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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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lunedì, 30 giugno 2008

il Feticismo della PAROLA approda in PVT

WALD

Scrisse un anonimo pvtista- che qui denominerò Abyss- lieve  e dissimulatamente astuto coglitore di sfumature, orlini e rifiniture varie :

A-

 …perché, vedi, Tez, se io sono un feticista della musica, delle scarpe indossate da una donna, delle rappresentazioni dell'arte in generale e della moto, be’…tu lo sei, indiscussa, della parola, del suo suono/rumore ed, anche  della sua rappresentazione artistica... questo ovviamente senza nulla togliere al tuo profondo e sensuale legame col significato e con tutte le emozioni che suscita...

T- 

però,

però,

però,

sai che  feticista della parola non mi ci aveva ancora mai definito nessuno?!?

...e sai che ti dico?
che ci hai profondamente preso poiché, com'accade per tutte le passioni forti, lo sconfinamento dalla passione al feticismo è facile ed è quel tratto di percorso ch'è persino sublime da percorrere, direi. 
Perchè l'importante è saperlo.
L'importante è riconoscerselo addosso, senza ricorrere a falsi moralismi e-o asprezze para-ideologiche.

Se non altro per mantenere sempr'attivo e acceso "quel pizzico importante di cazzoneria e simpatia dissacrante che distende tutto come un telo da mare sulla spiaggia"- come scrisse quel fine filosofo contemporaneo, tale...mi pare...Abyss da Roma, ricordi?...

A-

sì, ricordo...ricordo...

^_^

replicò A-, facendo faccina di gatto.

Così, divertiti, Tereza ed Abyss chiusero quella conversazione sul feticismo applicato alla parola.


postato da: Terezita alle ore 12:04 | link | commenti (9)
categorie: pvt , im/penna/te e provocazioni
sabato, 28 giugno 2008

discussioni Cerebrali in PVT e altro...

Pasolini, lNei prossimi giorni vorrei scrivere di Pasolini, personaggio ch'io stimo moltissimo per "il suo sguardo lungo e mai ovvio", ma del quale non condivido alcuni aspetti, riflessioni anzi, per essere più precisa.

Per esempio non condivido di lui né l'opinione espressa a suo tempo sull'aborto, trasudante, a mio modestissimo parere, un'impronta cattolica troppo forte, assoluta e per certi versi cieca per poter rimanere coerente con il resto di lui,  né certa sua idealizzazione del sotto-proletariato che mi viene di definire sacrale, quasi il risultato d'una mistica auto-celebrativa, condotta, peraltro, in assoluta buona fede: e questo voglio assolutamente crederlo.

Sono le celebrazioni a-critiche di massa, esercitate quasi solo e sempre sui morti, e quindi sugli inoffensivi ,  così tanto in voga da un po' di tempo a questa parte, a danneggiare sia l'uomo sia il poeta Pasolini, tant'è che spesso mi chiedo se tanto celebrare, pure da parte di certi insospettabili ex-acerrimi-critici-nemici, gli sarebbe piaciuto davvero.

Nei prossimi giorni ci tornerò su ma, nel frattempo, ripropongo un post tratto da uno stralcio di conversazione in pvt con un acutissimo blogger-poeta nella quale finimmo a parlare di Pasolini...

Ciao a te, acutissimo poeta, e ciao a tutti quelli che leggeranno.

Tereza

biancospino

disse un BLOGGER, appellatosi-voce-verbale-esortativa:

"... per essere autentici non si dovrebbe avere una cultura  ma è vero anche il contrario, allora..."

ci pensò su TereZa-mumble-mumble e citò:

"Pasolini propendeva per l'autenticità senza cultura e, in parte, aveva ragione.
Poi però di questa teoria fece un dogma e, a parer mio, tutto andò a puttane.
Di lui rimase il poeta, a corpo intatto, da vivo e da morto, perchè il commentatore era ormai troppo influenzato dai suoi stessi miti.

Rispetto e ammiro Pasolini ma non lo venero come ASSOLUTO.

Credo che certi "recuperi assoluti", così di moda ora, e certe attribuzioni di santità dogmatica e verbale a tutto tondo non s'addicano all'essere umano e men che mai al poeta."

riflettè il BLOGGER, appellatosi-in-forma-di-voce-verbale-esortativa: 

"condivido, e poi venerare  è sempre peccato d'eccesso" 

ribattè TereZa-ultima parola:

"si può venerare solo l'uomo-poeta, l'unico che salva dai dogmi anche  le parole  e le riconduce al puramente suono." 

Subito dopo i due presero un cachet per il mal di testa...a testa.*/1 di 3

temporali antichi

* per chi volesse leggere anche i commenti:

http://tereza.splinder.com/post/14154408/Scherzi+Cerebrali++del+PVT

p.s.

e questa canzone qui sotto è cucita addosso a tutti quelli come Pier Paolo Pasolini...

 


venerdì, 27 giugno 2008

...ti ricordi?

Bob FANCHER
Ti ricordi di quel pomeriggio ai giardini?
Ti ricordi di quando t’ ho chiesto se tremavi ancora?
So che ti ricordi, che ti ricordi di ogni cosa ma, abbi pazienza,  la mia è una domanda perditempo, un modo come un altro per iniziare la lettera che ti sto scrivendo…ma certo non solo per questo…
E' che quando t’ho chiesto se tremavi ancora non era per dirti di smettere, ma solo per seguire il tuo filo,
e lasciarlo andare poi dove voleva,
e per farti sapere "trema pure se vuoi",
e per tutto il tempo che sentirai necessario...
ché il resto è soltanto tutto da scrivere.
Prendi la penna dunque, prendi la tua, e scrivi quel che ti passa in mente.
E del tremare pure scrivi, ch’io non mi spaventerò davvero…Terezando
O forse un poco, chissà, ma per poco tempo, vedrai, ne sono sicura.
Qualunque pena ti stringa ora, ricordati sempre di questo, anche se è poco.
E io lo so quant’è poco ma è quel che posso fare di meglio ora.
So però quanto può aiutare, a volte, sapere che c’è un posto, o anche solo un angolo d’una persona dove puoi tremare, senza far gran danno e trovando anzi una carezza: come trovare una fontanella d’acqua fredda quando è troppo caldo e poterci mettere sotto i polsi ad attendere che il fresco ti raggiunga ovunque.
Vai, dunque, vai, e vivi, purchè tu sia la tua vita.
Ti voglio bene.
La tua amica, Tereza
 
        

postato da: Terezita alle ore 08:04 | link | commenti (13)
categorie: dediche speciali e riconosciment
mercoledì, 25 giugno 2008

l'ANTICO delle Albicocche

albicocche da Tereza
Qualche pomeriggio fa mi son fermata ad osservare due uomini anziani in un cortile-giardino di case popolari, molte piante e qualche albero da frutto.
Armeggiavano con una scala, anziana anch’essa e un tantino demodé, di legno consumato, come quelle dei muratori d’una volta, intorno ad un albero di albicocche.
La fioritura dei frutti era avanzatissima e molte albicocche erano già defunte, mezze marroni, a terra.
Ma l’albero era ancora stracolmo, tanti lampioncini di un bell’arancio pieno e variegato, spesso pure lentigginoso, ad occhieggiare tra le foglie, anch’esse fitte e d’un bel verde profondo e corposo.
Strano a dirsi un albero così in piena città e con quel carico di frutti, e quei due anziani ad armeggiargli intorno, con i loro movimenti lenti, non sai se più per cautela verso sé stessi o più verso il raccolto.
A gesti gentili e quasi a punta di dita provvedevano a sgravare l’albero: il più magro, quasi segaligno, sulla scala, e l’altro, robusto e tarchiatello ad accogliere tutto in una capace cesta.
marmellata di albicocche
Avveniva in piena città dunque, fra case popolari un po’ tristi, dove il grigio di certe mattonelle di rifinitura, scelte con incuria e senza rispetto, domina e annoia lo sguardo.
Ma quella scena pareva uno spezzone di un vecchio filmato, che so, un ritaglio uscito dai ricordi delle teche Rai- come Mario Soldati che andò in viaggio per l’Italia del dopoguerra, da emulo forse di Goethe e di Piovene nella quasi modernità degli anni cinquanta, con il suo estro giornalistico di gusto popolaresco e raffinato allo stesso tempo.Mario Soldati
C'erano nei due raccoglitori di albicocche i gesti, e c'era la cura dei gesti.
I ritmi lenti e delicati. Capaci di considerare quel che maneggiavano. Gesti contadini.
C'era la vecchiaia che ancora s’adopera al lavoro manuale della raccolta invece di intristire su qualche muretto disastrato.
E quella cesta antiquata, rimediata chissà dove.
C'è che la sopravvivenza di taluni piccoli sprazzi di mondo scomparso ha sempre il sapore di un miracolo che pensavi non sarebbe mai più accaduto.
Per questo mi sono fermata ad osservarli, cercando di non dare nell’occhio.
Pensavo ai miei nonni contadini e m’è venuto sulle labbra un sorriso timido come un soffio.
L’ho nascosto per pudore.
(ricordato e fermato per iscritto sulla linea X della metropolitana, viaggiando nel primo, afosissimo pomeriggio)
p.s.: la nostalgica vena di Tenco m'è sembrata la più adatta per chiudere.

postato da: Terezita alle ore 18:02 | link | commenti (10)
categorie: piccole storie piccole
martedì, 24 giugno 2008

Amor CIVILE

Andate a leggere questo civilissimo- nel senso più nobile del termine- post.

http://lineadombre.wordpress.com/2008/06/22/la-legge-e-uguale-per-tutti/#comment-1963

Le parole abbinate alle immagini sono sale sulla ferita delle coscienze per quel che va accadendo.

Tereza ve lo raccomanda...tanto.

 


vicende di FINE Millennio

SAUCO

Era la penultima sera del '900 e la quinta volta che si ritrovavano.
Ogni volta dopo parecchio tempo, incontri e ripetute separazioni ch'erano iniziati quand'erano giovanissimi.
Quella sera però nessuno dei due sapeva esattamente che  sarebbe stata l'ultima volta, o meglio, lei un po' lo immaginava: sentiva ch'era una sorta di resa dei conti.
E. era ricomparso come le altre volte, vale a dire "quando gli era saltato in mente", quando cioè l'urgenza di rivederla s'era trasformata nella necessità di rivedere sé stesso, il tempo ch'era passato in mezzo dall'ultima volta e fare un po' di conti da perditempo. I suoi soliti conti.
Perchè tutto il mondo di E. viaggiava esclusivamente su lui stesso.
GABINAFiglio unico dei suoi genitori, e di sua madre in particolar modo, aveva finito per credersi figlio unico del mondo intero: così lei lo definiva, lucida e caustica quanto serviva, tra sé e sé.
Ed era ricomparso con la sua arroganza di fondo, travestita di buonissime maniere, di cortesie demodé, quasi un senso di antica galanteria amorosa: la stessa con la quale, assieme alla passionalità eccezionalmente accesa che lo contraddistingueva tanto,  l'aveva letteralmente fregata da giovanissima.
Esattamente come le volte precedenti s'era presentato senza chiedere alcun permesso. Solo un appuntamento aveva chiesto.
E il prima possibile.
E lei glielo avevo fissato per la penultima sera del '900, non potendo fare a meno di riflettere su quella coincidenza,  poiché mai e poi mai si sarebbe augurata un inizio di nuovo secolo e nuovo millennio con lui...
HORVAT
A cena in un ristorante, E. aveva dato fondo alle sue solite lamentazioni esistenziali: più o meno le stesse di quand'aveva vent'anni.
Cupo e tormentato fin dalla nascita, non usciva mai dallo scenario di sé stesso e Il nome sulla foto. Si capisce?adorava in lei la miglior ascoltatrice del mondo.
In effetti era così: lei era un'ottima ascoltatrice.
Ogni tanto s'era ricordata di quando, in un pomeriggio, su un letto disfattissimo d'amore, E. le aveva detto quella frase così sentenziosamente assoluta:
"nessuno mi ha mai ascoltato nel modo in cui tu riesci a farlo".
Anche quella sera, la penultima del '900, lei era stata spesso silenziosa, ascoltatrice esperta, mentre E. si dilungava nei suoi scontati e ripetitivi tormenti, lisciandosi i suoi bellissimi e lucenti capelli, d'un nero così cupo da sprofondare quasi nel blu, com'ali di corvo quasi, lascìto, chissà, di qualche  suo progenitore arabo e predone. Capelli così lei non ne aveva mai più visti. 
Ma E. non s'accorgeva che quell'intensità speciale d'ascolto, ch'aveva percepito in lei così giovane, s'era ormai diluita in uno speciale, complesso e insieme spontaneo disincanto.
Allora, quando l'aveva insignita di quel titolo di ascoltatrice eccellente, lei era davvero molto innamorata e presa e sconfitta da una passione fisica assoluta nei suoi confronti. 
Ora ch'erano adulti per davvero lei lo osservava con un salutare e benevolo distacco, persino mentre faceva l'elenco e l'apparente ammenda dei suoi terribili difetti, per i quali sembrava chiederle perdono.
Per il passato e per il presente pure.LARTIGUE
Ma tanto ogni volta era andata così.
Questo solo lei considerava con distacco.
E. si presentava ogni volta con una dose di apparente maturità in più, mostrandole com'era diventato davvero abile  nella consapevolezza dei suoi egoismi.
Le chiedeva ascolto e amore, e la passione soprattutto, proprio la sua, quella di cui aveva eternamente nostalgia: la stessa passionalità ch'era stata la molla e la condanna che, nel passato,  l'aveva stretta a lui assai oltre il razionalmente accettabile.
Durante quella cena avvertì di nuovo il desiderio di sentirlo in sé e di riprovare quel calore speciale che insieme sapevano accendersi addosso.
Perciò uscirono dal ristorante e andarono a fare l'amore.
Fu prepotente la loro fiamma.
Les_amants_by_RENOUXIntatta.
Quasi temibile nella forza che aveva saputo conservare ma, stavolta, lei sapeva d'essere capace di smetterla quando voleva.
E se ne accorse subito,  un secondo appena, dopo ch'era tutto finito.
E si sentì  libera e potente finalmente, capace di goderselo veramente l'amore fisico con lui. 
"Finalmente- pensò- non può farmi più nulla se non che regalarmi questi momenti speciali".
Per questo se ne prese ancora di quei momenti, in ancora un altro po' di sere dopo quella.
Anche nel nuovo secolo e nel millennio appena scoccato.
etreinteMa non smise mai più d'essere libera.
E. quella sera s'era presentato con una rosa.  
A lei non interessavano particolarmente quei gesti ma, conoscendolo, ne rimase colpita.
FefaLa rosa fu l'unica cosa che conservò quando smisero di vedersi per sempre.
E' ancora lì in un cassetto: nel nuovo millennio aveva scelto di avere accanto solo lei .
Polverizzata ed irriconoscibile. 
Ogni tanto, quando le capita di aprire quel cassetto, le getta uno sguardo: una poco attraente polverina marrone ormai, racchiusa e fermata nel suo originario involucro di cellophane.
La guarda così trasformata e prova sollievo.
A volte ne sorride anche, leggermente.
Poi, prontamente, e senz'indulgere, richiude il cassetto.  
< 

postato da: Terezita alle ore 07:27 | link | commenti (11)
categorie: piccole storie piccole
lunedì, 23 giugno 2008

Grazie, Cris!

Nel frattempo Cristiana* mi ha attribuito in premio una coppa da blogger...

Blogger-Coppa

*http://dicolamia.typepad.com/niki/

però mi chiede l'impossibile: attribuirla, a mia volta, ad altri sei blog.

...be', la svolto così: i preferiti sono già, in parte, fra i link, e gli altri sono già nel mio cuore...

Tereza


postato da: Terezita alle ore 11:15 | link | commenti (1)
categorie: dediche speciali e riconosciment
domenica, 22 giugno 2008

l'Abilità Eccellente dell'ASSASSINO

Al Consiglio di sicurezza dell'ONU, i Quindici hanno approvato all'unanimità la risoluzione che prevede azioni repressive contro i responsabili delle violenze contro le donne:

lo stupro è considerato come arma di guerra

la ROSSA di SAUCO

In uno splendido articolo comparso su "La Repubblica" di ieri, sabato, Adriano Sofri- prendendo le mosse dalla sentenza citata in apertura-post, e riallacciandosi alla carneficina morale e umana della recente e a noi vicinissima, in ogni senso, guerra nella ex-Yugoslavia- scrive, tra le altre cose:

..."il bordello di guerra" faceva culminare il delirio sciovinista e virilista, e svelava il cuore antico delle guerre. Duelli tra uomini, in cui il corpo delle donne è insieme posta e campo di battaglia"...

"lo stupro non è il solo corollario delle guerre, il suo tristo accompagnamento: è un arma delle guerre tra uomini, ma è l'arma simbolicamente decisiva dell'universale guerra degli uomini contro le donne, e che stupro e assassinio di donne in tempo di pace sono una forma di addestramento militare e di caparra privata sulla guerra generale"... 

solitaria spiaggia

Sofri si ricollega , nel suo intervento su Repubblica,anche al libro della scrittrice croata Slavenka Drakulic, dedicato pur'esso alle vicende della ex-Yugoslavia,  intitolato "Come se io non ci fossi".

Il titolo si rifà ad  una frase tratta da "Se questo è un uomo" di Primo Levi,frase che, in questo contesto di discorso, riassume efficacemente e con pochissime parole la terrificante realtà, spesso non percepita in tutta la sua portata distruttivamente duratura, della capacità di annullamento della dignità umana e della persona tutta perpetrata attraverso lo stupro.

La Maddalena addolorata del Caravaggio

Ma Sofri, allargando  e trasferendo il concetto di Primo Levi, arriva a formulare, a proposito delle vittime degli stupri, la frase, riveduta e drammaticamente corretta, "se questa è una donna ".

E lo scrive e ce lo trasmette con sentita compassione e altrettanto sentita pietà, intese qui nel senso nobile, sentimentalmente ed emozionalmente partecipato, della lingua latina: cum-patire e pietas. 

Conclude poi nell'articolo:

pensiero di uomo

"Così lo stupro resta un problema dele stuprate". 
e chiude, rievocando amaro Levi:
"Se questo è un uomo...".

Condivido pienamente queste tesi che illustrano chiaramente il dramma e la ferocia di un crimine che, sebbene perpetrato attraverso e addosso al corpo delle donne, simbolicamente colpisce "altri interessi" e, di conseguenza, pare paradossalmente spogliare, almeno in parte (!), le vittime delle loro ragioni di protagoniste. 

Donne di HORVAT

L'ho scritto già in occasione di un fatto terribile avvenuto a Roma lo scorso novembre:

http://tereza.splinder.com/post/14533679/Gioved%C3%AC+1+novembre.+All%27indom 

Mi sento perciò di ringraziare da qui Adriano  Sofri, sicura di non essere sola in questo, anzi.

Lo ringrazio per essere voluto entrare, sia pure per un momento e sia pure armato solo di pietas e di com-passione, nel corpo emotivo delle donne e nella sua ferità più grande- quella che può lacerarlo e ucciderlo, sia pure non ricorrendo necessariamente alla morte fisica- e  vorrei concludere così:

DA SEMPRE PENSO CHE LO STUPRO SIA IL PIù TEMIBILE, IL PIù PERFETTO E IL PIù EFFERATO DEGLI OMICIDI POICHé è L'UNICO CHE PUò LASCIARE LA VITTIMA FISICAMENTE  VIVA...

Ringrazio ancora Adriano Sofri,soprattutto per le morte viventi che recano impresso sulla carne viva l'orrore della trasformazione del linguaggio d'amore in discorso d'odio e di morte.

Grazie, Adriano, soprattutto perché sei un uomo.

Grazie, per essere un uomo a questo speciale modo, dato, questo, nient'affatto scontato. Purtroppo.la ROSSA di SAUCO

Grazie, da donna.

Grazie, perché ci fa sempre un po' più bene se a parlare così è un uomo.

 Tereza

p.s. qui sotto la Veronica di Krzysztof Kieslowski guarda il mondo attraverso una biglia di vetro...

 


venerdì, 20 giugno 2008

la CATENA di Irnerio approda qui

un sogno che sa di Est

1)Scrivere il nome di almeno cinque poeti di ogni tempo e luogo dei quali si è innamorati;

2) citare alcuni versi significativi di almeno uno dei poeti elencati;

3) in aggiunta o in alternativa al punto (2)- se è vero che siamo un popolo di poeti, navigatori, santi, ecc...- citare almeno un PROPRIO componimento poetico, o anche soltanto alcuni versi di esso/i;

4) per i veri patiti (!) dell'arte poetica, sarebbe gradito un componimento anche brevissimo, appositamento creato e pubblicato , con tutta la spudoratezza*di cui si è capaci, in prima esclusiva per questo gioco blogghereccio;

5) infine...invitare a partecipare altri bloggers (3,6,9...) e raccomandando il rispetto di queste semplici regole ai malcapitati.
Alfons MUCHA
 1)Ne ho scovati otto, citando i primi che mi son venuti in mente e senz'alcun ordine di preferenza...ci mancherebbe!

-Alda Merinila ROSSA di SAUCO

-Silvia Plath

-Emily Dickinson

-Cristina Campo

-Umberto Saba

-Eugenio Montale

-Cesare Pavese

-Pier Paolo Pasolini

2) qui citerò Saba, in una breve poesia che dedicai ad una persona che ho amato molto perchè rappresentava bene quell'amore;Alissa di Bob FANCHER

I morti amici

I morti amici rivivono in te,

e le morte stagioni. Che tu esista

è un prodigio; ma un altro lo sorpassa:

che in te ritrovi un mio tempo che fu.

In un paese m'aggiro che più

non era, remotissimo, sepolto

dalla mia volontà di vita. E' questo

il bene o il male, non so, che m'hai fatto. 

3) nel mio caso questa terza richiesta rappresenta una sconcezza di cui chiedo perdono all'umanità intera e anche agli altri animali, tutti;

PianissimoDonne di HORVAT

Stammi meglio che puoi, amico mio vero,
solo questo ti dico, e sottovoce
e senza insistere
richiudendomi la porta alle spalle
e a piedi nudi
per far ancor meno rumore.
Fa' il meglio che potrai e che riuscirai,
amico mio caro,
il meglio per te,
soltanto,
e sarà sufficiente anche per me.
E quando avrai voglia e tempo
scuserai
il mio non sapere
scrivere poesie.
(p.s.dedicata alla compostezza profonda, bella, severa  e scarna dell'umanità più vera che ho avuto la fortuna di incrociare)
calze libere calze
4) in questo caso- il mio caso, intendo- il termine *spudoratezza sa di eufemismo da salotto buono di fine '800...;
 
Eccesso di senso
Sabina
Spesso penso alla malinconia come
ad un eccesso di senso
ad una sensualità cambiata
maldestramente
di segno...
5) passo la mano a:
- Dario
- Gero
- Impollin(Aire)
- Linea
No
- Offender 
Sogni
disordinato blu
...sperando che non  versino il loro odio nel condotto del mio blog...
Baci a tutti
Tereza

giovedì, 19 giugno 2008

all' Onor degli ALTARI!

Michela Brambilla con le autoreggenti

Partii,scolara giovinetta,

da posizioni anti-lombrosiane tostissime

e ora che son donna fatta

e che son tanto sfatti i tempi

sempre più rotolo pericolosamente verso il lombrosianesimo

estremista

militante ed ideologicamente eversivo:

colpa di quel(Li) che vedo intorno?

Roberto Maroni e Ignazio La Russa

Sarà, boh, chissà...ma a ragion ideologica veduta ed avveduta

ora proclamo un convinto ed  entusiastico:

LOMBROSO!!!

SANTO SUBITO!!!

santa Brunetta

p.s.

oggi stesso mi incatenerò al colonnato del Bernini per promuovere la causa e chi mi ama mi segua!



postato da: Terezita alle ore 14:34 | link | commenti (9)
categorie: politicamente affine