


Si presentò come l'uomo in-mare e del-mare e lo chiamò il-mio-mare...e già così mi suonò tutto fuori posto con quel possessivo applicato all'immenso...urca!... pensai...
poi sparò:
"ho capito poco di quello che scrivi, ma forse era scritto tutto per non dire nulla, però una considerazione la posso fare... hai un gran bel paio di tette" e aggiunse faccina gongolante...
Rispose TereZa, Z di Zorro:
"grazie per l'apprezzamento intellettuale che mi rivolgi e soprattutto per la condanna senz'appello...comunque colgo al volo la nostra differenza: io non rivolgerei mai a nessuno e tanto meno a chi conosco poco o nulla quel <forse era scritto tutto per non dire nulla... > e già che ci sono aggiungerei pure di mio, così, per buon peso: <per non dir nulla e per mostrar le tette> va bene così?
Grazie, dio del mare, passo e chiudo".
Replicò articolatamente l'uomo-padrone del mare:
"la mia era solo una considerazione ai fatti.giuro.......se dai volutamente una descrizione contorta e poco intuibile può essere solo per due motivi:*
1) per selezionare i tuoi interlocutori e ridurli a studiosi del linguaggio o del comportamento; (!!!!)
2) nella tua presentazione non volevi dire davvero nulla;(!!!!)
3) il mio apprezzamento al tuo evidente e innegabile bel seno era dovuto dal fatto che esso era presentato ad una apprezzamento (o ad un disprezzo) di chiunque entrasse a guardare il tuo profilo (!!!!) non era mia intenzione offenderti anzi se l'ho fatto me ne scuso. Spero che il nostro incontro (anche se elettrico ^_^)sia duraturo e costruttivo(!!!!)
*(!!!!):da notare che i due motivi sono tre e non due, evidentemente l'uomo dio-mare perdeva acqua e non se ne accorgeva, e che gli esclamativi me li sono permessa io e mi son pure tenuta...per senso del decoro...
Replicò TereZa, fattasi dialettale e diretta, sapendo d'esser ben compresa nel suo stesso territorio :
"se te voij rovinà, provace pure...che te devo dì... "
Il dio-mare:
"non posso replicare vero? la tua è una condanna nei miei confronti, vero?"
TereZa, studiosa e praticante di democrazia plebea:
"no, figurati, dicevo esattamente il contrario, se vuoi parleremo delle mie tette per una cinquantina di pvt, se non ti addormenti prima..., tanto son io la condannata a parlar di tette, mi pare..."
Sempre il dio del mare:
"io non ti ho mai condannata, non potrei mai farlo e giuro che non lo farò mai..."
TereZa chinò il capino davanti alla divinità del mare e disse:
"grazie per la clemenza, Dio-del-Mare-Vostro-Onore-Perry-Mason e quant'altro..."

E ora non chiedetemi dove sono andate le tette...a scuola di pensiero, ovvio!!!

JEAN FRANCOIS JONVELLE
Un fotografo davvero speciale.
Le sue sembrano foto d'occhio maschile ma, a mio parere, è riduttivo leggerle così.
Le donne ritratte attraversano l'immagine e vengono incontro a chi osserva con il pensiero dell'attimo fotografico e anche qualcosa più in là di esso.
Sensualissimo occhio quello di Jonvelle, sensualità tridimensionale, foto con fianchi e passi, con desideri e gambe.
Una di loro da me pubblicata su altro blog scatenò diverse polemiche.
Stranamente furono gli uomini a giudicarla fuori dai margini del pary-dispary opportunity correct.
Non così io e altre commentatrici.
La polemica durò un po' e alla fine scrissi una mia personale lettura della foto per spiegare il mio sguardo-non-offeso di donna.
La ripubblicherò prossimamente e vi racconterò di quella discussione.
Pubblicherò anche più di due foto di Jonvelle, alle prossime dunque.
E intanto godetevi questo pensiero in sguardo che dura almeno otto-dieci km in profondità secondo me...o no?
Avevo già in mente questo post per stamane ma poi, aprendo il mio tinellino-web, ho trovato un commento al quale ho risposto subito e che ancor di più mi ha fatto prendere di corsa i tasti in mano per postare subito-subito quel che segue.
Scritto su una gamba sola, mentre facevo le prove per spiccare il volo, il mio sogno di sempre da pazza qual sono, emula di quel ragazzo (l'attore Crystal Field?) che abitò da indimenticato protagonista quell'indimenticabile film di Alan Parker intitolato:
BIRDY, le ali della libertà....visto il carattere corsivo come pare spiegare le ali anche lui, eh?eh?eh?
dai, ditemi di sì!

Amo l’essenzialità e il concentrato di senso e non pratico, per igiene e profilassi, la superficialità accattivante del banale.
Provo interesse nell’ascolto e nel porgere argomenti.
Mi applico e talvolta m’intestardisco nel dialogare ma è tutto interesse e passione quel che mostro.
Anche nell’incazzatura.
E se dichiaro passioni e ammirazioni valgono come le incazzature: tutte figlie di interesse vero.
Non amo i confini in nessuna materia, in nessun luogo geografico ed in nessun pensiero.
Mi piace anzi destrutturare il pensiero e camminarci sopra con le mani.
Per poi ricostruirgli la faccia. Possibilmente migliore.
Amo il senso dell’immagine e cerco di trasmetterlo raccontandolo.
Mi diverte rovesciare senso, ruolo e parola.
Il senso perché rovesciato sconfina nel sogno.
Il ruolo perché rovesciato sconfina nel divertimento.
La parola perché rovesciata si rialza e rinasce all’infinito: potente come il pensiero che esprime.
Ricordatemelo se me ne dovessi dimenticare, anche solo in parte...magari ne discuteremo insieme
TEREZA

La grazia è fragilissima.
L'ho colta spesso nascere donna ma anche uomo, e l'ho colta spesso dimenticarsi di nascere, negli uomini ma anche nelle donne.../SEGUE:
il 29 gennaio 2009, riveduto e ripubblicato, integralmente

Ernesto Borgna, nel suo non recentissimo libro dal bellissimo titolo "Come se finisse il mondo"- editore Feltrinelli, riporta da una sua paziente di nome Alessandra:
"...in tutto, in ogni persona e sentimento io sto stretta, come in ogni stanza: di una tana o di un castello. Io non riesco a vivere, cioè a durare ferma, non so vivere nei giorni, e ogni giorno vivo fuori di me...è una malattia inguaribile e si chiama anima..."
e, ancora, scriveva in una lettera Marina Cvetaeva:
"...a volte mi sembra di non avere più l'io e di confondermi con il creato.Guardo un fiore e il fiore non è più distinto da me: io e il fiore diventiamo un'unica cosa..."

Nel suo libro Ernesto Borgna racconta le lacerazioni dell'anima, quelle di chi le ha crudelmente subite e, solo se fortunato, rielaborate grazie ad un giusto ascolto, e quelle di chi le è riuscite a versare in scrittura, poesia, meraviglia del mondo...che sono poi tutte cose l'una sinonimo dell'altra.
Perchè la follia e la lacerazione dell'anima spesso non sono altro che questo: un surplus d'energia che sembra capace di abbattere i limiti del corpo per esplodere fuori, spesso con ferocia anche distruttiva.
Un surplus d'energia che nasce dall'avvertire l'energia di ogni cosa e dal sentirsene dolorosamente parte, cercando di digerire il mondo nei confini troppo stretti del corpo, l'unica unità abitativa che ci è data.
Una fatica bestiale e forse quasi sempre perdente.
Sottoscrivo tutto, quanto dal libro e quanto di mio, in questo post in particolare
fortemente Tereza

p.s. corredano questo post le foto di Nicolaj Makaroff, artista russo che predilige ritrarre soggetti femminili di cui sembra cogliere soprattutto momenti istrionici, spesso espressi nella loro sfumatura più ironica ma sempre però pervasi di dolcezza e malinconia.
Sappiamo dalla biografia di Makaroff di suoi trascorsi psichiatrici e delle verosimilmente drammatiche modalità di "terapia " alle quali l’artista sarà stato sottoposto nei centri di cura, per tanti versi tristemente famosi, della sua patria, la Russia.
A noi basterà lo sguardo poetico e disincantato, ma mai cinicamente amaro, che queste foto traducono.
E speriamo ci spunti sulle labbra un "meno male che ce l’ha fatta" nel constatare quante sfumature d’emozioni queste immagini sono in grado di raccontare, nonostante tutto...
...e, infine, non dimentichiamoci troppo di Franco Basaglia e dell'amore che ha espresso vivendo.



Edgar REITZ è il regista del colossale HEIMAT.
La seconda ma più intima patria, quel luogo che scegliamo da adulti e nel quale decidiamo di fermarci e, insieme di riconoscerci, le vere radici, quelle elaborate dagli anni e dalla memoria rivisitata.

Sei un vero poeta perché prescindi dai limiti delle parole e talvolta dalle parole stesse, dal loro significato e dai loro suoni.
Prescindi e vai.
Io, concettualizzatrice estrema,talvolta isterica, spesso barocca nel mio celebrare di metafore ogni cosa, ti osservo stupefatta e ammirata come la terra guarda la luna e il suo pallore luminoso.
Sei un poeta perché raccogli il senso pieno di quel che accade senza incisi e precisazioni, senza virgole e mancando di rispetto ai punti.
Essenziale come un asta tirata a matita di punta finissima scavi.
Scavi efficace e vai.
E i suoni ti escono come da un taglio della pelle, almeno così sembra…
poi magari non è così, ma quando li lanci in aria e in carta lo diventano, e anche questo è un miracolo che compi in perfetta innocenza.
E perdona se ora, per dirti il mio pensiero nevrotico e disperso, ho concettualizzato qui... persino te.
Tereza
mi sento molto stanca, dentro e fuori, e, per ovviare, mi ricreo la vista e la fantasia...

Cesare Bocci, alias Mimì Augello ne "Il commissario Montalbano"
...e, anche se sembra non entrarci un granchè, ringrazio tutti quelli che, per modestia nell'apparire, mi scrivono cose belle e piene d'umanità in privato, temendo di risultatore pubblici esibizionisti di adulazione e, magari, "secondo-finisti" .
Il mio cuore, nascostamente ma intrisecamente luterano, vi apprezza moltissimo
moltissimo
moltissimo.
Tereza