



Poi, una sera, in casa di amici, tra Bacco e altre amene sconcezze terrestri e terragne ci scambiammo baci e carezze, pure pesanti e nient'affatto sublimate, traversate sì da pensieri, ma pensieri di quart'ultima scelta, inutile negarlo...
La grazia è fragilissima.
L'ho colta spesso nascere, donna e anche uomo, e l'ho colta spesso dimenticarsi di nascere, negli uomini e anche nelle donne.
Si chiama: grazia del vivere e ha l'atteggiamento della pantera mentre si avvia. Ondeggia senza rumore lei, perchè la grazia del vivere balla bene la vita, anzi benissimo: ogni ritmo è il suo o lo diventa.
A lei piace molto farsi guardare e ammirare, nel vivere così come nel danzare.
E fragilissima l'ho vista a volte correre via dalla vita, accadeva quando ballava inutilmente senz'essere ammirata.
Dove se ne corra a rifugiarsi in quei casi ancora non so, certo da qualche parte si rannicchia a pensare e talvolta s'addormenta, stanca nel suo corpo sempre nuovo e sempre innocente.
Lei, proprio lei, si chiama: grazia del vivere e io son disposta a dannarmi sempre per un suo sorriso ancora.
Tereza
p.s.: rivisto e ripubblicato da un post del 28 novembre 2007; la bella faccia con l'espressione schiarita dalla grazia del vivere che vedete con la macchina fotografica in mano è di Frank HORVAT e sua è anche la foto che apre il post; p.p.s.: a seguire sta "La cura", il cui testo parla d'amore ma anche la Grazia del Vivere ha bisogno di cura e amore costante per non perdersi/ci.
Ho già parlato di " innocenza" su questo blog: era a proposito di un poeta, uno che è naturalmente e visceralmente poeta.
http://tereza.splinder.com/post/15279569
http://tereza.splinder.com/post/14828379/al+signor+NESSUNO%2C+professione
Ne raccontai un po' di tempo fa ed era lo stupore a farmi scrivere, uno stupore primario, bambino, incosciente e cosciente insieme: la nozione dell'esperienza che s'azzera, lo sguardo che s'affaccia sul tetto del mondo e da lì guarda verso la sua voragine luminosa.

L'innocenza mi stupisce sempre quando la colgo negli occhi, nei gesti e nelle parole di qualcuno. Innanzitutto perché è rara fuori dall'età bambina propriamente detta.
In me, quando mi capita di avvertirla, quando accade che mi attraversi, magari impudica, sfrontata e sfottente, particolarmente di fronte ad uno-a che di spontaneamente innocente non ha più nemmeno il respiro, mi dà sollievo, gioia, piacere, senso di onnipotenza e creatività, sensazione di forza e di giovinezza adolescente, vibrazione dei sensi coscientemente intatti, in sintesi felicità pura.

Perché l'innocenza è insensata e, insieme sensatissima, consapevole come poche altre cose della sua forza, soprattutto di fronte a certi intelligenti ma crudelissimi epigoni del vivere amaro e vendicativo a prescindere.
L'innocenza di cui parlo non coincide mai né con l'età infantile né con l’aver avuto una vita facile anzi, per lo più coincide esattamente con il contrario di queste due cose: età consapevole e molti dolori costantemente presenti, messi lì a decantare, a gocce quotidiane.
Eppure eccolo il miracolo e la forza dell’innocenza che riesce a riapparire ancora.

Ti svegli innocente pure nel mare di fango.
E a gambe innocenti ti alzi e cominci a correre.
Riconosci al volo le altre facce bambine e innocenti e ridi,
ridi,
ridi con gli altri uguali a te
dandotici di gomito:
compagni di gioco, saggi e folli
folletti ingovernabili abitatori di sogni.
p.s.: Fossati chiude con un BACIO SULLA BOCCA.
un particolare da dietro le quinte dei miei post
La maggior parte dei miei post, così come ho raccontato in pvt ad alcuni di voi-aficionados, nascono in metropolitana.
Ho sempre con me un quadernetto malandatuccio per via dell'entra-esci dalla borsa e una matita a piccoli pois con gommino in coda.
Uso la matita perché- l'ho scoperto scrivendo e vivendo, come avrebbe detto Lucio Battisti- scrive con più stabilità della penna e cavalca meglio frenate e sobbalzi dei trasporti a motore e a rotaia.
La mia scrittura è comunque di una schifezza indecifrabile, sparsa a caso tra pane, biscotti, prosciutto e detersivo per la lavatrice poiché lo stesso quaderno accoglie e ricovera idee-post e liste di carenze affettive della Signora Dispensa.
Pochi giorni fa capitò che mi esplodesse un'idea-bubbone-post e fossi colta da urgenza assoluta ed irrimediabile di metterla giù prima di scendere e giungere davanti ad un confortevole tavolo da scrittura.
Attaccai a scrivere in un vagone pieno-ma-non-troppo, in piedi, come s'addice ad un cavallo istruito e acculturato...(e io ne ho del cavallo pazzo, eccome!).
Accadde così che, nell'entusiasmo della spremitura cerebrale, persi l'equilibrio andando giù lunga, lenta, soffice e completa-completa...
Un tizio accanto a me, un rosso timido- ma non era un vino, eh!- e dall'accento vagamente pescarese, si premurò di tirarmi su poiché ero andata così ben lunga-lunga da non riuscire più con le mie sole forze a guadagnare la risalita in modo dignitoso e signorile.
Il rosso mi tirava su e intanto mi chiedeva notizie su come mi sentivo e se mi fossi fatta male mentre io non riuscivo né a collaborare alla risalita né a rispondergli perchè ero talmente presa dal senso del ridicolo di me stessa che ridevo a crepapelle, come la migliore idiota del pianeta, giocandomi fiato e forze.

Ci crederete? di solito alla gente scappa sempre qualche risatella quando c'è qualcuno che cade e non si fa male- quest'è un classico del genere comico- ma stavolta...beh, nessuno rideva, tutt'al più sorridevano, penso perché destabilizzati e sconcertati dal mio auto-senso del ridicolo auto-prodotto.
Il rosso intanto farfugliava qualcosa di gentile, lo capivo dall'espressione solidale, mentre, imbarazzatissimo, si tingeva in faccia e forse anche altrove dello stesso colore dei suoi capelli e la sua lingua andava producendo suoni incomprensibili fra i quali emergevano solo le "ssttt" forti d'Abruzzo.
L'idiota, cioè io, per tutta risposta, rideva, rideva e rideva mentre teneva serrato forte in pugno il quadernuzzo con dentro il testo del post quasi fosse uno cui avessi salvato la vita.
Che squinternata...

Be', certe volte penso che se ci fosse ancora Caligola e mi vedesse mi farebbe senatrice di sicuro, se non altro come tributo al mio essere:
<matta come un cavallo>
come dice la mia amica Lara!
p.s.:già pubblicato il 13 dicembre 2007: da allora non ho però cambiato metodo anche se non sono, fortunatamente, mai più franata sul pavimento in preda alle convulsioni grafomaniache
p.p.s: Baustelle, geni colti e sofisticati della musica,in "GOMMA"
"Anche in uno Stato il più militarizzato e poliziesco possibile, una cosa del genere può sempre capitare. Non si può pensare di mettere in campo una forza tale, dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle donne in Italia e credo che non ce la faremo mai". Silvio BERLUSCONI
LO RIPORTO IN ROSSO PERCHé GRONDA
SANGUE
quello delle vittime e quello della furia che mi acceca di fronte a parole come queste e che NESSUNO, ripeto
NESSUNO
NEANCHE PROVI A GIUSTIFICARLE
QUI SUL MIO BLOG.

PUNTO.
POST PUBBLICATO IL 22 giugno 2008 CON IL TITOLO:
Al Consiglio di sicurezza dell'ONU, i Quindici hanno approvato all'unanimità la risoluzione che prevede azioni repressive contro i responsabili delle violenze contro le donne:
lo stupro è considerato come arma di guerra

In uno splendido articolo comparso su "La Repubblica" di ieri, sabato, Adriano Sofri- prendendo le mosse dalla sentenza citata in apertura-post, e riallacciandosi alla carneficina morale e umana della recente e a noi vicinissima, in ogni senso, guerra nella ex-Yugoslavia- scrive, tra le altre cose:
..."il bordello di guerra" faceva culminare il delirio sciovinista e virilista, e svelava il cuore antico delle guerre. Duelli tra uomini, in cui il corpo delle donne è insieme posta e campo di battaglia"...
"lo stupro non è il solo corollario delle guerre, il suo tristo accompagnamento: è un arma delle guerre tra uomini, ma è l'arma simbolicamente decisiva dell'universale guerra degli uomini contro le donne, e che stupro e assassinio di donne in tempo di pace sono una forma di addestramento militare e di caparra privata sulla guerra generale"...

Sofri si ricollega , nel suo intervento su Repubblica,anche al libro della scrittrice croata Slavenka Drakulic, dedicato pur'esso alle vicende della ex-Yugoslavia, intitolato "Come se io non ci fossi".
Il titolo si rifà ad una frase tratta da "Se questo è un uomo" di Primo Levi,frase che, in questo contesto di discorso, riassume efficacemente e con pochissime parole la terrificante realtà, spesso non percepita in tutta la sua portata distruttivamente duratura, della capacità di annullamento della dignità umana e della persona tutta che viene perpetrato attraverso lo stupro.

Ma Sofri, allargando e trasferendo il concetto di Primo Levi, arriva a formulare, a proposito delle vittime degli stupri, la frase, riveduta e drammaticamente corretta, "se questa è una donna ".
E lo scrive e ce lo trasmette con sentita compassione e altrettanto sentita pietà, intese qui nel senso nobile, sentimentalmente ed emozionalmente partecipato, della lingua latina: cum-patire e pietas.
Conclude poi nell'articolo:

"Così lo stupro resta un problema delle stuprate".
e chiude, rievocando amaro Levi: "Se questo è un uomo...".
Condivido pienamente queste tesi che illustrano chiaramente il dramma e la ferocia di un crimine che, sebbene perpetrato attraverso e addosso al corpo delle donne, simbolicamente colpisce "altri interessi" e, di conseguenza, pare paradossalmente spogliare, almeno in parte (!), le vittime delle loro ragioni di protagoniste.

L'ho scritto già in occasione di un fatto terribile avvenuto a Roma lo scorso novembre:
http://tereza.splinder.com/post/14533679/Gioved%C3%AC+1+novembre.+All%27indom
Mi sento perciò di ringraziare da qui Adriano Sofri, sicura di non essere sola in questo, anzi.
Lo ringrazio per essere voluto entrare, sia pure per un momento e sia pure armato solo di pietas e di com-passione, nel corpo emotivo delle donne e nella sua ferita più grande, quella che può lacerarlo e anche ucciderlo, sia pure senza giungere necessariamente alla morte fisica. Vorrei concludere esprimendo questo breve concetto:
DA SEMPRE PENSO CHE LO STUPRO SIA IL PIù TEMIBILE, IL PIù PERFETTO E IL PIù EFFERATO DEGLI OMICIDI POICHé è L'UNICO CHE PUò LASCIARE LA VITTIMA FISICAMENTE VIVA...
Ringrazio ancora Adriano Sofri,soprattutto per tutte "le morte viventi" che recano impresso sulla loro carne viva l'orrore della trasformazione del linguaggio d'amore in discorso d'odio e di morte.
Grazie, Adriano, soprattutto perché sei un uomo.
Grazie, per essere un uomo a questo speciale modo, dato, questo, nient'affatto scontato. Purtroppo.
Grazie, da donna.
Grazie, perché ci fa sempre un po' più bene se a parlare così è un uomo.
Tereza
p.s. qui sotto la Veronica di Krzysztof Kieslowski guarda il mondo attraverso una biglia di vetro...





Hai raccontato anzi, riportato in cronaca, senza curarti di aggiungere come e se hai risposto esprimendo qualcosa di tuo a chi ti/mi/ci parlava sopra, a chi parlava sopra qualcosa che t'era appartenuto, a chi parlava anche sopra di me in questo caso, e mentr’io ero assente. 









d7bbc53fe341f75
QUESTA RIPORTATA QUI SOPRA è LA MATRICE DEL PC DAL QUALE PROVENGONO GLI ULTIMI DUE COMMENTI AL POST Ellade!!!
ANNOTATEVELO...
e vediamo se hai il coraggio di vantare diritti di privacy!
per tutti gli altri:tornate al post precedente a questo ch'è meglio.