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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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venerdì, 29 febbraio 2008

una Poesia e una Pausa

Amelie

E ora vi lascio per qualche giorno, in compagnia di questa poesia di

Ady ENDRE :

Siamo in piedi, rigidi e dimenticati,

sull'orlo di un precipizio selvaggio,

l'uno all'altra attaccati;

né un lamento, lacrima o parola:

per precipitare basta una mossa.

Come legami di carne e sangue

ci proteggono le nostre labbra,

blu e tremanti, ci tengono attaccati.

Finchè mi baci non abbiamo parole,

ma dì una parola sola e cadiamo entrambi.

(poesia che compare, recitata dal protagonista, Tobias, nel film "Brucio nel vento" di Sergio Soldini, tratto dal romanzo "Ieri" di Agota Kristof, bellissimo libro di un'originalissima scrittrice).

IERI

 


postato da: Terezita alle ore 17:27 | link | commenti (10)
categorie: divagazioni e sputate-sentenze

CONSAPEVOLMENTE

RIBOUDIl concetto di tolleranza è progressivamente divenuto, così mi pare, ambiguo e scivoloso.

Sa di sopportazione e di sacrificio nei confronti del diverso da sé.

Eppure ognuno di noi è UN DIVERSO.

Diverso da un Altro e diverso da Chiunque Altro.

In qualche misura siamo tutti  Soggetti della tolleranza verso qualcuno, sì, ma anche Oggetto di tolleranza da parte di qualcuno.

A volte penso che preferirei un concetto di respiro più ampio e potente, senza venature di falso e riottoso sacrificio e/o abnegazione, venature che rimandano spesso a qualcosa di affine  a quella che un tempo si definiva "carità pelosa".

viola

Anzichè tolleranza la vorrei chiamare "apertura di sguardo verso l'altro da sé".

Vorrei che la tolleranza non coincidesse mai con la sopportazione, magari pure sottilmente  rancorosa.  

Vorrei che la tolleranza non coincidesse mai con quella forma di larvata indifferenza che sottintende un "faccio finta di non vedere e di non sentire".

Vorrei anzi che la tolleranza non potesse essere mai sinonimo, neanche indiretto, dell'indifferenza e dell'apatia civile.

Spesso mi sembra invece scambiata per tolleranza quella pericolosa forma di convinvenza che cammina all'insegna del "purchè non mi dia fastidio".

Quella non è tolleranza, è una forma silente e invasiva che ha bisogno solo della preposizione <in> davanti: in-tolleranza. E, forse, può scambiarsi docilmente le parti con il razzismo ed il disprezzo verso il diverso da sé.  

Ecco, se dovessi definire la falsa tolleranza la chiamerei "mancata partecipazione civile".

E' un discorso difficile, scivoloso anche.

Lo so.

Ma mi andava di scriverne.

http://it.youtube.com/watch?v=HJEySrDerj0

  


Dedicato da TereZa a due suoi AMICI-da-sempre

la ROSSA di SAUCOuna vera e sentita dedica per due compagni di lungo-corso-blog

da http://finazio.blogspot.com/ trascrivo il post qui sotto: 

Alice Suella: L'Oro In Bocca 

Guardate questa donna negli occhi: costei sa tutto. Non lasciatevi confondere dallo sguardo dolce e dal viso simpatico. Dietro si nasconde una Consapevole. A breve il suo sorriso sfrontato potreste ritrovarlo in un pupazzone della Rinascente o dell'Upim, perchè è quello il destino che attende i Consapevoli: essere uccisi e poi trasformati in manichini.

Chi è il responsabile di tutto questo? L'Essere Bianco, il potente exogino che mira al dominio assoluto dell'Universo. Il cattolicesimo è la loro emanazione terrestre. Basterebbe analizzare freddamente i discorsi di Uoitila (non è un refuso) e degli altri per accorgersene. Alice ha scoperto tutto, per questo niente lenisce il suo dolore, e sotto le mentite spoglie di Talmud ha scritto un libro per metterci in guardia, per scoperchiare il nauseabondo pentolone che nasconde tutti i segreti di questa società infame controllata dagli exogini attraverso la potente legalina.
La legalina è la sostanza che ci fanno assumere spargendola ovunque, ci omologa ed è responsabile della nostra pochezza intellettuale. La legalina ci confonde. Ci fa adorare il cattivo exogino bianco e ci fa odiare chi ha un pensiero appena difforme dalla massa. Chi fa del bene, chi abbraccia la missione di aprire gli occhi al mondo, è giustiziato. John F. Kennedy, Martin Luther King, Gandhi, John Lennon, Pier Paolo Pasolini sono solo un esempio. Ma anche nella vita comune quante persone perdiamo di vista e non ritroveremo più? Ogni tanto qualcuno smette di assumerla, la maledetta legalina, inconsapevolmente o meno, e finisce come il pompiere di "Farenheit 451", o come l'innamorato protagonista di "Morte A Venezia". Parola di Talmud.
Ma da dove vengono gli exogini, e dove si nascondono? Vengono dallo spazio. Probabilmente anche Gesù era uno di loro, forse è stato addirittura il primo astronauta della storia. In quanto a nascondersi, semplicemente non lo fanno. Sono tra noi, ovunque. I bambini sono tutti exogini, forse sarebbe più giusto chiamarli come fa Talmud, bambalieni. I bambini rappresentano il massimo della potenza che si esprime nella nostra società, al punto che la stessa società è ripiegata su di loro. Basti guardare la cultura imperante: cinema, tv, musica, tutto è a misura di bambino. Da adulti i bambalieni mutano. Forse noi stessi siamo bambalieni mutati, senza più consapevolezza. Altri invece conservano la loro identità. Cosa sono Michael Jackson, Giancarlo Magalli, Mike Bongiorno, se non alieni? E cosa sarà il comico in tenuta bianca e bandana col quale Talmud si è fatta/o fotografare?
Alice ha capito tutto. Ad esempio che ce l'avevano con Calimero proprio perchè era nero. Che ha più senso ascoltare un ubriaco fuori la chiesa che l'essere bianco all'interno che spaccia per parabole inni all'odio e all'intristire. E senza timore alcuno ci rivela i tre misteri dell'exogino ed addirittura, nell'ultima pagina, l'identità dell'Essere Supremo, il Signore dell'Universo. In fin dei conti siamo tutti figli delle stelle, figli della notte che ci gira intorno... Se tutto questo vi sembra strano è perchè non avete ancora capito il mondo in cui vivete. Perchè avete assunto la vostra dose quotidiana di legalina.
Così come George Orwell ha cercato, senza riuscirci, di metterci in guardia contro il pericolo di un Grande Fratello, allo stesso modo Alice Suella batte il tamburo di allarme contro l'Essere Bianco, e lo fa attraverso un flusso di pensieri che si fa parola, dove i confini di spaziotempo raggiungono picchi di relatività da far impallidire un Kurt Vonnegut marinato nell'einsteinismo. Tra le pieghe del suo racconto fanno capolino l'infermiera pazza Annie Wilkes ed il guardiano alberghiero Jack Torrance, il clown venditore di palloncini meglio conosciuto come It e il sopravvissuto diventato leggenda Robert Neville, Clara Malausséne ed il piccolo principe, M e Damien. Le citazioni vanno da Bukowski a Franco Califano, passando da Pasolini e Baccini. La scrittura procede scorrevole e felice. Alice Suella è un'autrice vera, sarebbe bastato leggere il suo blog per scoprirlo, "L'Oro In Bocca" è solo la materializzazione cartacea del suo talento incontestabile. Meriterebbe un editore più potente, una distribuzione più capillare. Se la vostra libreria ce l'ha prendetelo. Se non ce l'ha richiedetelo. Ne vale la pena, davvero.
Un brivido mi corre lungo la schiena: il primo dei tre misteri dell'exogino l'avevo anticipato io addirittura nel giugno scorso qui. Anche se, come dice Talmud, ogni pensiero è patrimonio collettivo ed ognuno può pescare nell'inconscio altrui, non mi attenderà un futuro da manichino taglie forti in Corso Buenos Aires?
Finazio
la ROSSA di SAUCO

giovedì, 28 febbraio 2008

Collezione Primavera-Estate 2008

  • Andrea Sarubbi, giornalista della Radio Vaticana e docente di informazione religiosa alla Luiss, da qualche anno il volto televisivo della Chiesa Italiana - conduce la rubrica religiosa «A Sua Immagine» trasmessa il sabato e la domenica da Rai Uno in convenzione con la Cei che ne indica i contenuti - è stato scelto da Walter Veltroni come uno dei «contrappesi» per far digerire(!) ai cattolici del Pd l'inserimento nelle liste degli esponenti radicali.

    Ora, scusate se lo dico, ma le mie budella si stanno attorcigliando a tripla treccia, ancora con questa politica dei cosiddetti contrappesi? Ma contrappeso "de che"? 

    Ma una politica dall'identità piena e palese vi fa proprio così schifo?

    E la politica dei grandi e irrimediabilmente urgenti temi economici dov'è? attende forse nel secchio della spazzatura, sia pure differenziata?

    Un po' di grasso e grosso orgoglio laico cos'è, puzza di marcio? 

    Fa venire forse l'epatite?

    Un po' di rivendicazione -attualmente  ahimè aleatoria ed evanescente più dello zucchero a velo- dello Stato non confessionale cos'è, fa venire le croste?

    Se è così voglio riempirmi di croste e puzzare come un vero laico, e senza essere andata a male!

    Sàra SAUDKOVA

    LAICO,

    SE LO CONOSCI LO RICONOSCI...

    ...e QUI è (MOMENTANEAMENTE?) ASSENTE.


    la DITTATURA dei COLORI

    per lo sguardo
    C’è una vecchia cartoleria-coloreria, una delle poche botteghe superstiti di questo genere, un negozietto piccolino e zeppo-zeppo dove la tecnologia estrema del colore, in versione metal o funky o-o-o , non è mai arrivata.
    Sta nel cuore del centro storico di Roma, zona Pantheon.
    Ha due vetrine dalle finiture vecchiotte e mai adattate al gusto moderno. Splendide insomma.
    Dentro regna una ferocissima dittatura delle scatole di colori, siano essi pastelli, tempere, acquerelli e via discorrendo.
    si mostrano
    Io che fin da piccolissima subisco il fascino dei colori, in qualunque forma mi si presentino e con la forza e la potenza di un super-effetto-cocaina, mi avvicino sempre lentamente a quella vetrina e mai frontalmente.
    Procedo di fianco, con un passo di accostamento morbido e progressivo, come se mi avvicinassi a qualcuno che so esser lì ad attendermi, un amante quasi, al quale voglio comunque fare una sorpresa.
    Le scatole da me più amate sono quelle dei pastelli.
    Ne esistono in versioni di varia grandezza.
    Alcune sono vere e proprie valigette multistrato: una botta di sensualità che non vi sto a dire: mi si incendia persino l’attaccatura dei capelli.
    Irina VELICKO
    Cassetti che si sfilano svelando le infinite gamme di un colore così come mai potresti ricordare o immaginare mentalmente.
    In realtà ogni volta che aspiro con gli occhi addosso a quelle scatole delle meraviglie mi sorprendo per le tonalità infinite che si possono estrarre da un solo colore: verità goduriosa questa e che già posseggo di mio, ma la cui realizzazione terrena e materiale riesce a farmi salire i battiti del cuore ogni volta che precipito, con gli occhi e con tutti i sensi, dentro a quella vetrina.
    Le pastellerie che mi piacciono di più son quelle racchiuse nelle scatole di legno
    che hanno spesso un colore di ciliegio, caldo e avvolgente a potenziare, casomai ce ne fosse bisogno, la portata sensuale delle matite colorate.
    culla dei colori
    Giorni fa sono passata nuovamente di là.
    Solita procedura di avvicinamento al Sacro e poi lenta rivista della vetrina in ogni suo centimetro quadrato.
    E stavolta ho scoperto una nuova forma di pastel-coca: la scatola monotonalità.
    Si tratta di una confezione dove appare un'unica tonalità- dico unica tonalità!- di colore, declinato in tutte le sue sotto-varianti. antichi colori
    Da infarto.
    Da orgasmo pittorico.
    Da delirio artistoide.
    Da fiammata cerebro-sensuale.
    Ebbene sì, quei nobiluomini dei signori Faber-Castell, Staedtler, Fila ecc.ecc., sono riusciti a concepire persino quest’ulteriore gioco di erotismo estremo/ perversione visiva e voyeuristica/ raffinatezza pittorical-Kamasutrica estasiante ed estenuante….ahhhhhhhhhh...
    Be’, non vi aggiungo altro sul tempo che ho passato là davanti e su come mi son rimescolata.
    Dopo non ho potuto esimermi dal gettarmi, stordita nei sensi e con tutta la foga passionale accumulata e non spesa, su un gelato nero fondente…  
    nero fondo

    mercoledì, 27 febbraio 2008

    PERPLESSITà

    guardo
    Perplessità è, nella sua accezione concettuale più evoluta, sinonimo di perenne ricerca.
    E però ne serve tanta, altrochè, e non è che se ne disponga sempre e con animo adeguatamente lieve ed infantile.
    Quante volte ci dimentichiamo di esercitarla con la naturalezza con cui esercitiamo il respiro?
    E quante volte ci buttiamo inutilmente in braccio al primo pensiero, alla prima lettura del reale? o, addirittura, ce ne facciamo prestare la lettura da qualcun altro?
    Tagliamo la prima fetta di torta, quella che spesso se ne cade in pezzi, e ci dichiariamo subito certi del gusto dell'intero dolce.
    Eppure il leggere,  i libri son strumenti indicati proprio per dotarsi di perplessità e ricerca e/o  per incrementarne la dotazione personale.
    Maurizio Cattelan
    Il pre-giudizio, parola che amo scrivere con il trattino a ricordarne meglio la natura, è una forma mentale che può insinuarsi come un virus silente anche nelle menti più insospettabili.
    Mi capita spesso di scontrarmici.
    E negli ultimi tempi ancor di più.
    Per questo penso che la perplessità è il dio cui rivolgere ogni giorno una sana e laica preghiera affinchè non ci abbandoni al male di noi.
    Perplessità è la pistola in tasca alla libertà del pensiero.
    Mi piacerebbe vederla e sentirla sparare più spesso.

    Era tardo Novembre

    Sarah MOON
    Era un bar piccolino, vicino ad un grande ospedale dal  quale ero appena uscita, dopo una visita di routine.
    Cercavo un caffè perchè faceva freddo, anche se erano già le 18 e per me non era indicato il caffè.
    Nel bar la radio accesa, a voce possente, e una sola cliente oltre me, una habitué, si capiva: si rivolgeva al  barista chiamandolo per nome.
    Il barista è allegro, nonostante l'ora e la stanchezza di fine giornata.
    Lavora spedito e saetta come un'anguilla dietro al banco.
    Mette la mia tazzina in attesa sotto il rubinettino della macchina del caffè, mentre alla radio parte un brano recente di Biagio Antonacci, una sorta di falso tango, in salsa-non-so-che, accattivante però, per le orecchie almeno.
    Henry DUBUC
    Il barista non resiste e va giù di anche ballerine da dietro al banco e, sorridendo largo, butta verso me e l'altra cliente un:
    < nun posso resiste, me piace troppo ballà! >,
    va di serpentina con le anche e ride, come un bambino sorpreso a far lo scemo, un po' vergognoso e un po' sfrontato nell'esibizione.
    Poi butta due o tre colpi di fianco più decisi sull'onda del ritmo che s'impenna. 
    La cliente-amica lo sfotte benevola.
    Io gli sorrido, con la faccia dentro alla tazzina ed il naso nel suo fumo profumato, mentre sento i piedi correre di impazienza danzante verso il ritmo che riempie il locale e le anche oscillarmi impercettibilmente sotto il giaccone.
    TANGO!!!
    E penso:
    -se non mi vergognassi tanto...
    -se fossi l'unica cliente qui dentro...
    -partirei ballando sì, e come una cavalletta salirei sul banco lucido del bar...
    che il tempo è danza
    che il tango è  vita
    e il loro cuore non si può fermare.
    E che importa se non ho mai imparato a ballare il tango come si deve?
    Però pago, sorrido e me ne vado che l'esibizione è durata un attimo.

    postato da: Terezita alle ore 09:34 | link | commenti (7)
    categorie: piccole storie piccole
    martedì, 26 febbraio 2008

    TADZIO, la libertà in cammino

    Morte a Venezia-Der Tod in Venedig

    Ho immaginato che Tadzio rappresenti la morte e la rinascita, quella che può consegnarci alla libertà della trascendenza potente del pensiero.

    Tadzio trascendenza-pensiero che cammina, nelle sembianze di un corpo idealizzato.

    La libertà, questo Tadzio mi appare indicare, con quel braccio alzato, al provato Aschenbach nell'ultimo passaggio.

    Ihm war, aber, als ob der bleiche und liebliche psychagog dort drausen ihm lachle, ihm winke; als ob er, die hand aus der hufte losend, hinausdeute, voranschwebe ins verheisungsvoll-ungeheure, ihm zu folgen. Und wie, so oft, machter sich auf.
    Lui però si sentiva come se il pallido e amato psicagogo là fuori gli sorridesse, lo chiamasse; come se, togliendo la mano dal fianco, additando un punto lontano, si librasse in avanti nell'immensità promessa. 
     E come già altre volte si accinse a seguirlo.

    6

    Io e la mia amica Arabella siamo appassionate cultrici di Thomas Mann da sempre, da quando lo abbiamo scoperto, ognuna per proprio conto.

    E poi ce lo siamo dette, condividendo il piacere di un'affinità se non propriamente elettiva sicuramente molto vicina ad esser tale.

    Entrambe prese e stordite dalla cultura tedesca e dall'anima complessa che l'ha espressa.

    Entrambe innamorate della lingua che conosciamo pochissimo ma che amiamo ascoltare, sull'onda delle suggestioni profonde che la lingua della filosofia per eccellenza può comunicare.

    Non pensate all'orrido suono da Sturmtruppen e provate invece ad ascoltare un testo letto da un grande attore...vi ricrederete sulla morbidezza e sui sussurrii che quella lingua può esprimere, anche se non ne capirete neanche una parola.

    Questo mi si impresse nella memoria durante una lezione di tedesco, quand'ancora provavo seriamente ad impararlo: il professore che legge un testo alternando le due intonazioni: quella volgare e un po' caricaturale, da Sturmtruppen appunto, e quella del teatro nobile.

    Sensualità, ecco cosa si sprigionò da quei suoni. Una sensualità che s'avvertiva  suggerita e sottintesa in certi sussurrii delle finali ma che c'era, indiscutibilmente.

    Post a 4 mani, 2 teste e 2 tastiere, mie e di  Arabella.

    Henry DUBUC

       


    postato da: Terezita alle ore 15:14 | link | commenti (12)
    categorie: citazioni, eccessi di logica e annotazione

    Dateci il nostro SCISMA!

    ....se non possiamo aver niente di meglio

    Perchè dopo aver visto imbarcare attrezzi-e così

    <B>"Omosessualità, una devianza"<br>Binetti infiamma il raduno gay</B>

    e attrezzature-lingerie come queste che vedete qui sotto mi chiedo:

    Mortificazione corporale

    per quanto potremo ancora pazientare e dire, emulando il famoso patriota, <tiremm innanz!>?la Parola

    E, poichè il Concilio di Trento qui da noi non è mai finito, non si potrebbe ordinare al bar qualche chiletto di salutare Riforma Protestante e/o

    rimediare un assatanato e sanguinario Enrico VIII che, in preda ai suoi pruriti pubici,  faccia piazza pulita di cotanta paccottiglia eternamente espiatrice e ci spinga a diventare un Paese più dignitosamente incaZZato e, magari, pure più serenamente gaudente?...

    Ahhhhh, a poter rivivere un' epoca da scisma...

    Nel frattempo io continuo ad indossare i capi proibiti...

    Ciclamino

    e a mangiare, godendone, lussuriosi gelati

    decorato stavolta

    sul resto delle mie censurabili attività e passatempi preferisco glissare: son pur sempre  una Signora!


    lunedì, 25 febbraio 2008

    COLPO-Erotico-Rapido-di-Subitàneo-TANGO

    Sàra SAUDKOVà
    Non era certo la prima volta che lo vedeva svestito.
    Ne conosceva bene il bel corpo solido, sempre un po' dorato per naturale colore.
    Ne conosceva le gambe da uomo alto, solide anch'esse, come fossero da atleta. Comunicavano al tatto una meravigliosa sensazione di indistruttibilità, ferme nella loro struttura muscolare piena, quasi una barriera o una base d'appoggio.
    Lei adorava  toccarle, le dava sempre una sensazione forte, da donna fin nel profondo di sé stessa.
    Quel giorno lui si attardava a scherzare sul suo mal di schiena. Proprio lui che agiva sempre di impulso nel desiderio che aveva e le toglieva gli abiti di dosso con insofferenza, come se gli fossero nemici ed avversari.
    Quel giorno invece s’era messo a ridacchiare di sé stesso e del suo malanno guardandola di sottecchi, come faceva spesso, e sembrava volerle suggerire maliziosamente dubbi sulle sue possibilità.
    Lei ebbe perciò il tempo di osservarlo più a lungo e gli notò i pantaloncini nuovi.
    Erano aderenti, di colore azzurro, sportivi e aderenti e con bande colorate alla vita.
    ARBEIT
    Erano molto belli, sembravano un costume di gara, salto in lungo o corsa o salto con l'asta avresti detto.
    Lo fasciavano e gli stavano benissimo.
    Lo disegnavano in tutta la sua prestanza fisica, quasi fosse un esemplare greco riemerso da un fondale mediterraneo, una di quelle stilizzazioni di bellezza maschile di fronte alle quali ti chiedi se siano state davvero ispirate da un modello concreto o concepite come esempio ardito e quasi surreale di estetica.
    Fu così che mentre lo ammirava sentì un impulso fortissimo ad afferrargli i fianchi, a stringergli le natiche tra le mani per ricordarne l’intensa fermezza muscolare che opponevano ogni volta alla sua stretta mentre facevano l'amore.
    E le venne l'impulso di afferrarlo per davvero, quasi  con un po’ di ferocia, con un movimento selvaggio e di tratto maschile nell'impeto, per  togliergli di dosso, in un colpo solo e secco, quel capo che lo rendeva così attraente.
    danza
    Si trovò a pensarsi ed a sentirsi un uomo per come  le insorgeva forte e senza tregua quella voglia di spogliarlo, accesa dal particolare di quei pantaloncini.
    Una contraddizione in sé pensò: quel capo la eccitava eppure non desiderava altro che levarglielo.
    Si trovò davvero a pensarsi come un uomo, con quel desiderio violento, pronto ad agire, diretto, non mediato e selvaggio.
    Perciò si alzò dal letto  e lo afferrò ai fianchi.
    Piccola rispetto a lui dovette impegnarsi per farlo prigioniero ma la aiutò e la facilitò la sorpresa di quello scatto : lui sgranò gli occhi e non fece in tempo a capire quel che c'era in corso.
    Così lo ebbe, con il suo bel capo e poi senza, prigioniero perché fregato da quell'assalto veloce e dalla piacevolezza del sentirsi, come in un tango a parti rovesciate, definitiva preda  di quella donna selvatica.
    Qui sotto il brano Libertango, uno splendore in tango firmato Astor Piazzolla, e alcune scene da The Tango lesson  della regista Sally Potter.
    A ballare, tra tutti, oltre alla stessa Sally Potter, Pablo Veron.
    Servitevi e infiammatevi.

    postato da: Terezita alle ore 09:28 | link | commenti (11)
    categorie: eros e allegati