Chi sono

Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 30 aprile 2009

...e dopo il 25 aprile arriva il 1° maggio...

...e dopo il 25 aprile viene il 1° maggio: feste un tempo molto contrassegnate politicamente, per così dire, slittando su una definizione che oggi sa di banalità...E sì, la politica è diventata banalità del dire e del fare e, conseguentemente, sono diventati banali anche i suoi luoghi, le sue occasioni, le sue giornate, i suoi attori e via discorrendo.

Talvolta anch'io, in un sussulto di banalità irrazionale e nostalgica, mi sorprendo a rimpiangere i tipi alla  Peppone, uno che più fazioso non si sarebbe potuto inventare. I suoi tempi- quelli di Peppone- erano i tempi di Giovannino Guareschi e di tanti altri personaggi passati nel dimenticatoio della storia più recente, oggetti triturati nel passaverdure del "rivisitiamo tutto e rifacciamoci con la plastica atossica".

Oggi che un simil-Fernandel è Presidente del Consiglio, senza essere però mai diventato né un grande attore né, tantomeno, un grande comico, a differenza dell'originale, mi è capitato di pensare persino "meno male che c'è quel comunista di Franceschini a dirne una, ogni tanto" e pure "meno male che ci pensano quei comunisti della Corte Costituzionale a farne una, ogni tanto"...

Sarà forse che sto scivolando anch'io nel rigore surreal-tragicomico del pensiero dominante?...meglio accendere una surreal-candela a San Caparezza... hai visto mai che una risata riesca davvero, prima o poi, a seppellirli?...   


postato da: Terezita alle ore 21:06 | link | commenti (8)
categorie: politicamente affine, surreale e talvolta sconcio
martedì, 28 aprile 2009

la FIAMMELLA della Follia

V. Ivanovski

La fiammella della follia mi spinge a sorriderti

più volte al giorno, a chilometri di distanza.

Proprio vero: la pazzia mantiene in salute l’amore.

Sarà per questo che mi viene di aprire la finestra ridendo così sconsideratamente imprudente e felice di te?

DEDICATO ad un'amica, tanto svitata quanto innamorata e persa, ciao, M-.

apro gli occhi e ti penso
ed ho in mente te
ed ho in mente te
io cammino per le strade
ma ho in mente te
ed ho in mente te
ogni mattina uoh uoh
ed ogni sera uoh uoh
ed ogni notte te
io lavoro piu' forte
ma ho in mente te
ma ho in mente te
ogni mattina uoh uoh
ed ogni sera uoh uoh
ed ogni notte te
cos'ho nella testa
che cos'ho nelle scarpe
no non so cos'e'
ho voglia di andare uoh uoh
di andarmene via uoh uoh
non voglio pensar ma poi ti penso
apro gli occhi e ti penso
ed ho in mente te
ed ho in mente te
ogni mattina uoh uoh
ed ogni sera uoh uoh
ed ogni notte te

 

postato da: Terezita alle ore 20:47 | link | commenti (14)
categorie: pazzianne
domenica, 26 aprile 2009

l'ANTICO delle Albicocche

(già pubblicato nel 2008)albicocche da Tereza

Qualche pomeriggio fa mi son fermata ad osservare due uomini anziani in un cortile-giardino di case popolari, molte piante e qualche albero da frutto.
Armeggiavano con una scala, anziana anch’essa e un tantino demodé, di legno consumato, come quelle dei muratori d’una volta, intorno ad un albero di albicocche.
La fioritura dei frutti era avanzatissima e molte albicocche erano già defunte, mezze marroni, a terra.
Ma l’albero era ancora stracolmo, tanti lampioncini di un bell’arancio pieno e variegato, spesso pure lentigginoso, ad occhieggiare tra le foglie, anch’esse fitte e d’un bel verde profondo e corposo.
Strano a dirsi un albero così in piena città e con quel carico di frutti, e quei due anziani ad armeggiargli intorno, con i loro movimenti lenti, non sai se più per cautela verso sé stessi o più verso il raccolto.
A gesti gentili e quasi a punta di dita provvedevano a sgravare l’albero: il più magro, quasi segaligno, sulla scala, e l’altro, robusto e tarchiatello ad accogliere tutto in una capace cesta.
marmellata di albicocche
Avveniva in piena città dunque, fra case popolari un po’ tristi, dove il grigio di certe mattonelle di rifinitura, scelte con incuria e senza rispetto degli abitanti, domina e annoia lo sguardo.
Ma quella scena pareva uno spezzone di un vecchio filmato, che so, un ritaglio uscito dai ricordi delle teche Rai- come Mario Soldati che andò in viaggio per l’Italia del dopoguerra, da emulo forse di Goethe o forse di Piovene, e, nella quasi modernità degli anni cinquanta, raccontò, con il suo estro giornalistico di gusto popolaresco e raffinato allo stesso tempo, angoli d'Italia contadina.Mario Soldati
C'erano nei due raccoglitori di albicocche i gesti, e c'era la cura dei gesti.
I ritmi lenti e delicati. Capaci di considerare quel che maneggiavano. Gesti contadini.
C'era la vecchiaia che ancora s’adopera al lavoro manuale della raccolta invece di intristire su qualche muretto disastrato.
E quella cesta antiquata, rimediata chissà dove.
C'è che la sopravvivenza di taluni piccoli sprazzi di mondo scomparso ha sempre il sapore di un miracolo che pensavi non sarebbe mai più accaduto.
Per questo mi sono fermata ad osservarli, cercando di non dare nell’occhio.
Pensavo ai miei nonni contadini e m’è venuto sulle labbra un sorriso timido come un soffio.
L’ho nascosto per pudore.
(ricordato e fermato per iscritto sulla linea X della metropolitana, viaggiando nel primo, afosissimo pomeriggio)
p.s.: la nostalgica vena di Tenco m'è sembrata la più adatta per chiudere.

venerdì, 24 aprile 2009

Accostamenti SPERICOLATI

Quadro-Foto-Quadro-Foto

Ophelia di MILLAIS

La pittura dei pre-raffaelliti con Ophelia di J. EVERETT MILLAIS

Eric BOUTLIER-BROWNIl bianco e nero della fotografia di Eric BOUTLIER-BROWN.

Capisco e immagino le perplessità che coglieranno più d'uno nel vedere quest'accostamento, ma tant'è, a me è venuto di metterlo su così.

La differenza fondamentale ch'io vedo nella trattazione del tema (simile) nel quadro e nella foto è data dall'idea/scelta di movimento: l'Ophelia di Millais è evidentemente ferma, congelata nel movimento/non movimento della morte; la simil-Ofelia di Boutlier-Brown è viva, scorre nell'acqua che scorre, ha una postura aereodinamica, corre verso qualcosa, forse addirittura qualcosa che ha deciso, una meta scelta e non subita: qui l'acqua è il mezzo di movimento e non la culla della morte.

A me è piaciuto leggere così...

p.s.:il video è una dedica a chi me lo ha segnalato giorni fa.

Ciao, Fric. 


giovedì, 23 aprile 2009

quasi un Aforisma?

bambino
Avanzava sempre tanto banale in dispensa

andava a male e lo si usava lo stesso.

Nel frattempo l'impossibile languiva

scambiato spesso per troppo semplice.
la ROSSA di SAUCO
(...una riflessione che mi venne così, per un post di tanto tempo fa...)   

postato da: Terezita alle ore 16:53 | link | commenti (6)
categorie: divagazioni e sputate-sentenze

l'Esperanto salentino

ladylake

Echi pimmena to crasì ma t'ala
na di to sòmasu pos ssu dianizi?
Ecèede satti cèede mia carcara
ecì pu to lisari svesti jurizi.
Ce ìus ene e agapi naturala
ceumèsta oli ce dio c'e mmas chorizi:
e agapi mott'embenni ap'ù nigrù
ma scampefsi o Cristò tus cristianù
.

ape

Hai mai bevuto il vino con il sale
per sentire come ti frigge il corpo?
Ti brucia come brucia una fornace
quando la pietra si trasforma in calce.
Così è l'amore quando è viscerale
tutti e due bruciamo e non si vede:
quando l'amore entra di forza
Cristo possa scampare gli uomini.

A. Smirnov

Ĉu vi neniam bevis vinon kun salo
por senti kiel via korpo fritas?
Ĝin bruligas kiel bruligas kalkforno
kiam ŝtono transformiĝis en kalko.
Tiel estas amo kiam estas viscera
ambaŭ ni bruligas kaj oni ne vidas:
kiam amo perforte eniras
Povu Kristo forsavi la homojn.

grazie ad IRNERIO, grazie davvero.

Le precedenti traduzioni le trovate qui di seguito:

http://tereza.splinder.com/post/20307594/ancora+il+SALENTO 

http://tereza.splinder.com/post/20179824/parte+dal+Salento+e+arriva+OVU

http://tereza.splinder.com/post/20203760/dal+Salento+prosegue+su+su+fin

http://tereza.splinder.com/post/20238002/la+rotta+Salento-+Roma

http://tereza.splinder.com/post/20242275/dal+Salento+viaggia+ancora%2C+se

 


postato da: Terezita alle ore 10:20 | link | commenti (2)
categorie: traduzioni
mercoledì, 22 aprile 2009

la rabbia

Pascal Renoux
Lo teneva stretto, con una  presa forte sui fianchi, senza mollarlo: sembrava l'espressione di una rabbia covata da tempo.
S'era tirata su dal letto e, contrastandolo, lo aveva afferrato, costringendolo alla posizione che lei sola aveva deciso.
Lui aveva risposto cercando di forzarla, di riportare ogni cosa dove e come voleva lui ma l'aveva scoperta forte, rabbiosa, ostinata, quasi come se gli stesse conducendo una guerra contro.
Non poteva conoscere le ragioni di quella rivolta, non poteva conoscere i pensieri che l'avevano preceduta: era stato il desiderio messo troppo in attesa, covato in solitudine a renderla così ribelle, quasi feroce e vendicativa.
Alla fine si rassegnò, sebbene avesse iniziato a scuoterla avanti e indietro, a scuoterla forte, forse per vedere quanto resisteva, se era davvero capace di tenere la sua posizione e di tenere lui, contrastandolo ancora; si sentiva irritato ed eccitato insieme dalla rabbia dei sensi che le leggeva dentro e gli veniva spontaneo assecondarla e uniformarsi, anche lui di sentimento rabbioso: lottavano ormai, semplicemente.
Poi però lei lo sconfisse con un gesto a tradimento, compiuto con sfrontata e temeraria innocenza: mentre gli serrava i fianchi, come se lo dovesse immobilizzare per sempre, cominciò a leccargli il petto, lunghe strisce da un lato all'altro, senz'interrompersi mai.
GUTHIER
Continuava mentre lo sentiva sempre più in difficoltà: ansimava e la sua rabbia perdeva quota, solo a scuoterla riusciva ancora, ma con sempre minor convinzione.
A lei arrivava nelle orecchie il rumore del respiro affannoso di lui e l'odore che la drogava: gli teneva il naso sul petto, a seguire nel movimento del capo le stesse strisce disegnate dalla lingua, odore e sapore confusi in un unico suono che le rimbombava nel cervello e le dava ancor più carica e ancor più forza, sempre ostinata e rabbiosa.
Ad un certo punto però lo sentì arrendersi a quel movimento con cui lo percorreva sul torace da una parte all'altra; lo sentì cedere, smettere di scuoterla e sospirare come se sentisse un male dentro al petto.
Allora lei si fermò, raccolse la testa in mezzo al torace di lui e si lasciò andare, la bocca al centro del petto a labbra aperte ad ascoltare il battito della rabbia di lui che scivolava fuori e s'arrendeva alla sua.
L’aveva vinto. 

postato da: Terezita alle ore 08:54 | link | commenti (6)
categorie: eros e allegati
martedì, 21 aprile 2009

avviso in Portineria

A. Smirnov

A breve, ma non brevissimo, chiuderò questo blog e mi trasferirò, così credo, su un'altra piattaforma.

Splinder ha fatto il suo tempo e mostra sempre più segnali di insofferenza verso gli "extra-community", non ultimo il fatto di chiamarli tutti, indifferentemente, "utenti anonimi" e di rendere sempre più complicato il commento tramite l'inserimento di codici illeggibili. Quest'ultima chicca l'ho constatata di persona, dopo che mi era stata segnalata.

Non ho mai amato né gli spocchiosi  né quelli con l'identità troppo solida, preferisco di gran lunga gli sgarrupati e i traballanti, i disponibili insomma.


postato da: Terezita alle ore 11:53 | link | commenti
categorie:
lunedì, 20 aprile 2009

l'ARTE di Renoux

Pascal Renoux

La fotografia è arte, senza dubbio.

Il fotografo è un cacciatore di pittura: cattura, con l'occhio prima e con l'obiettivo poi, le pitture viventi, i miracoli d'arte della realtà visibile.

Pascal Renoux predilige i corpi, i visi, l'umano strettamente inteso insomma.

Ne cattura le immagini, esaltandone un particolare, fisico o di espressione, mimica e/o gestuale e/o di postura, che talvolta non è immediatamente leggibile come "elemento principe" della foto. 

Le  foto di Renoux hanno come protagonisti modelli e modelle spesso ricorrenti e ad ognuno l'artista ha assegnato un carattere, un tema, sempre evidente nelle diverse pose. A me, in particolare, sembra di notare una scelta precisa: certi occhi e soprattutto quelli, per esempio usati per esprimere un sentimento ricorrente, uno stato d'animo e un modo di approccio alla vita; questo in particolare ho notato.

C'è la modella con il viso/espressione segnati dalla malinconia sognante e dal dubbio mentre interroga sé stesso; c'è l'uomo il cui viso e il cui corpo traducono un sentimento a tratti rabbioso della mascolinità; c'è il bambino il cui volto esprime il senso di ricerca lucida della conoscenza e così via...

Pascal Renoux

Pascal Renoux

Pascal Renoux

In quest'ultima immagine, quella proposta in apertura di post, Renoux ritrae due amanti, scegliendo i colori, lui che spesso adopera il bianco e nero con estrema sapienza. Le ombre e i chiaroscuri di lei, sopra, e di lui, sotto che l'abbraccia, sono completamente mescolati e fusi, come la posa del resto che suggerisce un idea di intreccio e di comunicazione: lui sembra quasi offrire a lei il collo per farsi succhiare il sangue dalle vene; la testa di lei sfuma nell'ombra di lui così come la spalla e il collo "offerti" dell'uomo.

L'ombra li avvolge entrambi senza destare inquietudine, sembra solo il segno ammorbidito nel tratto e nei contorni della loro eccellente con-fusione senza confini.    


postato da: Terezita alle ore 13:42 | link | commenti (3)
categorie: annotazioni visive e/o estetiche
domenica, 19 aprile 2009

sta kiuvienn'e

Pascal Renoux e le mani
Ti vulisse videre mentr’ fore sta kiuvienn'e
Videre l’uocchie ka tiene ‘e acqua, cu killi puntiniell ‘n mienz’e
appicciæt' ‘e vita
a vita ka tropp' vote t' tiene 'stritta 'nquolle
ammucciæta ‘nfaccia ‘o munn'.
Ti vulisse videre mentr’ sta parrann'e e ridienn'e,
quann’e si felice senz’ nu mutive cume nu quatrariello
pittirill'e-pittirill'e
felic'e pe nu  mutive sule: esse 'o munn'.
Ti vulisse videre e t' stissi a guardære cume fuss’ na criatura mia:
cum' t’avissi appicciciæt'ie ‘a vita ‘n cuorpe.
(Ti vorrei vedere mentre fuori sta piovendo/vedere gli occhi d'acqua che hai, con i puntini accesi di vita nel mezzo/quella vita che tieni troppo spesso stretta addosso/nascosta alla vista del mondo/Ti vorrei vedere mentre parli ridendo/quando sei felice senza motivo/come se fossi un bimbo piccolissimo/felice solo per essere al mondo/Ti vorrei vedere e rimarrei a guardarti come fossi una creatura mia/come t'avessi acceso io la vita in corpo).
Pascal Renoux
p.s.:traduzione maldestra  la mia, come sempre, in una lingua difficile dove le finali si poggiano in punta di piedi e spariscono subito dopo, alla vista e all'orecchio; lingua di suoni irriproducibili graficamente, dove le a suonano anche di e e così via, lingua di molti suoni aspirati come nella versione originaria degli antichi coloni. Siate clementi...
 

postato da: Terezita alle ore 17:57 | link | commenti (3)
categorie: traduzioni, goffamente poetante