Non era certo la prima volta che lo vedeva svestito.
Ne conosceva bene il bel corpo solido, sempre un po' dorato per naturale colore.
Ne conosceva le gambe da uomo alto, solide anch'esse, come fossero da atleta. Comunicavano al tatto una meravigliosa sensazione di indistruttibilità, ferme nella loro struttura muscolare piena, quasi una barriera o una base d'appoggio.
Lei adorava toccarle, le dava sempre una sensazione forte, da donna fin nel profondo di sé stessa.
Quel giorno lui si attardava a scherzare sul suo mal di schiena. Proprio lui che agiva sempre di impulso nel desiderio che aveva e le toglieva gli abiti di dosso con insofferenza, come se gli fossero nemici ed avversari.
Quel giorno invece s’era messo a ridacchiare di sé stesso e del suo malanno guardandola di sottecchi, come faceva spesso, e sembrava volerle suggerire maliziosamente dubbi sulle sue possibilità.
Lei ebbe perciò il tempo di osservarlo più a lungo e gli notò i pantaloncini nuovi.
Erano aderenti, di colore azzurro, sportivi e aderenti e con bande colorate alla vita.
Erano molto belli, sembravano un costume di gara, salto in lungo o corsa o salto con l'asta avresti detto.
Lo fasciavano e gli stavano benissimo.
Lo disegnavano in tutta la sua prestanza fisica, quasi fosse un esemplare greco riemerso da un fondale mediterraneo, una di quelle stilizzazioni di bellezza maschile di fronte alle quali ti chiedi se siano state davvero ispirate da un modello concreto o concepite come esempio ardito e quasi surreale di estetica.
Fu così che mentre lo ammirava sentì un impulso fortissimo ad afferrargli i fianchi, a stringergli le natiche tra le mani per ricordarne l’intensa fermezza muscolare che opponevano ogni volta alla sua stretta mentre facevano l'amore.
E le venne l'impulso di afferrarlo per davvero, quasi con un po’ di ferocia, con un movimento selvaggio e di tratto maschile nell'impeto, per togliergli di dosso, in un colpo solo e secco, quel capo che lo rendeva così attraente.
Si trovò a pensarsi ed a sentirsi un uomo per come le insorgeva forte e senza tregua quella voglia di spogliarlo, accesa dal particolare di quei pantaloncini.
Una contraddizione in sé pensò: quel capo la eccitava eppure non desiderava altro che levarglielo.
Si trovò davvero a pensarsi come un uomo, con quel desiderio violento, pronto ad agire, diretto, non mediato e selvaggio.
Perciò si alzò dal letto e lo afferrò ai fianchi.
Piccola rispetto a lui dovette impegnarsi per farlo prigioniero ma la aiutò e la facilitò la sorpresa di quello scatto : lui sgranò gli occhi e non fece in tempo a capire quel che c'era in corso.
Così lo ebbe, con il suo bel capo e poi senza, prigioniero perché fregato da quell'assalto veloce e dalla piacevolezza del sentirsi, come in un tango a parti rovesciate, definitiva preda di quella donna selvatica.
Qui sotto il brano Libertango, uno splendore in tango firmato Astor Piazzolla, e alcune scene da The Tango lesson della regista Sally Potter.
A ballare, tra tutti, oltre alla stessa Sally Potter, Pablo Veron.
Servitevi e infiammatevi.