TereZa

 (SOTTOTITOLO: perplessità di una donna occidentale)

valigia a doppio

Tutto iniziò con una valigia scambiata: un ragazzo perse tutto il materiale della sua tesi e si ritrovò con un pugno non di mosche bensì di abiti e scarpe da donna: l’effetto fu disperante, tale e quale a quello di un pugno di  mosche per davvero.

La fortuna  gli fu però amica poiché la proprietaria di quei sandali, a fibbiette sottilissime e di un insolito color canna di fucile, lo rintracciò con miracolata scarpespeditezza e gli restituì entro ventiquattr’ore tutto il materiale studiato e sudato.

Qualche giorno dopo anche la proprietaria dei sandali color  canna di fucile e del vestito bianco pennellato di colori a tempera poté, a sua volta, riconquistare abiti e scarpe e altro ancora al suo privato e geloso affetto. 

Riaprendo finalmente la sua valigia la proprietaria dei sandali color canna di fucile ritrovò  i vestiti tutti sconvolti e spaventati: impresso sul disordine vivace degli abiti e delle scarpe e della borsa a buffe linguette multicolori c‘era lo stesso spavento passato nelle vene tese e negli arti irrigiditi dalla tensione del ragazzo meridionale che aveva smarrito, tornandosene al mare delle sue parti, valigia e laurea (e sarebbe meglio dire tesi e computer e appunti e un sacco di cose preziose appresso ancora, tutto inghiottito chissà dove nei gorghi del fiume ferroviario di uno dei più importanti nodi di smistamento d’Italia).

biciclette malate

L’estate, ad incidente riassorbito, proseguì con la tappa in uno dei luoghi più celebrati della libertà d’occidente, città d’acqua e di biciclette.

La libertà fece dunque la sua grand'entrée d'estate in una cornice urbana grigiastra, tra i suoni di una lingua bastarda che usciva, mitragliata con palese trascuratezza, fuori dalle bocche chiacchierone degli indigeni. 

La donna del vestito bianco e tempera si accorse che lì mancavano  certi colori accesi e puntuti, così frequenti nei suoi ricordi sugli abiti di uomini e donne nel vero nord, quello che reagisce a bordate di rossi ciliegia e di blu cobalti contro il cielo grigio e contro i lunghi inverni poveri di luce.

dubbi e perplessità

Osservò gli indigeni sciamare in abiti sciatti e di tinte dimesse, fantasie a minestrone mal amalgamato e per nulla appetitoso; li sentì parlare con quei suoni per nulla melodiosi, quasi un tartagliare distratto e casuale di lingua pre-scandinava e non ne ebbe una gradevole impressione, eh...no...no...

Vide soprattutto la libertà che commercializzava sé stessa agli angoli e ai crocevia ma anche nel pieno della piazza, offrendosi per un’ora o per un giorno di piacere al miglior acquirente.

Vide la fine del sogno d’occidente con Peace and Freedom definitivamente ubriache che sostavano stordite ai tavolini di bar sporchi, tra sciami ininterrotti di turisti guardoni.

La donna della valigia stravolta pensò che se quello era l’approdo, il punto di fine tappa, del sogno iniziato con la beat generation & revolution, forse sarebbe stato meglio tornare solo a sognare.

ali

Soprattutto comprese come la macchina d’occidente avesse davvero fagocitato e triturato la libertà, piegandola e deviandola verso facili e retoriche conclusioni sessuali e si sentì perciò totalmente perdente, accomunata a quel destino.

La trasgressione, vocabolo con il quale si usa indicare l’ipocrito lifting applicato alla libertà  ormai anziana, era ovunque in quel luogo e si palesava nella sua versione peggiore: quella buona e adatta per piccoli commercianti al minuto, per guardiani della canonica e guardoni della val Brembana.

Così, con un senso di poetico disgusto, la donna pensò che davvero, davvero il denaro sapeva avvelenare ogni cosa e, non senza un senso di fastidioso disagio, si sentì vagamente invadere da un aria di lieve moralismo Morettiano.

Postato alle 07:43 di lunedì, 31 agosto 2009


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... tra una lettera aperta ed uno scazzo, (della serie quanno ce vò ce vò ), Mafaldatra una catenone di consigli per la lettura e uno sguardo alle valige, mi appresto anch'io alle vacanze mentre vedo il blog VELEggiare verso quota 90.000, come dire 45.000 visite all'anno in questi due anni di permanenza a Splinderlandia, territorio dal quale prima o poi medito di emigrare.

barca-a-vela

E VELEggiando, VELEggiando,  con un occhio sempre puntato sulle valige,  quella vera e  quella dei sogni,  ho pescato una poesia di Ungaretti che, in qualche modo e non solo in qualche, ben si accorda con le partenze.

Eccola:

Silenzio 

Conosco una città
che ogni giorno s'empie di sole
e tutto è rapito in quel momento
Me ne sono andato una sera
Nel cuore durava il limio
delle cicale
Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell'aria torbida
sospesi.

(da "L'Allegria - Il Porto Sepolto) - 1916

un bacione ed un arrivederci a tutti

Postato alle 10:49 di giovedì, 13 agosto 2009


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Fioritura sui monti Sibillini

attendendo che...*

*(ve lo dirò più in là)*

ecco il riepilogo dei consigli di lettura

per l'estate

(in ordine di pubblicazione):

il Gran Ideatore, S&B

TereZa

Luciano

Marina 

Nessuno

Giorgio da Sebenico

4ngelo

Giorgio de fruttis

Willy

Vassilissa

Kalix

PdG

Beba

Cuginastro Aire

Tereza-cenerentola

E nessuno dica che siamo

sprovveduti

e

 principianti...

Postato alle 15:38 di domenica, 09 agosto 2009


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Pascal Renoux
Ricordo che eri una pertica di ragazzo e saresti dovuto essere già all’università anziché ancora al liceo.
Sembravi sempre appena tirato giù dal letto: i tuoi capelli lunghi e biondastri calati a tendina scomposta sugli occhi e un po’ di abiti uno sull’altro a farti sembrare un po’ meno magro della tua assoluta magrezza.
Avevi una voce che suonava sempre roca, da appena sveglio appunto: colpa delle tante sigarette e, forse, di un atteggiamento che un po' ti piaceva darti, quello del super affaticato pensatore.
Eri un leader tra di noi e ti piaceva; abbracciavi tutti, soprattutto le compagne, nell’onda perenne dell’amore universale e comunista che t'animava: a me, appena quindicenne, sembravi adultissimo ed inespugnabile.
Poi, con la complicità dei momenti di libero cazzeggio che non ci facevamo mai mancare, ci siamo trovati fianco a fianco, classe a classe, e tu, incredibile ma vero, ti sei messo a manifestarmi un interesse pressante. Mi facevi ritratti pseudo-letterari, prendendo spunto dalla forma delle mie mani o dei miei occhiali, o di altre cose che mi notavi e che descrivevi insolite e dense di personalità…ohibò, che infinita emozione…

 Renoux

Potevo mai non cadere nelle tue affabulazioni e non peracottarmi addosso a te, da quindicenne esaltata e vaporizzata di fiammate ideali qual'ero ?
Eri un  leader e chissà quante già ne aveva viste, di cotte e di crude, di bionde e di brune, questo mi dissi subito.
Quando ci ripenso ne rido, e mi ci incazzo pure, giusto un pochettino, soprattutto ripensando a certe tue osservazioni da “so tutto io, bambina”, sul bene e sul male, sul bello e sul brutto.
Mi riempivi la testa di favole sulla tua originalissima famiglia, sulla tua infanzia africana e sui tuoi speciali ed innamoratissimi genitori: tua madre di qua e tuo padre di là dell’Adriatico, nella terra che fu del maresciallo Tito.

Io bevevo tutto, favole familiari e saghe comuniste e, del resto, come non bere i tuoi racconti di ragazzo ventenne e ripetente che studiava pochissimo e militava con ardore forsennato? Persino la storia della libertà in amore bevevo, sentendomi totalmente inadeguata a te, un uomo fatto pensavo…pfui…
Poi venne il tempo delle Contraddizioni con la C maiuscola, le tue: io ti lasciavo alla tua idolatrata libertà e non ti chiedevo nulla, (e dio solo sa quanto mi disperassi dentro), solo mi convincevo via via di poter essere altrettanto libera, se mai mi fosse data l'occasione e se la timidezza non mi avesse legato mani e piedi.
V. Ivanowski
Così, al rientro dalle vacanze, quando venisti ad informarti dei miei amori di spiaggia io, tanto per far sentire a loro agio te e le tue idee progressiste, mi inventai lì per lì un amoruzzo balneare.
“E’ per questo che non mi hai chiamato quando sei ritornata a Roma, eh?”
“Ma no, che c’entra, è che non ti trovavo mai a casa” (e questo sì ch'era maledettamente vero…)
Finì così, quasi senza neanche un ciao, una cosa strana e strampalata, cui ancora oggi non saprei dare un nome.
Dopo, ripensandoci e ripensandoti, mi convinsi sempre più della potenza invincibile delle tue contraddizioni di parte maschile e imparai a detestarti: tu, abbindolatore ventenne e pluri-ripetente di quindicenni troppo studiose, obsoleto macho in salsa comunista allungata con l’acqua. Diventasti per me un'icona dell’incoerenza maschile e pian piano ti incorniciai definitivamente come detestabile prototipo della tua specie.
bere secondo  Irina Velichko
Una cosa però m’era rimasta di te dentro, una definizione bella e poetica e, stavolta sì, davvero libera, del tuo ideale politico: “socialismo napoletano”; così chiamavi il tuo ideale di socialismo ampio, accogliente e fraterno, fatto d’abbracci e di vicinanza nelle cause comuni e,  per quanto fosse soprattutto un’evidente utopia infantile, quella definizione mi piacque tanto e mi illuminò a lungo di un sorriso interiore e di grande soddisfazione intellettuale.
Ci ho ripensato sai, ho ripensato a te e al tuo socialismo napoletano, appena un mese fa o poco più, quando, cercando in rete articoli sulle vecchie storie oscure di questo nostro paese, fatto di segreti e di bombe senza mandanti, ho trovato un tuo articolo, una lettera aperta su quei temi: eri così appassionato e dolente, così partecipe e soffertamente civile che mi hai commosso.
KLEIN
T’ho ritrovato ventenne come ti ricordavo, con la stessa passione di sentimento e di politica, appena ritoccata dal senno degli anni e dei figli; t'ho ritrovato e così ho saputo che ti sei guadagnato un mestiere letterario, a dimostrazione dell'infondatezza delle tue passate bocciature scolastiche.
Mi hai commosso da morire con le tue righe infervorate di ricordi e di dolori e ti ho perdonato all'istante tutte le tue pecche maschili mentre  recuperavo e riportavo a galla il ricordo del tuo poetico socialismo napoletano;  ho pure girato il tuo link ad un amico caro perché ti leggesse.
Grazie davvero, S.: magari non lo saprai mai ma mi hai fatto ricredere sugli effetti nefasti del tempo e, in quest'epoca d'oggi, nuda di sogni di lungo raggio, ricredersi è un miracolo così raro che mi tocca ringraziarti esageratamente.
Esageratamente grazie dunque, soprattutto per esserti preservato nella passione, a dispetto degli anni bui e della morte dell'amor civile, 
Tereza.
Postato alle 16:11 di giovedì, 06 agosto 2009


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il Topo De Gigis
Così scrive il mio web-cugino,Aire:
 "...be' io ti scrivo i libri più belli che abbia mai letto, così, a titolo di chiacchiera...":
*Il maestro e Margherita, di Michail Bulgakov;
*Viaggio al termine della notte, di Louis-Ferdinand Céline;
*Il male oscuro, di Giuseppe Berto;
*Addio alle rami, di Ernest Hemingway;
*I Buddenbrook, di Thomas Mann;
*La passione secondo noi stessi, di Giuseppe Berto;
*La tregua, di Primo Levi;
*La chiave a stella, di Primo Levi;
*La malora, di Beppe Fenoglio;
*La versione di Barney, di Mordecai Richler
*La coscienza di Zeno, di Italo Svevo;
*La miglior vita, di Fulvio Tomizza;
*Il re della pioggia, di Saul Bellow;
*Il padiglione d'oro, di Yukio Mishima;
*Le confessioni di una maschera, di Yukio Mishima; 
*Aspetta primaveram Bandini, di John Fante;
*Libera nos a malo, di Luigi Meneghello.
...be',Aire, che dire?
Pascal Renoux
Hai prodotto un listone che levati, caro cuginastro, una specie di listone superdotato, sia pure solo in termini di numero di volumi segnalati...
E ora beccati al volo una canzone, squeak!

Postato alle 13:03 di giovedì, 06 agosto 2009


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Scrive BEBA:

grazie dell'invito Tereza, ma sono un po' (s)balorda in questo periodo e poco reattiva...
Non so che leggerò in vacanza, probabilmente
Sibilla Aleramo - Una donna
 
e Il libraio di Selinunte di Roberto Vecchioni;
 
...non basteranno, quindi il resto lo deciderò lì per lì o seguendo una delle vostre dritte :-)
Consigli... mah...
Amos Oz - Non dire notte,
 
sul filone della tua considerazione sugli scrittori ebraici; ci aggiungerei così senza impegno - una poesia al giorno -
Poeti israeliani Einaudi :-)


E poi Daniel Pennac non può mancare nelle giornate estive, per sorridere amaramente e godere della sua lucidità pungente.
Daniel Pennac 

E ogni tanto mi piace anche rileggermi qualcosa di già letto e allora potrebbe essere
L'estate di Alberto Moravia

...e dimenticavo, da leggere assolutamente: 

Nel condominio di carne di Magrelli

Irina VELICHKO

Più di così non ce la faccio ;-)


la ROSSA di SAUCO
Grazie, Beba, meno male che non ce la facevi...!
Ne hai segnalati ben sei!
E questa è per te:
 
Postato alle 18:00 di martedì, 04 agosto 2009


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(già pubblicato non troppo tempo fa)
Miele1
Farsi miele, di quello morbido e quasi liquido e scendersene così, un po' scivolando e un po'  rimanendoti addosso.
Ho sempre pensato che l'amore avesse questa consistenza, esattamente questa: miele, liquido ma non troppo. L'oro delle api, colando addosso, disegna curve dorate, serpentelli luminosi e trasparenti, il colore oro del miele, appunto.
miele
La speranza più forte è soltanto quella di trovarti a bocca aperta ché il miele scivola via più veloce di quanto ci si aspetti e attende solo d'essere colto.
Anche il miele ha un suo percorso.
Postato alle 10:01 di martedì, 04 agosto 2009


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Pascal RENOUX

(tratto da un commento su altro blog)

Non ho mai digerito l’assurdo di certi dibattiti sulla sacralità della "vita a prescindere", svincolata dalle condizioni e dalle situazioni di reale riferimento contestuale.
Non ho mai tollerato senza bestemmiarci sopra certo contrargomentare di sinistra-da-bricolage, quella che si affanna e si arrampica su scale altissime per discutere “democraticamente” con interlocutori del tipo “Gran Cattolicone possibilmente Maschio” all’interno di varie occasioni televisive con divano di fondo e di sfondo: mi riferisco a quelle discussioni senza fine ( sia nel senso di scopo sia nel senso di termine) su quando si debba fissare l’origine della vita e, dunque, la sua messa sull’altare della cattolica inviolabilità.
Sono discussioni senza senso, ecco, solo questo mi sento di dire e, per la verità lo vorrei anche urlare per lo sfinimento.
Sono discussioni senza senso perché il concetto di inizio della vita, intesa sia come principio strettamente fisico sia come “principiare d’anima” ( e qui vai a vedere in quanti modi, religiosi e non, si può intendere l’anima!!!) è un concetto così vago, così inafferrabile, forse addirittura relegato per sempre nell’indimostrabilità scientifica che accapigliarcisi sopra e, soprattutto, accettarlo come presupposto/tema/nocciolo di discussione è né più né meno che come parlare di nouvelle cousine davanti ai denutriti del terzo mondo.
Che l’aborto sia un dramma lo sa chiunque, qualunque donna lo sa.
Che l’aborto talvolta sia necessario idem.
Che la salvaguardia fisica e psichica di una donna, con una sua esistenza e relazioni affettive annesse e reali, debba avere sempre la priorità rispetto alla procreazione per la procreazione è un dato di fatto, semplice e terribile, e, questo sì, assoluto.

P. RENOUX


Nessuno, né il Gran Cattolicone, spesso Buttiglione, di turno, né certe dame della sinistra ufficiale con eccessiva tendenza alla mediazione a qualunque costo e a qualunque prezzo, potranno mai dire di possedere la verità in tema di principio della vita e nessuno quindi potrà mai arrogarsi il diritto di decidere in materia di aborto partendo da quel presupposto.
Il dramma  della singola scelta quello sì è reale e spesso, quasi sempre, inevitabile, sia che si risolva in un senso sia che si risolva nel suo opposto.
Ecco allora che l’unica cosa che sicuramente conta è rendere quel dramma meno difficile da vivere: il resto, tutto il resto, sono discorsi oziosi, stesi come panni zozzi a coprire gli intrallazzi degli equilibri a tutti i costi, vuoi con il Vaticano vuoi con gli elettori timorati di Ratzinger anziché di Dio.
Sinceramente a me tutta sta democrazia e tutta sta disponibilità a discutere con le varie Binetti di passaggio e di vocazione mi fa schifo, detto proprio tera-tera, e vorrei tanto che una volta sola, in uno di quei salotti televisivi del cavolo, si alzasse una donna vera a dire:
“signori miei, non c’era mica bisogno che veniste qui a raccontarci il dramma dell’aborto, lo sapevamo già, e da sempre, né più né meno di come sappiamo il dramma della clandestinità, delle gravidanze vissute male e proseguite peggio, ecc. ecc…; quanto poi a voler stabilire l’origine della vita…be’, dato che nulla c’è di scientificamente dimostrabile come mai non difendete anche il singolo ovulo o il singolo spermatozoo? Nel regno e sul terreno dell’indimostrabile c’è posto per far santi tutti, si sa”.

la fotografa e la pittrice

Postato alle 15:57 di lunedì, 03 agosto 2009


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Scrive Pasquale:

Eccoci qua !

un po' in ritardo ma ci  sono , alla chiamata del mitico S&B non si può non rispondere. 

DISPACCI  di  Michael Herr

 

Michael Herr all’epoca non era molto più vecchio dei ragazzi che osservava combattere in prima linea in Vietnam, incrudeliti, cinici e smarriti, catturati da una spirale di violenza senza limiti che coinvolgeva americani e vietcong. C’era chi esorcizza il quotidiano terrore facendosi una collana con le orecchie dei nemici; chi metteva in posa i cadaveri per scattare foto ricordo; chi si lasciava andare a lunghi, interminabili deliri di follia.  .Michael Herr è stato giornalista in Vietnam tra il 1967 e il 1969 . importante il  contributo di Herr  alla realizzazione di due dei più famosi film sul Vietnam: Full Metal Jacket di Stanley Kubrick e Apocalypse Now di Francis Ford Coppola. Oggi Herr vive lontano dai riflettori, non concede più interviste e ha smesso di scrivere....e il resto, tutto il resto, dei consigli di PdG lo trovate QUI.C. D. Friedrich

Siamo arrivati al decimo post incatenatamente librario e libricevole ma già incombe l'undicesimo con le scelte/indicazioni di Beba...magari ne riparliamo domani, va', così prendete nota, appunti e contr'appunti...ok?!?

Per PdG:

Postato alle 14:10 di lunedì, 03 agosto 2009


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Questo post è importato dal blog dell'amico Sogni, con re-invio in coda al post, per quanti volessero approfondire l'approfondimento, alla lista originale di Vassilissa e di Kalix.

Scrive Sogni a proposito di Vassilissa:

La saggissima Vassilissa che è troppo presa dalla sua partenza  dal suo durissimo lavoro editorial-bibliografico per fare un post letterario, nondimeno ha abbastanza tempo per dirci dei libri che non apprezza e scrive così:

Il Kastello di Cafca



“Farò cenno dei libri che vorrei leggere e che neppure quest’estate leggerò: 1. Il castello di Kafka. Detesto Kafka, e perciò l'ho letto una pagina sì e una no, a spizzichi e a bocconi. Ora: per attaccare il nemico bisogna conoscerlo bene...”

e il resto lo trovate

QUI!



Ed ecco di nuovo Sogni, a proposito di Kalix :

Rientro dall'Abruzzo direttamente nel ventre dell’Ottobre Rosso, come sempre affondato nella melma di una laguna sudaticcia e surriscaldata, appena in tempo per pubblicare i consigli librari della preziosa Kalix che scrive:

intermittenze della morte


“Ero a cena a Venezia, in una casa accogliente, con un pater familias eloquente che sa fabbricare maschere. E inizia a parlarmi di Saramago. "Tu devi leggere il Vangelo secondo Gesù Cristo", poi però inizia a parlarmi in generale di Saramago e mi porta per mano con la mente e io lo ascolto e penso che è bellissimo che un uomo si entusiasmi così per un libro…” 

e il resto lo trovate

QUI

la ROSSA di SAUCO

Tereza vi ringrazia tutti e, prossimamente, raccoglierà in un mega post i vari elenchi/proposta di questa bella iniziativa, farina totalmente bio del sacco del nostro eccellente mugnaio

Sogni e bisogni. 

Postato alle 10:57 di lunedì, 03 agosto 2009


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