
diffido di chi spende e sparge amore e tesoro persino mentre acquista un cespo di lattuga;
ripubblicato il 14 gennaio 2009:
http://tereza.splinder.com/post/19576551/VOCABOLARIO+pronto+alla+Mano

Non chiamarmi amore
solo perché consideri soddisfacente la taglia del mio reggiseno.
prima o poi scoppierò a ridere e ti risponderò
con suoni da fumetto tipo Gulp! e altro...
in ossequio stretto al principio della realtà e per sano
senso del ridicolo.
Non chiamarmi amore per una simile sciocchezza
e non travestirti da meringa addobbata con le amarene in cima, sopra i capelli:
potresti procurarmi una crisi diabetica, lo sai?
Avrei preferito tu rischiassi la faccia e riuscissi
a ridere con me senza svendere parole tipo
amore
e il suo concetto derivato.
Perché, sai, la parola amore esiste…
lo diceva pure il titolo di un bel film, ed è anche un concetto
piuttosto forte per la verità
e io
preferisco che rimanga tale.
(dedicata a tutti gli Squali)

La notte scorsa ho detto alla mia ragazza quanto la amavo e lei mi ha risposto che dovevo essere uscito ancora a ubriacarmi.
Io le ho chiesto perché diceva così e lei mi ha risposto: "Perché sono tuo padre".
(Dave George)
Ancora Grazie, S-!
"A forza di inseguire orsi e lupi, raccontano le saghe, si diventa per qualche tempo "lupi della sera" e orsi mannari. Ma soprattutto, è possibile cacciare orsi, lupi e serpenti solo se si ha una natura in qualche misura lupesca o serpentina: qualità "aggiunte" e inquietanti..."
Ludovica Koch, dall'introduzione a "Beowulf", Ed. Einaudi.

Penso sia già molto riuscire a contemplare come parte di sé "una natura in qualche misura lupesca o serpentina".
I più, così mi appare, si fermano ben prima di considerare questo assunto come possibile ed accettabile, ben prima cioè di accettarsi e di rischiare di scoprirsi vivi in ogni loro parte.
Non riesco davvero a comprendere la necessità che molti/troppi esprimono di...RIPUBBLICATO IL 9 gennaio 2009
Il post in tema, da cui ho tratto spunto, lo trovate qui:




e poi, casualmente, che di più non si potrebbe e non si può,
guardate qui sotto cos'ho scovato:
...incredibile, mi son detta...

...scivoli nelle pieghe dell'animo passando attraverso la pelle in modo suadente e insistito...fino a cogliere essenze sconosciute ai più e spesso anche a chi prova certe sensazioni...Abbattute le porte della razionalità svaniscono i confini e si toccano livelli profondi, dai riflessi eccitanti e inquietanti al tempo stesso...


Si trattava di un particolare insignificante, emerso in un momento insignificante, mentre s’occupava di noiose questioni di lavoro.
S’era ricordata del suo odore, percepito appena mentre si salutavano frettolosamente e in evidente disagio, al termine di quell’incontro casuale.
Lo aveva percepito e subito rimosso sul momento, presa com’era a gestire quel disagio-quasi fastidio che l’incrociarsi con quell’uomo le procurava mentre ora, a distanza di qualche ora da quell’incontro imprevisto, quella sensazione olfattiva poteva riemergere con tranquillità e con forza.
Erano passati diversi anni da quella sera in cui quell’odore le si era infiltrato nella pelle e nel naso senza lasciarla per giorni e giorni. Era accaduto dopo una cena improvvisata là per là a casa di lui, un veloce piatto di pasta con un vino rosso dal tratto piuttosto impegnativo.
Si frequentavano sporadicamente da più di un mese e si studiavano e si fronteggiavano senza sosta.
Molto e anche troppo diversi nel modo di porsi e confrontarsi con la vita, avevano visto crescere di incontro in incontro un sottile ed inarrestabile fiume di attrazione reciproca che ormai stava là, come una pila di libri troppo alta che rischia pericolosamente l’equilibrio al primo tocco, fosse pure il più accorto e leggero.
Perciò era stato facile ed immediato dopo quella cena veloce scivolarsene insieme nel letto.
Non c’era più tensione da spendere in appostamenti mentali, solo tanta, ingombrante, dispotica attrazione da poter smaltire solo a gesti concreti.

Si erano perciò lanciati in due ore di amore così furioso che per due volte lui s’era fermato a chiederle se stesse male per come gemeva..
E lei a svegliarsi un poco e a dire: “Sto bene, sto bene…”, fissandolo un attimo negli occhi un po’ incupiti di preoccupazione e non del tutto convinti da quella rassicurazione detta in un soffio da nulla.
Però era vero che in qualche modo lei non stava bene, perchè si era davvero ammalata quella sera, era entrata cioè nel girone di una sorta di febbre che l’avrebbe accompagnata per qualche anno, con la coscienza di non poterlo raccontare compiutamente a nessuno, poichè nessuno le avrebbe creduto e, probabilmente, lei non avrebbe trovato mai parole davvero piene per descriverlo.
Ripensandoci tra sé e sé riusciva solo a formulare un “ me ne sono andata giù, non so più dove, in un pozzo di piacere senz’apparente risalita, avevo perso ogni consistenza fisica, ero solo sensi e sesso”.
E, quella notte, tornandosene a casa, s’era messa nel letto con una sensazione di febbre forte e di svuotamento fisico e s’era rigirata per ore come se quel delirio continuasse, con la sensazione di avere lui lì, ancora impresso sul corpo.

Non le era mai accaduto prima nulla di simile, avvertiva di averlo assunto come fosse una droga e di non riuscire a smaltirlo.
Non sapeva ancora che sarebbe durata così per qualche anno e se gliel’avessero detto ne avrebbe sicuramente riso: inverosimile, assolutamente inverosimile, avrebbe risposto.
Ad anni di distanza provò a raccontarlo al suo nuovo compagno perchè cercava qualcuno che la rassicurasse dicendole ch’era stata una suggestione legata a chissà quali convergenze psichiche.
Ma quello l’aveva fermata ad un certo punto, con un tono quasi drammatico:
“ non ce la faccio ad ascoltarti, mi stai trasmettendo l’idea di qualcosa con cui non riesco a misurarmi, non posso...non posso…mi sento travolgere dal tuo racconto, non so sopportarlo… ”
Lei, temendo d’averlo ferito, cercò di spiegargli che voleva alleggerirsi di quel ricordo e del senso di cupo e indecifrabile dominio che l’accompagnava, ma fu inutile.
Del resto lo poteva comprendere: si rendeva conto dell’impossibilità di condividere serenamente quel racconto che di sereno non comunicava nulla, neanche a lei, neanche a distanza di tanto tempo.
Per anni infatti il ricordo “a carne viva” della traccia del corpo di lui impressa sul suo l’aveva accompagnata intatto. Le bastava concentrarsi un poco e quel senso di febbre indotta e subìta senza difese le tornava nel ricordo, sembrava capace di ripetersi e comunicarle svuotamento di sé all’infinito.
Era come se quella sera avesse “ingoiato” mentalmente il corpo e il desiderio di quel suo amante e se lo sentisse “camminare addosso” ancora, anche solo ricordandolo.
A quella serata erano seguiti quattro anni di febbre e almeno altrettanti per liberarsene.

Infine quella specie di sortilegio s’era consumato sotto l’urto delle incomprensioni, ma qualcosa era sopravvissuto ancora se, quando si incontravano, non potevano fare a meno di sentirsi a disagio nei panni di due estranei.
Lui l’aveva cercata decine di volte e in alcune con fortuna.
Lei s’era sempre chiesta, soprattutto dopo ogni "riconsegna", da dove le venisse quella febbre, così scandalosamente istintiva da parere un tratto preesistente alla sua stessa sensualità, e così radicata da indurla in ricadute che la riempivano di sentimenti contrapposti, accendendole dentro duelli rabbiosi con sé stessa. 
Ci vollero molto tempo e molte disattenzioni importanti ed irrimediabili da parte di lui perché quel passo non le pesasse più indosso, perdendo quella traccia ancestrale che l’aveva reso così potente da sembrarle, sia pure a tratti, quasi pauroso.
E solo quando si accorse d’essere sfebbrata definitivamente le apparve un ricordo fisico più attenuato di quella sera, come se fossero trascorsi trent’anni e ne erano passati invece molti di meno.


la dicitura di Splinder, quando si aggiorna o si pubblica un post, recita:
SII PAZIENTE...
io ho superato i puntini e, per chi non lo sapesse, sono matta come un cavallo, come mi disse una volta, assai giustamente, la mia amica Lara...perciò...:
ANARCADIA,
ma ce l'hai un blog?
ma ce l'hai una casa?
se sì...e lo so che è sì...
VAI, bello de zia...e non ci provare a dire che t'ho tolto la parola che t'annego il blog e mi faccio pure aiutare da altri.
PUNTO.
le cose politiche vanno come vanno
nulla di buono né all'orizzonte né agli orizzonti
Anarcadia e Luciano stanno ingrassando- indefessi- la vescica del-l'(anti)clericalismo
io ho promesso loro due brandine per il fine settimana
spero si ricordini di mangiare, bere e fare i bisogni
per non morire...
baci
Tereza
hai descritto, magistralmente, ciò che pochi conoscono nella vita.
hai saputo trovare le parole, lasciandomene priva...