Chi sono

Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
domenica, 31 agosto 2008

risposta a COMMENTO

Mi scrivono in un commento al post "mater" :

"...Qualcuno (sappiamo chi) anche questa volta troverà queste mie parole leziose, teatrali, barocche...
Pazienza; ma è quello che mi viene dopo aver letto.
E infondo, chissenefrega di chi deve sempre ritorcere sugli altri la propria malafede.
Scusami...".

Paola da Tusitala
Nulla di cui scusarsi, carissimo.

Questo blog è sempre aperto per chi, come te, ha un cuore così deliziosamente nudo e manifesto.

La forma? serve solo a chi non ha il contenuto.

Per gli altri, per quelli che guardano oltre la forma, essa è un dettaglio sul quale ci si può anche soffermare, per curiosità o attenzione al dettaglio, ma sempre di dettaglio si parla...appunto, e punto.

Vai tranquillo qui da me, dunque, e non scusarti mai più, neanche degli sfoghi: a che servono sennò gli amici?

e poi...tu lo sai io da che parte sto, no?... 

un abbraccio grandissimo da

Tez   


postato da: Terezita alle ore 08:57 | link | commenti (4)
categorie: dediche speciali e riconosciment
sabato, 30 agosto 2008

i Tonties, il seguito/2-fine

il seguito dei Tonties: in pvt, dopo la telefonata.

sfottente con i lacci

Tez

-Bella voce davvero la tua...

 

Tonto

-e cioè?

com'è? com'è? com'è?

dai

dai

dai...

Lo sai che sono curioso come una scimmia femmina e questo messaggio non è da te, così sintetico, senza una descrizione o una considerazione più approfondita.

Be', se non ti va non me la prendo, lo sai, vai tranquilla!

Un bacio.  

 

Tez

-hai esattamente la voce che ti  immaginavo:

una voce giovane, e lascia perdere l'età, intendo altro, morbida, chiara, dichiaratamente ragazza nell'intonazione aperta e un po'indifesa. Ci passa dentro l'ingenuità e un po' di timore, una lieve ansia ma anche la voglia di trasmettere umanità e calore. 

Bello quel che racconta di te.

Sono sempre sincera e mai adulatrice, lo sai ormai: è solo cronaca, dovuta cronaca questa mia...

 

Tonto

-WOW!

grazie!

 

Tez

-non mi devi ringraziare, non c'è complimento inteso come forma di ossequio costruita o abbellita in sovrappiù.

Solo gradevolezza registrata e descritta al meglio, così come mi veniva...

 

Tonto

-eccheppalle sta storia del non mi devi dire grazie!!!!!

basta, Tez!!!!!!!!!

Quel WOW stava per "ammazza che bello!"

Ma guarda un po' se uno non può nemmeno reagire come si sente...SGRUNT!

 

Tez

-Hei! sto ridendo piegata in due perché un solo secondo dopo averti scritto ho pensato:

"MORTé! come sò pesante e pallosa!"

Un bacio per chiedere scusa...e ora ti chiamo, così ridiamo insieme e mi dai della pallosa- così come merito- in diretta!

 


postato da: Terezita alle ore 17:14 | link | commenti (3)
categorie: pvt
venerdì, 29 agosto 2008

i TONTIES all'attacco

Esempio di sfottò in pvt tra due dementi,fetenti e contenti

Sáry Saudkové

Tez

-...senti, sorcè, se ci vuoi credere bene, sennò chissene! non ricordavo fossi così affezionato a Nietzsche quando ti ho proposto quel passo. Me l’avevi già detto? sì, può darsi, ma non me ne ricordo...e  poi, scusami, sai, ma nel mare di palle serissime e cazzatone sublimi che intrecciamo ma che ne so...uffa!  e poi piantala  di chiudere ogni volta i tuoi messaggi con numeri che sembrano  quelli di un cellulare, maledetto fetente! 

Tonto  

-...hehehehe...non ne hai centrata una stavolta, cara la mia Pedissequa… te le ripeto da capo, così ripassiamo insieme tutte le cantonate che hai preso, la mia esimia e adorabile maestrina penna-rossa... 

Tonto enumera sadicamente tutti gli equivoci e tutti i tranelli narrativi in cui s’è precipitata la Tontissima Tez.

Tez

-sto a rosicà come ‘na terrona invasata anzi…me staije a rusichere u’ fiecate, fetiente cha nun sì avutre! ora ho capito sìììì! ci sono arrivata sì, maledetto sorcio…roarrrrrrrrrrrr...questa volta quello che compare a fine messaggio è proprio il tuo numero di cellulare...allora mò te chiamo, fetente... 

Tonto  

-...io maledetto? io? il sorcio più dolce-docile-facile che tu abbia mai incontrato in questo oceano di bites e pazz-androidi? scherzi, vero? mica è colpa mia se avendo l’occasione di rivelarti in tutto il tuo splendore Sherlock-Holmico t’affoghi in un ditino d’acqua e non ne centri una…ma facimm’ ‘o piaceeeeeere, adorabile Tonta!

^__^ 

Tez 

-mò te scaijo ‘na saetta!…roarrrrrrrrr

 
Tonto
-bacio per tonta adorabile
Tez
-e certo, mò fai pure la parte! prima mi dai cento numeri a vuoto e poi ti meravigli se non capisco al volo che quello dell'ultimo messaggio è il tuo vero numero di cellulare! Roba da "la volpe e l'uva", tiè! e del resto tu  il mio numero lo hai già, te  l'ho mandato con quella filastrocca, ricordi?

"c'erano tre sorcetti

sopra un tiro a quattro

con nove mele nel cestino

ecc..."

Ogni riga un numero...  

Tonto  

-madooooooonna! ecco cosa significava!...sono scemo perso...dio che vergogna... 

Tez 

-ahahahahahaha! sto  per avere un un collasso comico! non c'eri arrivato? davverooooooooo?!? e io che pensavo..."'anvedi il sorcetto che razza di maestro zen si rivela!" 

Tonto :

-...allora avrai pensato pure: "...anvedi che stronzo..." 

Tez

-no, quello no, anche perchè quando cercavo  di indagare rispondevi sempre, esattamente come il più sublime dei maestri zen:

"ogni cosa a suo tempo, Tez....lentamente..."

Però mò me sto  a regge la panza dar ride'...hehehehehe... 

Tonto

-che figura...e io dagli a chiedermi "...ma che vorrà dire sta' filastrocca?" Pensavo ad un indovinello cerebralissimo, da femmina-ultra-cerebro strutturata...e invece...dio come sono tonto... 

Tez

-vabbè, dai, sei  in buona compagnia, la mia cioè.... anzi, ora ti chiamo subito e ci diamo del tonto in diretta, ok?

La Tez chiama, il Tonto  risponde e la telefonata procede tra singhiozzi di risa soffocatissime e strozzatissime.   

 


postato da: Terezita alle ore 19:10 | link | commenti (1)
categorie: pvt
martedì, 26 agosto 2008

Mi ricordo di te, mater

oggetti e velleità
Mi ricordo di te e del tuo rossetto color geranio, quello che io sceglievo e compravo al posto tuo.
Mi ricordo della tua bellissima bocca così truccata, e del suo disegno importante e preciso, come di penna nel contorno netto.

Mi ricordo del nocciola caldo nei tuoi capelli fini, così diversi dai miei, e mi ricordo del loro colore che t’invidiavo sempre.

Mi ricordo del tuo ultimo vestito, nero, di crepe di seta, con piccolissimi boccioli di verde brillanti sparsi sopra.

Un amore su di te che nel verde e nel nero splendevi.

Mi ricordo di quando avevo scelto la stoffa immaginando come ci avresti brillato dentro con la tua pelle chiara.

bianco

E mi ricordo di quando mi hai comprato l’ultima bambola, dopo tanti anni da quella precedente .

Era la tua ultima estate e io non ero certo più in età da bambole.

Mi ricordo della signora del negozio di giocattoli in quel paese di montagna: ci guardava con simpatia soltanto e nessuna grande o scandalizzata sorpresa, sebbene non sia roba da gente a posto comprare bambole alle ragazze di quasi vent’anni...a meno che non si sappia osare d’essere inusuali.

Ma tu sapevi essere inusuale, pure nella tua  immensa severità.

E io e te, insieme, inusuali lo eravamo sempre, 

nel bene e nel male

nell’amore mai confessato e nelle liti a sangue.

Perché tu eri fiera come nessuna ma eri anche una fiera, e con me soprattutto lo eri.

Con me che ti somigliavo troppo ma non mi piegavo: non come t’eri piegata tu, dolente e orgogliosa.

E orgogliosa e dolente eri rimasta sempre.

biancospino

Mi ricordo di come disse di te quello che ti conosceva appena:

“che bella donna è tua madre, mi piace proprio tanto così fiera com’è…” , ma lo disse a me, ché con te non si sarebbe mai permesso.

Mi ricordo di com’era difficilissimo fregarti: vedevi ovunque e mi leggevi persino i pensieri.

Una così terribile, uguale a te, io non l’ho mai più incontrata, e spesso penso che neanche esista.

Mi ricordo di questo, sai, perché mi hai costretto ad un esercizio quotidiano durissimo per acquisire una scaltrezza olimpionica e portare in salvo e in porto le mie libertà.

E mi hai reso più tosta del più tosto dei marines, davvero.

signorina Felicita

Mi ricordo di te e di quando dormivamo accanto e mi hai preso un polso, l’hai stretto tra le mani e hai sussurrato:

“guarda come ti sei ridotta, sembri un uccellino, sei troppo magra…sì rimast’e sule pell’ e uosse”.

Mi ricordo che nell’ultimo anno della tua vita ci facevamo sempre meno la guerra: ti percepivo sempre più fragile anche se non conoscevo nulla del tuo cuore precocemente stanco.

Nessuno di noi del resto ne sapeva niente e tu,  caparbia, non ce ne raccontavi nulla.

E questa è l'unica cosa che non ti posso proprio perdonare.

Mi ricordo della serie poliziesca che andava in onda in tv in quell’inverno, il tuo ultimo, e che ci piaceva tanto.

Mi ricordo di come rientravo sempre in tempo per vederla insieme a te.

Mi ricordo di come mi sistemavo sul bracciolo della tua poltrona grande, ch’ero diventata così magra e leggera da poterci stare tutto il tempo e senza pesarti addosso un granché.

T’abbracciavo storcendomi tutta e tu mi lasciavi fare.

luce e acqua si baciano

Mi ricordo sempre di te e delle nostre liti e dell’odio che c’era tra noi, a volte.

Me ne ricordo anche oggi che scrivere di te mi fa ancora piangere.

E sono sicura che più di uno troverebbe questo pianto un fatto ridicolo o malato. Dopo così tanto tempo poi…roba da gente con la testa non perfettamente a posto...lo so. 

Ma vedi, ogni volta che passa dalle mie parti agosto e viene il giorno di san Lorenzo, il tuo giorno, non posso fare a meno di pensarti più del solito: tu, irraggiungibile stella cadente, e mai dissolta.

volo liberissimo..

Mi ricordo di te: perché tu cammini nelle mie gambe e pensi nei miei pensieri ancora.

E questo tu lo sai perfettamente.
p.s.:perdonate le imperfezioni del testo ma scrivo da una postazione di fortuna...
Questo post non ha commento musicale per mia precisa scelta.

postato da: Terezita alle ore 16:27 | link | commenti (12)
categorie: mater, dediche speciali e riconosciment
lunedì, 25 agosto 2008

guten Morgen, meine Frau Grausamkeit!***

il Topo De Gigis

Inauguro oggi, alla riapertura del blog, questa nuova rubrica che ho deciso di chiamare BELVARIO.

Si tratterà di una raccolta di perle e collane a triplo giro realizzate attingendo al meglio del rettilario umanaceo.

Sono convinta da sempre che ciò che ci fa più schifo debba essere analizzato e sezionato con animo da scienziato dedito alla causa, intendendo la causa del progresso/miglioramento di sé, al fine di dotarsi, ove fosse possibile, anche di salvifici anticorpi...per diventare insomma il "meno serpi" possibile. 

Perciò pubblicherò man mano tutte le migliori umanità in forma panteganesca che verrò incrociando o pescando nei racconti di vita, miei e di altri.

Perché:

certi cattivi esempi di vampiri della specie umana se li conosci li eviti,

ed eviti pure,

così si spera,

di imitarli.

Belvario numero 1

GABINA

Se qualcuno ti racconta di un suo problema o dispiacere, presente o passato, tuffatici subito e illustragli immediatamente un tuo caso, facendolo diventare di portata e importanza analoga anzi, meglio, di portata e impatto sicuramente maggiori di quella di quel tapino del tuo interlocutore.

Fallo soprattutto se il tuo problema non è così importante come quello che ti viene esposto.

Diventa a tutti i costi il primo attore in scena, parlando per tutto il tempo di te stesso.

Sii unico protagonista.

Ruba la scena con determinazione

e riduci al silenzio quel sempre-più-tapino del tuo “fu-interlocutore” .

Poi però soffermati un attimo e interrogati sul suo silenzio:

potrebbe non essere acquiescenza

e neanche cedimento al tuo fascino oratorio

e neanche sottomissione al tuo genio esternante, 

potrebbe essere una sola brutta e poco lusinghiera verità :

commiserazione nei confronti della tua assurda disumanità... 
 
p.s.
***la traduzione del titolo del post è la seguente:
Buongiorno, mia signora Crudeltà!
Non sono ancora rientrata ma pubblicherò qualcosina ogni tanto.
Intanto vi passo un motivo di Sting:

postato da: Terezita alle ore 12:10 | link | commenti (8)
categorie: belvario
domenica, 10 agosto 2008

1 + 2

tenacemente viola

1 ANNO

di TereZa Blog

+

2 ri-segnalazioni:

L''oro in bocca

E

49825927550631801366fcdc3c22ead3

http://argeniogiuliana.splinder.com/  

due libri di genere così diverso che potete solo scegliere di leggerli entrambi...
viola
Alice guarda i gatti
e i gatti guardano nel sole
mentre il mondo sta girando senza fretta.
Irene al quarto piano è lì tranquilla
che si guarda nello specchio
e accende un'altra sigaretta.
E' Lilì Marlen, bella più che mai,
Marlene
sorride e non ti dice la sua età,
ma tutto questo Alice non lo sa.
Ma io non ci sto più gridò lo sposo e poi
tutti pensarono dietro ai cappelli
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa.
Non è così che se ne andrà.
Alice guarda i gatti
e i gatti muoiono nel sole
mentre il sole a poco a poco si avvicina,
e Cesare perduto nella pioggia
Cesare P.
sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina.
E rimane lì, a bagnarsi ancora un pò,
e il tram di mezzanotte se ne va
e tutto questo Alice non lo sa.
Ma io non ci sto più e i pazzi siete voi,
tutti pensarono dietro ai cappelli,
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa.
Non è così che se ne andrà.
Alice guarda i gatti
e i gatti girano nel sole
mentre il sole fa l'amore con la luna.
Il mendicante arabo ha (un cancro) qualcosa nel cappello
ma è convinto che sia un portafortuna.
Non ti chiede mai pane o carità
e un posto per dormire non ce l'ha,
ma tutto questo Alice non lo sa.
Ma io non ci sto più gridò lo sposo e poi
tutti pensarono dietro ai cappelli
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa.
Non è così che se ne andrà.
..........................................................................................................

postato da: Terezita alle ore 00:05 | link | commenti (15)
categorie:
venerdì, 08 agosto 2008

BYE

Chiudo con un lieve anticipo rispetto a quanto programmato, anche se sarò qui ancora per alcuni giorni. 

E chiudo con la stessa foto con la quale vi augurai buon ferragosto un anno fa: la magica fioritura nei monti Sibillini.
Fioritura sui monti Sibillini
E' uno spettacolo raro, nasce da una notte all'altra e altrettanto rapidamente scompare: io ho avuto la fortuna di ammirarlo una sola volta, nei miei pur numerosi viaggi-tentativi fatti appositamente in primavera.
E' una visione che non si dimentica però: sa di magia, è indubbio.
da nord

 E poi, da  Friedrich W. Nietzsche, la Gaia Scienza:

"I miei pensieri, disse il viandante alla sua ombra, devono indicarmi dove mi trovo, ma non devono rivelarmi dove vado. Amo l'incertezza circa il futuro e non voglio rovinarmi per l'impazienza di gustare in anticipo le cose promesse."

... non vi sembra adatto per una partenza questo passo di Nietzsche?
Il piacere di conoscere ha nell'affidarsi alla casualità uno dei suoi principali motori di propulsione e perciò  ve lo propongo: l'ho incrociato sul blog di Marina, fonte sempre di mille scoperte.partenze
Poi, ancora,  vi lascio in compagnia di due motivi.
La prima canzone è per me emblematica e si intitola "cosa sai di me", (roba di Paolo Conte e degli Avion Travel, e scusate se è poco), una frase che mi sento spesso di dire tra me e me, purtroppo, ma che credo valga per chiunque:
non diamo mai nulla e nessuno per scontato perché c'è sempre un'altra faccia della luna e ricordarselo aiuta a vivere e, soprattutto, a convivere.
La finta sapienza tratta dai soli libri non potrà mai sostituire questa piccola e immensa verità fatta di pura modestia.
 
Chiudo infine ringraziandovi per tutte le volte che vi siete soffermati a leggermi, e così in tanti , in questo anno.
E metto qui sotto il secondo motivo che, come il precedente, mi risveglia addosso la mia solita voglia di ballare, proprio da "Miss io ballo da sola",  come mi ha simpaticamente ribattezzato in pvt uno degli amici in assoluto più cari .
A presto allora: mi collegherò ogni tanto, ma solo saltuariamente:
il resto, vale a dire la solita Tez, tornerà a settembre.
Un bacione.
p.s.:il secondo motivo è di Pino Daniele e lo ha scelto personalmente la mia anima arabo-terrona poiché lo trova coinvolgente comm'acché...
Arabia e oro
Lo pubblico con una raccomandazione: lasciatevi andare ché il video non è un granché ma non ho trovato nulla di meglio. Chiudete gli occhi dunque e sarà anche più bello ascoltare...
BYE
TereZa
 

postato da: Terezita alle ore 15:23 | link | commenti (20)
categorie: dediche speciali e riconosciment
giovedì, 07 agosto 2008

il Libraio innamorato di Eva

boschivo
In agosto.
In un pomeriggio di inesauribile pioggia, in una settimana trascorsa quasi tutta all’insegna di impermeabile e ombrello, in una città di montagna.
E con ogni cosa che chiama l'autunno, e ben prima che sia tempo d'autunno.
L'atmosfera è già quella delle ore nel chiuso delle stube e dei bar di periferia, pieni fin dal mattino presto di uomini rovinati dai lavori pesanti, dal troppo bere e da una vita tutta spesa a troppi pochi soldi.
Mancano solo le foglie color oro e color fiamma a terra per far ottobre pieno e chiudersi l’estate alle spalle.
Una libreria sul limitare del centro di T-, con tanti libri di viaggio, soprattutto di quelli che non sono e non servono come guide per semplice e ovvio turismo.
Un giovane libraio dalla nobile faccia di montanaro colto, con un bel colorito scuro da lunghe passeggiate in altitudine e occhi grandi e bruni, pieni di signorina Felicitariflessiva e accorta e giudiziosa malinconia. Gli occhiali li deve aver sottratti a qualche studente d'altri tempi, hanno la cornice superiore in celluloide e il resto in metallo dorato, ma gli stanno benissimo e non potrebbe essere altrimenti: si vede che viene dal paese di Altrove.
Non mostra nessuna molesta ostentazione del sapere- che pure possiede e si intuisce già dalle prime parole- gli tinge lo  sguardo.
E’ il suo uno sguardo bello, aperto, disteso a pennellate di pensosa rinuncia, rinuncia forse ad orizzonti migliori di quelli della sua città di provincia, confinata fra le montagne e poco altro.
Una musica in sottofondo va e copre il rumore dell'acqua di fuori, una voce morbida di donna, per me mai sentita prima, che canta una canzone famosa.
Bella e simile alla faccia del libraio quella voce, si flette e si arrotonda sulle Maurizio Cattelannote con un distacco di malinconica dolcezza, slitta sulla musica appassionatamente ma con un senso di riflessione pensosa...come il libraio appunto.
Se il libraio fosse una donna e fosse cantante avrebbe quella voce di sicuro.    
Mi avvicino al libraio-studente per sempre e gli chiedo, con voce attentamente contenuta, notizie su quella cantante che va. So di dover parlar piano, anche se lo faccio già di mio un po' sempre: nessun tono meno che morbido sarebbe opportuno da porgere su quel viso di montanaro colto, che pare camminare tra i libri come tra l'erba dei sentieri, lo stesso passo meditativo dei montanari veri.
E tutta la montagna del resto è meditazione e spesso anche trascendenza, in qualunque forma la si voglia coniugare, la trascendenza voglio dire, ché non è  mai stata roba solo per mistici stretti.
Il libraio è' felice della mia attenzione e mi racconta la storia di Eva Cassidy, la voce che riempie di morbidezza il negozio in ogni suo angolo.
Mi ripete più volte che l’ama tanto e la voce gli si fa sottile e amorosa.


”E' morta giovane, di tumore, a 33 anni credo” sussurra, ed è come l'avesse conosciuta.
“A me piace moltissimo” sottolinea più volte, aprendo gli occhi già grandi dietro le lenti da studente per sempre.
Gli cito il titolo della canzone ch'è quella, famosa, di un altro cantante e il libraio annuisce.
Poi passiamo a parlare dei diari di viaggio d’autore e scopro che anche lui li ama molto, da Piovene a Chatwin fino al contemporaneo Rumiz.
Mi sorride appena-appena, a labbra chiuse e distese in una cortesia composta ma di partecipata simpatia: il libraio studente per sempre ha silenzioso perfino il sorriso.
Mi sembra di stare in uno di quei rifugi attrezzati per dormire, dove dopo le dieci di sera si parla a voce e a luci basse per non disturbare quelli che sono già a letto provati da una tappa pesante o in preparazione di un'altra fatica all’indomani
Catinaccio
Acquisto uno degli ultimi diari di viaggio usciti e il cd della Cassidy, proprio quello che va in sottofondo.
Il montanaro-studente per sempre mi incarta tutto con dita lievi e impercettibili nei movimenti e noto che ha mani molto belle e chiare, più chiare del volto.
Mi porge il pacchetto e mi regala un sorriso di composta felicità, sfumata di soffice riconoscenza, mentre si appresta a rientrare nel suo solitario e silenzioso rimuginare di musica. 
Chissà quanto aspetterà per farsi un’altra chiacchierata con una sconosciuta in quella città quasi deserta e tanto dimentica di certe cose troppo spesso considerate solo marginali, da depravato tempo libero insomma, come la musica e i libri.
E penso al fatto che in quella stessa città, nella sua piccola università, in una melanconiafacoltà che nacque come un esperimento mai tentato prima in Italia, covò, decenni orsono, l’inizio di un sogno di rivoluzione finito in macabra tragedia, intrecciato con gli anni più sanguinosi del Paese: gli stessi che qualcuno in seguito ribattezzò di piombo. 
Ci penso su e mi sembra tutto inverosimile guardando ora la città deserta e così addormentata, di un sonno che va ben oltre la pausa estiva.
Che scherzi strani fa la storia e il ‘900 ne ha fatti più di chiunque altro.
Poi, al ritorno, visto che mi piace molto regalare musica, ho inviato i due motivi migliori della raccolta agli amici più cari.
Il libraio, ne sono sicura, mi ringrazierà senza saperlo mai.
p.s. qui sotto un brano della Cassidy.
 

postato da: Terezita alle ore 08:20 | link | commenti (3)
categorie: piccole storie piccole
mercoledì, 06 agosto 2008

le PERLE di Mister K

lo dico positivamente
tutti gli innamorati sono cretini
ed è l'unico modo d'essere veri e sani

ma è tutto, appunto, detto positivamente

non sei una cretina
Ausschnitt aus die Erschaffung Adams
Così obiettò ad un mio momento di deflagrante disistima Mister K, proprio così come lo leggete, perché così sa leggere la vita Mister K.
Ce ne fossero di persone come lui, con le braccia sempre aperte nel segno dell'umanità che tutto ricolloca e ricomprende, senza cercare solo nei libri e nella teoria della supremazia dell'esserci la ragione e lo scopo di ogni cosa, come alcuni- anche molti- fanno.
Quando avvicini persone come queste ultime e senti che vorrebbero spezzarti o indurti a pensare d'essere un idiota per come infantilmente e fiduciosamente ti disponi ad immaginare e ad accogliere le loro ragioni e i loro significati, ricordati di queste parole di mister K:
non valgono solo se applicate all'amore, bensì alla vita tutta.
E non aver paura dunque, ché l'integrità intangibile dell'anima è solo tua.mano sinistra
Questo ho pensato e questo mi sono detta in questi giorni, guardando e avvicinando certi esempi di umanità negata a sé stessa.
E ho pensato anche: nessuno riuscirà mai ad indurirmi così.
Grazie, mister K,
grazie ancora una volta.
Ho conservato tutte le tue perle perché
aiutano a vivere senza paura,
aiutano a sentirsi e ad essere innocenti.
Bambini nel tempo dell'esistenza.
ciao da Tez
 


martedì, 05 agosto 2008

la Morte, la Vita e, in mezzo, il MEDITERRANEO/2

.NON RICORDO DOVE
Il chioschetto era una struttura essenziale, come molte cose lì, con un servizio bar semplice-semplice, dove la musica andava, pochi ballavano e i più si dedicavano ad altro.
E sì, il chioschetto era in realtà il luogo del culto della dea dell’amore e della concupiscenza, quest'ultima soprattutto, culto esercitato apparentemente solo dai giovani maschi che stazionavano lì ogni sera, come calabroni ubriachi dei loro stessi desideri, sotto la spinta potente della loro fisicità e giovinezza assoluta.
Se ne stavano appostati su un muretto, poi si muovevano, infine cercavano di inserirsi nel chiacchierio del gruppo che interessava, quello dov’era la ragazza che si proponevano di avvicinare.
E loro, le ragazze, non apparivano affatto prede, tutt’altro.
IVANOSKY
Per uno strano gioco delle parti lì i ruoli del potere erano rovesciati e quel che governava la vita sociale di giorno, e in misura apparentemente totalizzante, perdeva di significato e si ribaltava.
Perché le ragazze sapevano benissimo chi le desiderava, e come, e da quanto tempo.
E si mostravano sicure del fatto loro, pronte ad esercitare il loro diritto esclusivo di scelta, come tante Api Regine in quella porzione di territorio dell’immaginario sensuale dove regnavano sole e incontrastate da sempre, per diritto naturale e per vocazione animale, a dispetto di quel che accadeva altrove.
I maschi erano calabroni ubriachi, storditi appunto, con un’espressione nelle pupille incupite che nasceva come espressione di caccia ma si tramutava presto e senza più ritorni o ripensamenti in un’espressione di attesa, quasi di implorazione, una vaga eco della mansuetudine degli animali da pascolo, abituati a vedersi condotti.
Sàra_SAUDKOVAE qui a condurli era una cosa sola: il desiderio e l’attesa di vederlo avverarsi.
La ragazza pallida rimase sconcertata le prime sere.
In città, tra i coetanei di là, non ricordava atmosfere simili a quella se non sotto l'urto di forti eventi o stimoli esterni, e non aveva mai avvertito la presenza di quella sorta di coperta-pulviscolo danzante che rivestiva ogni cosa e ogni movimento e ogni gesto così come sembrava avvenire in quelle serate al “magico chioschetto”.
E si perdeva a guardarli quei suoi compagni di comitiva, lì nel semibuio si sedeva ad osservarli: sembravano intenti a danzare, danzare sempre, una danza appena suggerita, di movimenti appena descritti, di anche che slittavano lievi in mezzo alla folla come non avessero fatto mai nient’altro che recitare quella commedia dei sottintesi.
Finché una sera una ragazza più maliziosa di altre le si avvicinò e le versò ridacchiando una notizia succulenta nelle orecchie, una di quelle segnalazioni tanto in voga fra quegli esaltati:
"c’è uno che mi ha fatto un sacco di domande su di te"
Strinse gli occhi come una gatta fetente la tipa e non volle confessare nient’altro:
“trovatelo da sola” le soffiò sfottente la malefica.
MAKAROFF
La ragazza si incazzò un pochetto e quasi voleva prendere a male parole quella giovane comare dell’insinuazione “lancia e scappa" ma poi la lasciò andare e cominciò a guardarsi intorno.
Forse era arrivato  il momento di svegliarsi o forse quello di lasciarsi prendere dentro a quell’ubriacatura per scovare chi fosse colui che s'era proposto attraverso quell'intervista alla comare "lancia e scappa".
WALDVOGEL
E, soprattutto era arrivato il momento di lasciarsi vivere e smettere di recitare la parte del Tonio Kröger, perso a guardare la vita degli altri come fosse la propria: la giovinezza, nonostante la morte e nonostante tutto, reclamava la sua dispotica certezza e lei doveva muoversi, andare a prendersi il corrispettivo maschile di Inge Holm senza farselo soffiare da nessuno per troppo sterile riflettere.  
Perché d'una cosa era ora certa: quel corrispettivo maschile di Inge Holm la stava già aspettando da qualche parte del chioschetto magico e ferragosto era quasi arrivato.
2 di 2-fine.
p.s. qui sotto un pezzo solo strumentale di Sergio Cammariere, motivo conduttore del film "L'abbuffata" di Mimmo Calopresti.
L'ho scelto soprattutto perchè il suono evoca e riproduce- a parer mio- quel movimento di corpi, di anche e di sottintesi del chioschetto magico...
Tereza

postato da: Terezita alle ore 07:42 | link | commenti (9)
categorie: piccole storie piccole