Chi sono

Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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venerdì, 30 novembre 2007

Am/a/o-reggiando Amaro con Brio e Filosofia

Sàra SAUDKOVà
Disse Kundera: "EINMAL IST KEINMAL", per dire che solo la seconda possibilità, quella che generalmente non è  data, potrebbe essere giocata dignitosamente. Come dire che solo la ZWEIMAL può, grazie all'esperienza della EINMAL, essere o divenire la carta vincente.
Questa teoria mi ha affascinato per anni e mi fa luccicare occhi e pensiero ancor oggi
ma
ma
ma
...Tereza aggiunge oggi,
oggi, alla luce della sua modesta esperienza personale:
" attenti- ed è come lo dicessi a quella me stessa  cui nessuno, purtroppo(!!!),  l'ha detto in tempo- attenti, la ZWEIMAL può rivelarsi un pozzo nero e quanto ad essere carta vincente non possiede  molte più possibilità della EINMAL..."
Nulla ci accade per caso nella vita.
La ZWEIMAL di verifica serve spesso poco o nulla  e fa anche male alla causa, pure se si trattasse di causa già persa.
Perciò, se vi capitasse nella vita di  poter verificare una seconda volta quel che  v'è sfuggito d'incompiuto dalle dita fatelo con distacco, mi raccomando.
Non pensate di  giocarvi l'Asso-Assoluto-Asso.
Potrebbe essere una carta senza alcun disegno.
E' un po' che volevo scriverlo...hai visto mai tornasse utile per tempo a qualcuno?
...e con questo smetto di pesarvi in testa e in lettura e vi regalo questa bella veduta dal castello di Miramare, scattata da uno bravo che non so più chi è. 
Buon fine settimana,
Tereza 
Miramare
piccola nota di traduzione
       einmal : una volta
      keinmal: nessuna volta
      zweimal: due volte
 

TeTTe, Filosofia, Filologia e quant'altro in PVT

nero puntinato

Si presentò come l'uomo in-mare e del-mare e lo chiamò il-mio-mare...e già così mi suonò tutto fuori posto con quel possessivo applicato all'immenso...urca!... pensai... 
poi sparò:

"ho capito poco di quello che scrivi, ma forse era scritto tutto per non dire nulla, però una considerazione  la posso fare... hai un gran bel paio di tette" e aggiunse faccina gongolante...

Rispose TereZa, Z di Zorro:
"grazie per l'apprezzamento intellettuale che mi rivolgi e soprattutto per la condanna senz'appello...comunque colgo al volo la nostra differenza: io non rivolgerei mai a nessuno e tanto meno a chi conosco poco o nulla quel  <forse era scritto tutto per non dire nulla... > e già che ci sono aggiungerei pure di mio, così, per buon peso: <per non dir nulla e per mostrar le tette> va bene così?
Grazie, dio del mare, passo  e chiudo".

Replicò articolatamente l'uomo-padrone del mare:
"la mia era solo una considerazione ai fatti.giuro.......se dai volutamente una descrizione contorta e poco intuibile può essere solo per due motivi:*

1) per selezionare i tuoi interlocutori e ridurli a studiosi del linguaggio o del comportamento; (!!!!)
2) nella tua presentazione non volevi dire davvero nulla;(!!!!)
3) il mio apprezzamento al tuo evidente e innegabile bel seno era dovuto dal fatto che esso era presentato ad una apprezzamento (o ad un disprezzo) di chiunque entrasse a guardare il tuo profilo (!!!!) non era mia intenzione offenderti anzi se l'ho fatto me ne scuso.
Spero che il nostro incontro (anche se elettrico ^_^)sia duraturo e costruttivo(!!!!) 

*(!!!!):da notare che i due motivi sono tre  e non due, evidentemente l'uomo dio-mare perdeva acqua e non se ne accorgeva, e che gli esclamativi  me li sono permessa io e mi son pure tenuta...per senso del decoro...

Replicò TereZa, fattasi dialettale e diretta, sapendo d'esser ben compresa nel suo stesso territorio :

"se te voij rovinà, provace pure...che te devo dì... "
 
Il dio-mare:

"non posso replicare vero? la tua è una condanna nei miei confronti, vero?"

TereZa, studiosa e praticante di democrazia plebea:

"no, figurati, dicevo esattamente il contrario, se vuoi parleremo delle mie tette per una cinquantina di pvt, se non ti addormenti prima..., tanto son io la condannata a parlar di tette, mi pare..."

Sempre il dio del mare:

"io non ti ho mai condannata, non potrei mai farlo e giuro che non lo farò mai..."

TereZa chinò il capino davanti alla divinità del mare e disse:

"grazie per la clemenza, Dio-del-Mare-Vostro-Onore-Perry-Mason e quant'altro..."

rose

E ora non chiedetemi dove sono  andate le tette...a scuola di pensiero, ovvio!!!


giovedì, 29 novembre 2007

JONVELLE, occhio di uomo-occhio di donna

JONVELLE

JEAN FRANCOIS JONVELLE

Un fotografo davvero speciale.

Le sue sembrano foto d'occhio maschile ma, a mio parere, è riduttivo leggerle così.

Le donne ritratte attraversano l'immagine e vengono incontro a chi osserva con il pensiero dell'attimo fotografico e anche qualcosa più in là di esso.

Sensualissimo occhio quello di Jonvelle, sensualità tridimensionale, foto con fianchi e passi, con desideri e gambe.

Una di loro da me pubblicata su altro blog scatenò diverse polemiche.

Stranamente furono gli uomini a giudicarla fuori dai margini del pary-dispary opportunity correct.

Non così io e altre commentatrici.

La polemica durò un po' e alla fine scrissi una mia personale lettura della foto per spiegare il mio sguardo-non-offeso di donna.

La ripubblicherò prossimamente e vi racconterò di quella discussione.

Pubblicherò anche più di due foto di Jonvelle, alle prossime dunque.

E intanto godetevi questo pensiero in sguardo che dura almeno otto-dieci km  in profondità secondo me...o no? 


Tereza tras-sor-sovra-VOLANDO

Avevo già in mente questo post per stamane ma poi, aprendo il mio tinellino-web, ho trovato un commento al quale ho risposto subito e che ancor di più mi ha fatto prendere di corsa i tasti in mano per postare subito-subito quel che segue.

Scritto su una gamba sola, mentre facevo le prove per spiccare il volo, il mio sogno di sempre da pazza qual sono, emula di quel  ragazzo (l'attore Crystal Field?) che abitò da indimenticato protagonista quell'indimenticabile  film di Alan Parker intitolato:

BIRDY, le ali della libertà....visto il carattere corsivo come pare spiegare le ali anche lui, eh?eh?eh?

dai, ditemi di sì!

Tereza su un piede solo

Amo l’essenzialità e il concentrato di senso e non  pratico, per igiene e profilassi, la superficialità accattivante del banale.

Provo interesse nell’ascolto e nel porgere argomenti.

Mi applico e talvolta m’intestardisco nel dialogare ma è tutto interesse e passione quel che mostro.

mafalda ancoraAnche nell’incazzatura.

E se dichiaro passioni e ammirazioni valgono come le incazzature: tutte figlie di interesse vero.

Non amo i confini in nessuna materia, in nessun luogo geografico ed in nessun pensiero.

Mi piace anzi destrutturare il pensiero e camminarci sopra con le mani.

Per poi ricostruirgli la faccia. Possibilmente migliore.

Amo il senso dell’immagine e cerco di trasmetterlo raccontandolo.

Mi diverte rovesciare senso, ruolo e parola.mafalda

Il senso perché rovesciato sconfina nel sogno.

Il ruolo perché rovesciato sconfina nel divertimento.

La parola perché rovesciata si rialza e rinasce all’infinito: potente come il pensiero che esprime.  

Ricordatemelo se me ne dovessi dimenticare, anche solo in parte...magari ne discuteremo insieme

TEREZA


mercoledì, 28 novembre 2007

la GRAZIA ...

Frank HORVAT

La grazia è fragilissima.

L'ho colta spesso nascere donna ma anche uomo, e l'ho colta spesso dimenticarsi di nascere, negli uomini ma anche nelle donne.../SEGUE:

il 29 gennaio 2009, riveduto e ripubblicato, integralmente


martedì, 27 novembre 2007

Sono SPARSA da tutte le parti...disse

Makaroff

Ernesto Borgna, nel suo non recentissimo libro dal bellissimo titolo "Come se finisse il mondo"- editore Feltrinelli,  riporta da una sua paziente di nome  Alessandra:

"...in tutto, in ogni persona e sentimento io sto stretta, come in ogni stanza: di una tana o di un castello. Io non riesco a vivere, cioè a durare ferma, non so vivere nei giorni, e ogni giorno vivo fuori di me...è una malattia inguaribile e si chiama anima..."

e, ancora, scriveva in una lettera Marina Cvetaeva:

"...a volte mi sembra di non avere più l'io e di confondermi con il creato.Guardo un fiore e il fiore non è più distinto da me: io e il  fiore diventiamo un'unica cosa..."

Makaroff

Nel suo libro Ernesto  Borgna racconta le lacerazioni dell'anima, quelle di chi le ha crudelmente subite e, solo se fortunato, rielaborate grazie ad un giusto ascolto, e quelle di chi le è riuscite a versare in scrittura, poesia, meraviglia del mondo...che sono poi tutte cose l'una sinonimo dell'altra.

Perchè la follia e la lacerazione dell'anima spesso non sono altro che questo: un surplus d'energia che sembra capace di abbattere i limiti del corpo per esplodere fuori, spesso con ferocia anche distruttiva.  

Un surplus d'energia che nasce dall'avvertire l'energia di ogni cosa e dal sentirsene dolorosamente parte, cercando di digerire il mondo nei confini troppo stretti del corpo, l'unica unità abitativa che ci è data.

Una fatica bestiale e forse quasi sempre perdente.

Sottoscrivo tutto, quanto dal libro e quanto di mio, in questo post in particolare

fortemente Tereza 

Makaroff

p.s. corredano questo post le foto di Nicolaj Makaroff, artista russo che predilige ritrarre soggetti femminili di cui sembra cogliere  soprattutto momenti istrionici, spesso espressi nella loro sfumatura più ironica ma sempre però pervasi di dolcezza e malinconia.

Sappiamo dalla  biografia di Makaroff di suoi trascorsi psichiatrici  e delle verosimilmente drammatiche modalità di "terapia " alle quali l’artista sarà stato sottoposto nei centri di cura, per tanti versi tristemente famosi, della sua patria, la Russia.

A noi  basterà lo sguardo poetico e disincantato, ma mai cinicamente amaro, che queste foto traducono.

E speriamo ci  spunti sulle labbra un "meno male che ce l’ha fatta" nel constatare quante sfumature d’emozioni queste immagini sono in grado di raccontare, nonostante tutto...

...e, infine, non dimentichiamoci troppo di Franco Basaglia e dell'amore che ha espresso vivendo. 


lunedì, 26 novembre 2007

3 DOMANDE per 3 BANALITà

Un commento, per altro almeno parzialmente ironico, di uno degli aficionados di questo tinellino-blog m'ha dato l'estro ed il via per pubblicare un post che tenevo in credenza da un po'.
Parlo agli ometti da donna, ma anche (urca, affiora il Veltron's style!) da osservatrice, ma anche (a ri-urca!) da sfottitrice, e soprattutto, ( tereZissima'style!) da giullar-folletta.
Ecco tre esempi di modi di dire un po'...così...che vi porgo come tre domande/ riflessione.
Sàra SAUDKOVà
Prima domanda:
a quelli che usano il verbo dare riferendosi a pratiche sessuali del genere baratto, donazione, elargizione e assimilabili...
"me l'ha data"
"me la darà"
"me la dai"
ecc...
CHIEDO:
ma dopo che fate?
che succede esattamente con l'innominabile oggetto, in questo caso davvero "oggetto" del transitivo verbo dare?
ve l-o-a lasciano lì?
la dovete accudire?...un bel problema per voi...immagino...
o, forse, più auspicabilmente, se l-o-a riportano  a casa levandovi da incombenze e impacci altrettanto innominabili? 
Seconda domanda:  
a quelli che usano l'espressione
"se la tira"
"le donne se la tirano"
CHIEDO:
a che vi riferite?
e,ancora, siete sicuri che convenga tirarsela?
e se davvero tirano, tirano forse per stendere?
e fin dove?
e non si coniugherebbe meglio e più goduriosamente al maschile l'idea dello stendere?
insomma, non credo convenga farlo...esteticamente intendo....
Terza domanda:
a quelli che usano la parola
"prestazione"
CHIEDO:
chi presta che cosa?
e chi presta a chi?
e per quanto tempo?
...in coda a questo post cazzeggione faccio una gustosa e irriverente risata di riflessione e, sorridendo-sorridendo, chiudo così:
rasserenatevi, anche nel parlare intendo, e fatelo, dai! fatelo questo salto di qualità
il salto di qualità
perchè è ora e perchè sennò è davvero fatica vivere e comprendersi...
Sieff?...boh...forse!
buon lunedì, il giorno più faticoso!
plin! plin! plin!
Terezin  

venerdì, 23 novembre 2007

HEIMAT, il luogo dell'anima

Edgar REITZEdgar REITZ è il regista del colossale HEIMAT.
Dico colossale e non colossal per motivi molto fondati  e soprattutto per non mancare di rispetto, sia ben chiaro.
Colossale perchè Heimat  è un progetto titanico ormai entrato di diritto nella storia del cinema mondiale, la cronaca epica, semplice nell'ambientazione  e nella quotidianeità ma maestosa nel passo, della storia di una famiglia tedesca, la famiglia Simon,  narrata lungo il Novecento, quello che fu  definito, secondo me a torto, "il secolo breve". 
Un numero  di ore di film inconcepibile per un tempo moderno e voracemente veloce .Kertesz
Ma come non registrare in questa fatica cinematografica, così inarrivabile anche solo sotto il profilo della mole,il respiro,la presenza e la ricerca di quella catarsi collettiva dal trauma della memoria che pesa sul popolo tedesco da quel loro anno zero che data 1945?
E' forse possibile recuperare sé stessi attraverso il piccolo e poetico passato delle storie intime, opponendolo  al grande macigno del passato che non se ne va e crudele sta, corrosivo per sempre, nella coscienza collettiva?
Reitz lo tenta.
Da uomo di cinema ma da tedesco soprattutto. 
Fonda così di nuovo il concetto di Heimat (letteralmente “patria”) come luogo contemporaneamente fisico e metafisico, spaziale, temporale ed emotivo, un luogo dove ogni uomo rappresenta l’Umanità intera.
KerteszLa seconda ma più intima patria,  quel luogo che scegliamo da adulti e nel quale decidiamo di fermarci e, insieme di riconoscerci, le vere radici, quelle elaborate dagli anni e dalla memoria rivisitata.
Essa non è semplicemente luogo ma luoghi, e anche affetti, e passioni, e amicizie, e tutto quanto scegliamo e riconosciamo come nostro da adulti  consapevoli.
Identità intima.
Eppure la seconda patria è assai più fragile di quella comune e ufficiale perchè appartiene e nasce dalle relazioni, un universo pronto a sgretolarsi e a ricomporsi diverso ad ogni  momento.
La nostra naturale e irrinunciabile tensione verso la libertà è il primo pericolo che lambisce la vita della nostra Heimat personale.Tereza
Solo ricongiungendo il particolare al complessivo e il momento all'intera storia possiamo, credo, sperare di farcela...ma è una bella fatica...davvero...
e con questo chiudo pesantemente la settimana-blog
ciao ciao
Tereza

postato da: Terezita alle ore 11:08 | link | commenti (6)
categorie: heimat, divagazioni e sputate-sentenze
giovedì, 22 novembre 2007

al signor NESSUNO, professione POETA, detto 3parole= 30

pensiero di uomo

Sei un vero poeta perché prescindi dai limiti delle parole e talvolta dalle parole stesse, dal loro significato e dai loro suoni.
Prescindi e vai.


Io, concettualizzatrice estrema,talvolta isterica, spesso barocca nel mio celebrare di metafore ogni cosa, ti osservo stupefatta e ammirata come la terra guarda la luna e il suo pallore luminoso.
Sei un poeta perché raccogli il senso pieno di quel che accade senza incisi e precisazioni, senza virgole e mancando di rispetto ai punti.

Essenziale come un asta tirata a matita di punta finissima scavi.
Scavi efficace e vai. 
E i suoni ti escono come da un taglio della pelle, almeno così sembra…

poi magari non è così, ma quando li lanci in aria e in carta lo diventano, e anche questo è un miracolo che compi in perfetta innocenza.

E perdona se ora, per dirti il mio pensiero nevrotico e disperso, ho concettualizzato qui... persino te.

Tereza


ovviando...

mi sento molto stanca, dentro e fuori, e, per ovviare, mi ricreo la vista e la fantasia...

bocci1

Cesare Bocci, alias Mimì Augello ne "Il commissario Montalbano"

...e, anche se sembra non entrarci un granchè, ringrazio tutti quelli che, per modestia nell'apparire, mi scrivono cose  belle e piene d'umanità in privato, temendo di risultatore pubblici esibizionisti di adulazione e, magari, "secondo-finisti" .

Il mio cuore, nascostamente ma intrisecamente luterano, vi apprezza moltissimo

moltissimo

moltissimo.

Tereza