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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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martedì, 30 settembre 2008

Sì, sicuramente non è Italia...

Carmel SKUTELSKY

Ho visto donne e uomini che camminano spediti.
Le ragazze vanno con una sicurezza tranquilla, la sicurezza di chi respira una parità messa in banca da tempo.
Non le vedi quasi mai eccedere in pose di seduzione volta verso mille direzioni, nulla di quell’oltranzismo del vestire per affascinare  che diviene armatura, soffocamento e talvolta suicidio.
Eppure quelle ragazze sanno eccedere nei loro abiti sì, ma nei colori e  negli abbinamenti azzardati: un vitale disordine di stili che diviene stile nel disordine.
E' chiaro che non può essere in Italia tutto questo. 
Ho visto uomini e donne di varie età seduti nei bar a discutere insieme e non ho scorto immediatamente quella frattura di mondi paralleli mai veramente comunicanti. E in più d’un tavolo c'era una donna a tenere il senso principe del discorrere, con le mani quiete e determinate ad amministrare i concetti.
E' chiaro che  non può essere Italia questa.
HORVAT
Ho visto donne e ragazze e uomini e ragazzi sulla metropolitana farsi accompagnare da un libro e da una bibita, verso il lavoro, verso casa e verso altrove.
Ho visto una ragazza con i capelli raccolti presa e catturata da un libro di Heinrich Böll: pescava con due dita bianchissime e sottili, snodate come gambe di giraffa, generosi chicchi d’uva da una scatolina. Li aveva sicuramente scelti e preparati e lavati a casa. Ora, durante il viaggio, i chicchi d’uva facevano compagnia a lei, ad Heinrich Böll e finanche allonore perduto di Katharina Blum, tutti e tre anzi, con l'onore quattro, in viaggio verso  Kreuzberg.
Ma non era in Italia tutto questo.

Irina VELICHKO

Ho visto coppie giovani andare tra supermercati e negozi con la pancia di fine-gravidanza  di lei in mezzo, e lui che ci giocava con quella pancia, una chiacchiera e una lisciata ma senza  smancerie, come fosse alle prese con un cagnolino. Giocava con quella pancia come qui a volte fanno con un portachiavi:una naturalezza mai vista dalle nostre parti, roba  solo per loro due, nulla da mostrare al mondo per dire
“come siamo belli e innamorati,eh?”.
Sì, non era in Italia tutto questo.
Ho visto  carrozzine e passeggini guidati da braccia pelose con muscoli e tendini evidenti.
Uomini che guidavano perfettamente quelle protesi porta-bambini: lenti, attenti e pure soprappensiero, quanto basta per non calarsi in inutili esibizionismi da maschi al passo con i tempi più evoluti, fiocchi e contro-fiocchi compresi.
Spesso erano da soli a svolgere l’incombenza-bambini e dai gesti rilassati ne capivi l’abitudine ad avere da sempre con sé i figli piccoli, pure mentre chiacchierano con l’amico.
Quegli stessi uomini li ho visti passare  al forno la sera rientrando a casa senza foglietto della spesa da consultare al seguito.
E non ero in Italia  mentre vedevo  tutto questo.

Pascal Renoux

Tutto quel che vedevo era troppo asciuttamente spontaneo: quello spartirsi la vita e i suoi impegni era evidentemente costume da tempo immemorabile.
Ma questa è pellicola che non ho mai visto proiettare in Italia e che penso non  vedrò mai.
Qui ogni cosa è inchiesta, scoop sociologico a caccia di modernità:
modernità da esibire più che da vivere.
E il costume cambia solo se fa notizia e colore.
E giusto per il tempo che serve a far notizia e colore.
Questa sì, è sicuramente Italia.  

Impollin-Aire, Tu sì ka sì 'nu zzukkere!

tu sì ka sì nu zzukkere!!!
Impollinaire arrivò qui portato dal vento di qualche blog amico...quello di Emma forse?...chissà...
Si presentò subito al meglio, con i suoi interventi modello-metodo chardonnay.
Un  gattone-bambino, ecco come apparve già al primo affaccio, saggio ma, soprattutto, sornione.
Andai a  leggere rovistare nel suo secchiotto-blog e scoprii la magia dei suoi racconti para-fanta-scientifici, con vaghe tracce di Bulgakov e Gogol come sottofondo, intrecciate però con la salama da sugo e altre leccornìe, a rendere il tutto più casalingo, rasserenante ed ecumenicamente  ironico, come in pochi saprebbero fare.
E tutto sempre con un garbato passo narrativo.
Ho scoperto successivamente anche le sue poesie, belle soprattutto quando s'immerge nei ricordi: lo fa con una dolcezza malinconica e di segno quasi femminile, tonalità che gli fa un immenso onore a parer mio, almeno quanto ne fa ad una donna il saper essere anche asciutta e concreta.
E poi, quando ricorda e narra di sé bambino ti viene di leggerlo come fosse bambino ora, con i suoi timori e le sue piccole gioie.
il Topo De Gigis
Penso che quelli come lui, che sanno raccontare così intatta l'infanzia, quasi fosse roba di appena ieri, sono stati davvero capaci di conservare la loro traccia infantile, pur avendo acquisito pienamente l'esperienza del vivere. E poi, soprattutto, non hanno dimenticato com'è il mondo dei piccoli e dunque non lo sottovalutano, come accade invece alla maggior parte degli adulti-troppo-adulti.
Con Impollin-Aire ce ne siamo dette di tutti i colori:di belle e di incazzatelle.
Di lui ho voluto immortalare in un post un commento-elogio che m'ha fatto sbrodolare- ebbene sì, lo confesso, proprio sbrodolare.
Quel post, abbinato alla foto di un roseo Topo Gigio che gli ho sottratto, sta nel mio album "premi e dediche". e ci sta a ragione...
Ma non è per quell'elogio che lo stimo, lo stimavo già prima: per la sua scrittura e per il suo modo umanamente dolce, che poi è un tutt'uno.   
la ROSSA di SAUCOCi siamo pure scazzati o quasi scazzati talvolta noi due e, in quei casi, lo avrei volentieri colpito in fronte con una scarica di polpette ma non l'ho mai fatto mai veramente poiché lui le avrebbe puntualmente afferrate al volo e ingurgitate, golosastro com'è.
E poi che volete che vi dica? si sa, non si può avere tutto: Impollinaire con le sue idee e io con le mie intemperanze e tirem' innanz,come disse il patriota.
Vabbè, Aire, 'nsomma,  doppo stà sbobba elogiativa che volemo fà?
Io mò te lo devo proprio affibbià stò premio e me dispiace che sia solo na foto: so che gli avresti fatto onore a stà cassata...sbrigate, daije:
Taglia la prima fetta! 

domenica, 28 settembre 2008

la Distanza

Pascal Renoux
" Ti ricordi  dell'ultima volta? "
Questo le chiese il Gatto mentre facevano l'amore.
" Sì che mi ricordo, perché?"
" E cosa ti ricordi?"
Lo scambio d’opinioni in quel frangente- se così si può definire- era difficoltoso assai. Stentava a decollare con lui che forse voleva arrivare ad un punto, ad un particolare preciso o,  forse-sempre-forse, voleva semplicemente crogiolarsi ancor di più, impegnando doppiamente i sensi: sull’attimo presente e su quello trascorso.
Lei non sapeva davvero cosa rispondere sinteticamente ché la sintesi, eroticamente parlando, le mancava del tutto.
Impegnata com'era a godersi il contatto poi non avrebbe saputo, neanche volendo, concentrarsi per formulare una frase di senso logico attendibile e di adeguata sostanza, tutt'al più si sarebbe potuta far uscire un gemito doppio: uno per ora e uno per allora, null'altro.
Insomma, non le fioriva in mente niente che fosse all'insegna della concretezza verbale, a maggior ragione vista poi la delicatezza tattica del momento...
Lois GREENFIELD
Lui insistette un'altra volta e lei allora confezionò una delle frasi più banali possibili, una frase proprio scema, del cui risuonare si pentì immediatamente:
“me lo ricordo...piacevole...”
Bello sforzo avrebbe potuto pensare chiunque, da doverci studiare un pomeriggio per forgiare  e dire una frase così cretina e generica.
Il problema era  che le scocciava perdersi pure i secondi più piccoli  della partita in corso.
Il problema era  che lei faceva l'amore rimuovendo il senso della concretezza e della logica, e di tutto il conosciuto a livello razionale le  rimaneva sì e no qualche nozione pallida. Quel che contava era vivere sulla pelle ogni minimo movimento calandocisi dentro, perdere l’identità nel piacere  che si scioglieva lungo il corpo come una lenta colata di consistente, carezzevole ed insistito miele.
Ad ogni modo, cercò di riparare, di rispondergli decentemente, ma non riuscì a trovare un dettaglio da descrivere, un singolo gesto da estrapolare per dire:
“mi ricordo quel momento in cui...”.
E del resto si sa: le donne si ubriacano di atmosfere tanto quanto gli uomini si ubriacano di immagini e, ancor più, di dettagli d'immagine.
Irina VELICKO
Certo, se ne avesse avuto il tempo gliel'avrebbe data la risposta e sarebbe stata in forma di fumetto.
Gli avrebbe raccontato di un gatto che si stende sul tappeto e rotola, rotola, rotola.
Un gatto che a pancia all’aria socchiude gli  occhi invitante come a dire “cos’aspetti?”.
Questa era l’immagine con cui lei lo avrebbe  descritto e il suono d'accompagno sarebbe stato  un miagolìo a note lunghe, d'intensità  declinante .
Ma, voi capite, come  si potrebbe mai rispondere  ad uno che vi fa una domanda simile a quella e la fa per di più in un frangente così, raccontando un fumetto? Poteva suonare addirittura  di un’ironia eccessiva,  vicina e lambente lo scherno.
"Sì- pensò- queste sono le differenze tra uomo e donna" e, aggiungendo  una coda di riflessione a quel pensiero/massima d’uso  indifferenziato e riciclabile, formulò:
“ meglio ch'io stia zitta: a volte ho percorsi mentali  così strani e surreali che possono essere facilmente mal interpretati…”.
Perciò rinunciò ad illustrare il fumetto al Gatto steso sul letto accanto a lei e riprese  l’occupazione principale.   
riflessioni feline“Ci vediamo raramente, ma quando lo facciamo è…significativo
Questo  fu il commento  del Gatto a  fine  partita, mentr’era sotto la doccia e guardava avanti a sé, fissando come il Profeta un punto lontano nel deserto.
Lei rifletté sul fatto che significativo era comunque un aggettivo che induceva pensieri e concetti di densità emotiva.
Perciò, sebbene lui avesse assegnato a quel significativo una connotazione dichiaratamente ironica e di metafora allusiva, in realtà anche quell’aggettivo si tramutò, nell' immaginario strampalato di lei, in lingua fumettistica.
E divenne la visione di un cucchiaio colmo di marmellata, ma colmo davvero, di marmellata ben solida, con pezzi di frutta polposa, sopravvissuti intatti nella preparazione: un cucchiaio tanto colmo da assumere una pronunciata, lussuriosa e stabile convessità.
Lo pensò, lo immaginò, ma, nonostante tutto,  scelse  di non  raccontargli neanche questo secondo fumetto.
p.s.:qui sotto Sparring Partner dell'ineffabile Paolo C.  

postato da: Terezita alle ore 11:01 | link | commenti (15)
categorie: eros e allegati
venerdì, 26 settembre 2008

"pazzianne" in PVT

Total dark
Tez:
ho mangiato un gelato da svenimento: cioccolato fondentissimo, mandorla e fichissimo d'India...soprattutto l'ultimo era da gemito...
Tonto:
e che gusti sò? Nun cè più religgione!
Tez:
che hai da dire mò? Che c'è che non va nei miei gusti?
Roarrrrrrrrr...
Tonto:
ci vogliono i gusti classici, Tez! Le creme!
...femmine, tzé!
Tez:
ma va’ a fa' un bene…tu e i tuoi gusti maschilisti!
Tonto:
perché maschilisti, che c’entra? Mica ho detto cazzo e amarene!
Tez :
ci mancava solo quello! l'ho detto io che sei un fallocentrico!
^_^

postato da: Terezita alle ore 19:18 | link | commenti (4)
categorie: pvt , maschi spiritosi e saggi

Belvario numero 3

mani secondo P. Renoux/3

Se qualcuno ti rivolge uno sguardo piacevole e sorridente non ti ci lanciare sopra con tutta l'artiglieria, non subito almeno:

potrebbe essere solo volenteroso esercizio della cordialità del vivere

impegno a non farsi peso sull’altrui peso del vivere

e non necessariamente adorazione del tuo Ego e dei suoi Attributi.

Sorridere non sempre dissolve le malinconie però magari  le ammorbidisce un po', piacevolmente...

Tienine conto quando ti sorridono.

p.s.:qui sotto Fairground, il rosso-Mick Hucknall e i Simply Red.


postato da: Terezita alle ore 08:25 | link | commenti (12)
categorie: belvario
giovedì, 25 settembre 2008

il LUOGO del LAMPO

perugia
Eravamo da poco ventenni, io e il signor Grand’Amore.
Tra Natale e Capodanno con una manciata di soldini eravamo sbarcati al porto di Perusia.
Andavamo su quell’apparente terraferma di medioevale incanto e di incantesimi anche, luogo ch’io amavo fin da ragazzina per il suo fascino un po’ oscuro: Perusia ha quanto basta per non essere mai del tutto rilassante, pure con tutte le sue colline serene a farle da elegante collo del soprabito.
Io e il signor Grand’Amore camminavamo moltissimo, come matti davvero, e macinavamo passi anche per dieci ore al giorno: alla fine di Perusia sapevamo ogni via e ogni scorciatoia.
Una sera, era dopo cena ed era freddissimo, poca gente in giro, andavamo macinando ancora passi, da ventenni incontentabili, nelle scarpe e nei discorsi.

Scendevamo per un tratto di strada che non so se fosse ancora via delle streghe, via del paradiso o un po’ più avanti ed eravamo arrivati a parlare del concetto del sacro, di Dio e di annessi e connessi: entrambi da posizioni di totale disincanto.
mani secondo P. Renoux/2
Io andavo recitando come una matta una teoria sul senso del sacro che prescinde dall'idea di dio ma è già, comunque, il senso religioso dell'esistere,anche se del tutto svincolato da religione e affari collaterali.
Lui continuava a dire che no, preso com’era nella ventata positivista e iper-razionale dei suoi studi chimici, pronto a contraddirsi spettacolarmente anni dopo, a dimostrazione del carattere ventoso e quasi dissoluto delle sue convinzioni.
C'è solo la ragione, diceva, e con quella si può spiegare anche il senso-bisogno del sacro...e poi l’evoluzione è un caso e tutto si dimostra e si dimostrerà…
Insomma andavamo come due invasati per quella stradina, appassionandoci e ridendo pure- a tratti- della nostra foga...
via_dell_acquedotto/PerugiaC'era buio
freddo
un inizio di pioggia
il risuonare solo delle nostre voci quasi concitate
e poi fu un lampo
un lampo come non l'ho più rivisto
un lampo da fumetto, sai quello disegnato a curva spezzata come una V?
Venne davanti ai miei piedi.
A pochissimo da me.
Bello e Terribile.
Rimanemmo in silenzio per qualche lunghissimo secondo, poi presi fiato e dissi:
"Lo vedi? questo era il signor Dio che s'era scocciato di noi e ci faceva vedere quel che sa fare, se vuole. E’ che s'è sentito provocato".
E giù una risata, la mia soltanto, ché lui era impietrito.
Ridevo, però avevo un mattone dentro.
perugiaQuesto, che ti ho raccontato, Piero. è sommariamente quel che accadde.
Perugia è per me da allora il luogo del lampo.
La città dove si toccano e subito si lasciano il giorno e la notte.
La festa della vetrina di una pasticceria famosa e la sagoma ieratica della chiesa di S. Francesco al Prato: senza tetto e chiusa da tempo immemorabile,  luogo quasi troppo sacro per essere abitato.
La città del nero medioevale e della terrazza aperta a fine corso verso il Rinascimento, redatto in forma di colline serene.
Il luogo dove ti viene da chiederti quanto di etrusco e magico ci fosse in Francesco d'Assisi.
Ora, se vuoi chiamare l'assistenza psichiatrica fa' pure, Piero, io intanto me la rido...
p.s.:qui sotto un Cantico famoso 

postato da: Terezita alle ore 09:30 | link | commenti (22)
categorie: piccole storie piccole
mercoledì, 24 settembre 2008

La Locanda della SBOBBA NARRANTE

mani secondo P. Renoux/1L'Ostessa ringrazia tutti per

commenti

lodi

piacevolezze

e tutto ciò che di buono in parole avete speso sui suoi Sbobba-Post, compresa Giuliana che, nell'orecchio fatato del pvt, mi ha definito "la migliore sbobbista che abbia mai incontrata prima".

Tereza mentre avvia un bacio

Un bacione per voi vola da qui,

Tereza

 


postato da: Terezita alle ore 18:15 | link | commenti (5)
categorie: dediche speciali e riconosciment

Sbobbone 3: Appendice e quasi PARABOLA*sul tema del Doppio

*ché ormai mi sento prossima al delirio d'onnipotenza...

Jan SAUDEK

Faccio sogni erotici di grande bellezza.
Me ne rimane l'orma addosso per più giorni.
Un mio amore torvo e scrutante una volta mi chiese:
"chi c'è in questi sogni insieme a te?"
"compagni d'amore- gli risposi- che non conosco ma con i quali nel sogno paio avere una grande e datata confidenza. Sono convinta che rappresentino idee d'uomo più che uomini in carne ed ossa, tant'è che non li conosco".
Un'altra volta lo raccontai ad una che per mestiere raccoglieva i sogni della gente e ne prendeva appunti.
A fine racconto mi rivolse più o meno la stessa domanda.
" non conosco- le risposi- i compagni d'amore dei miei sogni, so solo che hanno tutti in comune il guardare: aprono  su di me occhi dal respiro grande e con quelli mi seducono. E  hanno in comune gesti essenziali ma fortemente determinati nell'esprimere l'attesa e la richiesta e il desiderio di comunicazione. E' così che, seducendomi, mi lasciano addosso la loro impronta per giorni, pur rimanendo creature frutto di solo sogno.
Forse, però, per descrivere al meglio ciò che provo così sognando potrei dire che ho l'impressione di sognare il sentimento dell'erotismo più che il suo svolgersi: il sentimento dell'erotismo nella sua massima accezione e potenza".
Disse quella che per mestiere raccoglieva i sogni della gente:
"lei è sempre di una lucidità analitica eccellente".
Poi scrisse poche parole, tre parole sole sui suoi appunti:
nostalgia della comunicazione.
Pascale RENOUX
Aggiungo ora qui:
perchè l'erotismo è un sentimento
è un sentirsi in vita
un assaporarsi la vita da dentro
una corda mobile e danzante
che fluttua nelle viscere e ti fa sentire
d'esserci e d'esser capace di produrre e mandare onde sonore
contemporaneamente e concordemente
ad un altro.
Quasi quello fosse il tuo Doppio.
p.s.: e con questo concludo la trattazione-sbobba del tema del Doppio.
Sotto sta Marisa Monte con Infinito Particular 

postato da: Terezita alle ore 12:04 | link | commenti (8)
categorie: goffamente poetante, ahimé sbobboni
martedì, 23 settembre 2008

SBOBBONE 2: la Vendetta e l'Interpretazione personale

Così come promesso e minacciato vado con la "Fase 2", quella della mia personale interpretazione del tema del Doppio, mentre sento l'onda dello Sbadiglio Cosmico arrivarmi sul collo e anche altrove, ma io, inde-fessa e inde-scema proseguo.
Irene Jacob
Tra le varie chiavi interpretative del tema del Doppio quella che sento a me più vicina è la lettura moderna data dal romanticismo tedesco, quella del doppelgänger- ossia del compagno di strada e di percorso-  e da certa parte della letteratura russa, quella che esplora e applica alla narrativa la vena surreale e onirica (leggi Gogol e non solo). 
Una lettura di questo segno l’ho ritrovata proprio nel film citato nel primo Sbobba-Post: “La doppia vita di Veronica”.
Personalmente vedo e leggo il mito del Doppio come possibilità impossibile, sogno irrealizzabile, ideale primario ma irraggiungibile di ricongiungersi prima o poi al sosia della nostra anima.
Non penso dunque a qualcuno che ci somigli fisicamente, affatto, bensì a qualcuno che abbia l’anima tatuata al nostro stesso modo.
Qualcuno cui potersi rivolgere con frasi essenziali, senza dover spiegare granché, poiché possiede già le nostre note nel suo strumento e la nostra mappa segreta riprodotta sul palmo delle sue mani.
E’ un sogno e, forse, è prudente che rimanga tale, ma dargli corpo nella fantasia regala un senso di pace e la sensazione di potersi veder spuntare ali più forti ed efficaci sulle spalle.
SAUCO
Nel film di Krzysztof KieÅ›lowski le due Veronica, quella che vive a Varsavia e quella che vive a Parigi, si osservano stupefatte incontrandosi casualmente: perfettamente uguali vedono la loro immagine uscire dallo specchio e farsi concretezza ma, soprattutto- e questo è l’elemento davvero importante- si “riconoscono” con infinita dolcezza, sia pure mista ad uno sbalordimento lambito da una discreta quantità di inquietudine.
Ed ecco quindi  la mia interpretazione di quell’aspirazione-ideale  che vedo  sottostare all’idea del Doppio: trovarsi e riconoscersi, che è poi come dire prendere respiro e prenderlo grande, avere quattro polmoni invece di due.
Forse- e quest’è un fondato sospetto che nutro innanzitutto nei miei stessi confronti- mi viene da pensare che aspirare ad incontrare il proprio Doppio sia il sogno di chi si sente contemporaneamente sempre un po’ fuori dal mondo e sempre, almeno un pochino, scarsamente capace di accettarsi senza mettersi continuamente sotto esame e  in riga.
scarpe rosse e calze bianche
E chissà se la scelta compiuta dal regista di far morire una delle due Veronica non serva proprio a dimostrare la tesi dell’impossibilità di lasciar vivere contemporaneamente due anime uguali e tra loro perfettamente dialoganti... chissà...Del resto, come ho scritto in un commento,  quel film possiede una bellezza e una complessità poetica così ricca di spiragli e di possibili strade interpretative  e divagazioni da lasciare attoniti.
E qui, ragazzi miei, mi sono pure prodotta in un'auto-citazione, per cui ora non mi resta che indossare la feluca rossa e farmi chiamare NapoleoneZa , dando così ragione a tutte le tesi sui labili confini tra un eccessivo speculare cerebrale ed una sicura demenza...Crist'é iuteme!la ROSSA di SAUCO
Scherzi e lazzi a parte, questa è una mia sintesi-molto-sintetica e pure lievemente rabberciata sul tema del Doppio e ve l’ho voluta presentare così, semplificando, nei limiti del possibile, certo, ché il tema è grande e vecchio di tanti secoli quanti ne ha sul groppone la storia della "coscienza consapevole" dell’uomo.
Saluti e baci dunque e, forse, arrivederci ad un'appendice in forma di raccontino: del resto ho sempre pensato che se mai dovessi scrivere un romanzo lo scriverei prendendo spunto proprio dal tema  del Doppio.
Mi ritiro a deliberare.
p.s.: qui sotto Vecchioni con "Euridice", tanto per rimanere nel tepore del mito...
  

postato da: Terezita alle ore 19:35 | link | commenti (5)
categorie: ahimé sbobboni

Sbobb-ONE: la Premessa

Irina VELICHKO
Il mito-sogno- fantasma del Doppio ha riempito le pagine della letteratura o, forse, potrebbe dirsi nato insieme a lei.
Sogno, incubo, ossessione e finanche aspirazione quella dell'incontro con il proprio doppio, antichi quanto l’uomo.
Per semplificare mi verrebbe da dire che la nascita del  mito del Doppio coincide con la nascita della consapevolezza della coscienza.
Però,
però,
però, non posso proprio permettermi di trasformare questo post, che già nasce battezzato con il nome poco invitante di Sbobbone- ( http://tereza.splinder.com/post/18464032/aspettando+lo+SBOBBONE-Post )- in un suicidio auto-referenziale, dilungandomi a dismisura in una scheda/elenco tritura-palle, rintracciando e sfoggiando pavonescamente curiosità di nicchia che potrebbero produrre sì e no un colpo di deflagrante sbadiglio o altri effetti ben più scurrili:
lo so, lo so…
Ho deciso quindi di limitarmi a scorrere velocemente alcuni dei principali e più famosi “discorsi” mitologici-filosofico-letterari sul tema del Doppio, in modo da appallarvi sì, ma giusto un pochetto.
libri infiniti
Del Doppio, del suo mito, sviscerato in molteplici versioni ed interpretazioni, si trovano tracce in moltissime culture, anche molto distanti e differenti dalla nostra.
Da noi, più o meno eredi della cultura greco-romana, nonostante il dispiacere di alcune sparute ed eccelse minoranze di “a tutti i costi celtici”, le prime tracce letterariamente evolute si ritrovano nei miti di Giano Bifronte, di Ermafrodito e di Narciso.
Platone ne “Il Simposio”  e Ovidio ne “Le metamorfosi” ne svolgono  a loro volta un’ampia e complessa trattazione che sarà ripresa e re-interpretata infinite volte, dando il la a molte delle successive versioni del tema-mito.
Saltando con l’asta un po’ di secoli arriviamo comodi-comodi a Lady Macbeth e poi, andando di slittino, al “Dottor Jekyll e Mr. Hyde” di Stevenson, passando per il Frankenstein di Mary Shelley, per il Dorian Gray di Oscar Wilde e giù giù fino a Star Wars.
Frank HORVAT
Il tema del Doppio è trattato di romanzo in commedia e di epoca in epoca secondo un indirizzo altamente variabile, la cui traccia caratterizzante scaturisce spesso- così a me sembra- dal pensiero/sentire, soprattutto in tema religioso e filosofico, dell’autore che vi si cimenta.
La psicanalisi celebrerà il mito del Doppio come uno dei suoi caposaldi, impiantando sul costante dualismo della coscienza una nuova visione dell’uomo e dei suoi comportamenti destinata a produrre effetti e strascichi…praticamente su TUTTO : insomma, il mito del Doppio sembrerebbe costituirsi quasi traccia genetica della storia culturale dell’umanità.
Fin dalle prime luci della civiltà della parola scritta il sogno del Doppio ha mostrato, attraverso il racconto, la dissertazione filosofica, etc., tutta la sua avvincente complessità e possibilità di sfumature interpretative.
Questo mito,  per eccellenza il più vicino al buio e all’indistinto dell’inconscio, ha da sempre prediletto la via della scrittura per prendere corpo passando dallo stato di nebulosa inquieta e vagante a quello di incarnazione del sogno arcaico dell’essere sdoppiato-ma-uno, in una sorta di miracolosa partenogenesi dell’anima.
libertà
Inutile sottolineare il dualismo (!!!! sì, proprio lui!!!) tanto attraente quanto allarmante di questo suo sfaccettato fascino: come non pensare alla degenerazione ultima del sogno-mito del Doppio che si realizza in alcune forme di devianza e malattia mentale?
Tuttavia, per chi come me sceglie di leggere la follia essenzialmente come un'accelerazione impazzita della realtà sensoriale che si fa disturbo, lo sdoppiamento altro non è che una lettura fatta controverso della pagina scritta, sulle orme del paradosso leonardiano.
Rimando alla terza ed ultima puntata dello SBOBBONE la mia personale interpretazione del tema del Doppio.
…ci siete? respirate? mi odiate?…su, su, su…godetevi questo bel motivo qui sotto, parzialmente in tema, ovvio:
“Parole di burro” da Carmen Consoli.

postato da: Terezita alle ore 11:50 | link | commenti (5)
categorie: ahimé sbobboni