Mi scrivono in un commento al post "mater" :
"...Qualcuno (sappiamo chi) anche questa volta troverà queste mie parole leziose, teatrali, barocche...
Pazienza; ma è quello che mi viene dopo aver letto.
E infondo, chissenefrega di chi deve sempre ritorcere sugli altri la propria malafede.
Scusami...".

Nulla di cui scusarsi, carissimo.
Questo blog è sempre aperto per chi, come te, ha un cuore così deliziosamente nudo e manifesto.
La forma? serve solo a chi non ha il contenuto.
Per gli altri, per quelli che guardano oltre la forma, essa è un dettaglio sul quale ci si può anche soffermare, per curiosità o attenzione al dettaglio, ma sempre di dettaglio si parla...appunto, e punto.
Vai tranquillo qui da me, dunque, e non scusarti mai più, neanche degli sfoghi: a che servono sennò gli amici?
e poi...tu lo sai io da che parte sto, no?...
un abbraccio grandissimo da
Tez
il seguito dei Tonties: in pvt, dopo la telefonata.

Tez
-Bella voce davvero la tua...
Tonto
-e cioè?
com'è? com'è? com'è?
dai
dai
dai...
Lo sai che sono curioso come una scimmia femmina e questo messaggio non è da te, così sintetico, senza una descrizione o una considerazione più approfondita.
Be', se non ti va non me la prendo, lo sai, vai tranquilla!
Un bacio.
Tez
-hai esattamente la voce che ti immaginavo:
una voce giovane, e lascia perdere l'età, intendo altro, morbida, chiara, dichiaratamente ragazza nell'intonazione aperta e un po'indifesa. Ci passa dentro l'ingenuità e un po' di timore, una lieve ansia ma anche la voglia di trasmettere umanità e calore.
Bello quel che racconta di te.
Sono sempre sincera e mai adulatrice, lo sai ormai: è solo cronaca, dovuta cronaca questa mia...
Tonto
-WOW!
grazie!
Tez
-non mi devi ringraziare, non c'è complimento inteso come forma di ossequio costruita o abbellita in sovrappiù.
Solo gradevolezza registrata e descritta al meglio, così come mi veniva...
Tonto
-eccheppalle sta storia del non mi devi dire grazie!!!!!
basta, Tez!!!!!!!!!
Quel WOW stava per "ammazza che bello!"
Ma guarda un po' se uno non può nemmeno reagire come si sente...SGRUNT!
Tez
-Hei! sto ridendo piegata in due perché un solo secondo dopo averti scritto ho pensato:
"MORTé! come sò pesante e pallosa!"
Un bacio per chiedere scusa...e ora ti chiamo, così ridiamo insieme e mi dai della pallosa- così come merito- in diretta!
Esempio di sfottò in pvt tra due dementi,fetenti e contenti

Tez
-...senti, sorcè, se ci vuoi credere bene, sennò chissene! non ricordavo fossi così affezionato a Nietzsche quando ti ho proposto quel passo. Me l’avevi già detto? sì, può darsi, ma non me ne ricordo...e poi, scusami, sai, ma nel mare di palle serissime e cazzatone sublimi che intrecciamo ma che ne so...uffa! e poi piantala di chiudere ogni volta i tuoi messaggi con numeri che sembrano quelli di un cellulare, maledetto fetente!
Tonto
-...hehehehe...non ne hai centrata una stavolta, cara la mia Pedissequa… te le ripeto da capo, così ripassiamo insieme tutte le cantonate che hai preso, la mia esimia e adorabile maestrina penna-rossa...
Tonto enumera sadicamente tutti gli equivoci e tutti i tranelli narrativi in cui s’è precipitata la Tontissima Tez.
Tez
-sto a rosicà come ‘na terrona invasata anzi…me staije a rusichere u’ fiecate, fetiente cha nun sì avutre! ora ho capito sìììì! ci sono arrivata sì, maledetto sorcio…roarrrrrrrrrrrr...questa volta quello che compare a fine messaggio è proprio il tuo numero di cellulare...allora mò te chiamo, fetente...
Tonto
-...io maledetto? io? il sorcio più dolce-docile-facile che tu abbia mai incontrato in questo oceano di bites e pazz-androidi? scherzi, vero? mica è colpa mia se avendo l’occasione di rivelarti in tutto il tuo splendore Sherlock-Holmico t’affoghi in un ditino d’acqua e non ne centri una…ma facimm’ ‘o piaceeeeeere, adorabile Tonta!
^__^
Tez
-mò te scaijo ‘na saetta!…roarrrrrrrrr
"c'erano tre sorcetti
sopra un tiro a quattro
con nove mele nel cestino
ecc..."
Ogni riga un numero...
Tonto
-madooooooonna! ecco cosa significava!...sono scemo perso...dio che vergogna...
Tez
-ahahahahahaha! sto per avere un un collasso comico! non c'eri arrivato? davverooooooooo?!? e io che pensavo..."'anvedi il sorcetto che razza di maestro zen si rivela!"
Tonto :
-...allora avrai pensato pure: "...anvedi che stronzo..."
Tez
-no, quello no, anche perchè quando cercavo di indagare rispondevi sempre, esattamente come il più sublime dei maestri zen:
"ogni cosa a suo tempo, Tez....lentamente..."
Però mò me sto a regge la panza dar ride'...hehehehehe...
Tonto
-che figura...e io dagli a chiedermi "...ma che vorrà dire sta' filastrocca?" Pensavo ad un indovinello cerebralissimo, da femmina-ultra-cerebro strutturata...e invece...dio come sono tonto...
Tez
-vabbè, dai, sei in buona compagnia, la mia cioè.... anzi, ora ti chiamo subito e ci diamo del tonto in diretta, ok?
La Tez chiama, il Tonto risponde e la telefonata procede tra singhiozzi di risa soffocatissime e strozzatissime.

Mi ricordo del nocciola caldo nei tuoi capelli fini, così diversi dai miei, e mi ricordo del loro colore che t’invidiavo sempre.
Mi ricordo del tuo ultimo vestito, nero, di crepe di seta, con piccolissimi boccioli di verde brillanti sparsi sopra.
Un amore su di te che nel verde e nel nero splendevi.
Mi ricordo di quando avevo scelto la stoffa immaginando come ci avresti brillato dentro con la tua pelle chiara.

E mi ricordo di quando mi hai comprato l’ultima bambola, dopo tanti anni da quella precedente .
Era la tua ultima estate e io non ero certo più in età da bambole.
Mi ricordo della signora del negozio di giocattoli in quel paese di montagna: ci guardava con simpatia soltanto e nessuna grande o scandalizzata sorpresa, sebbene non sia roba da gente a posto comprare bambole alle ragazze di quasi vent’anni...a meno che non si sappia osare d’essere inusuali.
Ma tu sapevi essere inusuale, pure nella tua immensa severità.
E io e te, insieme, inusuali lo eravamo sempre,
nel bene e nel male
nell’amore mai confessato e nelle liti a sangue.
Perché tu eri fiera come nessuna ma eri anche una fiera, e con me soprattutto lo eri.
Con me che ti somigliavo troppo ma non mi piegavo: non come t’eri piegata tu, dolente e orgogliosa.
E orgogliosa e dolente eri rimasta sempre.

Mi ricordo di come disse di te quello che ti conosceva appena:
“che bella donna è tua madre, mi piace proprio tanto così fiera com’è…” , ma lo disse a me, ché con te non si sarebbe mai permesso.
Mi ricordo di com’era difficilissimo fregarti: vedevi ovunque e mi leggevi persino i pensieri.
Una così terribile, uguale a te, io non l’ho mai più incontrata, e spesso penso che neanche esista.
Mi ricordo di questo, sai, perché mi hai costretto ad un esercizio quotidiano durissimo per acquisire una scaltrezza olimpionica e portare in salvo e in porto le mie libertà.
E mi hai reso più tosta del più tosto dei marines, davvero.

Mi ricordo di te e di quando dormivamo accanto e mi hai preso un polso, l’hai stretto tra le mani e hai sussurrato:
“guarda come ti sei ridotta, sembri un uccellino, sei troppo magra…sì rimast’e sule pell’ e uosse”.
Mi ricordo che nell’ultimo anno della tua vita ci facevamo sempre meno la guerra: ti percepivo sempre più fragile anche se non conoscevo nulla del tuo cuore precocemente stanco.
Nessuno di noi del resto ne sapeva niente e tu, caparbia, non ce ne raccontavi nulla.
E questa è l'unica cosa che non ti posso proprio perdonare.
Mi ricordo della serie poliziesca che andava in onda in tv in quell’inverno, il tuo ultimo, e che ci piaceva tanto.
Mi ricordo di come rientravo sempre in tempo per vederla insieme a te.
Mi ricordo di come mi sistemavo sul bracciolo della tua poltrona grande, ch’ero diventata così magra e leggera da poterci stare tutto il tempo e senza pesarti addosso un granché.
T’abbracciavo storcendomi tutta e tu mi lasciavi fare.

Mi ricordo sempre di te e delle nostre liti e dell’odio che c’era tra noi, a volte.
Me ne ricordo anche oggi che scrivere di te mi fa ancora piangere.
E sono sicura che più di uno troverebbe questo pianto un fatto ridicolo o malato. Dopo così tanto tempo poi…roba da gente con la testa non perfettamente a posto...lo so.
Ma vedi, ogni volta che passa dalle mie parti agosto e viene il giorno di san Lorenzo, il tuo giorno, non posso fare a meno di pensarti più del solito: tu, irraggiungibile stella cadente, e mai dissolta.

Mi ricordo di te: perché tu cammini nelle mie gambe e pensi nei miei pensieri ancora.

Inauguro oggi, alla riapertura del blog, questa nuova rubrica che ho deciso di chiamare BELVARIO.
Si tratterà di una raccolta di perle e collane a triplo giro realizzate attingendo al meglio del rettilario umanaceo.
Sono convinta da sempre che ciò che ci fa più schifo debba essere analizzato e sezionato con animo da scienziato dedito alla causa, intendendo la causa del progresso/miglioramento di sé, al fine di dotarsi, ove fosse possibile, anche di salvifici anticorpi...per diventare insomma il "meno serpi" possibile.
Perciò pubblicherò man mano tutte le migliori umanità in forma panteganesca che verrò incrociando o pescando nei racconti di vita, miei e di altri.
Perché:
certi cattivi esempi di vampiri della specie umana se li conosci li eviti,
ed eviti pure,
così si spera,
di imitarli.
Belvario numero 1

Se qualcuno ti racconta di un suo problema o dispiacere, presente o passato, tuffatici subito e illustragli immediatamente un tuo caso, facendolo diventare di portata e importanza analoga anzi, meglio, di portata e impatto sicuramente maggiori di quella di quel tapino del tuo interlocutore.
Fallo soprattutto se il tuo problema non è così importante come quello che ti viene esposto.
Diventa a tutti i costi il primo attore in scena, parlando per tutto il tempo di te stesso.
Sii unico protagonista.
Ruba la scena con determinazione
e riduci al silenzio quel sempre-più-tapino del tuo “fu-interlocutore” .
Poi però soffermati un attimo e interrogati sul suo silenzio:
potrebbe non essere acquiescenza
e neanche cedimento al tuo fascino oratorio
e neanche sottomissione al tuo genio esternante,
potrebbe essere una sola brutta e poco lusinghiera verità :

1 ANNO
di TereZa Blog
+
2 ri-segnalazioni:
E

http://argeniogiuliana.splinder.com/



Chiudo con un lieve anticipo rispetto a quanto programmato, anche se sarò qui ancora per alcuni giorni.


E poi, da Friedrich W. Nietzsche, la Gaia Scienza:
"I miei pensieri, disse il viandante alla sua ombra, devono indicarmi dove mi trovo, ma non devono rivelarmi dove vado. Amo l'incertezza circa il futuro e non voglio rovinarmi per l'impazienza di gustare in anticipo le cose promesse."



riflessiva e accorta e giudiziosa malinconia. Gli occhiali li deve aver sottratti a qualche studente d'altri tempi, hanno la cornice superiore in celluloide e il resto in metallo dorato, ma gli stanno benissimo e non potrebbe essere altrimenti: si vede che viene dal paese di Altrove.
note con un distacco di malinconica dolcezza, slitta sulla musica appassionatamente ma con un senso di riflessione pensosa...come il libraio appunto. 

facoltà che nacque come un esperimento mai tentato prima in Italia, covò, decenni orsono, l’inizio di un sogno di rivoluzione finito in macabra tragedia, intrecciato con gli anni più sanguinosi del Paese: gli stessi che qualcuno in seguito ribattezzò di piombo. 



E qui a condurli era una cosa sola: il desiderio e l’attesa di vederlo avverarsi.
