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e, a proposito di esclamazioni, sorprese e straniamenti eccovi un post riesumato:
Elettriche follie
La primavera mi fa fiorire la materia cerebrale di strane foglioline, eclettiche e danzanti nella loro inarginabile pazzia, inclassificabili sotto il profilo espressivo. Le chiamerò elettriche follie, perchè frutto di accensioni rapide e sconclusionate.
Eccone una, pubblicata nel 2008 e ristampata qui per mettervi 'n pochetto de paura...ma io sarò sempre per il metodo Basaglia, sappiatelo.

Lo straniamento è un po' come l'innamoramento
ti porta altrove e da nessuna parte
ti solleva dal mondo e dalle perplessità
ti rende finanche perplessità vivente
ti slaccia dai pre-concetti e dai pre-giudizi
ti monda persino da te stesso.
Lo straniamento non si può descrivere efficacemente
per questo sortisce quel
"ma che c---- dici?".
Lo straniamento è per definizione libero e anarchico:
ti coglie là ove non pensi e non aspetti
o anche ma non solo sulla via di Damasco.
Lo straniamento è l'infanzia del pensiero.
p.s. stranitevi l'anima con "noir desir", vi piacerà:

Quando si dice adottare e fare propri gli stessi criteri con i quali , a suo tempo, fummo colpiti e bastonati nel pregiudizio e nell'emarginazione.
La memoria alimentata e rispettata rende davvero liberi dal pregiudizio e dai suoi parenti stretti: la memoria, lei davvero, ci può rendere migliori.
Dedicato ai miei bisnonni e anche ai miei nonni che da lì tornarono.

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.”
“Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

Vide due cani per strada che s’azzuffavano giocando, così come fanno tutti i cani.
Si ricordò allora di certi momenti da amanti e si trovò ad osservare i cani giocare quasi come vedesse il film dell’amore quando s’infuria e diviene quasi zuffa.
Guardò e ricordò: il cercarsi affannoso e senza senso di due amanti, vicinissimi eppure tormentati dalla ricerca di non si sa che cosa, proprio come due cani in un duello giocoso.

Considerò com’era infantile e genuinamente selvaggio il sentimento di quelli, amanti, che si cercano pur stando vicinissimi, i loro gesti che sembrano uno sbranarsi, un contendersi la vita per divorarla con avidità.
Ripensò a come le piacevano quei momenti e all’eccitazione incontenibile che le procuravano ogni volta: cercarsi come cani in zuffa nello spazio ristretto di un angolo di letto.









SOTTOTITOLO:Post scritto a stomaco vuoto
Un bel palazzo color ocra, di primo novecento, mi ha abbagliato: se ne stava stamattina compatto contro il cielo color turchese cupo, quel colore che a Roma si affaccia soprattutto in primavera-ma non solo, io ero sull’autobus che correva sul viale di case d’epoca, reso più ampio dalla luce piena del cielo color turchese cupo, quello descritto nelle righe precedenti a queste per intenderci, e c'era ancora poco traffico a stravolgere l’equilibrio degli spazi spaziosi;

l’autobus correva incontro alla piazza con fontana e giardino, quella nelle vicinanze delle Rai, e correva incontro pure ad un pazzoide trasognante che cavalcava il cielo turchese e il viale spazioso su due ruote di bicicletta, svagando contromano senza battere ciglio, fermo era anche il ciglio dell’Atac-autista, giovane e mingherlino, certo e calmissimo nei gesti delle mani sottili, da lavoratore di puro intelletto, appoggiate sul volante extra-largo che muoveva come se lo manovrasse fin da quando era bambino alle elementari;



La tipa nel riquadro-video in alto a sinistra potrei essere io:
l'interpretazione e lo spirito sono identici,
la compagnia di sbalestrati mi piace fin troppo,
la canzone è un inno alla follia-amore di vivere...
e che il resto vada in malora, olè!
RIDO!
RIDETE!
Caselli d'autostrada tutto il tempo si consuma
Ma Venere riappare sempre fresca dalla schiuma
La foto della scuola non mi assomiglia più
Ma i miei difetti sono tutti intatti
E ogni cicatrice è un autografo di Dio
Nessuno potrà vivere la mia vita al posto mio
Per quanto mi identifichi nel battito di un altro
Sarà sempre attraverso questo cuore
E giorno dopo giorno passeranno le stagioni
Ma resterà qualcosa in questa strada
Non mi è concesso più di delegarti i miei casini
Mi butto dentro vada come vada
Siamo come il sole a mezzogiorno baby
Senza più nessuna ombra intorno...baby
Un bacio e poi un bacio e poi un bacio e poi altri cento
Teoricamente il mondo è più leggero di una piuma
Nessun filo spinato potrà rallentare il vento
Non tutto quel che brucia si consuma
E sogno dopo sogno sono sveglio finalmente
Per fare i conti con le tue promesse
Un giorno passa in fretta e non c'è tempo di pensare
Muoviamoci che poi diventa sera...
Siamo come il sole a mezzogiorno baby
Senza più nessuna ombra intorno...baby
Gente che viene
Gente che va
Gente che torna
Gente che sta
Il sole se la ride in mezzo al cielo
A guardare noi che ci facciamo il culo
E' un gioco
Mezzogiorno di fuoco
E' un lampo
Sulle armature
In guardia
Niente da capire
Mi specchio
In una goccia di sudore
Siamo come il sole a mezzogiorno baby
Senza più nessuna ombra intorno...baby




Erano due amanti su misura da diverso tempo.
S’erano trovati e presi le misure con accortezza e perizia ché le loro similitudini avevano funzionato ad incastro perfetto, da subito.
Ogni volta che s’incontravano sembravano ingaggiare vere e proprie lotte sensuali ma né più né meno di come altri da bambini avevano giocato a battersi e combattersi: così erano loro due, vivacemente rabbiosi e, alla fine, spesso ridenti e compiaciuti di loro stessi e del loro incastro perfetto.
Recitavano le loro parti, convenzionali e non, con adesione convinta e ironica e quello che li teneva così attratti l’uno dall’altra era proprio la loro consapevolezza teatrale: un istinto da palcoscenico amoroso li animava e li faceva complici.
Questo finché uno dei due sbagliò clamorosamente mossa.
Accadde in un pomeriggio caldissimo, a casa di lui.
La donna, entrando, gli aveva visto uno sguardo torvo, un’espressione stanca, provata di delusione, di fastidio anche, e gliene aveva chiesto il motivo. 
L’uomo aveva negato, tradendosi però, ché con impercettibili movimenti s’era tirato su con le spalle come chi si aggiusta per riprendere il controllo, e questo a lei non era sfuggito:
“sembri stanco, molto stanco o forse contrariato”.
E lui s’era aggiustato ancora e, negando senza convinzione, aveva ripreso una postura da uomo "solido e costruttivo".
Poi, quando avevano iniziato a fare l’amore tutto sembrava come altre volte, solo lei gli teneva un po’ più testa di sempre, quasi gli avvertisse nei gesti una carica aggressiva estranea, diversa.
Fu in questa atmosfera ad insolita frequenza, dove il motivo sospeso e segreto del malumore di lui allungava un’ombra nociva e spogliava rovinosamente l’eros di quella vena teatrale e divertita che normalmente correva tra loro, che ad un certo punto lui le sferrò uno schiaffo.
Lei ne sentì solo il rumore ché non era un vero schiaffo ma ne rimase così stupita da coprirsi gli occhi con le mani e stropicciarli poi più e più volte, per ricredersi.

Quei due non erano stati fin lì amanti qualsiasi: non avevano mai tenuto conto né delle norme scritte né di quelle approvate, spesso anzi sembravano pronti a sbranarsi nel loro reciproco godersi, ma era sensualità e null’altro, quello schiaffo invece risuonò sinistro, del tutto fuori posto e collocazione.
Attonita, lei non riusciva a riprendersi dallo stupore: sì, riusciva a provare solo stupore, faticava a prendere coscienza di altro che non fosse stupore, faticava a fare l’amore e, anzi, aveva smesso del tutto.
Nel silenzio delle ragioni ch’era calato tra loro stettero ancora un po’ a parlare e a lui uscì, infine, il motivo del disappunto e dell’aria scura che aveva: un problema di lavoro.
La donna annotò la confessione e in cuor suo si sentì sollevata: sentiva d’aver raccolto gli elementi per costruirsi un senso di quello schiaffo, un senso però che non sarebbe mai divenuto un’attenuante, per nessuno dei due e per lui soprattutto.
Quel giorno stesso, dopo che si furono salutati, e nei giorni seguenti ancor di più, la donna capì che quel colpo era stato dato per schietta e scarna rabbia e seppe così, nel suo profondo, che non glielo avrebbe mai più perdonato e che quello sarebbe stato il frammento sul quale avrebbe impostato e costruito la sua distanza e il suo distacco da lui.
Lo avvertì come un fatto naturale, inarginabile, di un‘urgenza fisiologica quasi, la cui forza era divenuta pari all’attrazione erotica, questa davvero inarginabile che aveva provato per quell’uomo sin dal primo momento e per così tanto tempo.
E il sentimento della distanza in lei andò crescendo a gran velocità, senza più fermarsi. 
Stava camminando per strada mentre si sorprese a constatare il suo umore netto e razionale: come tante altre volte nella sua vita proprio le decisioni più difficili e, per tanti aspetti, apparentemente impossibili, prendevano la strada da sole come le sfuggissero di mano, figlie di un inaspettato e coraggioso pragmatismo.
Si sentì immediatamente di allungare il passo quando Absolute beginners risuonò da una radio come la sua personale sfida.

Il Silenzio è NECESSARIO, dà spazio alle cose di dentro: se mi fermo a guardare il cielo sereno e c'è silenzio posso anche ascoltarne la voce.
Il Silenzio è NECESSARIO: dà voce e spazio tanto ai suoni di fuori quanto a quelli di dentro.
La Necessità del Silenzio corrisponde alla necessità di far spazio alla vita in attesa, ferma subito oltre la porta delle parole.

L'anima che trabocca ha bisogno del Silenzio così come dello Spazio:
deve poter distendere i suoi suoni e sciogliere le sue immagini.
(scritto più di dieci anni fa).
Der Schmerz, der Stillstand des Lebens
Lassen die Zeit zur lang er scheinen