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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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venerdì, 30 maggio 2008

una Risposta Necessariamente IMPERFETTA

Dmitry GRUNINQualche giorno di solitudine.
Si era portata dietro “La favola pitagorica” di Manganelli, un libro che amava sempre rileggere, così emotivo nella descrizione dei luoghi da farle avvertire la necessità di interrompere di frequente il respiro della lettura.
Era perfetta  la favola di Manganelli per essere gustata sulla panchina di un parco, volgendo di tanto in tanto lo sguardo ai rari passanti del primo mattino: un libro “accondiscendente” verso le digressioni-extra dei pensieri del lettore.
ManganelliCosì , mentre scorreva le maglie delle emozioni nel capitolo su Firenze,  interruppe Manganelli, alzò lo sguardo, e si ricordò dell’uomo dalla traccia fisica sottile-sottile, come quella di un adolescente.
Rivide l’autunno piovoso che lo aveva portato fin lì e subito le tornò in mente l’impressione che aveva avuto incontrandolo, del suo modo amaro d’essere: questa la  primissima impronta emersa.
E l'amaro che saliva da lui le aveva consegnato subito un’idea di fragilità rabbiosa e guardinga insieme, ispirandole un senso istintivo e crescente di giovanile empatia. Solidale e anche tenera.
HORVAT
L'uomo dalla traccia fisica sottile-sottile sembrava scrupolosamente intento a ricacciarsi dentro la vita con spietatezza, come se il nocciolo del  suo cuore amaro non volesse mai né farsi liquido né lasciarsi cogliere.
Il fisico così sottile poi pareva sottolineare e dare forma al passo amaro del carattere.
Si rammentò di quando aveva provato ad abbracciarlo con forza, suo modo naturale ed istintivo: sottile com’era le era sembrato pronto a spezzarsi. 
Sally Potter e Pablo Veron
Il confronto con quel fisico da adolescente aveva prodotto su lei, con tutte le sue incertezze ed un perenne senso svalutante di sé sempre addosso, la strana sensazione d’essersi calata nei panni di una pitonessa. Aveva avvertito con disagio che c’era troppo di tutto nel suo corpo così rotondo. Mai, davvero mai prima di lui, aveva provato  la sensazione di poter spezzare un uomo abbracciandolo.Napoli
E s’era convinta pian piano che anche lui avesse covato le sue stesse sensazioni, considerando come non l’avesse mai abbracciata né a lungo né con convinzione fisica forte.
Perciò, alla fine del loro brevissimo amore, le era rimasto un solo frammento che contrastava cert'impressione di disagio e di disomogeneità, non solo fisica, tra loro: era il ricordo netto di un suono.
Era stato lo spezzarsi repentino e affannoso, molto marcato e decisamente sonoro, del respiro di lui mentre lei, dandogli le spalle, aveva inarcato decisa la schiena nuda, e, disegnando il movimento esatto di una gatta, gli si era fatta  vicina- vicina.
Quello era rimasto l’unico particolare davvero “consistente” dell’onda passionale dell'uomo sottile-sottile, sempre così controllata nel mostrarsi.
Era stato quello il solo boccone di piacere che lei finalmente gli aveva sentito deglutire vistosamente e strozzargli la voce e il respiro.
Ma quel bel suono passionale che l’aveva rassicurata era rimasto figlio unico, ché subito il ritmo dell’ eccitazione di lui aveva ripreso a crescere ordinato, troppo ordinato...
Sàra SAUDKOVà
Rifletteva così, con la favola di Manganelli abbandonata sulle gambe, e pensava che forse ne erano rimasti davvero troppi  di suoni strozzati in lui: aveva forse deliberatamente evitato di regalarli alle orecchie di lei?
Di fatto li aveva negati anche a  sé stesso.
Peccato però per quell’abbraccio lungo e deciso che non era mai arrivato, lasciandola nella convinzione d’essergli sembrata un’irrisolta pitonessa.
un viso greco di Lucania ritratto da Antonio PagnottaPeccato per i tanti suoni d’amore che lei gli aveva lasciato, forse inutilmente, a ricordo. In realtà di suoni d’amore gliene erano sfuggiti solo una piccola parte: il resto l'aveva soffocato,  trattenuta sia dalla preoccupazione della finestra aperta sulle orecchie dei vicini sia dal senso di inadeguatezza per l'incompleto abbandono di lui.
Peccato per tutto quanto era stato tralasciato pensò, di nuovo.
Chissà  se abbracci, suoni e respiri corti  le avrebbero  regalato la certezza di poter abbracciare quell’uomo sottile-sottile come un adolescente con tutta la forza che sentiva. E, soprattutto,  senza correre il rischio di  spezzarlo. favole e biglietti
E questa fu l’ultima riflessione prima di riprendere la lettura della favola di Manganelli:  riflessione che le volò fuori morbida, piana, spontanea, solo appena-appena appesantita da una vaga eco di tristezza.
Somigliava ad un Fado.
Lo stesso andamento malinconico e carico di inespresso.  
p.s.
la canzone che segue la dedico ai due protagonisti del racconto: penso che si riconosceranno entrambi almeno un po' nella storia e nella canzone.
E con questo vi saluto, a fra qualche giorno.
 

giovedì, 29 maggio 2008

i soliti, rancidi, CAVOLI a Merenda

GABINA 

“non è un atto politico”
Lo sento ripetere per fatti disparati e ignobili,  diversi sono avvenuti qui a Roma.
Ebbene, alle mie orecchie quell’affermazione suona ridicola, priva di senso, costruita su un paradosso da quattro soldi.
“non è un atto politico” è affermazione che rimanda semplicisticamente e stupidamente all’assenza sulla scena del fattaccio di simbologie di preciso riferimento e orientamento “ideologico”.
Se non si trovano né tatuaggi inquietanti, o tuttal’più se ne trovano di incoerenti, né magliette con disegni cattivi, né teste adeguatamente rasate, e giusto ogni tanto compare qualche arnese-accessorio-arma pericolosi si dice: “non è un atto politico”.
Solo con un distintivo ben visibile addosso l’atto può dirsi politico, questo sembrerebbe suggerire la tesi più moderna e recente.
Il contrassegno, e solo quello, vale e qualifica il gesto dunque.
La forma simbolica prevale e svaluta il corpo della sostanza.
Mi spiace, non riesco a entrare in una logica così, sa di polistirolo, molto espanso, e io continuo ad amare il “senso”.
Perché  politico è certo sciagurato agire e politico è, in generale, l’atteggiamento che presiede a scelte e comportamenti. Sempre.
Perché politico è sia sentire normali e possibili gesti che contravvengono ai principi di base di una convivenza degna del suo nome sia conferire loro la dignità di “intervento nella discussione”, benché di nulla si sia discusso.
E la dialettica è divenuta parola oscena. Come il rispetto.
Tutti sembrano aver dimenticato che ogni espressione dell’agire nel contesto collettivo è politica.
Ma la politica, intesa come politica attiva, educazione e formazione al vivere civile, se n’è andata da tempo. Vaga sfaccendata per bar e bische di infima categoria.
E’ di quella politica latitante e sfaccendata la responsabilità maggiore di quel che accade.
Per anni si è occupata delle piccole liti di condominio e ha perso di vista regole e progetti grandi.
Molti così hanno creduto possibile “fare in proprio”, regole e forme della convivenza.
E ora a tanti sembra normale questa micro-parcellizzazione del potere decisionale, gestito direttamente, ognuno “nel” e “per” il proprio piccolo cortile, pronti a menar fendenti e a scacciare l’intruso.
E il concetto di intruso, è ovvio, si amplia a dismisura, parallelamente al rimpicciolirsi del “cortile”.
La politica intanto, quella latitante, corre dietro ai suoi piccoli disegni e alle sue rapide voglie e quando s’accorge del disastro si chiama fuori dicendo: “non sono atti politici”.
Certo che non lo sono, ormai le sono sfuggiti di mano, e lei stessa si è persa chissà dove...
 
p.s.:...e qui sotto, non a caso, ho sistemato un bagno di poesia, in canzone- ("Michel" di C.Lolli)- e in immagini ( tra le altre anche "i 400 colpi" di Truffaut).
Mi sembrava il minimo dopo tanto rancidume.

postato da: Terezita alle ore 08:18 | link | commenti (7)
categorie: politicamente affine, surreale e talvolta sconcio
mercoledì, 28 maggio 2008

non poteva essere Altro che FADO

scovato da Paola, in quel di Tusitala*, e gentilmente donato, approda qui, ancora una volta, Ferdinando PESSOA...

*(http://tusitala.blog.kataweb.it/)

Eric BOUTLIER-BROWN

Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l’idea che ci facciamo di qualcuno. E’ un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo. Questo discorso vale per tutta la gamma dell’amore. Nell’amore sessuale cerchiamo il nostro piacere ottenuto attraverso un corpo estraneo. Nell’amore che non è quello sessuale cerchiamo un nostro piacere ottenuto attraverso un’idea nostra. (…) Perfino l’arte, nella quale si realizza la conoscenza di noi stessi, è una forma di ignoranza.
Due persone dicono reciprocamente “ti amo”, o lo pensano, e ciascuno vuol dire una cosa diversa, una vita diversa, perfino forse un colore diverso o un aroma diverso, nella somma astratta di impressioni che costituisce l’attività dell’anima.      
    Come vorrei, lo sento in questo momento, essere una persona capace di vedere tutto questo come se non avesse con esso altro rapporto se non vederlo .
Fernando Pessoa
mi riposo, ora
Vero, l'amore spesso non conosce neanche sé stesso, figuriamoci l'oggetto del suo "muoversi". 
Ed è vero che fondamentalmente ci si specchia e  ci si rispecchia nell'altro, cercando conferme a sé stessi, al fatto di  esistere.
Però forse non è così disperata e "criminosa" questa chiave di lettura dell'esistenza, solo fragile, sì, ma non più della  natura umana nella sua essenza.
Forse è inevitabile anche il leggere il mondo con l'unico paio d'occhi che ci è stato dato.
Il male è altro.
Il male è pretesa crudele di azzerare quel che non si spalma esattamente sopra la nostra immagine e il nostro desiderio, quello che sfugge al contorno che ci siamo tratteggiati.
Il male è voler tagliare quel che dall'idea di noi "sporge" anzichè uscire dal nostro tratteggio e provare a conoscere l'ignoto: lo scenario del mondo.
Costa insicurezza questo,
si paga con grosse cambiali d'umiltà,
e si deve essere capaci  e orgogliosi per non ridurre tutto al perdersi inutilmente nell'identità di un altro.
Ma conoscere, viaggiare alla volta di qualcuno, è comunque amore ed
è  vita da vivere.
Amo Pessoa e la sua vitale malinconia che sa interrogarsi su sé stessa.
Tereza

...e di seguito non poteva esserci che FADO. 


lunedì, 26 maggio 2008

la DUREZZA non trova la Via delle PAROLE

Donne di HORVAT
Ho poco da dire sui fatti del Pigneto, qui a Roma.
Non mi esprimo così per indifferenza o assuefazione, tutt’altro.
E’ che la durezza non trova la via delle parole o la trova troppo affollata.
Così è per il dolore concreto.
Così è per la paura e l’inquietudine di rivedere i fantasmi del male antico a spasso.
Perché se il bene è stato definito banale, il male è stato definito così ancor prima.
E il male è banale almeno quanto il bene, se non di più.
Segue copioni che si ripetono da secoli.
Muove sempre dalle stesse fantasie perverse di superiorità di spirito oltreché di razza, benchè la razza umana sia, per definizione scientifica certa, una sola.
Mi soffermo solo un attimo su chi ha definito folcloristicamente i fatti del Pigneto  il prodotto della
"xenofobia di quartiere"
e cerco di immaginare l'evoluzione possibile del concetto...
"xenofobia di caseggiato"?
"xenofobia di pianerottolo"?
"xenofobia di appartamento"?
e chissà fin dove può arrivare l'esplosivo metodo di rimpicciolimento della scala di misurazione xenofobica.
Ma, in verità,  c’è solo un pensiero che ho formulato subito e che m’è rimasto là, sovrano incontrastato su ogni altra riflessione ed emozione.
Eccolo quel pensiero:
ME LO ASPETTAVO.
E il resto può essere solo duro, durissimo, indigeribile dolore civile.
Non so aggiungere altro.
Tereza
MAGRITTE


BENNY, oh Benny...

 

La più bella rubrica di lettere in blog,

la più divertente rassegna di ovvietà furbine,

la più geniale trovata in tema di pietà cristiana mordi e fuggi,

la più fumettiscamente corrosiva cronaca

sul nostro beneamato Benny-the-Pope

la trovate qui:

http://finazio.blogspot.com/

Si intitola:

Ratzinger

"La Posta del Cuore di Joseph"

E, tenetelo presente, negli elogi mi sono tenuta... 

Ausschnitt aus die Erschaffung Adams


domenica, 25 maggio 2008

incant(ARS)si per una Canzone...

Fotografie tratte dalla conferenza stampa del film La finestra di fronte

Sarà perché mi è piaciuto molto il film "La finestra di fronte".

Sarà per la forza d'attrazione , maschile e umana, esercitata su di me da uno dei protagonisti, Massimo Girotti, uomo di stupefacente bellezza, il cui fascino è sopravissuto integro nella vecchiaia nobile e ispirata. 

Sarà per la suggestività di certi angoli di Roma, del Ghetto soprattutto, e dell'Isola Tiberina, luogo dove amo passeggiare vagando con gli occhi e con le idee, con il fiume e i gabbiani che annullano i rumori di città se, con un po' di convinzione,  ci si lascia trasportare e ipnotizzare dal movimento delle acque del Tevere.

Giovanna Mezzogiorno, Massimo Girotti. Fotografie tratte dalla conferenza stampa del film La finestra di fronte

Sarà...sarà...sarà...

E per ricordare tutto ciò ho pensato di adottare il gioco di parole suggeritomi dal carissimo Finazio che, sulla scia del mio "sui libri ci si libra"**, mi ha regalato il suo "con le canzoni ci si incanta"...

**(http://tereza.splinder.com/post/17171972/LIBRARSI)


giovedì, 22 maggio 2008

Lieve-Lieve, come il frangente richiede...

(SOTTOTITOLO:
tanto per stemperare l'atmosfera e diradare certi miasmi di moralismo diossinico...ché la vita ha anche altre tonalità, per nostra fortuna...)
n.b. trattasi di ideale seguito di:
 
Pablo VERON
Era entrata nel grande magazzino con il desiderio di comprarsi un capo da uomo, cosa che faceva ogni tanto.
Le piacevano infatti certi maglioni sottili e avvolgenti nelle loro dimensioni extra, così come certe camicie patchwork eccentriche, buone da usare al mare come abito.
Girava per il reparto maschile quando fu attratta dall’espositore di biancheria intima. guardo
C’erano tanti bei capi elasticizzati, calzoncini belli da indossare anche fuori, più simili ai costumi per l’atletica che altro.
Mentre s’incantava per i colori squillanti e spesso combinati a contrasto, vide, tra tanti, esattamente il modello che  aveva notato una volta su di lui e che, esaltando la bellezza delle sue gambe solide e della linea dei suoi fianchi, l’aveva spinta a strapparglielo ad un certo punto di dosso, proprio mentre lui gigionava ironico, passeggiando per la stanza,  sul suo mal di schiena.
Ricordò il nodo in gola con cui lo aveva seguito con lo sguardo  nella stanza mentre, forse coscientemente, gironzolava e si pavoneggiava nel suo bel capo: un paio di per lo sguardocalzoncini azzurri con bande a contrasto.
Glieli vedeva allora  per la prima volta.
S'avvicinò all'espositore e prese una confezione di quel modello. Lo estrasse dalla scatola. Se lo rigirò tra le mani e lo ammirò, come se portasse impresso il ricordo del corpo del suo amante. Ne fece scorrere il tessuto tra le dita e poi le racchiuse ad astuccio come se volesse pizzicare qualcosa.  
Era assurdo, e se ne rendeva conto, ma rigirarsi tra le mani quel capo aveva un effetto seduttivo che pareva uscire direttamente dalla memoria di quel giorno.
 Perché lei se lo ricordava bene quell'impulso irrefrenabile: non aveva resistito più a quella bellezza che le passeggiava davanti agli occhi e, presa da una botta di passione istintiva, gli aveva tirato giù l’indumento quasi  strappandolo.
Aveva già rimesso  dentro la scatola il calzoncino dei cattivi pensieri e stava per lasciare il piano quando, presa da irrefrenabile lussuria,  tornò indietro per acquistarlo.
Gliel’avrebbe regalato? Chissà, non lo sapeva ancora, intanto se lo sarebbe portata a casa... 

postato da: Terezita alle ore 11:44 | link | commenti (7)
categorie: eros e allegati, im/penna/te e provocazioni
mercoledì, 21 maggio 2008

di seguito all'AVVISO

mani

Sono stata richiamata- e di richiamo “morale” si trattava-  a non giocare con il destino altrui, a non sbandierare avventatamente la causa della libertà quando la libertà messa in gioco non è la mia e mie non sono le spine che la rendono irraggiungibile, se non a prezzo di infiniti e dolorosi strappi.

Ciò sulla base delle sole mie parole scritte e senza conoscere nulla né di me né della mia storia personale né della mia attuale e faticosissima libertà che di prove impegnative  ne ha conosciute a sufficienza.

Mi  è stato attribuito un carattere di  superficialità e, aggiungo, mi  è stata mossa una larvata accusa di manovre di  persuasione occulta, laddove per  persuasione occulta si intende qualcosa  che s’avvicina molto alla sobillazione fatta per il gusto di sobillare, accusa che dista di pochi passi  da un’altra, inespressa e ben più grave: una sorta di piccolo plagio ideologico in chiave pseudo-libertaria, di tono superficiale ed egoista tout-court.

Orbene, non voglio  argomentare con una parola di più su questo- ho già dato troppo altrove- sia perché la ritengo un’offesa piuttosto grave, una delle poche  sulle  quali non sono affatto disposta a trattare in termini dialettici, sia perché non ho alcun interesse ad ingaggiare una gara per conquistare il patronato morale della libertà di nessuno: posso dispiacermi, e anche moltissimo, della negazione della libertà di un altro, ma ritengo  estremamente irrispettoso cercare di accapararsi la tutela morale delle scelte altrui. BOUBAT

Per quanto mi concerne ritengo di non averne né diritto né capacità e, aggiungo, per mia fortuna.   

Tuttavia vorrei tornare su un punto cui tengo moltissimo svolgendo qualche breve considerazione sulla figura di chi è chiamato a scegliere per la propria libertà  sulla propria pelle.

Accusare così facilmente qualcuno di essere il “cattivo maestro” di un altro conduce dritti- dritti ad affermare che il presupposto “alunno” del cattivo maestro  è afflitto da personalità emotivamente debole e instabile, influenzabile comunque, quando non addirittura segnata da scarsa capacità critica sul piano della volontà e del pensiero.

Ebbene, ho troppo rispetto della dignità umana per trattare dialetticamente su una simile teoria.

Solo dico, rivolgendomi al soggetto "ridotto teoricamente a puro oggetto" dell’influenza altrui, di ripensare sui termini della questione e valutare se veramente ritiene dignitoso continuare ad essere considerato persona a volontà decisionale dimezzata o addirittura assente.

A chi mi ha rivolto l’accusa di essere una sventra-esistenze dico invece di stare tranquillo: non avrà più notizie di me e potrà godersi in santa pace sia il suo patronato morale sia la sua intima convinzione  su di me “sobillatrice e distruttrice” di santi equilibri.

Solo lo prego di sparire altrettanto doverosamente dai miei spazi e, se capiterà di qua per godersi un po’ di perversione ideologica, la mia,  come se si trovasse in uno spazio  porno-intellettuale, faccia piano o potrebbe partirmi una zannata.

A tutti gli altri, che si son rotti a leggere, mando idealmente un sorriso.

Irina VELICHKO


postato da: Terezita alle ore 09:21 | link | commenti (18)
categorie: eccessi di logica e annotazione
martedì, 20 maggio 2008

AVVISO

donne di HORVAT

Dò QUI NOTIZIA DELL'AVVENUTO FUNERALE DI ALCUNE PARTI DI UN POST.

IL POVERETTO HA AVUTO AMPUTATI IL BRANO E LA POESIA PROVENIENTI DA  ALTRO BLOG.

HO VOLUTO SEGUIRE L'ESEMPIO E LA VOLONTà DELL'AUTRICE DEL PEZZO, DA ME A SUO TEMPO PUBBLICATO.

I FUNERALI DELLE PARTI AMPUTATE SI SONO GIà SVOLTI IN FORMA STRETTAMENTE PRIVATA.

AMEN.

http://tereza.splinder.com/post/16879534/Stacco+la+SPINA

PER MOTIVI DI OPPORTUNITà E  DI SANO REALISMO IL POST è STATO RICATALOGATO: I TAG DI RIFERIMENTO SONO STATI SCELTI CON OPPORTUNA E MEDITATA RIFLESSIONE.

A-RI-AMEN   

p.s.

ALTRE SOPPRESSIONI E CONSEGUENTI ESEQUIE DI POST "PERICOLOSI" PER LA QUIETE PUBBLICA VERRANNO ESEGUITE E CELEBRATE MAN MANO CHE MI TORNERANNO IN MENTE. 


LIBRARSI

Sui libri, si sa,

librando

ci si libra

librarsi

E allora, libriamoci!

mi libro

questo post, lo so, è una vera Terezata..., perciò ci aggiungo una versione di Lili Marleen- il testo lo trovate qui sotto- cantata dalla stupenda Hanna Schigulla con la regia di Fassbinder.

Vor der Kaserne
Vor dem großen Tor
Stand eine Laterne
Und steht sie noch davor
So woll'n wir uns da wieder seh'n
Bei der Laterne wollen wir steh'n
Wie einst Lili Marleen,
Wie einst Lili Marleen.

Unsere beide Schatten
Sah'n wie einer aus
Daß wir so lieb uns hatten
Das sah man gleich daraus
Und alle Leute soll'n es seh'n
Wenn wir bei der Laterne steh'n
Wie einst Lili Marleen,
Wie einst Lili Marleen.spruzzi e gocce

Schon rief der Posten,
Sie blasen Zapfenstreich
Das kann drei Tage kosten
Kam'rad, ich komm sogleich
Da sagten wir auf Wiedersehen
Wie gerne wollt ich mit dir geh'n
Wie einst Lili Marleen,
Wie einst Lili Marleen.

Deine Schritte kennt sie,
Deinen zieren Gang
Alle Abend brennt sie,
Doch mich vergaß sie lang
Und sollte mir ein Leids gescheh'n
Wer wird bei der Laterne stehen
Mit dir Lili Marleen,
Mit dir Lili Marleen?

Aus dem stillen Raume,
Aus der Erde Grund
Hebt mich wie im Traume
Dein verliebter Mund
Wenn sich die späten Nebel drehn
Werd' ich bei der Laterne steh'n
Wie einst Lili Marleen,
Wie einst Lili Marleen.

  

e


postato da: Terezita alle ore 09:44 | link | commenti (13)
categorie: im/penna/te e provocazioni