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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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domenica, 30 novembre 2008

SENZA santi e SENZA Ceci-tà/ 1

sottotitolo:antefatto penoso di ancor più penoso programma
la perplessità secondo Irina Velichko
Sabato pomerggio, la solita trasmissione strettamente cattolica: una bella fetta di tempo e di palinsesto dedicati dalla televisione pubblica- quella finanziata con i soldi di tutti noi-  ad una religione, ad una sola, sempre la stessa...e nessuno venga a dirmi che dopotutto è la religione prevalente che mi incazzo e ce lo mando pure...
(ecchè, tutta pe' voi la tolleranza?!? Vogliamo forse fare come con il maestro unico che per farlo sembrare meno totemico è stato ribattezzato con sublime ipocrisia il maestro prevalente?)
Ebbene, riprendendo il racconto, faccio una necessaria premessa:
siccome io sono una bestiola curiosissima dell'orticello altrui e dei discorsi che vi si fanno, sabato pomeriggio mi sono fermata a guardare ed ascoltare quel che secerneva il Santo Schermo.
Alfons MUCHA
Dovete sapere che da sempre cerco di interessarmi delle opinioni diverse dalle mie  e più sono ideologicamente (sì, ho detto IDEOLOGICAMENTE...ecchè, ce stò solo io a dové fà l'equidistante e l'equilibrista delle opinioni?!? più mi incuriosiscono.
Per dire tutta la verità:
un po' mi serve per aggiornarmi, rispettosamente,(almeno in partenza dico rispettosamente), sulle argomentazioni di chi la pensa diversamente da me e un po' mi illudo sempre di trovare qualcosa di nuovo e di meglio da quelle parti...ahimé...;per questo motivo  sento la necessità di andare a fare due passi lontano da casa dell'opinione mia, per vedere e sentire quanto si dice da quelle parti.
Sabato pomeriggio dunque.
La trasmissione che mi ha adescato si chiama "A Sua Immagine" e- così deduco io- di certo non a sua somiglianza... 
Rosario Carello, l'illustre presentatore dall'espressione di mansueto vitellino, ospita in studio Angelo Lemme, Priore della Comunità agostiniana di Cascia, tonaca melassosa nei gesti e nelle parole anziché no, e una miracolata da Santa Rita, venuta a raccontare la sua devozione alla Santa che l’ha guarita da un tumore incurabile.
Irina Velichko Piccola nota aggiuntiva, tanto per non trascurare alcun particolare:
la puntata di ieri rientrava  nel mazzo-strepitoso-mazzo di puntate dedicate ai santi e io che l'ho seguita per intero e che, per di più e pe' nun famme mancà gnente,  ho fatto pure le elementari dalle suore, ora ve ne voglio parlare e raccontare per una serie di motivi:
- per fare immodestamente
e sfrontatamente
e pericolosamente
e provocatoriamente
e incazzosamente, sebbene nel mio piccolissimo, foss'anche un solo grammo di controinformazione;
- per dividere con voi il mio dolore, la mia rabbia e la mia enorme
INCAZZATURA,
con la Rai in primis;
- per piangere insieme a voi sul tempo che inutilmente scorre e trascorre su certe plaghe e piaghe e lidi clerical-misticheggianti e su certe menti e su certe tonache, vere o camuffate che siano.
(Ora pro nobis e andate in pace vorrei aggiungere, e soprattutto ANDATE, andate...)

Lo spunto per il post, anzi per i post (ché in uno non entrerebbero insieme tutte le notizie, doverose, e l'incazzatura, grande, quella mia) me l'ha dato quella trasmissione e il mio incauto soffermarmi, certo, ma il cerino sulla miccia l'ha acceso il mio adorato amico di blog, Michael Grimaldi, inserendo ieri sera il commento, splendido e pungente come un vento dicembrino, riportato qui di seguito ed inserito sul mio post
il+RISPETTO#comment-52238167 
Così commenta Michael:
"Sono sempre più tentato di fondare una nuova religione ed imporre i miei simboli negli uffici pubblici. Devo pensare a qualcosa..."
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente michaelgrimaldi
A lui un bacione, l'ennesimo che si aggiudica, a tutti voi un ciao alla prossima puntata-post dove vi narrerò la storia di Rita da Cascia puntando ad evidenziarne l'estrema modernità, attualità e proponibilità a noi donne-sciaguratamente-pensanti della mala-modernità...capisc'ammé...***
***(tranquilli: non sono né impazzita né convertita, solo incazzata come una iena digiuna da una settimana...tranquilli...)
1 di 2- continua
p.s.: nel frattempo godetevi questo demenzial-salutare video. La canzone è "Onda calabra", loro sono "Il parto delle nuvole pesanti"...alla faccia,aggiungo io, terroneamente vibrante... 
p.p.s: la canzone fa parte della colonna sonora del film "L'abbuffata" di Mimmo Calopresti, mio conterrOneo. 

postato da: Terezita alle ore 11:23 | link | commenti (5)
categorie: politicamente affine
venerdì, 28 novembre 2008

una VOCE e una vocina sull'INVERNO

Passo Stalle- valle di Anterselva

Vi propongo una VOCE-quella di Claudio Magris- sull'inverno e, a seguire, un'altra, più piccola voce...Irina Velichko  "...La valle è inverno,luogo in cui svernare; sonno e letargo in cui la vita, liberata dalle inibizioni e dagli assilli della coatta veglia abituale, si ridesta e si abbandona..."

"...Il corpo si stiracchia sotto il soffice piumino di neve, il viso si volge al sole con gli occhi socchiusi e le guance sfregate di neve fresca, i pensieri volano via come uccelli cacciati da un campo, messi in fuga dal riso  che nella Stube scorre da l'uno all'altro come il vino; il sesso si risveglia forte e sciolto, i pesanti e complicati strati di maglie calzettoni e maglioni sono più facili a togliersi, nella camera col tetto spiovente, che non le giacche e le cravatte..."

-frammenti tratti da "MICROCOSMI" di C. MAGRIS (capitolo dedicato/ambientato nella splendida valle di Anterselva) 

La bella vocina che segue è quella di Dario:

Favola d'inverno
il colore dell
Di mattino bruma dolce invernale,
   carezza campi, macchine e colori
sempre più spenti, muti grigi fiori
   di questa Stagione algida e spettrale
il colore delltempo da cani, quasi proverbiale,
   paesaggio tetro da ispidi pittori…
Da scura terra esalano vapori,
   in lenta processione verticale,
il colore dell
che salgono ad un cielo cinerino,
   bacio di terra languido dormiente,
come ad una reliquia il pellegrino
il colore dell 

in percezione quasi inconsistente,
   Stagïone al sapor di mandarino,
di mano fredda ma dal cuor ardente
.

postato da: Terezita alle ore 12:27 | link | commenti (6)
categorie: citazioni, con contributi esteri
mercoledì, 26 novembre 2008

il SENSO del Freddo

C.Coigny_ 25Poiché si conoscevano pochissimo lui pensò bene di chiederle cosa le avrebbe fatto piacere trovare per pranzo.
Era un’afosa e distruttiva giornata di luglio e lei rispose:
“fammi trovare del gelato, è la cosa che amo di più al mondo…più che mai quello di frutta”.
Era un’afosa, straniante e calda giornata  di luglio ma anche se fosse stato gennaio lei gli avrebbe chiesto la stessa cosa poiché il gelato costituiva per lei una passione ininterrotta, alla faccia delle stagioni e degli usi più comuni.
Quando entrò nel suo appartamento si guardò attorno circospetta: la loro scarsa conoscenza le dava un’ansia che, benché  non fosse particolarmente grave, la manteneva su una frequenza di pile sempre cariche e allertate; ma, tuttavia, quell’ansia le passò quasi completamente nel momento in cui vide transitare negli occhi di lui un rassicurante balenìo di espressione “domestica”.
Domestica, sì, proprio questo l’aggettivo che avrebbe usato qualche giorno dopo per descrivere all'amica e confidente il suo sguardo ed il momento in cui s'era acceso di tonalità tranquilla.
L'aggettivo "domestico" però non le era venuto in mente per definirlo in senso diminutivo, tutt’altro.
Non era nato su una scia evocatrice di pantofole e pigiami flanellati, no.
Pascal Renoux
Era l'aggettivo scelto per esprimere l’effetto di ritrovata serenità di fronte a quegli occhi dall’espressione giovane, aperta e affatto aggressiva; l’espressione domestica peraltro era passata veloce-veloce nelle pupille di lui, rendendogliele più grandi e più tonde, ma lei l’aveva colta a razzo e messa al sicuro.
Quand’ebbero dato fondo al piatto di pasta che avevano cucinato insieme con risultato non eccellente (vuoi per la scarsa esperienza ai fornelli di lui- che domestico in senso gastronomico davvero non era- vuoi per l’assoluta assenza di dimestichezza con la casa da parte di lei) apparve il gelato dei desideri e lei ne fu conquistata, pienamente conquistata. E senza indugi passò a dirgli per filo e per segno tutto quel che ammirava in quella vaschetta di lussuria ghiacciata. scovata da Avv3lenata
Con atteggiamento estatico e spontaneamente bambineggiante la rimirava piena di entusiasmo, sebbene per timidezza trattenesse i gridolini esaltati che pure avrebbe voluto recitargli davanti.
Di una cosa era certa comunque: la vaschetta di gelato che lui aveva appoggiato sulla tavola era stata sicuramente  composta  da un gelataio seduttore. 
Non c’erano dubbi.
Si trattava di una piastrella lucidissima, a colori vivaci, ripartiti con perfezione quasi geometrica, come se i diversi gusti avessero trovato posto in divisori perfetti per dare il risultato estetico più oppiaceo e convincente possibile.
Certo, il gelataio non poteva sapere né chi fosse la donna che avrebbe buttato lo sguardo su quell’opera  di gioielleria del freddo né quanto la si sarebbe potuta affascinare ed incastrare con una visione così sfacciatamente provocante nella sua  assoluta levigatezza di piastrella multicolore.
decorato stavolta
Quasi-quasi  le dispiaceva immergere il cucchiaino in quel mosaico e perciò cercò di raschiarne con delicatezza la superficie, così da lasciare intatte le ripartizioni e la visione d’insieme: l'estasi visiva andava messa e mantenuta al sicuro.
Prese a mangiare ed elogiare, elogiare e mangiare, e non trovava il coraggio di dirgli: 
"tienla qui sul tavolo la vaschetta, voglio riempirmi gli occhi dei suoi colori e delle sue geometrie".
Non aveva il coraggio perché era luglio e perché il frigorifero era l’unico in grado di salvare e proteggere il capolavoro del Casanova de' Gelati.
Ma quando, punta da un desiderio bruciante, si decise  a chiedergli per la terza volta di riprendere la vaschetta dal frigorifero per mangiare ancora un po’di  gelato lui si limitò ad obbedire: sereno, domestico e neanche sorpreso più di tanto.
Irina VELICKO
Allora lei, trovandosi di nuovo di fronte a quella visione ad effetto "stupefacente" di colori e sapori, pensò che per una degna celebrazione di quel capolavoro fosse assolutamente necessario assaggiare addosso a lui, direttamente sulla pelle, i vari sapori.
Lo pensò e lo fece.
Scavò con le dita quel capolavoro di art decò del freddo e glielo stese addosso: un gusto per volta. 
Si mise poi a discettare tra il serio e il ridente sulle differenze nella qualità degli abbinamenti tra pelle e gelato.
Provò e riprovò per capire quale combinazione desse il  risultato migliore.
Lui, sereno, domestico e anche discretamente timido, la lasciò fare mentre pensava chissà cosa…
...forse cuccuruccucu paloma?
riflessioni feline

postato da: Terezita alle ore 16:22 | link | commenti (7)
categorie: eros e allegati
martedì, 25 novembre 2008

sugli Altari salga il RISPETTO

SAUCO
«Il crocefisso - è la posizione espressa infine dal Quotidiano vaticano - può offendere solo quanti vogliono, e in questo consiste in realtà il laicismo, per quanto si nasconda dietro alibi giuridici, che lo Stato diventi un nuovo dio, con potere assoluto sulle anime».
ancora MAGRITTE
«Che si giunga a considerare un crocefisso offensivo in Occidente si può solo interpretare come un sintomo allarmante di amnesia o necrosi culturale» spiega lo scrittore spagnolo Juan Manuel de Prada in un articolo sul quotidiano vaticano, sostenendo come la sentenza del tribunale spagnolo «consacra giuridicamente la rinuncia di una Europa disorientata, irrazionalmente in preda a un impulso di autodistruzione».
MAGRITTE
Vorrei cercare di commentare il più stringatamente possibile- se non altro per non sentirmi ulteriormente sanguinare il cuore rispettosamente laico che ritengo di possedere- ma queste affermazioni qui sopra la dicono lunga, davvero molto lunga, soprattutto se ci si sofferma là dove ho passato il tasto del grassetto, tanto per far trasudare ed evidenziare meglio la rabbiosa e isterica rivendicazione di un primato di parte che non ha alcuna ragion d’essere.
Come qualunque primato di parte d'altronde.
Però spendo qui due parole poiché ci tengo a far sapere a questi convinti e zelanti doc, che non mi ero mai accorta, a tutt'oggi, d'essere andata in necrosi culturale.
Jan Saudék
 
Innanzitutto non mi sono mai sentita invogliata ad invocare un nuovo dio  sotto il nome di Stato:
lo Stato laico non può essere il dio di nessuno bensì solo il mediatore dei diversi interessi e punti di vista, nei limiti della convivenza pacifica e rispettosa di ogni sua componente. 
Se qualcuno desidera invocare un proprio dio lo faccia nella dignità, nell’intimità e nel riserbo delle proprie convinzioni e non usi né questo suo dio, né l’invocazione a lui rivolta, come una clava in testa a chi la pensa diversamente.
Questa è vera necrosi culturale e anche tentativo omicida nei confronti dei parere diversi dal vostro.
SAUCO
La spinta autodistruttiva in Europa- e non solo in Europa- prescinde da un qualsivoglia (ipoteticamente disatteso) richiamo religioso  anche perché- checché ne pensino certi totalitaristi della storiografia riveduta e corretta ad uso personale, discriminatorio e criminale - l’Europa è nata ben prima del SGOMENTOcristianesimo, non ce lo dimentichiamo.
L'Europa nasce sulle basi di certe civiltà definite addirittura...pagane...(alludo a quella greca e a quella romana soprattutto e, perché no?, anche a quelle dei nostri progenitori culturali più antichi, provenienti da terre assai lontane).
Lasciateci e lasciatevi vivere dunque, insieme a tutti gli altri, senza sentirvi i migliori per nessun motivo: non ce ne sono di sufficientemente grandi, per nessuno.
Riponete quei simboli che agitate come armi da guerra: ci sta già un secolo intero, il '900, a noi ancora così prossimo, a ricordare dove portano le convinzioni di supremazia.
Dalla razza alla religione il passo è talmente breve da poter divenire invisibile, inesistente.
Smettete di offendere con parole così forti le convinzioni e gli usi diversi dai vostri.
Mettere il RISPETTO sull'altare e onoratelo.  

Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today... 

Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace... 

You may say I'm a dreamer
And the world will live as oneBut I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one 

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world... 

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us

lunedì, 24 novembre 2008

sul MENTRE e sul RELATIVO

Portogallo-Algarve
Marina, cui mi lega un particolare e forte senso di sintonia del senso del vivere, scrisse tempo fa un bellissimo post intitolato Uscire da sé.
Ve ne metto qui di seguito qualche stralcio, giusto per darvi l’idea del tema, ma vi prego, fortissimamente, di andarlo a leggere per intero qui:
 
Uscire da sé
Tutte le cose accadono "mentre". Non solo, naturalmente, mentre la terra ruota e viaggia nello spazio -piccolo particolare che dovremmo sempre tenere a mente per ricordarci di essere tutti sulla stessa navicella spaziale; (ma questa è solo una delle mie tante fissazioni)- ma anche mentre accadono molte altre cose, un numero infinito di cose ed ogni cosa è il "mentre" di un numero infinito di altre cose.
 
Io scrivo al mio tavolo mentre....
...il treno per Strasgurgo lascia la stazione di Parigi...
... due corpi sudati inascoltano il mondo intorno a sé e si serrano nel fare l'amore a Bagno Vidoni...
...il muratore senegalese precipita dall’impalcatura a Latina...
Etc(….)
Io penso al "mentre" come ad una serie di cerchi concentrici che si allargano e si allargano e si allargano senza una fine.
E il centro di questa serie di cerchi concentrici non è mai lo stesso centro.
Il centro è mobile ed arbitrario e soggettivo, personale, variabile.
Ognuno di noi è insieme il centro e il più lontano dei cerchi.(….)
Anche se ci sforziamo di pensare ad una rete, una enorme rete da pescatore lanciata sulla sfera terrestre a raccoglierla tutta, e contenente tutti gli accadimenti di uno stesso identificabile momento(….)
Non riusciamo a vedere tutta la rete e nemmeno a pensarla.
Possiamo però pensare un piccolo nucleo di “mentre”, concepirlo come un “insieme”, quella bellissima intuizione della matematica e della linguistica
Il”mentre” è un insieme temporale: unisce tutti i punti di un “non-qui-ma-ora” .
Il “mentre” è anche una piccola tecnica che uso in momenti di difficoltà di diversa natura: i “mentre”-(degli altri)- evocati piano piano mi fanno uscire dal mio isolamento, dal mio "io, qui ed ora" e capita che un altro "mentre" occupi al mio posto il centro di quei cerchi, s'imponga alla mia attenzione ed io, col mio spavento o la mia prostrazione o il fottuto mal di testa, scivoli verso la periferia della mia stessa attenzione, per diventare “il "mentre” di qualcun altro (….)
notti pietroburghesi2
Ebbene, questo post è uno di quei pezzi che hanno la capacità di farti volare alto, senza peraltro fare ricorso a paradisi o realtà altre rispetto a quanto di profondamente umano e terreno ci è dato, quotidianamente, di vivere.
Quest’idea del mentre che perennemente rinnova sé stesso, in forma e in danza di cerchi concentrici, ci permette di indossare un paio d’ ali potenti e di TeZ ripresa da nordmisurare/considerare  la grandezza del tutto: uscire da sé per essere dentro e attenti ad ogni cosa,  senza mai dimenticare che siamo tutti figli della stessa terra.
Inizialmente avrei voluto scrivere di questo post che si tratta di una celebrazione poetica e filosofica del relativo, del personale relativo, di una riflessione a sguardo allungato, in forma di parole, sulla realtà grande, infinitamente più grande di quella in cui ci confiniamo solitamente: vuoi per istinto, vuoi per più o meno momentanea miopia affettiva, vuoi, infine, per necessità amara dei tempi…
Però poi, ripensandoci, mi sono accorta che quest’idea del mentre non  poteva essere liquidata come un’esortazione a rifuggire e ad uscire dal relativo angusto del sé ma, addirittura, poteva divenire una rivalutazione del personale in chiave alta e sensibile.
Pascal Renoux
Nel suo scritto Marina lancia lo sguardo fuori dall’angolo ristretto dell'orizzonte personale, contingente e geografico e, subito dopo,  lo riporta nel suo spazio privato di mondo:  lo sguardo però stavolta ci torna pieno di cose viste e considerate con umana partecipazione. Muovendo dall’inezia all’essenziale, dall’angolo dove il sé si rifugia, protetto dalla sua stessa paura, allo spazio vasto dove la paura privata è ingoiata e divorata dal volo, necessariamente non protetto, verso il resto del mondo.
Dalla propria tenda in spedizione verso il mondo: andata e ritorno.
Grazie per questa lezione, splendida prof.
Grazie davvero.
p.s.:qui sotto "Clocks" dei Coldplay, a ricordare che tanti sono i fusi orari e quelli di pensiero, tutti viventi e palpitanti in contemporanea sotto lo stesso-laico-cielo...

sabato, 22 novembre 2008

l'Ironia coniugata Anche al Maschile

MAKAROFF

Mi fa sempre piacere poter scherzare e ridere di tutto, soprattutto quando e se l'interlocutore-trice di turno è la persona giusta, quella con cui riesci a dare il giusto confine-non-confine e la giusta leggerezza alle parole e all'ironia che ci impasti sopra, al di là dei copioni di parte, al di là dei più vieti fraintendimenti, al di là delle convenzioni di certo "buon costume del dire e del fare" che altro non è che malafede nelle proprie azioni e nelle proprie parole, roba spesso degna delle migliori beghine di tutti i secoli.

Se poi una così lieta corrispondenza di umore e di tonalità la trovo con un rappresentante dell'altro sesso ne sono ancor più contenta: so di aver trovato un amico e una persona intelligente, so di aver trovato uno che sa slittare agilmente fuori dai luoghi comunissimi dei rapporti uomo-donna...e, soprattutto, mi sembra di ritornare a scuola e  avere di nuovo sedici anni.

Di seguito un esempio recente di questi festosi e ironici scambi.

Pascal Renoux

Giorni fa stavo raccontando ad un amico bloggero di certe mie paturnie e di certirompimenti on the rocks e avevo titolato il mio primo pvt a lui "cazzi" intendendo, alla romana verace, diretta, turpiloquica e simil-studentesca, i miei malumori.

Nei giorni successivi ho scambiato con lui diversi messaggi in pvt, sugli argomenti più disparati, ma senza mai pensare a cambiare il titolo iniziale dell'oggetto.

Segue qui sotto il tratto finale dello scambio di battute tra me e il mio interlocutore, il sig. Citterio, già salito all'onore della cronache del mio tag PVT, grazie proprio alla sua simpatia. 

-TEZ

hai notato che la lunga lista di pvt che ci siamo scambiati è titolata sempre con lo stesso oggetto iniziale e cioé "cazzi"?Appena apro la pagina del pvt me li vedo comparire e  li leggo, tutti di  fila:

cazzi
cazzi
cazzi 
etc...
e mi piego in due dal ridere per quant'è comico!
 
-CIT
ho lasciato apposta così l'oggetto, fa ridere anche me...
 
-TEZ
be', un po' me lo immaginavo...però magari adesso è meglio cambiare l'oggetto, ci penso io, eccolo:
"altri cazzi"
...hihihihihi...
p.s.: e qui chi meglio del fantasmagorico CAPAREZZA poteva chiudere un racconto in pvt dedicato all'ironia?
"Vieni a ballare in Puglia"
e non perdete la fine...leggete il finale

postato da: Terezita alle ore 22:36 | link | commenti (3)
categorie: pvt , maschi spiritosi e saggi
venerdì, 21 novembre 2008

Emozione e Pensiero hanno un CORPO UNICO/ 2

Zena Holloway per o
SOTTOTITOLO:
lo spunto fu un bel commento
la ROSSA di SAUCO
scrive Giorgio a proposito della foto di Renoux del post precedente:
"La fonte di luce sopra al corpo viene dal cielo, è simbolo del divino. Il corpo nudo, marmoreo, rilassato può alludere alla morte, al sonno ma anche all'abbandono dopo l'orgasmo.
Il drappeggio mosso contrasta con il corpo liscio.
Nel complesso mi sembra un'immagine che riesce a conciliare archetipi opposti, a farli stare insieme e di qui il suo fascino; sì, anche figlia e madre di se stessa, spiritualità e fisicità, ecc.
E' perfetta come immagine, non si potrebbe aggiungere nè togliere nulla.
Più la guardo e più mi convinco che prima ha fatto l'amore e che ora il suo corpo e la sua anima sono fisicamente e spiritualmente appagati. Una cosa sola: l'unione degli opposti".
  La mia homepage: http://www.fruttidistagione.blogspot.com frutti di stagione
Renoux come Michelangelo

caro Giorgio,
la tua lettura è stata anche la mia, neanche troppo in contrasto con l'altra, quella che ho descritto nel post.
Sarà che l'amore, inteso nel suo senso fisico profondo, cioè vissuto con il corpo come rappresentazione diretta del più intimo sé, somiglia molto alla morte?
Intendiamoci, non sto dando a questo paragone un significato "nero e suicida" anzi, tutt'altro.
Immagino qui la morte in sperdimento d'amore come cedimento di sé stessi, perdita degli argini, ingresso nell'altro-a, viaggio verso lo stato fluido, un'esperienza che trova nell'orgasmo il suo punto d'arrivo e, infatti, non a caso l'orgasmo è definito anche "piccola morte".
E, del resto, nel post precedente ho parlato, non di certo a caso, del cedersi al dolore inteso come consegna-cedimento alle emozioni in generale.ortofrutta in blu
La celebrazione della fisicità nell'amore sensuale coincide, a mio parere, esattamente con il suo opposto: l'uscita dalla fisicità intesa come limite, costruzione e costrizione, disegno definito di un corpo rispetto ad un altro.
E' la parabola del misticismo sensuale.
E' il mito eterno di Eros e Thanatos.
Temi bellissimi perché traducono il massimo della potenza vitale nella sua finale dissolvenza: contraddizione questa solo apparente.
Grazie per il tuo bellissimo spunto.
Tez
p.s.:qui sotto Paolo Conte e alcune scene di "Ricette d'amore" dove ad un certo punto qualcuno domanda:
"keine Teller?" (senza piatto?!?)
e qualcun altro risponde:
"keine Teller!"  (sì, senza piatto!!!)
L'amore si mangia senza piatto...
(l'attrice è la sensualissima Martina Gedeck e la lingua tedesca, qui nella sua versione di pronuncia raffinata e teatrale, aggiunge ed esalta l'atmosfera con i suoni del parlato)  

giovedì, 20 novembre 2008

Emozione e Pensiero hanno un CORPO UNICO/ 1

Renoux come Michelangelo

SOTTOTITOLO:
quel giorno Renoux, forse, pensò a Michelangelo...
Vorrei chiedervi di portare un po’ di attenzione supplementare a questa foto, uno scatto di Pascal Renoux, che mi ha colpita particolarmente e subito, al primo sguardo, per motivi che cercherò sinteticamente di esporvi, realizzando e improvvisando qui per qui una sorta di lastra emotiva dell’immagine.
La macchina che esegue la lastra emotiva sono io, ovviamente, Tereza, e non ridete troppo della mia supponenza e auto-investitura critica ché tanto già ci rido sopra di mio…
Alla mia primissima occhiata su quest’immagine il pensiero m'è volato alla pietà di Michelangelo e per questo le ho voluto assegnare il titolo “Renoux come Michelangelo”.
Riflettendoci un po’ di più sono in seguito riuscita ad estrapolare e a descrivere, più o meno, signora mia, le similitudini che avevano fatto affiorare questo paragone nella mia mente eccentricuzza e che ora vi vado a raccontare.
Ho notato innanzitutto il particolare ed abbondante drappeggio del tessuto che ricorda le pieghe dell’abito della Madonna michelangiolesca.
Tutta l’immagine poi è deposta in un bianco e nero che rimanda ed evoca il marmo spettrale e dolente della pietra di Michelangelo.

La figura umana ripresa da Renoux è sì un corpo di donna, ma l’atteggiamento è lo stesso della figura maschile del Cristo: quello dell’abbandono e potrebbe rappresentare, anche in questo caso, persino quello della morte.
Il corpo ha un disegno sottile, proprio come quello del Cristo di Michelangelo, con le linee lunghe e affusolate, soprattutto negli arti.
Il collo ripete nella posa l’abbandono addolorato del corpo morente di Cristo.
Mi è già capitato di riflettere e di scrivere (da irriducibile estremista dissertante, quale sono) su foto o su altre espressioni di arte ma qui l’associazione ed il riassunto tra tutte le osservazioni svolte dalla mia vena fantasiosamente pazzoide mi ha convinto a tradurre il tutto in una esemplificazione estemporanea della cui eccentricità, e forse assoluta inattendibilità e sconclusionatezza, vi chiedo scusa fin d’ora.
riflettendo...
Eccola la mia tesi pirotecnica:
quest’è il corpo di una Madonna fatta Cristo e viceversa, madre e figlia di sé stessa;
quest’è l’immagine del dolore e del suo termine che può essere la morte ma, anche, il cedimento al dolore, ossia una versione/rappresentazione di quella, a volte salvifica, resa al destino e alle emozioni.
Il drappeggio è la culla di tutto e, per questo suo racchiudere e mostrare evidenziando e sottolineando l’emozione fisica, è un elemento vivo, tale e quale il corpo della modella.
Tanto sentenziò indecorosamente Tereza e ora su- su, da bravi, non buttate i pomodori contro lo schermo del pc: teneteli per fare un buon piatto di pasta olio, pomodoro e basilico, sient'ammé!
1- CONTINUA, per merito di Giorgio.
p.s.: una canzoncina pazzerella e lievemente malinconica nella sua vena libertaria, il cui video è ambientato a Campo de' Fiori e dunque nella città dov'è conservata la Pietà.
La voce è di Amalia Gré.

martedì, 18 novembre 2008

alla Fine anche questa è una LETTERA per Te

mani secondo P. Renoux/2
Mia nonna finì nel mese di dicembre appena iniziato, nel mio primo anno di scuola.
Ricordo la maestra che mi prese da parte e mi chiese se avessi pianto tanto per il dispiacere, non immaginando affatto di mettermi in grave e faticoso imbarazzo.
E sì, io non avevo versato neanche una lacrima per quella nonna che pure avrei amato per tutta la vita, ben al di là di quanto i miei pochi anni e i pochi ricordi  permettessero a me e a chiunque di immaginare.
E’ che io non sapevo cosa fosse morire e cosa accadesse a chi rimaneva: non sapevo insomma di cosa fosse fatta l’assenza per sempre.bambino
Se fossi stata già allora capace di concetti rifiniti avrei risposto così alla maestra:
“in verità vorrei piangere per i vivi, per mia madre cioè, ma ho paura di farlo perché c’è già lei a piangere ininterrottamente, giorno e notte. Questo è per me la morte, questo tutto quel che ne so, per ora...”.
Sì, esattamente questo era accaduto: mia madre era precipitata in un ventre nero di giorni e notti uguali, tessuti di lacrime infinite e impossibili da immaginare per una mente sana. Tre giorni? Una settimana? Un mese? Non saprei dire, per me potevano essere stati anni, di certo un tempo esagerato e brutale.
C.Coigny_23Mia madre se ne stava chiusa nel soggiorno, al buio, abbandonata sulla poltrona: quest’era diventata la morte e il suo concetto per me, a quell'età.
Dal soggiorno mia madre non usciva quasi mai e questo segnò la mia vita in quel momento e poi per sempre, nonché la mia nozione affettiva di lei.
Di tanto in tanto solo mio padre poteva entrare in quel ventre oscuro di dolore disumano e, raramente, riuscivo a scorgerlo mentre abbracciava inutilmente sua moglie.
Poi, dopo molti giorni, anni nella mia cortissima esistenza, mia madre uscì nel corridoio, lasciando le luci accese: era una spaventosa maschera di pianto, una cosa che non avrei più visto così da vicino in nessun altro essere umano.
Mi avvicinai piena di spavento pensando che fosse lei la morte.
Vedevo mia madre avanzare nel vuoto e non vedermi e non guardarmi affatto.
Credo d’averle tirato e carezzato un braccio, forse d'averla anche chiamata per nome, terrorizzata da me stessa per aver tanto osato.bracciale a stelle
Ma lei non sentì e non vide nulla, né la mia voce né il mio braccio o meglio, mi allontanò come non mi riconoscesse affatto.
Tirò dritta verso la cucina a far non so cosa: mangiare finalmente, dopo giorni, o forse solo bere, non so: io sparii, ingoiata magicamente dentro la casa, via da lei, dal suo dolore egoista e possessivo e dal mondo intero, e per intero non me ne seppi mai più tornare .
Ancora oggi quella è la mia ferita d’eccellenza, l’origine e il natale della mia incertezza, perché quella sera mi convinsi di non essere mai venuta al mondo.
E questa è la convinzione che esposi anche a quella che per professione prendeva appunti su di me.
Coigny
Oggi, se potessi, a lei, a mia madre, scriverei così:
"...io non so  se, a tutt’oggi,ti ho mai perdonato del tutto quel dolore che t'annebbiò a quel modo, cancellandomi dalla tua vita, sia pure in quel frangente soltanto, sai?
Nel tempo ti ho compreso sì e compatito molto, come nessun altro credo, ma di più non sono stata capace di fare.
Neanche ora che è passato tanto tempo e tu sei diventata come tua madre: entrambe ombre, le mie ombre perenni.
Perdonami, ti prego, la mia scarsa bravura: di più e di meglio non ho saputo fare.
Forse perchè sono tua figlia".
Amalia Gré: "quanto t'ho amato"

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l'Assenza

Jan Saudék

Nei tuoi occhi non vedo alcuna terra d'approdo e forse non abiti alcun luogo.

Forse, un giorno, qualcuno ti ha scippato l'anima e ora corri per non accorgertene.

Sei di mille vite e di nessuna vita.

Corri da un angolo all'altro senza approdare ad alcun dove mentr'io ti guardo andare, qui dal mio altrove, freneticamente andare: vedo con chiarezza amara il tuo incessante camminare senza pace e mi assale un'irrimediabile pena.

Ogni vita perduta è una perdita e tu ne hai perse a centinaia.

So già che tornerai a bussare, ti aprirò: guarderò i tuoi occhi e non ci saranno...cos'altro potrei dire per descrivere il tuo sguardo opaco? E' lo specchio della tua anima scippata, la semplificazione del suo vagare e della sua assenza.

Me ne spiace profondamente: per te e per lei...e per me che vi ho incontrato entrambi.

(13 aprile 2004, da un Quaderno dei ricordi, uno dei tanti della mia collezione di grafomane)

p.s.:qui sotto Roberto Vecchioni con "La Bellezza"


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