Chi sono

Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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lunedì, 31 dicembre 2007

31 dicembre, insieme alle parole di EMMA

2008GREENFIELD
....Amare così.
Senza chiedersi.
Sapendo che anche senza ragione
una ragione esiste.
COSì CHIUDE Emma IN:
A LEI HO RISPOSTO, E METTO ORA QUI, IN CHIUSURA D'ANNO:
certo che c’è sempre una ragione e si chiama
Vita
nel senso di
essere in vita
esserci davvero
esserci pienamente
esserci soprattutto a dispetto di chi non c’è
eppure occupa il suo bravo e inutilmente esposto spazio d’ingombro
esserci anche nell’abbrutimento solitario di sè
prova ultima e solo apparentemente dissonante dell’Esserci.
Continuerò ad amare i viventi dunque
e mi asterrò dai presunti tali,
se non altro per motivi di prevenzione sanitaria…
ciao, bellezza
Tereza
p.s.
chiedo scusa a quelli cui ho fatto gli auguri due volte: nel non voler assolutamente lasciar fuori nessuno ho mollato due volte il mio pacchettino augurale in pvt...posso ottenere clemenza?

sabato, 29 dicembre 2007

2008...in avvicinamento

uva di NataleAUGURI GRANDI GRANDISSIMI ,

QUANTi  E COME  VI SERVONO


LASCIO QUI IL VASSOIO: 

CE N'è PER TUTTI 

tereza


postato da: Terezita alle ore 11:27 | link | commenti (3)
categorie: dediche speciali e riconosciment
venerdì, 28 dicembre 2007

DIX

Gioele DIXche bella faccia piena di umorismo e sottintesi di sensuale intelligenza...

 

...questo sì che è da primo posto...per la faccia...e per tutto il complesso...

 

...e per quel che gli ho sentito esprimere nelle rare interviste... 

Gioele DIX

E per quel che di tutto quanto detto traspare evidente già in immagine.

Ironicamente-svenevole, ma non poi troppo ironicamente, si firma 

Tereza


giovedì, 27 dicembre 2007

l'Enigma K

WALDVOGEL

Pochi sanno essere sfatti come un letto sfatto

e contemporaneamente innocenti come  i bambini nati ieri

pur attraversando quasi sempre la vita con il rosso.

Quasi tutti questi pochissimi sono intrisecamente poeti

e ti strappano un sorriso

come quello che ti strappano i bambini, appunto,

già solo guardandoli vivere.

Uno di questi, enigma tra enigmi, è il signor K.    


venerdì, 21 dicembre 2007

Lettera-Preghiera LAICA di Natale

T
Si può sembrare migliori di quel che si è realmente.
Riesce spesso e a  moltissimi, anche ai meno dotati.
Si può camuffare la povertà dei termini e dell'umanità con la schiettezza che sa di nulla.
Si può dare una ripassatina di scadente zucchero a velo e affermare che è tenerezza.
Si può dar fuoco alle polveri e credersi gran piromani, del sesso e di quant'altro.
Si può inseguire un obiettivo piccolo-piccolo e credersi grandi nel farlo.
In un mondo di poco o nulla dotati dell'anima si può fare una figura discreta,
salvo poi non spogliarsi mai.
Oppure ci si può anche spogliare, di fatto e di animo, quest'ultimo soprattutto quand'è nudo e misero di suo.
Ma non si dovrebbe mai procedere con eccessiva sicumera
perchè potrebbe sempre capitare,
magari una sola volta nella vita,
che ci cada addosso un occhio vero con il quale fare i conti.
Allora meglio forse tenersi stretto il vestito  dell'innocenza
quello a doppio strato di coraggio e di incoscienza
e non farselo levare mai da nessuno.
Così l'anima viaggerà negli anni senza sapere cos'è che invecchia veramente
e non ci sarà mai nulla  da non potersi dire a voce piena
neanche gli incubi più neri
e condividerli farà scattare una risata lieve
e il coraggio di vivere tirerà un gran respiro.
Questo auguro a me e a voi
tutti
davvero tutti
Nessuno Escluso.
AUGURI,
teneri auguri,
Tereza
 

giovedì, 20 dicembre 2007

quando l'HEIMAT abita sotto i PORTICI

heimat

Ogni tanto torno a__e mi lascio avvolgere completamente.

E ogni volta quella città mi è compagna, come quando anni fa arrivai lì per lavoro e mi colse una nevicata senza risparmio.

Era e giravo per la città con scarpe inadatte, quelle di una città, la mia, dove non nevica mai.

Ero solissima e non conoscevo nessuno.

Dovevo cercarmi una sistemazione e giravo e guardavo incantata quella neve a fiocchi larghi e ondulati, così ben fatti che sembravano quelli di certe descrizioni di vecchi romanzi o di certi  vecchi racconti per ragazzi.

Già in treno, incontrando l’Appennino, la neve s’era presentata copiosa.

Il colore del cielo non aveva più nulla del giorno e al suo posto s’era stesa una luce pulviscolare, un misto di grigio denso e di  deciso bianco, quello della neve appunto.

Quella combinazione pareva una coperta giusta a colore, messa lì ad accogliere la mia tristezza solitaria e a farcela accoccolare e camuffare dentro.

heimat

Scendendo in città avevo incontrato fiocchi ancora più grandi.

Pensai: “ecco, la neve mi abbraccia, la città mi dona una sorta di effetto speciale per iniziare la mia nuova vita".

Non avevo lasciato nessuno a casa e nessuno mi avrebbe cercato da lì, di certo non per sapere cosa accadesse di me.

Ero sola come pochi e la neve era la cosa a me più vicina, l’unico vero contatto, anche fisico.

Iniziai a piangere commossa, vergognandomi della gente d’intorno, e a ringraziare quella città e la sua neve per me così accogliente.

Sentivo come se stesse accadendo qualcosa ch'era scritto da tempo.

E c'è un particolare angolo di ___, un punto ove si svolta da una stradina in una piazzetta, vicino a via ___,  dove quella sensazione divenne così penetrante che ogni volta che ci passo me ne ricordo ancora e spesso, se non sempre,  mi si allagano di nuovo gli occhi.

Forse lì, senza volerlo, in quel giorno d’inverno vero, dissi anche un grazie a piena voce a quella città che m'accoglieva con quella neve e nonostante le mie scarpe inadatte.

Nessuno passava accanto e nessuno sentì o s'accorse né del mio pianto né del mio sussurrare ma, in fin dei conti, un grazie è una parola sempre  piacevole da ascoltare, persino se la pronuncia un folle…

Ogni volta che torno ripercorro a piedi la strada che porta dalla stazione fino alla casa dove fui ospite di un' anziana signora alla cui porta veniva a bussare di frequente un bellissimo ragazzo biondo-biondo, uno studente fuori sede che incontravo talvolta per le scale di quel condominio “molto perbene”.

Al biondissimo mancava sempre qualcosa in casa e all'ennesimo dado da brodo si sporse un po' con la testa dentro casa e chiese:

"abita qui da lei quella ragazza bruna che incontro la mattina presto per le scale?".

La padrona di casa, un po' maliziosa  ma piena di condiscendenza e con una residua e materna voglia di combinare giovani legami, rispose:

"sì, abita qui ma lei, mi dica,che  cosa cerca il dado da brodo o la ragazza?...".

heimat

Quel giorno, quando rientrai dal lavoro, l’anziana signora mi raccontò l'episodio con una malizia piena di sollecitudine poiché sapeva un po' di me e delle mie disavventure solitarie  e quel ragazzo bello e gentile le piaceva.:

"...sai tu se preferisci il fidanzato che hai lasciato a_, però certo che questo ragazzo è proprio bello e anche molto gentile..."

Io non risposi un granché e  non seppi combinare molto in seguito.

Quando lo incontravo per le scale gli sorridevo ma avrei dovuto fare di più: lui era sicuramente molto timido e, probabilmente, la frase della signora l'aveva un po' messo all'angolo, come è facile accada per i timidi che non sempre sanno afferrare subito che li vuoi solo aiutare.

Tutto questo e molto altro ripercorro ogni volta che torno con i passi e con la testa dei ricordi sulle strade di _.

E continuerò a tornarci sempre di tanto in tanto perché amerò per sempre e in modo forte e speciale quella città.

Non ho dubbi su questo.

E forse, non lo escludo, prima o poi mi ci fermerò a vivere.

heimat

E'  storia vera.


postato da: Terezita alle ore 17:18 | link | commenti (5)
categorie: heimat, dediche speciali e riconosciment
mercoledì, 19 dicembre 2007

Avv3lenata e TereZa ancora su Raz

commenta AVV3LENATA:

....io però non sopporto nessuno dei due...anche se il Raz è meno pericoloso, questo è sicuro...!

Raz_10.jpg

risponde TereZa:

anche a me stava antipatico il "Raz e basta" ma poi l'ho ascoltato in un intervista alle "invasioni barbariche", dove c'era la Bignardi che birignava o bignardava come al suo solito con le solite punte da upper-classes di troppo e lui calmo, solido e preciso nel rintuzzarla con il suo menefreghismo del formalismo e del birignao da Dams nobile.
Si grattava dove gli prudeva...non lì, però...si metteva comodo e scomodo e se del caso stravaccava pure, si infastidiva visibilmente di certe domande a risposta-predisposta e così via...insomma un DIO!
L'ho riportato in classifica quella sera, e al top, senza passare da stazioni intermedie. Ad un certo punto ha dato il meglio di sé con Lina Sotis alla quale poco è mancato che giungesse un meritato vaffa (ovviamente lei lo riprendeva nasale e supponente per le sue posture non consone e ignobilmente very-scorrect).
Ma non era un atteggiamento da sbruffone quello del Raz in questione, come spesso appare e come io stessa lo avevo considerato sino ad allora, no, era l'atteggiamento di chi è OLTRE, oltre la cortina fumogena del birignao di classe e d'elite, alla ricerca del sostanziale-sostanzioso vivere.
Lo voto subito se si candida.
E' il classico esempio dell'ebreo illuminatissimo, quello su cui cade con taglio sartoriale il significato originario della parola israelita: "colui che lotta con l'angelo",  cioè, in un significato traslato ma sempre antico, "membro del popolo che ha tenuto testa a Dio" (!!!)
Strano ed affascinante popolo quello degli ebrei, dall'ortodossia più nera e vendicativa al volo mentale alto e senza divieti e-o confini...
Raz sta tra i secondi di sicuro.

Lo sottoscrivo, Tereza


postato da: Terezita alle ore 15:58 | link | commenti (13)
categorie: politicamente affine

RA-Z ma non TZINGER

 

Raz_07.jpg

Sarà il pezzo di nome mancante a fare la differenza?...

Ho seri dubbi in proposito.

E poi, uno- quello con il nome "mozzicato" e incompleto- si fa i fatti suoi mentre l'altro- quello con il pezzo di nome aggiunto e finito- si fa quelli di tutti, sempre, troppo e soprattutto lì... 

Meglio quello con il nome mozzicato:

parla meno, si impiccia meno e fa miglior figura!

Voto quello con meno nome, senza dubbio!

Avrà sicuramente altri pregi.

NOOOOOOO?!?!

p.s.un ringraziamento ed un baciuzzo al blogger che m'ha fatto balenare l'idea di questo post: 

http://www.splinder.com/profile/sullapelledilei 


martedì, 18 dicembre 2007

Soffice-Erotico-Avvio di Spericolato Tango

BRESSON
Era il loro gioco più recente..
Quando li prendeva il desiderio se lo comunicavano solo attraverso silenziosi sms.
Uno dei tanti giochi del loro arcaico e gioioso eros che si tuffava nella tecnologia lasciandone accuratamente fuori gli effetti  più invadenti.
I loro erano scambi in cui comparivano frasi innocue e talvolta anche un po’ distaccate, giocate però sul doppio senso più scherzoso e sottile.
Spesso era lui a iniziare ma lei gli correva dietro, lo rincorreva e lo sorpassava, portando rapidamente alle estreme conseguenze il paradosso nascosto di quei messaggi.
Non esplicitavano mai nulla ma ne sorridevano molto dopo, quando una volta insieme si sussurravano in confidenza quel ch’era stato il loro divertimento sensuale a distanza.Rosso papavero
Quella mattina freddissima fu la donna ad iniziare il gioco scrivendo una frase d’inganno più sottile del solito.
Lui pronto rispose con altrettanta innocuità carica di sottinteso.
Nel giro di tre sms s’erano già accordati con frasi da gentiluomini inglesi a passeggio…proprio loro due che di quel genere di gente non avevano nulla, ma sapevano trasformarsi in guitti e amanti del teatro erotico come pochi.
All’ora di pranzo la donna prese la solita andatura veloce e leggerissima e si sparò in direzione dell’oggetto del desiderio, oggetto anche lei, a sua volta, di altrettanta attesa.
Già sapeva come sarebbero state le prime occhiate scambiate.
Jean Loup SIEFFLui avrebbe sgranato lo sguardo con quell’aria di sorpresa sfottente sbattendo quegli occhi, dal colore umoralmente mutevole, come chi ti vede improvvisamente senz'averti previsto, poi avrebbe avuto quel battito di testa all’indietro ad accompagnare gli occhi, come un ammiccamento aggiunto, quello che le rivolgeva da sempre, anche quando non erano ancora nulla insieme.
Ogni tanto lei si chiedeva ancora se lui ne fosse stato cosciente allora di quel gesto, prima che tutto avvenisse, o se fosse solo un movimento riflesso della testa che lo scopriva nelle  intenzioni seduttive suo malgrado e, forse,  più di quanto avrebbe voluto.
Al secondo tempo era lei a sorridergli aprendogli il viso a sole ed era già tutto detto tra loro, un discorso ampio e concluso di complicità, abili com’erano in quella lingua comune dei gesti che si portavano dentro da chissà dove.
E andò esattamente così anche questa volta .
Poi lui si sedette e la tirò davanti a sé cominciando a lisciarle i fianchi come chi si ricorda di una forma antica e la vuole ripassare.
Successivamente cominciò a spogliarla con accuratezza e come se sfogliasse una cipolla..
Strato a strato misurava la consistenza dell’indumento su cui si esercitava e procedeva ad abbassarlo quando non a levarlo mostrando aria di superiorità verso quell’inutile strato, presenza molesta e poco significativa.
SIEFF<e questo?>
<e questo?>
<e questo?>
Ripeteva ad ogni cosa che toccava e toglieva.
Certo, lui era agevolato dall'ambiente confortevole in cui già si trovava e le parlava con quell'aria come se lei non venisse da quel gelo di tramontana-prossima-neve di fuori.
Le parlava ed era poco vestito e lei lo poteva raggiungere comoda e subito sulla pelle.
Alla donna piaceva moltissimo essergli cipolla tra le mani e si lasciava andare, ortaggio consapevole e in sensuale attesa sotto quelle mani leggere, abili e velocissime per esercizio.
Il contrasto poi tra quella danza d’abiti e la  successiva, repentina ed assoluta foga dei due aveva qualcosa di incredibilmente sconnesso ma proprio in quella sconnessione era il punto eccellente d’accensione del loro eros più solido e forte.
Alla fine lui le dava talvolta il suo indice da succhiare, glielo avvicinava alla bocca e lei si teneva quel regalo finale con abbandono e un senso di svuotamento di sé che era nel contempo massima consapevolezza dei suoi sensi.
HORVAT
Di solito era lei ad afferrargli le dita per succhiarle, ma sempre durante l'amore.
L’uomo poteva cogliere così visivamente ogni traccia di quell’andare di lei verso il confine di sé stessa e se ne compiaceva e inteneriva anche.
Proprio questo gli lesse la donna negli occhi alla fine: intenerito compiacimento, quello di chi ha sentito un corpo di donna farsi fluido e corrergli incontro senza alcun ripensamento.
La salutò con un mezzo sorriso a testa un po' piegata, una sorta di timidezza ma era  piacevolezza in realtà, solo che in lui, sempre sfrontato, quella piacevolezza s'esprimeva timida e bambina .
Quando la donna uscì di casa e si avviò alla fermata dell'autobus iniziò a cantare sottovoce, il mento ripiegato dentro la sciarpa a risucchiare il più possibile quell'odore rubato che amava tanto portarsi via.
n.b. ci sono lievi integrazioni di testo e immagine che un problema al pc mi ha fatto apportare con ritardo. 

postato da: Terezita alle ore 10:42 | link | commenti (8)
categorie: eros e allegati

Lettera AperTa di Natale

in risposta all'ultimo commento sul post "Donne e Demonio Corporation" 

Weihnachtskugel mit Sternen

esimio Biasimevolissimevolmente,
Lei è un po' in ritardo sui tempi...mi scusi sa, ma dove vive?
Il  fenomeno "socio-sociologico" dei-delle radical chic è piuttosto datato così come quello del termine zitelle, ma qui non Le dico nulla di nuovo, vero?
Il Suo quadro di riferimento sociale è allarmante, così come traspare dal veleno che Lei secerne in poche righe di  commento.
Tanto veleno da non cogliere l'ironia ridente del post, da non cogliere il fatto che molti UOMINI abbiano commentato lì e commentino su questo blog ogni giorno e, ASCOLTI, ascolti attentamente, senz'essere  minacciati di castrazione nè chimica nè verbale! mai!
Quanto poi alla tristezza di cui Lei accenna in chiusura che Le devo dire, mio Bel Tesoro...le femminuzze che razzolano in quel post sono tutte gaudenti quanto basta  per non far suicidare  nessuno, tantomeno Topo Gigio che penso sia più occupato con Topa Gigia che con noi gallinelle fuori-moda (fuori moda a parer suo, beninteso)...o forse Lei proprio in merito alla materia del godimento si voleva subdolamente informare?
se sì Le risponderò sinceramente qui come pubblicitariamente rispondono  per PIC:
GIà FATTO e RIFATTO!
Besos de Natales

Terezas