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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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giovedì, 31 luglio 2008

Tereza's Segnalescion

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Vi lascio per alcuni giorni in compagnia di questa segnalazione.
Si tratta del libro scritto da un’amica di blog, un'autenticamente scrittrice : Giuliana Argenio.
In questi giorni di pre-partenze vi vorrei suggerire di portarlo con voi.
Perché un libro che parte insieme a noi è sempre, almeno un po’, rassicurante.
E’ qualcosa che ci lega al posto  in cui lo compriamo, quello dal quale partiamo, e ci accompagna fin nel posto dove siamo diretti.
E’ insomma un passaporto in più, quasi una compagnia, ma delle più discrete e adattabili ai nostri stati d’animo e non solo a quelli.
profondo violaIo amo molto portarmi in vacanza un libro di cui ancora non ho letto neanche una pagina: è un modo per vivere la lettura legandola al luogo della vacanza.
E poi, diciamoci la verità, scoprire un autore nuovo in un posto nuovo o comunque diverso dal quello dove abitualmente viviamo è un di più, una sorta di benefit, di omaggio-vacanze che ci facciamo e una traccia consistente che riporteremo con noi rientrando a casa.
A fra un po'
Tereza
p.s. tutte le informazioni supplementari sul libro le potete trovare qui:

postato da: Terezita alle ore 18:33 | link | commenti (2)
categorie: citazioni, persona-persone

UOMINI, uomini-Squalo, ominicchi e quaquaraqqua...

Pascal Renoux

Un amico  mi ha scritto un messaggio in pvt che ho trovato molto  bello e, perciò, ho deciso di pubblicarne qui lo stralcio più significativo:

"... le tue provocazioni hanno spesso del sensuale, pur se condite sapientemente dal cerebrale. A quelli col codino riccioluto che grufolano nel fango, il condimento non interessa. Loro riconoscono il profumo della sensualità (travisandola ed immediatamente trasformandola in "miiiiiiiiinchia, questa me la faaaaaaccio!")
Ergo... sono i rischi dello scrivere in modo coinvolgente. I rischi di essere interpretati secondo diverse chiavi personali... a volte basse.
Non dare loro spago, non fare il loro gioco, cazzo!
Ogni tanto sii Sancho, invece del Qujote, saggio, pacato, sardonico e menefreghista ignoratore dell'ignoranza altrui.
L'orgoglio (quello buono) e la voglia di chiarezza lasciateli per chi li merita..."

Jean/ Renoux

A lui mando un grazie supplementare da qui, doppiamente meritato per aver scritto quel che ha scritto ed averlo scritto da uomo, parola-termine-genere che amo stimare e non denigrare per ovvie e  grette ragioni.

Per fortuna ne ho incontrati tanti che sanno dare alla parola amicizia un significato pieno, anche quando hanno di fronte una donna.

Carmel SKUTELSKY

Agli altri- squali e squaletti  della rete- dedico questa specie di canzone:   

Ci sono quelli attratti e fulminati tout-court dalle foto di nudo, poco importa se abbiano o no un valore intrinseco.
Quelli che leggono con gli occhiali appoggiati sulla parte centrale-anteriore dei pantaloni, là dove custodiscono il loro unico amministratore del pensiero a frequenza e tracciato cerebro-piatti .
Ci sono quelli che se nomini la parola sesso, affini ed allegati- ed io gli ho dedicato un’intera categoria di post!- si buttano precipitosamente sull’equazione principesca e di sottile e ardita intellettualità: questa cerca maschi ed attributi annessi, e vvvai!.
Ci sono quelli che neanche l’equazione maxima appena nominata perdono tempo a trascrivere:
perché se ci sei e sei visibile,volontariamente visibile, puoi avere un solo motivo...
QUELLO.
Sàra SAUDKOVA
Vaglielo a spiegare a questi quel troppo innovativo e tanto astruso concetto per il quale, senz’essere un’isterica monaca di Monza ma anzi amando e godendo della vita e per di più della vita fisicamente intesa, non stai sul mercato della rete ad acchiappar volatili poiché, se ti va, te ne vai a spasso e a chiaccherarci di persona…(con i volatili intendo...).
Ci sono quelli che ti scambiano per una merendina che sta lì sul banco, lustra e lucida in carta blog, colorata come un lampioncino a fiammella allegra, così maliziosamente saettante nelle parole da non lasciar spazio ad equivoci sul tuo cercar occasioni e ultime spiagge e saldi di magazzino.
Vaglielo a spiegare che sulle spiagge ti piace camminare a lungo, in compagnia o da sola, alternativamente, e che nell’acqua ti piace buttarti a tuffo, senza per questo omettere di guardare dove cadi.
Vaglielo a spiegare quant’è bello godere della vita tutta, scegliendo sempre però e  senza considerare svilito o inconcludente o dispregiativo il termine attrazione nella sua accezione più complessa e con tutti i suoi allegati e derivati.
la ROSSA di SAUCO
Ci sono quelli- i più- che una donna per intero proprio non sanno cosa sia.
E non sanno o non vogliono sapere che dentro a quell’intero ci sono anche i desideri, tutti, anche quelli carnali, certo, che le Marie-Goretti non mi son mai piaciute ma, anzi,sempre e solo dispiaciute.
A tutti questi squali e squaletti della rete che si sentono forti e tronfi nei loro attributi del quadrante centrale-anteriore e che hanno come unico motto “la parte per il tutto” ( e la parte è quella cui pensate…quella sì, esatto) vorrei dire di risparmiar fiato, scrittura, battiti di tastiera ed altro che qui non c’è lo sportello-utente che vi piace immaginare ma
una Persona.
e il suo nome è Tereza, in arte:
"pane e orgoglio, quest'ultimo da vendere"
(quella stessa che vi dedica con tanta-tanta sbeffeggiante attenzione una linguaccia...che levatevi! )

mercoledì, 30 luglio 2008

il Quartetto originario era PERFETTO/2

bambina
Perciò in un pomeriggio estivo senza grandi eventi, mentre il quartetto originario era occupato in varie e monotone attività, la bambina fuori busta decise di nascondersi.
Semi-consapevole aprì lo sportello della vecchia macchina da cucire, ricordo di sua nonna, e vi si infilò dentro.
La macchina era ospitata in un bel mobiletto di noce, tenuto con cura e affetto da sua madre dove, una volta richiuso lo sportello, si rendeva invisibile il contenuto, come fosse un mobile tra tanti.
l
Così quel ricordo in legno di noce nascose perfettamente anche la bambina fuori busta che vi si accovacciò comodamente dentro, sedendosi sulla bella pedana in ferro battuto, decorata come s’usava un tempo e con la scritta della marca in bella mostra e a belle lettere, scolpite con grafia elegante sul metallo.
E la bambina fuori busta si mise in attesa.
All’inizio, dopo un buon quarto d’ora o forse più, udì le voci tranquille del quartetto originario che la cercavano a voce neanche tanto alta.
Dopo pochi minuti però le voci iniziarono a rincorrersi e a interrogarsi tra loro sulla sorte della bambina. Man mano che le risposte a quegli interrogativi si stendevano allarmanti le voci iniziarono a crescere d’intensità drammatica e di volume.SGOMENTO
Qualcuno del quartetto simulò pure, sia pure con poca convinzione, un rimprovero lanciato genericamente in aria per quello che ipotizzava essere uno scherzo fuori posto, ma durò poco.
La paura e la disperazione divennero pian piano le uniche governanti delle voci del quartetto originario mentre i suoi movimenti si facevano convulsi: un correre per tutta casa e un cercare ovunque sempre più rapido, sempre più accompagnato dal solo risuonare del nome della bambina fuori busta senza nessun’altra parola a seguire o a precedere.
Lei intanto, la bambina fuori busta, rimaneva silenziosa e perfetta nell’immobilità nel suo nascondiglio e si sentiva come un’aliena che studia i terrestri da un'astronave.
Registrava i sentimenti che s’andavano affacciando via via più veementi nei toni disperati del quartetto originario e ne prendeva nota mentalmente, senza decidersi ad uscire dalla tana. Certo avvertiva qualcosa di strano in sé, come una scissione tra l’emotività scossa da quel trambusto e lo spirito freddamente indagatorio con cui resisteva all’impulso di farsi ritrovare per poter continuare ad osservare quel che accadeva.
donne di HORVAT
Infine, quando sentì la voce di sua madre cader giù in un abisso senza risalita di dolore disperato, mentre chiedeva ai figli più grandi di controllare se la bambina fuori busta fosse caduta giù dal balcone, capì ch’era ora di finirla.
Così uscì e si fece uscire la voce finalmente, mentre i quattro accorrevano con l’aria emotivamente più incatalogabile del mondo.
La bambina fuori busta indicò solo il suo nascondiglio, quasi a sfidare e sottolineare la pochezza dei suoi cercatori, e non spiegò nulla sulle ragioni di quello scherzo terribile.
HORVAT
Si sentiva strana però, aliena, come fosse ancora sull’astronave a prendere appunti su quel quartetto di terrestri.
L’unica cosa che le riuscì naturale di fare fu di andare verso sua madre e poggiarle la testa sulle ginocchia: la madre s’era seduta, sfinita dopo aver emesso quella nota più acuta di tutte nell’indicare il balcone, proprio il suono che aveva convinto la bambina fuori busta a uscire fuori dal nascondiglio.
Chissà poi per quale motivo, giorni fa, quando la non-più bambina fuori busta finì di raccontarmi questa storia aveva gli occhi pieni di lacrime e le labbra che le tremavano.
2 di 2-fine.
p.s.: qui sotto Eva Cassidy in Autumn leaves 

postato da: Terezita alle ore 14:02 | link | commenti (10)
categorie: piccole storie piccole

il Quartetto originario era PERFETTO/1

bambina
La bambina era vivacissima, spesso addirittura incontenibile e ingovernabile e, soprattutto, aveva un forte, istintivo spirito contraddittorio che le faceva dir la sua su tutto, con la spietatezza propria della sincerità infantile sì, ma unita ad un senso quasi disperato della giustizia a tutti i costi.
L’effetto sugli adulti di tanta foga polemica era a volte comico e, più volte, sfinente.pimpa_main
La bambina era nata a parecchi anni di distanza dai suoi fratelli e ciò era capitato sicuramente per errore o mancata accortezza.
Di fatto, in quell'essere fuori busta e fuori programmazione aveva trovato, suo malgrado, già il segno della sua collocazione più propria.
Così accadeva che, benché fosse ancora in un’età davvero troppo precoce per covare certa dura e pragmaticamente dolorosa consapevolezza, la bambina fuori busta formulasse prestissimo il pensiero sottilmente molesto d’aver infranto l’equilibrio del quartetto originario della sua famiglia: un equilibrio che benché precario era stato pur sempre un equilibrio.
I due genitori e i due figli, un maschio e una femmina, nati a breve distanza l’uno dall’altro, rappresentavano in verità una formula per convenzione perfetta, l’equilibrio del quartetto familiare originario, quello che lei, frutto di una notte di un gelido dicembre, tra le montagne aspre di un appennino tra i più scontrosi, aveva interrotto.
pollino
La bambina fuori busta si avvertiva proprio sempre così: come una nota schizzata via fuori tempo massimo e per quello a volte sentiva di dover impegnare tutta la sua passione e, spesso, anche la sua veemenza per difendere le sue ragioni d’esistere e di scegliere.
Da questo le era nata insieme all’uso della parola una forza contraddittoria sempre accesa che sentiva di dover spendere generosamente per sé, ma non solo.
Le era toccata in sorte una coscienza pungente nella sua lucidità esasperata, qualcosa che lambiva spesso il confine di quella piccola follia in versione domestica che chiamano nevrosi.
Fu così che a quattro anni o poco più, in un pomeriggio d’estate,concepì un’idea balzana, lucidissima però nell’intenzione, sebbene coniugata e tradotta nella sua lingua infantile, un’idea che sapeva di piccola vendetta verso quel quartetto originario ma sapeva anche di segnale di visibilità e di dimostrazione di potenza…
BOUBATNulla di quel che la bambina fuori busta stava per fare era stato così articolatamente intellettualizzato ma quando, ormai donna fatta, poco tempo fa, me lo ha raccontato mi ha detto:
“…sai, io ricordo perfettamente quanto fossi determinata in quel progetto…certo, l’idea nacque lì per lì, un’idea da marachella infantile, ma ricordo benissimo d’averla voluta condurre sino in fondo. E rivedo la mia consapevolezza come fosse una parete di lacca: lucida e consistente. E rivedo il mio film e i fotogrammi dei miei stati d’animo come scorressero qui ora…”
(1 di 2/continua)
(versato stamane in parole scritte sulla linea H della metropolitana)
p.s.: qui sotto "Bloodflowers" , The Cure.
Grazie a Lab-Sound  per la segnalazione, ancora una volta.

postato da: Terezita alle ore 08:14 | link | commenti
categorie: piccole storie piccole
martedì, 29 luglio 2008

Breve Commento-Sfogo post-sociologico

rombetti

L'ITAGLIA la fanno gli ITAGLIANI.

Quest'è inconfutabile.

E la fa soprattutto il più ITAGLIANO di TUTTI.

Come dar torto a  quanti, ITAGLIANI DOC, lo amano?

Come non riconoscere quanto obiettivamente li rappresenta? soprattutto in queste movenze classiche...

A quanti in ITAGLIA nacquero per caso e, talvolta, per disgrazia, non resta che guardare il mare e l'orizzonte lontano e, se del caso, se qualche ITAGLIANO doc  si avvicina troppo o si fa troppo molesto scaricargli addosso una vendetta verbale, di quelle belle, classiche, mutuate dalla saggezza dei Padri...tipo questa:

te potisse pijà 'na fevre ka te cacce i fforze e t'sarridduce comm'a nu stuozze 'e 'ndestine fraciche 'e puoerche...e po' ti pijasse pure  nu 'nsurtu  ka stienne i zamp-e chiù de na zampana qu na stampata 'nda sccarpa...a ttia e a soreta!  

KLEIN

N.B.:l'importante è metterci tanta convinzione...potrebbe sempre funzionare e...ZAC! FUORI UNO!

p.s.la maledizione riportata nel testo è farina del sacco della sottoscritta; l'ho composta così, in perfetta e solitaria creatività e sotto lo stimolo intellettuale dato dall'incontro in rete con due luminosamente beceri esemplari di itaglianità tavernicola, da "mi gratto i coglioni in pubblico e me ne vanto pure"...

A loro, "Membri" così finemente titolati della platea Splinder, la mia sentita dedica di questo post.

con ossequio

Tereza


l'Eccessiva TRASPARENZA del Dolore

finestra in rovinaNel mio primo viaggio a Praga, a meno di dieci anni dalla caduta del Muro, camminavo cercando negli sguardi di strada un'eco di quelle famose giornate dell'agosto 1968.
L’andavo cercando negli occhi di quelli ch'erano stati giovani allora: pure soltanto un'eco sottile-sottile mi sarebbe bastata, ma non ne trovai traccia.
Rapita e sospesa su una frequenza di mezzo sogno, appena uscita dalla febbre di sindrome stendhaliana che m’aveva prostrato la prima sera all’arrivo in città, camminavo facendo due rapidi conti anagrafici per individuare i volti dei probabili sognatori del 1968: volevo cogliere la traccia se non della ribellione almeno del rimpianto sulle fisionomie invecchiate dei passanti.
1968, a oriente
E trovai, sì, i volti marcati dal tempo di quelli che potevano essere stati, più o meno, i ventenni dell'epoca, ma trovai soprattutto un'indecifrabile assenza d'emozione su quelle facce, sguardi sempre sfuggenti, come per eccessiva e innaturale trasparenza; vetri opachi e malandati sembravano, buoni a far passare la luce indifferentemente e null'altro.
Ripensai allora alla storia di Tereza e Tomáš e di Sabina, al loro non Sabinarassegnarsi, ma niente sembrava essere sopravvissuto, né la pena né il sentimento della rivolta, neppure covati nella malinconia.
Non appariva sulle fisionomie dei praghesi superstiti della Primavera la benché minima traccia né del dolore cocente di Tereza, fatto di lacrime spontanee ed ingovernabili, né del dolore introiettato di Tomáš, così civile e composto fino all’ ironia, declinato in tono maschile-amaro e né, infine, del dolore pervasivo di Sabina, forse il più forte di tutti anche se assai poco espresso e narrato.
E dire che ne avevo guardate di foto storiche di quell'agosto impietoso e ladro del 1968: le strade piene di gente d'ogni età, giovani in assoluta maggioranza.
a oriente nel 1968
E dire che  ne pubblicano ancora di queste raccolte fotografiche, in ultimo, recentissima, quella di Josef Koudelka(*), in uno splendido volume edito da Contrasto.
Eppure allora non trovai alcuna traccia, solo sguardi vuoti, privati di spessore emotivo nell’eccessiva e alienata trasparenza, volti ch’erano divenuti anonimi filtri di luce.Milena
Non trovai traccia né del sogno della Primavera né della rivolta dell’agosto 1968 e il motivo- me ne convinsi subito- non poteva risiedere solo nei tanti anni trascorsi.
Finché, nel passare dei giorni, iniziai ad immaginare cosa potesse significare quel vuoto nelle pupille senza tempo e senza ricordi dei passanti praghesi.
Franz Kafka
Quel vuoto raccontava la perdita della speranza divenuta abito mentale, natura assoluta, primaria e spontanea. Sostituitiva d’ogni altra cosa.
Raccontava la sconfitta, quella vera.
E pure oggi, a ciclo storico concluso, nel nuovo, libero e dispersivo ordine ove anche Praga  s'affaccia, rischiando di perdere, strada facendo, le storie e le leggende che le lastricano l'anima e le vie, quell'alienazione sopravvive: è il segno di un' anima finita in un sogno troppo grande, persino per quell'estate di quel geniale anno 1968.
Questo credo.
Ich liebe dich, Praha.
(*)
http://www.magnumphotos.com/Archive/C.aspx?VP=XSpecific_MAG.PhotographerDetail_VPage&pid=2K7O3R135R3G&nm=Josef%20Koudelka
p.s. è uscita da poco una raccolta di scritti di Angelo Maria Ripellino, l'autore del famosissimo "Praga magica": si tratta degli articoli redatti per il giornale L'Espresso.
Dentro troverete tutto quel che occorre:
scritti di Ripellino
una magnifica scrittura, il senso lucido della storia non privo però di esaltata e deliziosamente infantile speranza e, a seguire, anche la disillusione e il dolore di Ripellino che sentiva Praga come sua remota e radicatissima Heimat.
E basterebbe già solo la raffinatezza della penna di Ripellino per aver motivo di leggerlo.
Oggi nessuno scrive più così.
Praha, Ich liebe dich.
p.p.s.: qui sotto Tereza e Sabina

lunedì, 28 luglio 2008

il...PremiONE

Ecco qui sopra l'ultimo premio, ultimo però solo in ordine d'arrivo, tributato al blog e alla bloggera padrona di casa, detta familiarmenteTeZ.

Me lo assegna  Blogger: argeniogiuliana , titolare del blog Parole di vetro* con questa motivazione:

Premio Dieci e lode a Terezita
Per contenuti e stile narrativo.Per spessore e sensibilità. Con tutta la mia stima.

*http://argeniogiuliana.splinder.com/

Ovviamente qui di mio non aggiungo nulla: vado solo a infilarmi nell'angolino buio...

A domani, vi parlerò della mia amatissima Praha

 a quarant'anni da quel famoso agosto di quel geniale anno 1968

ciao...


postato da: Terezita alle ore 19:04 | link | commenti (3)
categorie: dediche speciali e riconosciment

in tanti...

40.000,
a più fili
in tanti
siete passati da qui
e
il 10 agosto
il blog TereZa
compirà un anno...
GRAZIE
librarsi

postato da: Terezita alle ore 11:52 | link | commenti (7)
categorie: dediche speciali e riconosciment

Bagagli INADATTI

Jean/ Renoux
L’uomo aveva una valigia esageratamente grande per la brevità del viaggio.
Ed era sempre così che viaggiava.
Dentro a quella valigia le cose ballavano e si mescolavano: abiti con oggetti e biancheria e accessori per la toilette.
Gli oggetti poi talvolta si infilavano in anfratti imbarazzanti degli abiti e della biancheria con effetto comico e allarmante al momento di vestirsi.
 Lei aveva notato subito l’incongruenza di quelle dimensioni.
Quando l’uomo aveva aperto il suo bagaglio nella stanza d’albergo dove s'erano sistemati  aveva avuto la conferma che quella valigia era quasi vuota e s'era fissata con lo sguardo sulle sue pareti interne marroni, semi-nude di contenuto: era davvero inadatta, e gli indumenti ne uscivano necessariamente spiegazzati per il troppo nuotare.
partenzeEppure lui viaggiava così spesso per lavoro, e da anni e anni per di più... Per questo lei avevo trovato inspiegabile l’insensatezza e la scomodità di quella valigia troppo grande e, soprattutto, si chiedeva come mai l'uomo non avesse mai provveduto a cambiarla.  
Pensò di farglielo notare, con delicatezza certo, ma poi lasciò perdere: sarebbe stata un’intromissione nella vita quotidiana di lui, quella di cui lei non avrebbe mai fatto parte, quella amministrata da altre mani, a lei necessariamente sconosciute.
Eppure ora, seduta sul letto, mentre lui era occupato e assorto a raccogliere e ordinare le carte, non riusciva a distogliere lo sguardo da quella valigia aperta: le pareva di vederci dentro le viscere di lui, buttate a casaccio e intrecciate con altri oggetti disparati, senza alcun legame tra loro e senza alcun senso, né di cura e né di appartenenza. 
Esattamente come appariva lui.
Scelse dunque di non dirgli mai nulla.
JONVELLE
Molte volte lo andò a prendere all’aeroporto o alla stazione e la valigia era sempre quella: suonava spesso di vuoto e di rotolar d'oggetti ad ogni movimento.
Quando non si videro più lei ripensò ogni tanto a quel bagaglio mal progettato e si diede una spiegazione di tutto: né lui né altri a lui vicini avevano mai avuto una vera cura di quell’esistenza che procedeva così, ad eventi e sentimenti e oggetti riuniti alla meglio.
Ma di una cosa si convinse in quella riflessione e cioè che,alla fin fine, non v’erano probabilmente  mai stati  grandi strappi in quel procedere casuale e mal mescolato, solo una sorta di sonnolenza esistenziale ch’era iniziata chissà quando…sicuramente molto, molto prima che lei apparisse nella sua vita.
p.s.qui sotto "Gabriel" dei Lamb, segnalata da Lab-Sound:
thank you, for your precious chicche.
  

postato da: Terezita alle ore 07:55 | link | commenti (5)
categorie: piccole storie piccole
domenica, 27 luglio 2008

il Senso e l'Umano in PVT

Non posso non saltare,piacevolmente saltare, sulla sedia nel leggere/ricevere parole come quelle che ho voluto trasporre qui dal pvt: dette per di più da chi non mi ha mai vista, né sorridere, né piangere, né annoiarmi o altro. E penso necessariamente al resto...a tanto e inutile resto, vuoto d'umanità.

Igor AMELKOVICH

Tez:
non ti preoccupare di esternare i tuoi momenti da lamentevol-gnegnetto-gnegnoso: ho capito che è un tuo lato, una parte del tutto, una specie di tuo saltuario intermezzo a leccarti le zampette nell'angolino...capita a tutti...e poi, sapessi che intermezzi di densa malinconia affliggono me, e con che frequenza, Lab-Sound!
Lab-Sound:
non so la frequenza... ma un po' "d'intensità" l'ho sentita, Tez... e non parlo certo dei tuoi post.

Tez:
Sapessi come mi ha colpito quest'ultima cosa che hai scritto...e dire che io penso sempre d'essere di un'assoluta "volatilità"...

Lab-Sound:
mi fa piacere non essere il solo a tornare sugli scritti per ricogliere qualche frutto... davvero credevi di essere così volatile e leggera?!?
oh, ma tu lo sei, nel modo di porti, Tez...ma per scrivere così bisogna essere attori... di quelli bravi... ma bravi perchè sanno sentire e vivere a pelle tutto... e se sei così non hai scampo dalla malinconia di cui parli.
è SEMPRE un piacere "leggerti", Donna...

Tez:

Stupendosi

che bella cosa mi hai scritto
bella
bella davvero
altro che i Salmi

un Grazie
pulsante-G
razie.

 

A te,  Lab-Sound,

dedico un fiore viola, il mio colore dell'anima, e una delle canzoni che mi hai segnalato.

viola

Ciao, Lab-Sound,

qui Tez

p.s. e per non dar troppo spazio al lacrimal-commozionevole, tonalità ch'io non posso, da quercia luterana, praticar troppo senza provare sentimenti di aspra auto-censura (son pur sempre un Vero Uomo!) ti segnalo, caro Lab-Sound, che sto per farti recapitare anche la Tez-Pirofila da forno...

^__^   

p.p..s. qui sotto, per tutti gli altri:Bird of passage,dai "The mission". 


postato da: Terezita alle ore 10:37 | link | commenti (8)
categorie: pvt , dediche speciali e riconosciment