano.

Non ho paura e nemmeno tristezza: mi devo portare e so di esserne capace, basterà che mi applichi un poco...

PERDINCI!


giovedì, 25 ottobre 2007

StUpOrE

Fefa

Ho due-tre milioni di anime in una

caspiterina però,

mi addebitano sempre quella che mi manca

spesso quella che non avrò/avrei mai.

Detto questo e fatto per di più

mi ritiro per qualche giorno

in solitaria riflessione

d'intenti...

ciao

Tereza


mercoledì, 24 ottobre 2007

una FAVOLA narrata in PVT

Trattasi di esperimento mai tentato prima: trasposizione in favola del Pvt.

Personaggi:

Terezetta, sorta di Cappuccetto Rosso in Pvt

Orco, come da fiaba gotica classica

pimpa_main

O: buongiorno, Terezetta, son l'Orco, come va? sai che ci sai fare con le parole?

T: bene, grazie tante, Orco. Piacere di conoscerti.

O: quest'è bella! ma lo hai capito che sono L'Orco? non mi chiedi nulla?

T: no, dovrei? vedo che scrivi bene e senza banalità e consapevolmente e con attenzione. Ti ammiro, Orco. Sei speciale nel dire, parola di Terezetta.

O: urca! ti dico che sono l'Orco e tu mi fai i complimenti e non mi fai domande...

T: beh, io non sono Orco come te e non so cosa chiederti sugli orchi, è un altro mondo...

O: allora ti racconto io un po' di cose, anzi no...ti faccio io un po' di quelle domande che tu non mi fai...

T: figurati, parla pure!cappuccetto rosso

O: ecco qui la lista delle domande. La tengo sempre  pronta per le Terezette.

T: ma...ma...che domande strampalate...qualcuna mi fa quasi ridere...ma davvero vuoi che ti compili quella lista?

O: sìììì, è un gioco, un bel gioco, vedrai, e a me piace giocare con le Terezette...compila la lista e mi conoscerai...

T: ok, ok...t'accontento...

Terezetta legge, un po' ride, un po' allarga gli occhioni, un po' si stranisce, un po' si stupisce, e comunque compila e commenta  pure, terezettamente, le domande.

T: ecco la lista, Orco...ma perchè dovrei conoscerti così? perchè chiedi a me di dire quel che sei? Allora rispondi pure tu alle tue domande su te stesso!

O: beh...non sarebbe previsto...ma...va bene...ti accontento, Terezetta.

L'Orco esegue e compila la lista, risponde alle domande su sè stesso e a quelle su Terezetta, ma parla sempre e solo di sè nelle risposte e nelle domande più strampalate piroetta e lancia dei vocalizzi da Orco, li traveste di parole da vocabolario sì, belle tornite e smerigliate,  ma son sempre vocalizzi da Orco e si sente.

Una volta compilato diligentemente il modulo  l'Orco lo re-invia a Terezetta.   

cappuccetto rosso

Terezetta si spazientisce un po' assai nel leggere ma non quanto dovrebbe che la nonnina le ha detto d'esser sempre gentile e comprensiva.

L'Orco intanto, non  sentendosi per nulla soddisfatto, compila un'altra lista, anzi la tira fuori dal cassetto, quello con la lettera T: 'domande per le Terezette'.

Lo invia e chiede ancora di sè. neve

Ha rimesso dentro alla nuova lista di domande tutti i suoi proiettili inesplosi, lui chiama così i suoi tr-anelluzzi da Orco. Tra sè e sè li chiama così e lo sa.

Li ha rielaborati e parzialmente camuffati, ma tant'è.

Terezetta inizia ad annoiarsi pure un poco ma fa un ultimo sforzo di gentilezza: compila e re-invia e chiede  nuovamente all'Orco la sua versione.

L'Orco accetta e si tradisce ulteriormente. Lascia  tracce vistose delle sue zampe sul foglio.

Terezetta legge, vede le impronte e ha uno scatto d'ira. Decide che è basta.

Prende il foglio con le risposte dell'Orco e ci scrive sopra quello che pensa di lui, di tutto, anche più di quanto vorrebbe e urla:

T: le ho viste le tue impronte da Orco, sai?!?! dì come ti chiami e rispondi a tutto quello che ho detto e anche stradetto su di te che io non ho paura nè di litigare nè di  essere offesa.

L'Orco inizia ad urlare da vero orco. Chiama Terezetta crudele e cattiva, sfacciata e supponente e altre cose che non dice perchè non stanno nel vocabolario corrente...ma in quello dell'Orco sì! 

Terezetta ritratta un po' della sua ira che sa d'esser impastata con un bel  po' di tritolo e che se la tirano per i capelli lo fa detonare in un nulla.

Tuttavia ribadisce il suo nocciolo.

ovoro

Perchè l'ira c'è e il gioco non le piace. Perchè il gioco non è un gioco.

Già-già,Terezetta ama i cortili, i prati, i boschi, gli scivoli e le altalene, i ruzzoloni e pure le zuffe per far poi pace, ma non ama  star seduta a tavolino a compilare...non così almeno...compilare con le lenti scure a celare le pupille e la direzione che prendono.

L'Orco  è proprio fuori di sè perchè Terezetta gliene ha dette tante-tante e alcune proprio cattive-cattive ma almeno così lui non si traveste più di parole tornite e parla con i vocalizzi da Orco, finalmente!

ragazza-decorare-pasqua-uova-~-bxp211789Finì così che, tra le urla di entrambi, si ruppe quel  tr-anello. 

Terezetta presentò di nuovo le sue scuse per gli eccessi, così  come la nonnina le aveva insegnato a fare.

Le scuse caddero nel nulla ma senza farsi male.

L'Orco si ritirò indignatissimo nella sua grotta.

La Terezetta prese il suo cestino, montò sulla sua biciclettina rossa fiammante e corse via cantando una filastrocca scema ma felice.

Felice chi? Tutt'e due, la filastrocca e Terezetta.

Terezetta percorse rapida-rapida tutta la favola e uscì all'aria aperta. 

L'Orco non si sa.  

E in coda una raccomandazione: non fate troppe domande a Terezetta che questo è quanto vuole raccontare... 

 gambe


postato da: Terezita alle ore 10:08 | link | commenti (4)
categorie: pvt , fa/volando-fa/volando
martedì, 23 ottobre 2007

J.C./ UNO e TRINO

divino Joaquin

...avevo bisogno di tirarmi su il morale e... 

J.C.

son andata a pescare un buon ed efficace stimolante...

Cortez

Lo passo a tuttE quellE che voglion  condividere:

Joaquin CORTEZ

si chiama Joaquin, di cognome fa Cortés.

Joaquin è uomo
ma non trasmette dominio a senso unico
trasmette bensì forza ma anche braccio teso a cogliere
la forza di una donna che alla sua si unisce
ed è forza altrettanto forza
che con la sua si concentra e studia e respira e va
prima di entrare nella danza
quella a due assolutamente co-protagonisti
questo trasmette Joaquin:
la certezza della complementarietà assoluta


Ma guarda un po'...

"IL LAVORO PRECARIO E' TRA LE EMERGENZE ETICHE E SOCIALI IN GRADO DI MINARE LA STABILITA' DELLA SOCIETA' E DI COMPROMETTERE SERIAMENTE IL SUO FUTURO"

Benedetto XVI, 45esima Settimana sociale della Cei, 18 ottobre 2007
Ratzinger
prestato da:
 
e ancora, da Dario:
 
ER PAPA SINDACALARO
Sortanto mo che ‘r papa Benedetto
   ha dennunciato tutto er precariato
come ‘n male bbalordo e ‘ndemmoniato,
   Prodi risponne sì cch’è bene detto:
 
Nun l’ha ppensata mai sotto ’st’aspetto,
   povero fïjjio, mo che s’è scordato
che è stato eletto quasi a perdefiato
   co’ li voti, pe’ ‘n margine ristretto,
 
proprio grazzie a ’sti precariacci fessi,
   che speraveno forze in chissàcché…
‘Nvece hanno votato er cane Lessi,
 
che scodinzola solo si conviene!
   Er papa parla? Una speranza c’è!
Avanti, alè, che… stamo messi bbene!

prestato da:

http://bokk74.blog.kataweb.it/

Bonarroti

Ma guarda un po'

esistono argomenti 'altri' per chi s'è fissato 

e impuntato e intestardito e monotemizzato

su sesso, mutande  e dintorni

quasi ad afferrare e strappare serenità dalle vite altrui

proprio là dovè più complicato parlarsi e conoscersi

senza farsi male, non troppo almeno,

ma regalandosi piacevolezza di vita

e, sia pure per poco, suo scorrere morbido

toccando il cielo di dentro col dito fatato

e  tornato finalmente  abile.

Ma guarda un po'...

improvvisamente scoprirono un problema vero

e per un attimo- ma proprio un attimo-

smisero di crearne.

Tereza


l'amaro della CONSAPEVOLEZZA/ Gustav MAHLER

mahler

altro volto "universale"

altro volto extra-tempo

qui è una consapevolezza tinta di tragico pessimismo a dare il la alla fisionomia

l'amaro trabocca dalla piega della bocca

e dallo sguardo sfumato dalle lenti

e non solo da loro

perplessità di constatazione è il suo punto d'arrivo.


postato da: Terezita alle ore 07:30 | link | commenti (2)
categorie: significanti, persona-persone
lunedì, 22 ottobre 2007

VOLTI fuori EPOCA/ Ludwig WITTGENSTEIN

Witt2

...ci sono volti che travalicano le epoche, il tempo, sia quello loro assegnato cronologicamente sia quello generale, della durata e della fine, del punto che ferma il periodo...

questo è uno

e si possono condividere  o no le sue teorie e il loro frutto

ma quel volto sarà lì, a scavalcare il senso della storia e dell'epoca che gli doveva circoscrivere il vissuto

ne nascono ancora di volti così? 


postato da: Terezita alle ore 15:49 | link | commenti (3)
categorie: significanti, persona-persone