Chi sono

Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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giovedì, 31 gennaio 2008

Diffidando in Post

SAUDEK
diffido degli animalisti-ultras che non sanno occuparsi degnamente dei loro compagni di specie;
diffido dei gran democratici con le narici che si sollevano di frequente in segno di disprezzo;
diffido di quanti si dedicano al volontariato e non son mai disposti ad ascoltare la pena del vicino di sedia anzi, neanche vedono la sedia e chi c'è seduto sopra;
diffido di chi disprezza certe opinioni forti perchè le ritiene indice di cinismo crudele e son solo verità nude;
diffido di chi ritiene la forma indice assoluto di cortesia e dimentica la sostanza della disponibilità;
lattugandodiffido di chi spende e sparge amore e tesoro persino mentre acquista  un cespo di lattuga;
diffido di quanti chiedono prontamente perdono per le colpe dei padri e dimenticano le proprie o fan finta di nulla;
diffido di quanti praticano la tolleranza intesa come "sopportazione" del diverso (=molesto) da sé;
diffido di chi applica buoni sentimenti con colla trasparente su un fondo acido e vendicativo che tanto prima o poi riemerge;
diffido di chi esercita possesso fine a sé stesso trasformando cose e persone in mero territorio di conquista;
diffido di quelli con solo "troppi libri e troppa immacolata e vergine cultura" in testa e la vita solo nei ritagli di tempo, sempre che ne avanzino;
diffido di quelli che scelgono sempre la famiglia e in c... a tutto il resto, fosse pure una nazione intera;
diffido...e potrei continuare...oh, sì...e forse lo farò...;
diffido dunque di questi qui detti e di molti altri, tanto sorridenti e cortesi da farti venire il diabete, come già detto in precedente post;Tiramisù-giù
diffido, ebbene sì, e a Natale
fuggo allarmata al solo vederli dietro l'angolo...
so bene che è il loro momento di gloria!

VOCABOLARIO alla mano

ripubblicato il 14 gennaio 2009:

http://tereza.splinder.com/post/19576551/VOCABOLARIO+pronto+alla+Mano 

SAUDEK

Non chiamarmi amore

solo perché consideri soddisfacente la taglia  del mio reggiseno.

prima o poi scoppierò a ridere e ti risponderò

con suoni da fumetto tipo Gulp! e altro...

in ossequio stretto al principio della realtà e per sano

senso del ridicolo.

Non chiamarmi amore per una simile sciocchezza

e non travestirti da meringa addobbata con le amarene in cima, sopra i capelli:

potresti procurarmi una crisi diabetica, lo sai?

Avrei preferito tu rischiassi la faccia e riuscissi

a ridere con me senza svendere parole tipo

amore

e il suo concetto derivato.

Perché, sai, la parola amore esiste…

lo diceva pure il titolo di un bel film, ed è anche un concetto

piuttosto forte per la  verità

e io

preferisco che rimanga tale.

(dedicata a tutti gli Squali)

 


mercoledì, 30 gennaio 2008

Alleggerendo in POST

J. BARTHELMES

La notte scorsa ho detto alla mia ragazza quanto la amavo e lei mi ha risposto che dovevo essere uscito ancora a ubriacarmi.

Io le ho chiesto perché diceva così e lei mi ha risposto: "Perché sono tuo padre".

(Dave George)

Ancora Grazie, S-!


LUPI e Innocenti

"A forza di inseguire orsi e lupi, raccontano le saghe, si diventa per qualche tempo "lupi della sera" e orsi mannari. Ma soprattutto, è possibile cacciare orsi, lupi e serpenti solo se si ha una natura in qualche misura lupesca o serpentina: qualità "aggiunte" e inquietanti..."

Ludovica Koch, dall'introduzione a "Beowulf", Ed. Einaudi.

Sàra SAUDKOVA

Penso sia già molto riuscire a contemplare come parte di sé "una natura in qualche misura lupesca o serpentina".
I più, così mi appare,  si fermano ben prima di considerare questo assunto come possibile ed accettabile, ben prima  cioè di accettarsi e di rischiare di scoprirsi vivi in ogni loro parte.

Non riesco davvero a comprendere la necessità  che molti/troppi  esprimono  di...RIPUBBLICATO IL 9 gennaio 2009

Il post in tema, da cui ho tratto spunto, lo trovate qui:

http://sogniestorie.splinder.com/post/15709911#comment  


martedì, 29 gennaio 2008

Fernando PESSOA, sul concetto di ridicolo

Sàra SAUDKOVA
Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.
Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.
Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.
Ma, dopotutto,
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore sono ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo,
senza accorgermene,
lettere d’amore
ridicole.
La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.
(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).
- Fernando Pessoa -
Sàra SAUDKOVA
Spero di non  tralasciare mai l'attenzione a cogliere e a tenere allertato il senso del ridicolo.
E' un metodo di esercizio critico, di onestà intellettuale, di studio e valutazione del criterio "altro dal proprio".
Serve a mantenersi nella cornice nitida della realtà, della coscienza di sé, del rispetto del limite degli spazi dati a ciascuno.
Il senso del ridicolo salva persino dall'invadenza.
Però credo sia importante non far  mai perdere al senso del ridicolo la sfumatura della  tenerezza, soprattutto nei confronti degli altri ma, anche, di sé stessi.
Il senso del ridicolo salva e culla efficacemente la vita e rende  capaci di amare, oltre, molto oltre il senso del ridicolo...
Perchè il senso del ridicolo è un concetto flessibile, il miglior metro di relativismo esistenziale.
Oltrepassarlo alla maniera indicata da Pessoa è esercizio di stile, letterario e non solo, riservato solo ai più dotati.
Sàra SAUDKOVA
la poesia di Pessoa è presente su questo post di D:
nel blog:
Grazie, D-!Portogallo-Algarve

e poi, casualmente, che di più non si potrebbe e non si può,

guardate qui sotto cos'ho scovato:

...incredibile, mi son detta...


SCONOSCIUTO-A ai più

IVANOSKY

...scivoli nelle pieghe dell'animo passando attraverso la pelle in modo suadente e insistito...fino a cogliere essenze sconosciute ai più e spesso anche a chi prova certe sensazioni...Abbattute le porte della razionalità svaniscono i confini e si toccano livelli profondi, dai riflessi eccitanti e inquietanti al tempo stesso...

Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente sullapelledilei

...se non altro, mi consola leggere della possibilità di guarire di quella febbre.
hai descritto, magistralmente, ciò che pochi conoscono nella vita.
hai saputo trovare le parole, lasciandomene priva...
D
  utente anonimo
SAUDEK- 1985
 
In entrambi i commenti al post precedente a questo torna il tema della passione come  "quel che è sconosciuto ai più", intesa come delirio che può attraversarci portandoci dritti verso quello che appare come il luogo dell'espropiazione di sé.
Insomma sconosciuto-a ai più , certo, frontiera del sé, ma, forse, anche il punto estremo del ricongiungimento a quel sé.
Perdersi nelle proprie stesse profondità, agendo sul motore di una forte passione- anche non necessariamente amorosa- è una sfida paurosa ma, per certi versi e per certo temperamento, anche un'irresistibile valvola d'attrazione che può ripagare in misura imprevedibile chi corre o decide di correre quel pericolo.
Certo, conta soprattutto il temperamento ma anche la capacità intellettuale di assumere su di sè quel rischio "per conoscere", accettando la conoscenza a scatola chiusa cioè sia nel suo potere deflagrante e destabilizzante sia nel suo potere d'arricchimento emotivo e, alla fine, intellettuale.sguardo viola
Non è una partita facile e, soprattutto, non se ne conoscono mai veramente né l'esito né la durata ma forse è l'unico viaggio che ci è dato di compiere fino al fondo più profondo di noi, quello dove potremmo trovar molte cose che non ci piaceranno, non subito almeno, ma, anche, il senso emotivamente compiuto dell'esserci, dell'essere in vita.
Tutto questo ha, lo riconosco, un costo altissimo in emotività.
Un viaggio dal costo spaventoso dunque,  dal quale si può tornare però con un tesoro tanto cospicuo da non essere mai più dilapidabile: la capacità di leggere oltre la pagina quotidiana la vita e chi incrociamo nel suo percorso, la capacità di accogliere anche il senso di vivere più lontano dal nostro, la dolcezza del sentirsi così potenti nell'istinto vitale da non dover più invidiare nulla veramente, a nessuno.
Sì, così mi sentirei di definire quel viaggio pericoloso e il ritorno da esso: la conquista definitiva della potenza vitale.
Ovviamente quest'è una visione personale anzi, per essere precisi, "temperamentale".
Grazie dello spunto ai commentatori
Tereza
Sàra_SAUDKOVà
 
 

postato da: Terezita alle ore 07:59 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, eccessi di logica e annotazione
lunedì, 28 gennaio 2008

il CONFINE Svanito

J. BARTHELMES

Si trattava di un particolare insignificante, emerso in un momento insignificante, mentre s’occupava di noiose questioni di lavoro.

S’era ricordata del suo odore, percepito appena mentre si salutavano frettolosamente e in evidente disagio, al termine di quell’incontro casuale.

Lo aveva percepito e subito rimosso sul momento, presa com’era a gestire quel disagio-quasi fastidio che l’incrociarsi con quell’uomo le procurava mentre ora, a distanza di qualche ora da quell’incontro imprevisto, quella sensazione olfattiva poteva riemergere con tranquillità e con forza.

Erano passati diversi anni da quella sera in cui quell’odore le si era infiltrato nella pelle e nel naso senza lasciarla per giorni e giorni. Era accaduto dopo una cena improvvisata là per là a casa di lui, un veloce piatto di pasta con un vino rosso dal tratto piuttosto impegnativo.

Si frequentavano sporadicamente da più di un mese e si studiavano e si fronteggiavano senza sosta.

Molto e anche troppo diversi nel modo di porsi e confrontarsi con la vita, avevano visto crescere di incontro in incontro un sottile ed inarrestabile fiume di attrazione reciproca che ormai stava là, come una pila di libri troppo alta che rischia pericolosamente l’equilibrio al primo tocco, fosse pure il più accorto e leggero.

Perciò era stato facile ed immediato dopo quella cena veloce scivolarsene insieme nel letto.

Non c’era più tensione da spendere in appostamenti mentali, solo tanta, ingombrante, dispotica attrazione da  poter smaltire solo a gesti concreti.

gomitolo

Si erano perciò lanciati in due ore di amore così furioso  che per due volte lui s’era fermato a chiederle se stesse male per come gemeva..

E lei a svegliarsi un poco e a dire: “Sto bene, sto bene…”, fissandolo un attimo negli occhi un po’ incupiti di preoccupazione e non del tutto convinti da quella rassicurazione detta in un soffio da nulla.

Però era vero che in qualche modo  lei non stava bene, perchè si era davvero ammalata quella sera, era entrata cioè nel girone di una sorta di febbre che l’avrebbe accompagnata per qualche anno, con la coscienza di non poterlo raccontare compiutamente a nessuno, poichè nessuno le avrebbe creduto e, probabilmente,  lei non avrebbe trovato mai parole  davvero piene per descriverlo.

Ripensandoci tra sé e sé riusciva solo a formulare un “ me ne sono andata giù, non so più dove, in un pozzo di piacere senz’apparente risalita, avevo perso ogni consistenza fisica, ero solo sensi e sesso”.

E, quella notte, tornandosene a casa, s’era messa nel letto con una sensazione di febbre forte e di svuotamento fisico e s’era rigirata per ore come se quel delirio continuasse, con la sensazione di avere lui lì, ancora impresso sul corpo.

cruda passione

Non le era mai accaduto prima nulla di simile, avvertiva di averlo assunto come fosse una droga e di non riuscire a smaltirlo.

Non sapeva ancora che sarebbe durata così per qualche anno e se gliel’avessero detto ne avrebbe sicuramente riso: inverosimile, assolutamente inverosimile, avrebbe risposto.

Ad anni  di distanza provò a raccontarlo al suo nuovo compagno perchè cercava qualcuno che la rassicurasse dicendole ch’era stata una suggestione legata a chissà quali convergenze psichiche.

Ma quello l’aveva fermata ad un certo punto, con un tono quasi drammatico:

“ non ce la faccio ad ascoltarti, mi stai trasmettendo l’idea di qualcosa con cui non riesco a misurarmi, non posso...non posso…mi sento travolgere dal tuo racconto, non so sopportarlo… ”

Lei, temendo d’averlo ferito, cercò di spiegargli che voleva alleggerirsi di quel ricordo e del senso di cupo e indecifrabile dominio che l’accompagnava, ma fu inutile.

Del resto lo poteva comprendere: si rendeva conto dell’impossibilità di condividere serenamente quel racconto che di sereno non comunicava nulla, neanche a lei, neanche a distanza di tanto tempo.

Per anni infatti il ricordo “a carne viva” della traccia del corpo di lui impressa sul suo l’aveva accompagnata intatto.  Le bastava concentrarsi un poco e quel senso di febbre indotta e subìta senza difese le tornava nel ricordo, sembrava capace di ripetersi e comunicarle svuotamento di sé all’infinito.

Era come se quella sera avesse “ingoiato” mentalmente il corpo e il desiderio di quel suo amante e se lo sentisse “camminare addosso” ancora, anche solo ricordandolo.

A quella serata erano seguiti  quattro anni di febbre e almeno altrettanti per liberarsene.

non mi ricordo l

Infine quella specie di sortilegio s’era consumato sotto l’urto delle incomprensioni, ma qualcosa era sopravvissuto ancora se, quando si incontravano, non potevano fare a meno di sentirsi a disagio nei panni di due estranei.

Lui l’aveva cercata decine di volte e in alcune con fortuna.

Lei s’era sempre chiesta, soprattutto dopo ogni "riconsegna", da dove le venisse quella febbre, così scandalosamente istintiva da parere un tratto preesistente alla sua stessa sensualità, e così radicata da indurla in ricadute che la riempivano di sentimenti contrapposti, accendendole dentro duelli rabbiosi con sé stessa.  non mi ricordo l

Ci vollero molto tempo e molte disattenzioni importanti ed irrimediabili da parte di lui perché quel passo non le pesasse più indosso, perdendo quella traccia ancestrale che l’aveva reso così potente da sembrarle, sia pure a tratti, quasi pauroso.

E solo quando si accorse d’essere sfebbrata  definitivamente le apparve un ricordo fisico più attenuato di quella sera, come se fossero trascorsi trent’anni e ne erano passati invece molti di meno.  


postato da: Terezita alle ore 15:28 | link | commenti (7)
categorie: eros e allegati
sabato, 26 gennaio 2008

INFERIORE per nascita

Lascia perdere, Johnny! - Fotografie

femmina
e meridionale
e tenghe l'uecchie vasce
e mi attengo a Santa Romana Chiesa
e nel far l'amore posso solo "donarmi"
come disse quello che aveva le idee chiare più di sé stesso
che partecipare e condividere non s'addice
e poi mi servirà, sapete, un po' di sacrificio, se non altro per scontare nascita
e sesso 
e poca o nulla religiosità 
certo non quella che mi ci vorrebbe e non nel  modo giusto...
femmina
meridionale
e tenghe l'uecchie vasce
hai visto mai incrociassi altri sguardi?
o mi rendessi conto di quanto poco  certi uomini sanno
leggere il mondo e le sue abitanti?
tengono a che fà,
ossessionati come sono dal mantener alta la guardia
su qualunque cosa e/o persona
che poi cosa o persona non fa gran differenza
ossessionati dai loro simili e avversari
che son tutti predoni all'assalto del bastimento...il loro...
femmina
e meridionale
e tenghe l'uecchie vasce
ma vedo e sento lo stesso , ahimè, perciò rassegnatevi
che non mi fermerete mai come vorreste:
disgrazia per voi volle che nascessi con le ali
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-
DEDICATO a PAOLA, del blog TUSITALA, anche se non c'entra con lei, ma è il suo onomastico e glielo devo, anche perché s'è sentita di dedicarmi un intero post facendomi diventar violacea...il mio colore preferito! 
AUGURI, PAOLA!!! 

venerdì, 25 gennaio 2008

Famola Finita

Tereza matta come un cavallo

la dicitura di Splinder, quando si aggiorna o si pubblica un post, recita:

SII PAZIENTE...

io ho superato i puntini e, per chi non lo sapesse, sono matta come un cavallo, come mi disse una volta, assai giustamente, la mia amica Lara...perciò...:

ANARCADIA,

ma ce l'hai un blog?

ma ce l'hai una casa?

se sì...e lo so che è sì...

VAI, bello de zia...e non ci provare a dire che t'ho tolto la parola che t'annego il blog e mi faccio pure aiutare da altri.

PUNTO.     


mi butto a terraaaaaaaaaa

le cose politiche vanno come vannoriflessioni feline

nulla di buono né all'orizzonte né agli orizzonti

Anarcadia e Luciano stanno ingrassando- indefessi- la vescica del-l'(anti)clericalismo

io ho promesso loro due brandine per il fine settimana

spero si ricordini di mangiare, bere e fare i bisogni

per non morire...

baci

Tereza


postato da: Terezita alle ore 15:48 | link | commenti (3)
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