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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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martedì, 30 giugno 2009

il necessario e la necessità

Viktor IVANOSKY

la grazia del vivere

l'ascolto

la pena nascosta

la danza che nasce

e

ancora

la grazia del vivere

vorrei

non smarrire

e non dimenticare

sempre lei:

la grazia del vivere

(già pubblicato nel 2007)


venerdì, 26 giugno 2009

il COMPIMENTO del Blu

Magico Triglav

Il compimento del blu è una favola surreale e strampalata in ogni suo aspetto, compresi i protagonisti, scritta da me attingendo a spunti di conversazione  e di lettura.

Non la ripubblicherò qui poiché richiederebbe troppi post consecutivi e così vi invito a leggerla in questo POST,nel quale ho riunito i vari episodi, a suo tempo pubblicati.

E con questo vi saluto: a tra qualche giorno, ciao. 


postato da: Terezita alle ore 13:47 | link | commenti (2)
categorie: fa/volando-fa/volando
giovedì, 25 giugno 2009

Grazie

V. Ivanovski

SENTITI RINGRAZIAMENTI AL PREMIER PER segue:

QUESTO

 


postato da: Terezita alle ore 14:51 | link | commenti (2)
categorie: politicamente affine
mercoledì, 24 giugno 2009

Caligola, mon amour...

V. IvanovskiDichiarazione di Daniela Santanchè, leader del Movimento per l'Italia, in risposta all'attacco del settimanale cattolico "Famiglia cristiana":

"...Famiglia Cristiana rappresenta solo un gruppetto eversivo all'interno della Chiesa, Berlusconi non si deve preoccupare..."

Aggiungo di mio: belli i tempi di Caligola, quando ci si limitava ad eleggere i cavalli, allora avrei avuto qualche speranza anch'io che sono stata spesso definita "matta come un cavallo"...

Segue video illuminante...rubbish! trash! rubbish! trash! rubbish! trash! rubbish! trash! rubbish! trash! rubbish! trash! 

rubbish! trash! 


postato da: Terezita alle ore 14:26 | link | commenti (3)
categorie: politicamente affine
martedì, 23 giugno 2009

progresso ed evoluzione: tutto minuscolo, mi raccomando

Non posso esimermi:

tratto da la Repubblica, noto ricettacolo di rubbish! trash! in forma di stampa, ecco una dichiarazione da scout-impenitente-scout, datata 1994, resa dall'esimio signore ritratto qui sotto

“Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. […] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”.

E' lo stesso che ieri ha parlato così...con 'o core 'n man':

Effetti della crescita politica? umana? culturale?

magari di tutte e tre?

Non lo sapremo mai, rassegnamoci.


postato da: Terezita alle ore 14:39 | link | commenti (8)
categorie: politicamente affine
lunedì, 22 giugno 2009

traendo e sottraendo

Traendo e sottraendo da due post, tra loro collegati,del 2007: testo, anzi collage di testi, collage di commenti e, infine, risposta a commenti.

SAUDEK

1)...una massima (minima) che ho coniato io stessa, in un momento/frangente alto di pvt e di cui  vorrei farvi partecipi
(e chiedo preventivamente scusa per la superbia dell'autocitazione):
 

"il tempo che passa ci regala solo nuove necessità e tutte ugualmente e stupidamente impellenti allontanandoci dall'essenzialità dell'immenso"

acqua vasta acqua
2)...perciò la gente è così grigia...il principio di realtà sovrasta sempre più il principio di piacere.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Arabella2007
3)Tereza, ti lascio una bellissima preghiera medievale (che può essere usata anche come bussola laica):

Signore, dammi
la forza di cambiare
le cose
che posso cambiare.
Signore, dammi
la serenità di accettare
le cose
che non posso cambiare.
Ma soprattutto,
Signore,
dammi
la saggezza di distinguere tra loro
.

Utente:

Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente

lucianoEidefix

rispo(si)ndo così:
"...l'immenso cui faccio riferimento è lo stesso di cui siamo parte.
Forse solo nell'essenzialità ce ne riusciamo a ricordare.
Una volta, parlando con un'amica, portai come esempio il momento in cui arrivi in vetta ad una montagna.
Sei davvero piccolo lì e tutto il resto da te è davvero immenso.
E non ci sono più gradi intermedi.
Eppure non ti senti schiacciato bensì pacificato: ricongiunto al grande sei anche tu grande..."

venerdì, 19 giugno 2009

...non so

non so che dire e non so che fare

(eppure ne avrei di che "postare")

soltanto so

che mi piacerebbe

vagare vagare vagare

p.s.: il quadro è di Edward Hopper, di cui potrete ammirare altre cose

QUI

p.p.s.:dopo vari ripensamenti metto qui un video che, a mio parere, è stato costruito con notevole capacità di mescolare immagini e suggestioni attingendo a decenni abbastanza vicini: quando si dice il fascino del vintage.

 


postato da: Terezita alle ore 10:38 | link | commenti (6)
categorie: pazzianne
mercoledì, 17 giugno 2009

il SENSO del Presente

?

Se riuscissimo a conservare sempre,

nelle azioni e nei pensieri,

la certezza della fugacità, quella stessa

che spesso si chiama anche inafferrabilità dell’adesso

forse

forse

forse

chissà...

saremmo capaci di guadagnarci l’immortalità.
A modo nostro,
magari parziale,

ma sarebbe pur sempre immortalità.

(già pubblicato nel 2007)


lunedì, 15 giugno 2009

il non-luogo e gli occhi chiusi dell'amante

SAUCO

Non passava mai di là, non attraversava mai il centro della città per soffermarvisi.

Questa specie di salto di fotogramma s’era instaurato fin dalla prima volta ch’era andata a trovarlo: dapprima per mancanza di tempo e poi per necessità d’animo, se così si può dire.

Ogni volta scendeva dunque alla stazione e raggiungeva, in taxi o in bus, l’abitazione di lui, transitando in quella città come se fosse un aeroporto di scambio e nulla più, sebbene l’avesse visitata qualche anno prima trovandola pure molto bella.

C.Coigny_69Si era soffermata più volte a considerare quella stranezza, quell’attraversare senza vedere quella che sentiva come “la città non vissuta”. Era un non-luogo che ogni volta lei tagliava in lungo e in largo ma solo ed esclusivamente per correre incontro a lui. Una fermata senza discesa-passeggeri.

Si rendeva conto d’essersi data una sorta di tacita regola: quella di non entrare nella città del non-vissuto per non avvertire ancor di più la distanza geografica che normalmente li costringeva, lui di qua e lei di là.

Percorrere il centro città a piedi, solitariamente, prendere nota visivamente delle vie dove lui abitualmente viveva, tutti spazi in cui lei era aliena, era una bizzarria dalla quale cercava di tenersi lontana per un improvvisato istinto di auto-protezione.

In quell’anomalia deliberatamente scelta aveva trovato una forma di pace o, per meglio dire, di tregua: evitando i luoghi che non aveva mai condiviso con lui, i non-luoghi così come lei li chiamava tra sé e sé, evitava anche di ricordare con troppa precisione i loro continui distacchi e le lontananze ch’erano la norma e quasi il nutrimento di quell’amore.

Man RAY

Era come se temesse che la distanza geografica che abitualmente li divideva potesse trovare conferma e visibilità difficili da sopportare proprio nelle strade di quella città che lei, prudente, evitava accuratamente di percorrere.

Fu proprio riflettendo su come il loro amore abitasse la gran parte del tempo sulla terra del sogno e del non-luogo, riuscendo peraltro a darsi miracolosamente alimento e collocazione da sé stesso, che scelse di provare a viaggiare ad occhi chiusi attraverso la città-territorio del sogno e del non-luogo.

Così, approfittando delle scure lenti da sole, chiuse gli occhi mentre saliva in taxi e pronunciò il solito indirizzo con tono impersonale.

Le sembrò naturale e, del resto, si sa: i sogni veri si fanno ad occhi chiusi.

E sempre per fedeltà alla terra del sogno un'altra volta, quando le capitò di fermarsi in albergo per la notte, scelse di recarsi in una città vicina: rimanendo nel non-luogo le sarebbe sembrato di inasprire e rinnovare la distanza geografica tra loro.

p.s.:l'illustrazione è di Stepan Zavrel  


postato da: Terezita alle ore 19:23 | link | commenti (7)
categorie: piccole storie piccole, fa/volando-fa/volando
venerdì, 12 giugno 2009

Stellae circulos suos orbesque conficiunt celeritate mirabili/2

Pascal Renoux
Quando di lì a pochi mesi partii per un’altra città ricordo ancora quel che F. mi disse, salutandomi con una dolcezza protettiva da vecchio:
“Dovresti ingrassare un po’, sai, Tez ? Si vede proprio che hai l’aria B.- contrastiprovata” e lo scoprii a fissarmi insistentemente le gambe e il sedere mentre  uscivo dalla macchina.
Per me, ch’avevo nella magrezza di allora il terrore di ingrassare anche di un solo etto e che provata lo ero davvero, la sua frase fu un regalo d’attenzione amorevole come pochi altri.
F. non mi fece mai carezze e neanche io ne feci mai a lui ma mi ascoltò  molto, e con partecipazione autentica, coniugando sapientemente il verbo cum-moveo, proprio lui che il latino l’aveva detestato per cinque anni.
Da quell’altra città gli scrissi e mi rispose.tutto serve
Lettere fitte e incazzate le mie ché tutto per me rotolava al termine e un altro ciclo iniziava con grandi strappi, come spesso accade.
Lettere sagge e amare, paterne quasi, le sue. Piene di consigli e di riflessioni.
Le conservo ancora.
Mi scriveva quand’aveva tempo, anche mentr’era in coda nel traffico, anche riprendendo da un giorno all’altro, ma senza mai perdere il filo.
E mi raccontava tutto compiutamente:
"sono al semaforo di via X, sai quello che scatta ogni trenta secondi? e lc'è una fila disumana. Allora ho tirato fuori dalla tasca la lettera per te e ti scrivo appoggiato alla meglio sul cruscotto. Non ti meravigliare dunque se sarò un po' sconclusionato e perdona la mia cattiva grafia".
Le sue erano lettere da ragazzo antico, figlio di un mondo patriarcale. Arrabbiato anche però e sempre sull’orlo di una ribellione acuta e senza scampo, di segno rosso ed estremo, cosa ch'era costata più volte concreti dispiaceri sia a lui sia alla sua famiglia .
F. s’era perso nell’amaro della vita, vena che un po’ gli era congeniale e che s’accompagnava talvolta al bere o ad altre cose che lo stordivano, ma sapeva suonare benissimo la fisarmonica, strumento adatto a lui che di grande città non era mai veramente stato, pur essendoci nato.
fisarmonica di città
Ricordo come fosse ora la prima volta che lo vidi suonare.
Era esaltato come se portasse a spasso la donna più bella del mondo.
Era il ritratto dell’istinto vitale espresso con tutta la gioia e l’energia possibile, una specie di reincarnazione del Bambino Assoluto.
Capitò durante una gita e rimasi ad osservarlo per tutto il tempo, a distanza.
Mi impressionò: mi sembrò uomo come mai l’avevo visto prima.
il sentimento della fisarmonica
F. pareva uno di quelli che hanno un nodo dentro che gli comprime la vita e gliela pressa e gliela compatta come fosse un mattone. E loro vorrebbero romperlo a martellate per quanto fa male quel mattone conficcato nello stomaco.
Quando si lasciava andare alla noia di sé stesso ingrassava e si sformava anche, sebbene fosse ragazzo. Eppure aveva un fisico bello e forte, da uomo fatto.
F. era figlio di operai e operaio lui stesso, ad aiutare il padre durante l'estate.
Quando tornai nella mia città ci perdemmo di vista nella maniera stupida con la quale si perdono di  vista due amici che si amano.
Ma oggi gli voglio ancora bene come allora.
2/di 2-fine.
p.s. qui sotto, non casualmente, Astor Piazzolla alla  fisarmonica.