
...e dopo il 25 aprile viene il 1° maggio: feste un tempo molto contrassegnate politicamente, per così dire, slittando su una definizione che oggi sa di banalità...E sì, la politica è diventata banalità del dire e del fare e, conseguentemente, sono diventati banali anche i suoi luoghi, le sue occasioni, le sue giornate, i suoi attori e via discorrendo.
Talvolta anch'io, in un sussulto di banalità irrazionale e nostalgica, mi sorprendo a rimpiangere i tipi alla Peppone, uno che più fazioso non si sarebbe potuto inventare. I suoi tempi- quelli di Peppone- erano i tempi di Giovannino Guareschi e di tanti altri personaggi passati nel dimenticatoio della storia più recente, oggetti triturati nel passaverdure del "rivisitiamo tutto e rifacciamoci con la plastica atossica".
Oggi che un simil-Fernandel è Presidente del Consiglio, senza essere però mai diventato né un grande attore né, tantomeno, un grande comico, a differenza dell'originale, mi è capitato di pensare persino "meno male che c'è quel comunista di Franceschini a dirne una, ogni tanto" e pure "meno male che ci pensano quei comunisti della Corte Costituzionale a farne una, ogni tanto"...
Sarà forse che sto scivolando anch'io nel rigore surreal-tragicomico del pensiero dominante?...meglio accendere una surreal-candela a San Caparezza... hai visto mai che una risata riesca davvero, prima o poi, a seppellirli?...

La fiammella della follia mi spinge a sorriderti
più volte al giorno, a chilometri di distanza.
Proprio vero: la pazzia mantiene in salute l’amore.
Sarà per questo che mi viene di aprire la finestra ridendo così sconsideratamente imprudente e felice di te?
DEDICATO ad un'amica, tanto svitata quanto innamorata e persa, ciao, M-.
apro gli occhi e ti penso
ed ho in mente te
ed ho in mente te
io cammino per le strade
ma ho in mente te
ed ho in mente te
ogni mattina uoh uoh
ed ogni sera uoh uoh
ed ogni notte te
io lavoro piu' forte
ma ho in mente te
ma ho in mente te
ogni mattina uoh uoh
ed ogni sera uoh uoh
ed ogni notte te
cos'ho nella testa
che cos'ho nelle scarpe
no non so cos'e'
ho voglia di andare uoh uoh
di andarmene via uoh uoh
non voglio pensar ma poi ti penso
apro gli occhi e ti penso
ed ho in mente te
ed ho in mente te
ogni mattina uoh uoh
ed ogni sera uoh uoh
ed ogni notte te




La pittura dei pre-raffaelliti con Ophelia di J. EVERETT MILLAIS
Il bianco e nero della fotografia di Eric BOUTLIER-BROWN.
Capisco e immagino le perplessità che coglieranno più d'uno nel vedere quest'accostamento, ma tant'è, a me è venuto di metterlo su così.
La differenza fondamentale ch'io vedo nella trattazione del tema (simile) nel quadro e nella foto è data dall'idea/scelta di movimento: l'Ophelia di Millais è evidentemente ferma, congelata nel movimento/non movimento della morte; la simil-Ofelia di Boutlier-Brown è viva, scorre nell'acqua che scorre, ha una postura aereodinamica, corre verso qualcosa, forse addirittura qualcosa che ha deciso, una meta scelta e non subita: qui l'acqua è il mezzo di movimento e non la culla della morte.
A me è piaciuto leggere così...
p.s.:il video è una dedica a chi me lo ha segnalato giorni fa.
Ciao, Fric.



Echi pimmena to crasì ma t'ala
na di to sòmasu pos ssu dianizi?
Ecèede satti cèede mia carcara
ecì pu to lisari svesti jurizi.
Ce ìus ene e agapi naturala
ceumèsta oli ce dio c'e mmas chorizi:
e agapi mott'embenni ap'ù nigrù
ma scampefsi o Cristò tus cristianù.

Hai mai bevuto il vino con il sale
per sentire come ti frigge il corpo?
Ti brucia come brucia una fornace
quando la pietra si trasforma in calce.
Così è l'amore quando è viscerale
tutti e due bruciamo e non si vede:
quando l'amore entra di forza
Cristo possa scampare gli uomini.

Ĉu vi neniam bevis vinon kun salo
por senti kiel via korpo fritas?
Ĝin bruligas kiel bruligas kalkforno
kiam ŝtono transformiĝis en kalko.
Tiel estas amo kiam estas viscera
ambaŭ ni bruligas kaj oni ne vidas:
kiam amo perforte eniras
Povu Kristo forsavi la homojn.
grazie ad IRNERIO, grazie davvero.
Le precedenti traduzioni le trovate qui di seguito:
http://tereza.splinder.com/post/20307594/ancora+il+SALENTO
http://tereza.splinder.com/post/20179824/parte+dal+Salento+e+arriva+OVU
http://tereza.splinder.com/post/20203760/dal+Salento+prosegue+su+su+fin
http://tereza.splinder.com/post/20238002/la+rotta+Salento-+Roma
http://tereza.splinder.com/post/20242275/dal+Salento+viaggia+ancora%2C+se



A breve, ma non brevissimo, chiuderò questo blog e mi trasferirò, così credo, su un'altra piattaforma.
Splinder ha fatto il suo tempo e mostra sempre più segnali di insofferenza verso gli "extra-community", non ultimo il fatto di chiamarli tutti, indifferentemente, "utenti anonimi" e di rendere sempre più complicato il commento tramite l'inserimento di codici illeggibili. Quest'ultima chicca l'ho constatata di persona, dopo che mi era stata segnalata.
Non ho mai amato né gli spocchiosi né quelli con l'identità troppo solida, preferisco di gran lunga gli sgarrupati e i traballanti, i disponibili insomma.

La fotografia è arte, senza dubbio.
Il fotografo è un cacciatore di pittura: cattura, con l'occhio prima e con l'obiettivo poi, le pitture viventi, i miracoli d'arte della realtà visibile.
Pascal Renoux predilige i corpi, i visi, l'umano strettamente inteso insomma.
Ne cattura le immagini, esaltandone un particolare, fisico o di espressione, mimica e/o gestuale e/o di postura, che talvolta non è immediatamente leggibile come "elemento principe" della foto.
Le foto di Renoux hanno come protagonisti modelli e modelle spesso ricorrenti e ad ognuno l'artista ha assegnato un carattere, un tema, sempre evidente nelle diverse pose. A me, in particolare, sembra di notare una scelta precisa: certi occhi e soprattutto quelli, per esempio usati per esprimere un sentimento ricorrente, uno stato d'animo e un modo di approccio alla vita; questo in particolare ho notato.
C'è la modella con il viso/espressione segnati dalla malinconia sognante e dal dubbio mentre interroga sé stesso; c'è l'uomo il cui viso e il cui corpo traducono un sentimento a tratti rabbioso della mascolinità; c'è il bambino il cui volto esprime il senso di ricerca lucida della conoscenza e così via...



In quest'ultima immagine, quella proposta in apertura di post, Renoux ritrae due amanti, scegliendo i colori, lui che spesso adopera il bianco e nero con estrema sapienza. Le ombre e i chiaroscuri di lei, sopra, e di lui, sotto che l'abbraccia, sono completamente mescolati e fusi, come la posa del resto che suggerisce un idea di intreccio e di comunicazione: lui sembra quasi offrire a lei il collo per farsi succhiare il sangue dalle vene; la testa di lei sfuma nell'ombra di lui così come la spalla e il collo "offerti" dell'uomo.
L'ombra li avvolge entrambi senza destare inquietudine, sembra solo il segno ammorbidito nel tratto e nei contorni della loro eccellente con-fusione senza confini.

