" Ti ricordi dell'ultima volta? "
Questo le chiese il Gatto mentre facevano l'amore.
" Sì che mi ricordo, perché?"
" E cosa ti ricordi?"
Lo scambio d’opinioni in quel frangente- se così si può definire- era difficoltoso assai. Stentava a decollare con lui che forse voleva arrivare ad un punto, ad un particolare preciso o, forse-sempre-forse, voleva semplicemente crogiolarsi ancor di più, impegnando doppiamente i sensi: sull’attimo presente e su quello trascorso.
Lei non sapeva davvero cosa rispondere sinteticamente ché la sintesi, eroticamente parlando, le mancava del tutto.
Impegnata com'era a godersi il contatto poi non avrebbe saputo, neanche volendo, concentrarsi per formulare una frase di senso logico attendibile e di adeguata sostanza, tutt'al più si sarebbe potuta far uscire un gemito doppio: uno per ora e uno per allora, null'altro.
Insomma, non le fioriva in mente niente che fosse all'insegna della concretezza verbale, a maggior ragione vista poi la delicatezza tattica del momento...
Lui insistette un'altra volta e lei allora confezionò una delle frasi più banali possibili, una frase proprio scema, del cui risuonare si pentì immediatamente:
“me lo ricordo...piacevole...”
Bello sforzo avrebbe potuto pensare chiunque, da doverci studiare un pomeriggio per forgiare e dire una frase così cretina e generica.
Il problema era che le scocciava perdersi pure i secondi più piccoli della partita in corso.
Il problema era che lei faceva l'amore rimuovendo il senso della concretezza e della logica, e di tutto il conosciuto a livello razionale le rimaneva sì e no qualche nozione pallida. Quel che contava era vivere sulla pelle ogni minimo movimento calandocisi dentro, perdere l’identità nel piacere che si scioglieva lungo il corpo come una lenta colata di consistente, carezzevole ed insistito miele.
Ad ogni modo, cercò di riparare, di rispondergli decentemente, ma non riuscì a trovare un dettaglio da descrivere, un singolo gesto da estrapolare per dire:
“mi ricordo quel momento in cui...”.
E del resto si sa: le donne si ubriacano di atmosfere tanto quanto gli uomini si ubriacano di immagini e, ancor più, di dettagli d'immagine.
Certo, se ne avesse avuto il tempo gliel'avrebbe data la risposta e sarebbe stata in forma di fumetto.
Gli avrebbe raccontato di un gatto che si stende sul tappeto e rotola, rotola, rotola.
Un gatto che a pancia all’aria socchiude gli occhi invitante come a dire “cos’aspetti?”.
Questa era l’immagine con cui lei lo avrebbe descritto e il suono d'accompagno sarebbe stato un miagolìo a note lunghe, d'intensità declinante .
Ma, voi capite, come si potrebbe mai rispondere ad uno che vi fa una domanda simile a quella e la fa per di più in un frangente così, raccontando un fumetto? Poteva suonare addirittura di un’ironia eccessiva, vicina e lambente lo scherno.
"Sì- pensò- queste sono le differenze tra uomo e donna" e, aggiungendo una coda di riflessione a quel pensiero/massima d’uso indifferenziato e riciclabile, formulò:
“ meglio ch'io stia zitta: a volte ho percorsi mentali così strani e surreali che possono essere facilmente mal interpretati…”.
Perciò rinunciò ad illustrare il fumetto al Gatto steso sul letto accanto a lei e riprese l’occupazione principale.
“Ci vediamo raramente, ma quando lo facciamo è…significativo”
Questo fu il commento del Gatto a fine partita, mentr’era sotto la doccia e guardava avanti a sé, fissando come il Profeta un punto lontano nel deserto.
Lei rifletté sul fatto che significativo era comunque un aggettivo che induceva pensieri e concetti di densità emotiva.
Perciò, sebbene lui avesse assegnato a quel significativo una connotazione dichiaratamente ironica e di metafora allusiva, in realtà anche quell’aggettivo si tramutò, nell' immaginario strampalato di lei, in lingua fumettistica.
E divenne la visione di un cucchiaio colmo di marmellata, ma colmo davvero, di marmellata ben solida, con pezzi di frutta polposa, sopravvissuti intatti nella preparazione: un cucchiaio tanto colmo da assumere una pronunciata, lussuriosa e stabile convessità.
Lo pensò, lo immaginò, ma, nonostante tutto, scelse di non raccontargli neanche questo secondo fumetto.
p.s.:qui sotto Sparring Partner dell'ineffabile Paolo C.