
Scrisse un anonimo pvtista- che qui denominerò Abyss- lieve e dissimulatamente astuto coglitore di sfumature, orlini e rifiniture varie :
A-
…perché, vedi, Tez, se io sono un feticista della musica, delle scarpe indossate da una donna, delle rappresentazioni dell'arte in generale e della moto, be’…tu lo sei, indiscussa, della parola, del suo suono/rumore ed, anche della sua rappresentazione artistica... questo ovviamente senza nulla togliere al tuo profondo e sensuale legame col significato e con tutte le emozioni che suscita...
T-
però,
però,
però,
sai che feticista della parola non mi ci aveva ancora mai definito nessuno?!?
...e sai che ti dico?
che ci hai profondamente preso poiché, com'accade per tutte le passioni forti, lo sconfinamento dalla passione al feticismo è facile ed è quel tratto di percorso ch'è persino sublime da percorrere, direi.
Perchè l'importante è saperlo.
L'importante è riconoscerselo addosso, senza ricorrere a falsi moralismi e-o asprezze para-ideologiche.
Se non altro per mantenere sempr'attivo e acceso "quel pizzico importante di cazzoneria e simpatia dissacrante che distende tutto come un telo da mare sulla spiaggia"- come scrisse quel fine filosofo contemporaneo, tale...mi pare...Abyss da Roma, ricordi?...
A-
sì, ricordo...ricordo...
^_^
replicò A-, facendo faccina di gatto.
Così, divertiti, Tereza ed Abyss chiusero quella conversazione sul feticismo applicato alla parola.
Nei prossimi giorni vorrei scrivere di Pasolini, personaggio ch'io stimo moltissimo per "il suo sguardo lungo e mai ovvio", ma del quale non condivido alcuni aspetti, riflessioni anzi, per essere più precisa.
Per esempio non condivido di lui né l'opinione espressa a suo tempo sull'aborto, trasudante, a mio modestissimo parere, un'impronta cattolica troppo forte, assoluta e per certi versi cieca per poter rimanere coerente con il resto di lui, né certa sua idealizzazione del sotto-proletariato che mi viene di definire sacrale, quasi il risultato d'una mistica auto-celebrativa, condotta, peraltro, in assoluta buona fede: e questo voglio assolutamente crederlo.
Sono le celebrazioni a-critiche di massa, esercitate quasi solo e sempre sui morti, e quindi sugli inoffensivi , così tanto in voga da un po' di tempo a questa parte, a danneggiare sia l'uomo sia il poeta Pasolini, tant'è che spesso mi chiedo se tanto celebrare, pure da parte di certi insospettabili ex-acerrimi-critici-nemici, gli sarebbe piaciuto davvero.
Nei prossimi giorni ci tornerò su ma, nel frattempo, ripropongo un post tratto da uno stralcio di conversazione in pvt con un acutissimo blogger-poeta nella quale finimmo a parlare di Pasolini...
Ciao a te, acutissimo poeta, e ciao a tutti quelli che leggeranno.
Tereza

disse un BLOGGER, appellatosi-voce-verbale-esortativa:
"... per essere autentici non si dovrebbe avere una cultura ma è vero anche il contrario, allora..."
ci pensò su TereZa-mumble-mumble e citò:
"Pasolini propendeva per l'autenticità senza cultura e, in parte, aveva ragione.
Poi però di questa teoria fece un dogma e, a parer mio, tutto andò a puttane.
Di lui rimase il poeta, a corpo intatto, da vivo e da morto, perchè il commentatore era ormai troppo influenzato dai suoi stessi miti.
Rispetto e ammiro Pasolini ma non lo venero come ASSOLUTO.
Credo che certi "recuperi assoluti", così di moda ora, e certe attribuzioni di santità dogmatica e verbale a tutto tondo non s'addicano all'essere umano e men che mai al poeta."
riflettè il BLOGGER, appellatosi-in-forma-di-voce-verbale-esortativa:
"condivido, e poi venerare è sempre peccato d'eccesso"
ribattè TereZa-ultima parola:
"si può venerare solo l'uomo-poeta, l'unico che salva dai dogmi anche le parole e le riconduce al puramente suono."
Subito dopo i due presero un cachet per il mal di testa...a testa.*/1 di 3

* per chi volesse leggere anche i commenti:
http://tereza.splinder.com/post/14154408/Scherzi+Cerebrali++del+PVT
p.s.
e questa canzone qui sotto è cucita addosso a tutti quelli come Pier Paolo Pasolini...





Andate a leggere questo civilissimo- nel senso più nobile del termine- post.
http://lineadombre.wordpress.com/2008/06/22/la-legge-e-uguale-per-tutti/#comment-1963
Le parole abbinate alle immagini sono sale sulla ferita delle coscienze per quel che va accadendo.
Tereza ve lo raccomanda...tanto.

Figlio unico dei suoi genitori, e di sua madre in particolar modo, aveva finito per credersi figlio unico del mondo intero: così lei lo definiva, lucida e caustica quanto serviva, tra sé e sé.
adorava in lei la miglior ascoltatrice del mondo. 
Intatta.
Ma non smise mai più d'essere libera.
La rosa fu l'unica cosa che conservò quando smisero di vedersi per sempre.Nel frattempo Cristiana* mi ha attribuito in premio una coppa da blogger...

*http://dicolamia.typepad.com/niki/
però mi chiede l'impossibile: attribuirla, a mia volta, ad altri sei blog.
...be', la svolto così: i preferiti sono già, in parte, fra i link, e gli altri sono già nel mio cuore...
Tereza
Al Consiglio di sicurezza dell'ONU, i Quindici hanno approvato all'unanimità la risoluzione che prevede azioni repressive contro i responsabili delle violenze contro le donne:
lo stupro è considerato come arma di guerra

In uno splendido articolo comparso su "La Repubblica" di ieri, sabato, Adriano Sofri- prendendo le mosse dalla sentenza citata in apertura-post, e riallacciandosi alla carneficina morale e umana della recente e a noi vicinissima, in ogni senso, guerra nella ex-Yugoslavia- scrive, tra le altre cose:
..."il bordello di guerra" faceva culminare il delirio sciovinista e virilista, e svelava il cuore antico delle guerre. Duelli tra uomini, in cui il corpo delle donne è insieme posta e campo di battaglia"...
"lo stupro non è il solo corollario delle guerre, il suo tristo accompagnamento: è un arma delle guerre tra uomini, ma è l'arma simbolicamente decisiva dell'universale guerra degli uomini contro le donne, e che stupro e assassinio di donne in tempo di pace sono una forma di addestramento militare e di caparra privata sulla guerra generale"...

Sofri si ricollega , nel suo intervento su Repubblica,anche al libro della scrittrice croata Slavenka Drakulic, dedicato pur'esso alle vicende della ex-Yugoslavia, intitolato "Come se io non ci fossi".
Il titolo si rifà ad una frase tratta da "Se questo è un uomo" di Primo Levi,frase che, in questo contesto di discorso, riassume efficacemente e con pochissime parole la terrificante realtà, spesso non percepita in tutta la sua portata distruttivamente duratura, della capacità di annullamento della dignità umana e della persona tutta perpetrata attraverso lo stupro.

Ma Sofri, allargando e trasferendo il concetto di Primo Levi, arriva a formulare, a proposito delle vittime degli stupri, la frase, riveduta e drammaticamente corretta, "se questa è una donna ".
E lo scrive e ce lo trasmette con sentita compassione e altrettanto sentita pietà, intese qui nel senso nobile, sentimentalmente ed emozionalmente partecipato, della lingua latina: cum-patire e pietas.
Conclude poi nell'articolo:

"Così lo stupro resta un problema dele stuprate".
e chiude, rievocando amaro Levi: "Se questo è un uomo...".
Condivido pienamente queste tesi che illustrano chiaramente il dramma e la ferocia di un crimine che, sebbene perpetrato attraverso e addosso al corpo delle donne, simbolicamente colpisce "altri interessi" e, di conseguenza, pare paradossalmente spogliare, almeno in parte (!), le vittime delle loro ragioni di protagoniste.

L'ho scritto già in occasione di un fatto terribile avvenuto a Roma lo scorso novembre:
http://tereza.splinder.com/post/14533679/Gioved%C3%AC+1+novembre.+All%27indom
Mi sento perciò di ringraziare da qui Adriano Sofri, sicura di non essere sola in questo, anzi.
Lo ringrazio per essere voluto entrare, sia pure per un momento e sia pure armato solo di pietas e di com-passione, nel corpo emotivo delle donne e nella sua ferità più grande- quella che può lacerarlo e ucciderlo, sia pure non ricorrendo necessariamente alla morte fisica- e vorrei concludere così:
DA SEMPRE PENSO CHE LO STUPRO SIA IL PIù TEMIBILE, IL PIù PERFETTO E IL PIù EFFERATO DEGLI OMICIDI POICHé è L'UNICO CHE PUò LASCIARE LA VITTIMA FISICAMENTE VIVA...
Ringrazio ancora Adriano Sofri,soprattutto per le morte viventi che recano impresso sulla carne viva l'orrore della trasformazione del linguaggio d'amore in discorso d'odio e di morte.
Grazie, Adriano, soprattutto perché sei un uomo.
Grazie, per essere un uomo a questo speciale modo, dato, questo, nient'affatto scontato. Purtroppo.
Grazie, da donna.
Grazie, perché ci fa sempre un po' più bene se a parlare così è un uomo.
Tereza
p.s. qui sotto la Veronica di Krzysztof Kieslowski guarda il mondo attraverso una biglia di vetro...

1)Scrivere il nome di almeno cinque poeti di ogni tempo e luogo dei quali si è innamorati;
2) citare alcuni versi significativi di almeno uno dei poeti elencati;
3) in aggiunta o in alternativa al punto (2)- se è vero che siamo un popolo di poeti, navigatori, santi, ecc...- citare almeno un PROPRIO componimento poetico, o anche soltanto alcuni versi di esso/i;
4) per i veri patiti (!) dell'arte poetica, sarebbe gradito un componimento anche brevissimo, appositamento creato e pubblicato , con tutta la spudoratezza*di cui si è capaci, in prima esclusiva per questo gioco blogghereccio;

-Alda Merini
-Silvia Plath
-Emily Dickinson
-Cristina Campo
-Umberto Saba
-Eugenio Montale
-Cesare Pavese
-Pier Paolo Pasolini
2) qui citerò Saba, in una breve poesia che dedicai ad una persona che ho amato molto perchè rappresentava bene quell'amore;
I morti amici
I morti amici rivivono in te,
e le morte stagioni. Che tu esista
è un prodigio; ma un altro lo sorpassa:
che in te ritrovi un mio tempo che fu.
In un paese m'aggiro che più
non era, remotissimo, sepolto
dalla mia volontà di vita. E' questo
il bene o il male, non so, che m'hai fatto.
3) nel mio caso questa terza richiesta rappresenta una sconcezza di cui chiedo perdono all'umanità intera e anche agli altri animali, tutti;
Pianissimo





