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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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sabato, 28 febbraio 2009

Il verbo Andare

Pascal Renoux

Andava la strada dietro il finestrino e il giorno era turchese.

Andavano gli alberi e le montagne, mammelle bianche e compatte di neve lucida e intatta, quasi finta.

Andavano perfetti paesaggi di inverno recente e tutti i cieli erano turchese, senza neanche  un dubbio di nuvola.

Andava lo sguardo dietro al finestrino e ad ognuna delle visioni ripeteva lo stesso pensiero, correva dietro una stretta ch'era mancanza e presenza, perfettamente sovrapposte: a far male di più. 

Andavano le lacrime a mettere ogni immagine in un quadro traballante, lucido e incerto.

Pascal Renoux

Andavano le lacrime al posto di molte cose che non potevano né essere né farsi ma ch'erano piene.

Andavano le solite considerazioni sull'unico sistema che governa le emozioni: un inganno e un finto rimedio alla mancanza, un po' sufficiente e un po' no.

Andava ogni cosa e persino la vita sembrava andarsene per suo conto: incurante di ogni cosa.

Andava il giorno, ora per ora, a consumare tutto l'amore che c'era e che rimaneva nelle sue sole braccia ad aspettare

L'Assenza.

Finché anche quella giornatà andò a finire.

p.s.: Pacifico, "A poche ore"


postato da: Terezita alle ore 19:16 | link | commenti (6)
categorie: goffamente poetante
venerdì, 27 febbraio 2009

GENIALITà in Video

La ragazza si muove per mossette leziose, passi da bambina, sagomati e stilizzati come in certi balletti da frammenti-tv degli anni ’70, occhioni fermi nella severità della critica, cantata in forma di piccolo ed infantile lamento, rivolto contro il padroncino maschio.
Risparmia sui gesti e sulla mimica, li recita solo strettamente stilizzati, tanto da ottenere una caricatura del femminile più ovvio, in una versione ossessivamente recitativa, molto vicina a certi esempi viventi di donna.
Aleggia forte anche sul suo viso questo dualismo un po’ asettico e insieme sfrontato: bambinaggine unita a cattiveria vendicativa e decisionista.
A tratti assume un’espressione decisamente assente ed è allora che il prototipo teatrale sembra sostituire del tutto la realtà fisica vivente.

Il ragazzo è, dalla sua, totalmente impenetrabile, l'espressione congelata su una mentalità maschile da profittatore e utilizzatore senza risparmio del corpo della femmina-vittima di turno, il cinismo manovratore e senza scrupoli, da parodia del maschio in versione romanzo rosa, reso in una nota quasi verdastra della faccia pallidissima.
Quando accennano a ballare insieme sono assolutamente non dialoganti, hanno gesti da automa.
A ripetizione va il ritornello:
“tu sei cattivo con me perché mi guardi come se io fossi un’attrice un po’ porno, porno…”
E io mi chiedo:
“solo un po’? e il resto dello sguardo per chi è? forse per una santa e pia ma(!)donna?”
La risposta di lui al lamentuzzo ossessivo non arriva mai, come nella migliore tradizione dei ruoli e contro-ruoli: la guarda come se non la vedesse, ci balla insieme come se fosse solo, come se seguisse i propri passi di danza davanti ad uno specchio.
Lei è un pezzo di vetro, sì.

Trovo geniale questo video: è riuscito riprodurre in versione comico-surreale il tracciato dell’incomunicabilità dei sessi sul sesso.
Ha riprodotto i luoghi comuni di entrambe le fazioni, in una specie di macchietta recitata da due attori con metodo da “cane”, perfettamente estraniati a loro stessi: il senso della distanza e della non condivisione delle emozioni è immenso e reso in tutta la sua tragica grandezza, servito su un vassoio d’oro.
GRANDI.
Grande Genio.
Ridendo e amareggiando :

giovedì, 26 febbraio 2009

Erotica-SOSPESA-Timidezza

GUTHIERLui e la timidezza s’erano persi di vista ancor prima di conoscersi.
Eppure, per la legge che assegna ad ognuno almeno una spolveratina milligrammica di timidezza, sia pure nascosta e sigillata, mostrava con lei, di tanto in tanto, piccoli e inaspettati imbarazzi.
La donna glieli notava ogni volta con sorpresa e le veniva istintivo attribuirli a quell’incomprensibile effetto che le riusciva di produrre persino sulle persone più sfrontate: c’era sempre un momento in cui, prima o poi, leggeva l’imbarazzo negli occhi dell’interlocutore.
Era per questo che anche il signor “non mi faccio intimidire da nessuno” aveva preso l’abitudine di riservare le domande più cocenti ai momenti d’amore. L’idea, evidente, era quella di fare facile breccia nella solidità di lei proprio nel momento in cui la coglieva più persa alla coscienza.
Bob FANCHER
Così anche quella volta:
“Dimmi, ti piace Sergio?”
Questo le buttò in faccia mentre lei neanche lo vedeva, ad occhi chiusi e concentrata nel percorso dei sensi.
“Che domanda…non posso dire di no, sì, in qualche modo ti somiglia”
L’affermazione passò in mezzo ai respiri lunghi di lei e a quelli rauchi di lui.
“Ma poi, che importanza ha? Perché me lo chiedi? Perché adesso?”
“Nessuna, lo volevo sapere, dimmelo, dai”
“Ti ho già risposto, e pure con esattezza, non ha importanza, l‘hai detto tu stesso: mi piace, sì, ma tu mi piaci molto di più”
Non lo guardò per nulla mentre proferiva quella frase, chè la timidezza stavolta era la sua e dio sa quanto le costava essere così esplicita.
Aveva colto il senso di precarietà e incertezza  dietro a quella domanda e aveva risposto con grande e imbarazzata sincerità. Lo aveva assecondato, senza alcun senso di falso compiacimento, in quella richiesta implicita di rassicurazione: la pensava davvero così come aveva detto ma aveva paura a dirglielo, paura di destare in lui un‘eccessiva vanità maschile di cui temeva di non saper prevedere gli sviluppi.
RIBOUD
Lui sicuramente non s‘aspettava tanto, meno che mai da una solida e timida come era quella donna, sempre carica, contemporaneamente, di imbarazzi e di franchezza: una somma instabile di contraddizioni.
Lei richiuse le palpebre e continuò ad evitare gli occhi dell’uomo: non reggeva lo sguardo dell’ammissione che le era uscita, si mise perciò semplicemente in ascolto del suo respiro e dei suoi movimenti.
All’inizio le parve che tutto fosse uguale a prima della risposta, poi cominciò ad avvertire una sorta di “silenzio supplementare di rinforzo”: i gesti dell’uomo s’erano fatti ancora più felpati e la sua respirazione più lenta mentre erano scomparsi i segnali rauchi.
Sembrava come se avesse strappato un boccone grosso grosso e non volesse farsi scoprire mentre lo ingoiava, tra sorpresa, soddisfazione e una punta di timore.
p.s.: qui sotto Pacifico e Malika Ayane in "Sospesa"

postato da: Terezita alle ore 10:22 | link | commenti (16)
categorie: eros e allegati
mercoledì, 25 febbraio 2009

Segnalèscion

dal busnon posso non segnalare un bellissimo post dell'amico Sogni, dedicato ad alcune categorie per così dire emergenti della nuova Italia...(ce n'era una vecchia?)

Per farlo meglio vi inserisco qui questo brillante stralcio:

IL RONDISTA

"Che non vi vengano in mente Cardarelli ed Emilio Cecchi. Il rondista non è un fine letterato, ma uno che va a fare le ronde di notte per conto del governo. Non importa se sa scrivere un endecasillabo, l’importante è che sappia menare le mani perché per colpa del filisteismo dei soliti comunisti si deve aggirare nella notte disarmato. Prevista la creazione di migliaia di posti di lavoro, specie perché gli immigrati cominceranno a cambiare paese…"

il resto qui: http://sogniebisogni.ilcannocchiale.it/

e, giacché ci siete, fatevi un bel giro e non ve ne pentirete.

Helzapoppin

Ciao, SOGNI!


martedì, 24 febbraio 2009

NAPULE è...

napoli

(Esperimento di foto scattata in sole parole)

NAPOLI, primavera di un anno dopo il 2000...

Ristorante sul mare.

Una coppia di appena trentenni con due figli al seguito.

Bello, slanciato, capelli lunghi e raccolti, jeans e maglietta, pacatamente dolce nell’espressione piena di maschile attrattività, lui se ne sta come un po’ distaccato. Piccola, rotondamente esagerata, un’aria vagamente persa, nel senso napoli_pannimigliore del termine, lei gli sta vicino e di fronte senza perderselo dallo sguardo. Giubbetto, calzerotti e scarpe da tennis le squillano prepotenti addosso in rosa-baby. In cima alle gambotte piene s’apre, simulando l’ombrello di un soffione, una gonna di  jeans corta e a pieghe. E s’apre troppo quella gonna sulla paffuta larghezza del sederotto ma, truccata e ossigenata, con lo sguardo colorato di infantile entusiasmo e di languidezza, si muove come la regina delle belle, con quelle pieghe della gonna stremate dalla tensione per lo spessore delle natiche. Per certi versi è  indubbiamente comica. Ora si gira per sedersi e mostra un seno pieno come il culo, affacciato da quel giubbetto caramelloso. Com’è piccola e piena rispetto a lui. Potrebbe essere per proporzioni la terza dei suoi figli. E che sguardi di complicità sensuale gli versa dagli occhioni truccatissimi...una vera colla maliziosa che lo cattura  quando lui la guarda.

In America sarebbe un’ipernutrita tra le tante, una ragazza pon-pon in divisa rosa-porcellino, ad una parata di qualche sperduto Milwaukee.

A Napoli, in un giorno di sole, è un piccolo gioiello di ingenua ed estroversa sensualità che si mostra aldilà dei suoi limiti estetici. Un culo esagerato su una piccola Pomona partenopea. Mi è piaciuta così, nella sua immediatezza vivente.   


postato da: Terezita alle ore 13:06 | link | commenti (7)
categorie: piccole storie piccole, diletta terronia
lunedì, 23 febbraio 2009

lo STUPORE della CONOSCENZA

"E' lo stupore che ci fa conoscere, le idee invece creano idoli"
così scrive  Gregorio di Nissa
CRW_0096_Duotone
Gregorio di Nissa parla qui in termini di religiosità, esprime un concetto o meglio una riflessione sulla disposizione dell'animo rispetto al sacro.
Stupore come atteggiamento verso la conoscenza,  aperto ed infantilmente desideroso di conoscere.
La spiritualità ci appare qui, ancora una volta, come un lasciarsi andare.
E molto, moltissimo, ricorda e somiglia all'atteggiamento  amoroso.
Perchè anche eros è un perdersi, dei confini soprattutto, un loro progressivo diluirsi per poi quasi svanire.
E sono i confini fisici a svanire ma non solo quelli.
E' un esserci senza più forma strettamente definita e delimitata ma anche un esserci  senza dubbi: un tenersi e sentirsi in sé più forte di sempre.
Ed è anche  un incontrare la forma, altrettanto indefinita e persa nei contorni, dell'amante.
Sciogliersi per mescolarsi senza dimenticarsi di nulla.
Lois GREENFIELD
E questo è il commento esemplare lasciato su questo testo, alla sua prima pubblicazione, il 7 settembre del 2007, da Luciano Comida:
"Forse la sfera erotica è quella in cui ciascuno/a di noi è (o dovrebbe essere) più libero/a di esprimere se stesso/a. E non a casa ho usato la parola "sfera", che suggerisce una dimensione rotonda e accogliente, dunque femminile, ma nello stesso tempo non statica bensì in movimento: una sfera non sta ferma e nemmeno cade, ma rotola e si sposta.
E allora, se nel sesso io tu lui lei loro possiamo essere noi stessi incontrando gli altri e le altre, lo facciamo in modi diversi. Me lo sono chiesto più volte: nei quattro lati che vanno dalle coccole alla fantasia al gioco all'orgasmo, cosa cerco? Cosa, al di là del piacere fisico e relazionale? Forse l'annullamento della BOUBATmia persona per raggiungere la fusione con chi sta a letto assieme a me? Direi di no. Io "conosco" (per usare un bel termine biblico) l'altro (dico "l'altra" dato che sono etero) non alla ricerca di una specie di Nirvana che ci annulli entrambi in una dimensione superiore. Così come (e qui parlo da cristiano valdese) il mio incontro con Dio non è un'immersione nel Tutto, dove la mia individualità scompare, goccia nell'infinito mare della divinità: il mio rapporto con Dio è una relazione vera e propria, nella quale io non solo non svanisco ma anzi potrò esprimermi al massimo della mia più intima intimità, come non ho mai nemmeno osato pensare o immaginare.
Allo stesso modo, in un amore di coppia non cerco il nostro reciproco dissolvimento ma il nostro reciproco arricchimento".
  La mia homepage: http://lucianoidefix.typepad.com/ Luciano Comida
 SAUDEK
a lui risposi e risponderei anche oggi:
"Anch'io ho parlato di svanire senza perdersi, di diluirsi fino a quasi dissolversi, tenendosi stretti e ben presenti però a sé stessi come mai . Ausschnitt aus die Erschaffung Adams
In effetti è qualcosa di miracoloso pensare e sapere, per esperienza sapere, che ciò è possibile: ecco un altro grande perché dello stupore. E s
e penso ad un'immagine pittorica per definirlo penso a quel famoso dito che ne ne incontra un altro del Bonarroti".

postato da: Terezita alle ore 12:43 | link | commenti (12)
categorie: eros e allegati, divagazioni e sputate-sentenze
domenica, 22 febbraio 2009

CUM-MOVEO

Locandina Si può fare

mettete un cinema d'essai, ex sala parrocchiale,
mettete un quartiere di cuore ancora rosso della Roma di sud-est,
mettete una sala dove si coglie subito la presenza di un pubblico non casuale,
di tutte le età,
mettete un film dove si parla di un argomento demodè:
i cosiddetti matti e la legge 180, alias legge Basaglia,
e le cooperative nate per il loro recupero nei primi anni '80,
mettete una storia a tratti ingenua, forse, ma comunque commovente,
mettete un senso di giustizia che non c’è,
mettete un senso alla libertà, mettetele un respiro,
mettete molti occhi lucidi nella luce che torna in sala,
mettete un applauso spontaneo della platea a fine proiezione,
mettete tutto questo che pare così poco e vi verrà di pensare:
forse si può ancora sperare…

postato da: Terezita alle ore 20:40 | link | commenti (6)
categorie: politicamente affine
sabato, 21 febbraio 2009

Compagni di GIOCO

J. BARTHELMES

Due compagni possono permettersi  il gioco e lo scambio delle parti senza limiti.

Due meri e crudi sfidanti possono solo fronteggiarsi e per fronteggiarsi e basta non è necessario il rispetto.

Per giocare davvero insieme, sfidando  la vita, credo proprio che il rispetto sia indispensabile.

p.s.:qui sotto Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio ballano, sfidando insieme il ghiaccio a bordo dei pattini.


postato da: Terezita alle ore 11:39 | link | commenti (4)
categorie: divagazioni e sputate-sentenze
venerdì, 20 febbraio 2009

i TRENI sanno unire anche i CONTINENTI

...riallacciandomi al tema dell'America Latina...

stazioni

Amo il treno e mi capita anche di decidere ogni tanto  brevi ed improvvisi viaggi. Accade in momenti particolari, vuoi per malinconia, vuoi per necessità di riflessione più forte.
I miei viaggi dei pensieri camminano dunque quasi sempre su di un treno, possibilmente accanto al finestrino, con della musica appresso e un libro.
In questi viaggi della libertà e anche in quelli compiuti per necessità di lavoro o d’altro ho fatto tanti incontri e nessuno posso dire sia stato uguale ad un altro.
S’è trattato a volte di compagni di viaggio con cui non ho scambiato neanche una parola ma sui quali m’è piaciuto costruire una storia immaginaria e altre volte, assai più spesso, di compagni di conversazione facile e cordiale, difficili da incontrare  al di fuori di uno scompartimento.TEREZA
Un ricordo significativo risale all'incirca ad un anno fa, durante un viaggio da Roma verso una città vicina. Nel mio stesso scompartimento c’era una coppia di cileni di mezz’età.
D’aspetto intellettualmente svagato lui, con l’aria di una che se la cava senza far inutili storie lei.
Simpatici così, naturalmente , per aspetto e per istinto. E per modo di sorridere e di fare, gentile e rispettoso, senza tracce d’unto o di finto.
La conversazione tra noi iniziò mentre la donna cominciava a sonnecchiare, stesa su due posti ché il treno era semivuoto e lei, piccolina, tondetta e con una bella treccia color nero-pece, stava accucciata comoda e garbata.
Inizialmente perciò fu l'uomo, un professore universitario di Santiago del Cile, che cominciò a chiacchierare con me chiedendomi un’informazione. Era in Italia, come già tante altre volte - così mi disse- per un incontro con colleghi italiani di varie università.
Jan SAUDEK
Innamorati del nostro Paese, lui e sua moglie avevano riscontrato sulla propria pelle, da turisti di risorse limitate quali erano , il crescere repentino del costo della vita in Italia negli ultimi anni.
L'attuale, favorevole, condizione economica del Cile, mi disse lo svagato e simpatico professore, permetteva alla gente di classe media, come erano loro, di viaggiare anche al di fuori dall’America latina. E l’Italia era una delle loro mete preferite, non solo per motivi di studio e lavoro. Ultimamente però si erano visti costretti a barcamenarsi tra pasti rimediati e alberghi assolutamente convenienti e ad un certo punto mi chiese persino come facessimo ad andare avanti noi, indigeni-prossimi-indigenti
Poi passammo a parlare di America latina e del Cile.
Il professore aveva vissuto tutta la dittatura di Pinochet schivandone a fatica i colpi più duri. Donne di HORVAT
Mi descrisse l’ingresso quotidiano in università all’epoca della dittatura, tra poliziotti che sorvegliavano e controllavano più volte i documenti.
E mi diceva “riesce ad immaginarlo? ogni volta che andavo al lavoro subivo diversi controlli e poi altri controlli, ovunque andassi, attività normali e quotidiane passate al setaccio più volte nella stessa giornata…riesce ad immaginarlo? riesce ad immaginare una vita così?”.
No che non potevo immaginarlo, ma il solo  pensiero mi dava un brivido scuro e lungo, una traccia che mi rimaneva a pulsare d’inquietudine nella schiena.
Toccammo molti argomenti di politica, politica italiana anche, ma si parlò soprattutto di America, e di America latina.
Mi raccontò della chiesa cattolica cilena che aveva protetto tanti cileni durante la dittatura, così mi disse, anche al di là della linea non troppo ostile nei confronti lo SCEMPIOdi Pinochet tenuta dalla chiesa di Roma.
E parlammo dell’Argentina e della sua vicenda, di Videla e compari.
E qui mi sorpresi a constatare la sua capacità di considerare con oggettività e partecipazione umana la maggior ferocia della giunta Videla rispetto a quella di Pinochet, il maggior numero di morti e di sparizioni e le modalità, ancor più indiscriminate che in Cile, della repressione. Proprio  lui che apparteneva ad un Paese così ferito riusciva a distinguere i gradi della crudeltà e a provare pena e vicinanza per chi aveva patito di più.
Parlammo anche della teologia della liberazione e del duro, iroso intervento di Woityla al riguardo, avvenuto proprio durante uno dei suoi viaggi nel continente latino-americano, quando quasi scagliò le braccia sulla testa di un rappresentante del clero latino-americano vicino a quel movimento e le telecamere di mezzo mondo lo immortalarono in quella sfuriata.
Il professore ricordava quel gesto e quella rabbia, vista raramente   in forma così intensa nelle esternazioni di Wojtyla, e se ne rammaricava molto poiché certa chiesa militante era stata davvero vicina ai comuni cittadini e questo un po' in tutti i paesi latino-americani oppressi dalle dittature .
Jan SAUDEK, la prima foto
Venivano fuori dai suoi racconti giudizi maturati sulla pelle viva e che lasciavano in piedi e moralmente integro solo chi veramente aveva messo l’umanità avanti a tutto, al di là delle considerazioni politiche e confessionali meditate a tavolino, perchè i tavolini, si sa, sono di legno o di altro materiale di certo non impregnato di emozioni e di carne e sangue.
Era felice il professore cileno ch’io sapessi tante cose sia del suo paese sia del suo continente, così come lui sapeva del mio, e perciò mi sorrideva stupito ma anche con amichevole dolcezza.
Mi fece riflettere quell'incontro su come sono vere le dittature e gli uomini che le subiscono. Non roba da film o da commemorazioni stanche, ma sofferenze feroci, familiari e amici che non tornano più, vite  alienate tra divieti espliciti e divieti inespressi, sospesi come minacce non scritte ma reali sulla testa  della gente comune.vista, olfatto e gusto
Quando la moglie si risvegliò i due consumarono un panino e una bibita ripromettendosi una cena per la sera, l’unico pasto quotidiano che potevano permettersi di consumare al ristorante.
Poi venne il momento per me di scendere e ci salutammo con grandi sorrisi ché avevamo messo insieme due continenti in meno di due ore.
(già pubblicato il 27 marzo 2008)
p.s.:qui sotto i treni di Tozeur, Alice e Battiato insieme.

postato da: Terezita alle ore 13:19 | link | commenti (5)
categorie: politicamente affine, piccole storie piccole
giovedì, 19 febbraio 2009

NECESSARIO

Frank HORVAT

Sono stata costretta "da me stessa" ad annullare, per il momento, il post che avevo pubblicato qui per far spazio ad un argomento indecente ma assolutamente NECESSARIO:

si può ridere parlando di

DESAPARECIDOS??? 

sul blog di  Luciano:

http://lucianoidefix.typepad.com/

a proposito delle ultime oscene battute del grande Berly su un tema da ridere, i desaparecidos, appunto...

ALTRO LINK CON POST SUL TEMA:

http://ifantastici4.splinder.com/

Locandina del film

E qui sotto c'è Fossati a ricordare quanti italiani sono argentini e quanti argentini sono italiani...e quanti morti abbiamo lì...colpevolmente dimenticati dai vari governi mentre, da vivi, chiedevano aiuto e salvezza.