TereZa
Accadde in una primavera del nuovo millennio, questo duemila che, per tutti quelli con i piedi ancorati al ‘900, sa sempre un po’ di finto, di plastica, di detersivo sbiancante e di fantascienza cinematografica già nel suono: "duemila".
I nostri due personaggi, nella piccola frazione di storia del 6 aprile o giù di lì, si erano incontrati dopo trent’anni e più, sebbene all’epoca del loro primo incontro non si fossero neanche presentati o degnati di uno sguardo: ragazzini imberbi, persi dietro le loro irripetibili proiezioni di grandezza e di inutilità dell’io, obbligati per indole e storia personale a sentirsi imperfetti più di altri.
J.MANCHADO
La notte del sei aprile i due erano comunque insieme, amanti e ragazzini, una qualità per l’altra, e aspettavano l’alba pieni di buoni propositi ché quella era la loro settimana vincente: per un caso della vita simile ad una lotteria si erano incontrati, piaciuti e amati più di trent’anni dopo.
La sera s’erano attardati in chiacchiere semplici e in chiacchiere d’amore; s’erano affacciati alla finestra dell’antico quartiere popolare dove avevano preso l’albergo; da lì avevano scrutato la via sottostante, riso per i personaggi appostati al bar d'angolo, ritrovo di tifosi giallorossi che si sfottevano amorevolmente, come vecchie zie affezionate, sulle vicende ortopediche del loro nipote capitano; avevano sentito arrivare fin sul loro balcone, al quinto piano, l’odore della fioritura degli alberi e apprezzato il tepore speciale della notte capitolina come fossero due gatti.
Quando s’erano messi a dormire erano soddisfatti d’ogni cosa, a cominciare da loro stessi, oltreché della lotteria vinta incontrandosi per una lunga serie di coincidenze improbabili.
Ma nel cuore della notte, mentre resistevano tenendosi la mano per non perdere il contatto con la sorpresa d’essersi ritrovati dopo trent’anni, la terra tremò paurosamente. Tremò a lungo, tanto da potersi scambiare un “cos’è?” e aggiungere, mentre la terra ancora tremava, “è il terremoto!”.
Lei non ricordava scosse così lunghe in città mentre lui ne aveva memoria perché di Frank HORVAT, proprio luilà,  sul suo appennino, le scosse non erano rare; forse fu per questo che lui, con tranquillità evidente, le disse: “non aver paura ci sono qui io”.
La frase scivolò nelle orecchie di lei senza entrarvi veramente e si tramutò in un ragionamento freddo, dettato dalla sua pedante logica dei presupposti e delle conseguenze, unite come mai a fare blocco nella paura.  
Non lo disse ma pensò:
“tu non puoi far nulla, esattamente come me, e se fossimo travolti potremmo solo concederci il coraggio di morire o sopravvivere insieme, ma nessuna di queste due eventualità dipende dalla nostra bravura, dalla prontezza o dal coraggio: possiamo essere solo inebetiti spettatori del futuro nei prossimi minuti”.
Eppure lui, che di quei pensieri senza speranza che viaggiavano nitidi e veloci nella testa di lei non sapeva nulla, insistette nel farle coraggio e l’abbracciò ancora, convinto.
Quando la scossa terminò lei tornò a respirare con calma e corse al balcone per rassicurarsi e vedere la gente in strada.
Lui la raggiunse e l’abbracciò, per nulla turbato.
Un pensiero molesto, che bruciava di pentimento, passò nella testa di lei, mentre si consegnava felice al suo abbraccio: “non ho saputo provare fiducia in lui e quando mi ha detto ci sono io qui con te sono riuscita a pensare subito e soltanto: ma tu sei come me, nessuno di noi può far nulla o salvare l’altro”.
JONVELLE
Si sentì pungere terribilmente da quel ricordo e maledisse quel suo istinto lucido e consapevole che talvolta sembrava tramutarsi in nuda crudeltà e spietata sfiducia.
Poi, al mattino presto, accese la televisione e sentì del terremoto dell’Aquila.
Si girò verso di lui ch’era ancora a letto e disse: “lo vedi? è stato troppo spaventoso per non essere un disastro…”.
In cuor suo stava tentando di giustificarsi dei suoi sfiduciati pensieri.
Eppure ormai sapeva, aveva compreso in quella notte di spavento, che l’amore può dire le più grandi sciocchezze, affermare le cose più inverosimili ma, nonostante tutto, ha il diritto d’essere creduto: l’amore è un bambino e crede alla sua fantasia, le crede senza nessuno scopo e le si affida.
Si sentì inferiore rispetto a lui, incapace, maldestra nell’amore mentre decideva:    
l’amore è un bambino e gli si deve credere, sempre.
 
 
Postato alle 11:25 di venerdì, 30 ottobre 2009


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A. Smirnov

Scrive Beba in un commento al post precedente a questo:

pensavo le stesse cose i giorni scorsi
me ne può importar di meno di quali siano le preferenze erotico-sessuali di Marrazzo, forse neppure mi frega se usa l'auto blu per soddisfarle ma l'assurdo è la provocazione...
hai scritto perfettamente: non è questione di moralismi ma di moralità
e poi, perdonatemi, aveva paura di denunciare i carabinieri che l'hanno ricattato? ma dai... perchè lui certo non ha conoscenze superiori a quei quattro bischeri!!!  (sempre che sta storia sia vera).
facciamo che non ho scritto niente va... fa così "ammutolimento" sta cosa...

l'arroganza di chi ha sotto al culo una sedia

Ebbene, più passano i giorni  più mi vado convincendo che qui di arroganza forse non ce n'è mai stata molta, superficialità sì, trasandatezza anche, follia quasi, e sono tutte cose gravi quanto l'arroganza in chi riveste un ruolo politico pubblico. Certo.

Eppure, a dirla tutta, la mia riflessione ultima, la più amara è un'altra:

è possibile che soltanto i rapporti regolati dal denaro e da posizioni di netto predominio- quasi sempre economico- appaghino così tanto gli uomini, li facciano sentire nel pieno della loro realizzazione, soprattutto quando si tratta di uomini di potere?

Puttane-Ford-Escort o Trans-iberiana-Viados davvero non fa nessuna differenza, sarebbe assurdo cercarne una: si tratta sempre di prostituzione, sempre di ricerca compulsiva di sesso senza relazione, a colpi di denaro sonante. 

Ma quale immane buco nero li divora dentro? 

Scusate, ma non vuol essere un atto d'accusa per nessuna categoria: è solo una domanda scaturita dallo sconcerto che provo; e non mi sto rifacendo a squisite categorie  rosa del pensiero, no, m'interrogo sulla scelta di chi cerca solo relazioni senza relazione e le cerca indefinitamente, in maniera compulsiva, assecondando le categorie più bieche e antiquate del pensiero maschile, maschile detto qui in senso esclusivamente retrivo.

E non dite che son moralismi questi...

Postato alle 20:30 di martedì, 27 ottobre 2009


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visi di Ronis

da una lettera di ieri ad un amico:

la ROSSA di SAUCO

 "...E' questo dilagare di un senso arrogante del potere che si può permettere- così crede- qualunque comportamento a rischio, senza neanche fare la fatica di nasconderlo  sia pure solo per pura prudenza opportunistica. E' la perdita del senso "sociale" che non è, bada bene, ipocrisia o perbenismo, ma quel senso di dovere a tutto tondo verso chi ti ha messo in quella carica pubblica, gli elettori cioè.
Se Marrazzo davvero mantiene queste frequentazioni da anni, scegliendo coglionescamente  di andare dalla trans-fidanzata con la macchina blu, mettendo così a parte, (volontariamente o involontariamente, coglionescamente o arrogantemente, non m'interessa), troppe persone sugli aspetti più controversi e ricattabili  della sua  vita privata ed intima vuol dire che non ha tenuto presente costantemente- come dovrebbe essere- il suo ruolo pubblico, di gestione della cosa politica.
E' questo che mi demoralizza, questa superficialità arrogante e coglionesca insieme, questa miscela tanto inquietante quanto esplosiva di sfida e noncuranza, pagata a prezzo altissimo da lui, dalla sua famiglia (e qui non oso immaginare), dalla sua parte politica e dalla politica in generale.

Ma che cazzo va accadendo nelle teste della gente, di questi personaggi? Credimi, penso proprio che viviamo nel paese più corrotto del mondo, e non per questi fatti ultimi ma, lo risottolineo, per la riflessione che ne scaturisce: l'assoluta assenza di senso del ruolo pubblico e dei suoi obblighi, morali e non moralistici.

Pascal Renoux

Così, nel pieno dell'incazzatura- che continua pure oggi, alla grande- scrivevo ieri in una mail.
Perché c'è poco da girarci intorno: ogni qualvolta chi ha il potere e la responsabilità politica agisce senza  porsi alcun problema riguardo ai suoi comportamenti pubblici- e pubblici sono tutti i comportamenti, anche quelli cosiddetti privati per chi riveste un ruolo politico e/o istituzionale- si ha la netta sensazione che costui non abbia tenuto conto, o ne abbia tenuto pochissimo, dei suoi elettori, della loro opinione, della loro fiducia, del loro voto e persino della loro credibilità e sicurezza.

Se chi ha il potere e la responsabilità politica continua a mettere avanti al suo ruolo le pulsioni personali e caratteriali - tutte- vuol dire che non è in grado di considerare il pericolo derivante dall’esposizione a comportamenti capaci di incastrarlo in un sistema di ricatto.

La soggezione al ricatto priva l’azione politica di chiunque di dignità e di credibilità, danneggia irrimediabilmente la parte politica di appartenenza e tutti gli elettori di quella parte.

Se un uomo politico non è in grado di tenere costantemente a mente queste considerazioni o, peggio, addirittura non è in grado di farle, deve rinunciare a rivestire qualunque incarico pubblico.

Non si può giustificare più nessuno.

Non possiamo continuare a pagare per i danni morali che la cattiva politica ci infligge.

la ROSSA di SAUCO

Postato alle 21:55 di domenica, 25 ottobre 2009


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Frank HORVAT

Ripropongo il testo, estrapolato dall'articolo di Curzio Maltese, ( che potrete leggere per intero QUI ), proposto nel corpo del post di ieri, "Emergenza & Urgenza".

Mi sembra doveroso poiché Maltese è stato uno dei pochissimi a porre in evidenza, con lucido disincanto, il vero problema della non-politica che ci circonda e ci intossica, giorno dopo giorno. E ancor più doveroso dopo la riflessione cui mi hanno indotto, sulla scia delle parole di Maltese, alcuni commenti al post di ieri.

Ecco, penso sia inutile illuderci, cedendo ai malesseri che ci passeggiano nella pancia e che ci trasformano un po' tutti in ingenui Angeli Vendicatori, percorsi da coliche e sgomento civile di fronte allo spettacolo di quello che viene definito- arrecando offesa ai burattini e ai pupi siciliani- "teatrino della politica", inutile illudersi, così penso, che il cambiare Imperatore ci guarisca dai virus inoculati costantemente e per decenni nel tessuto-mai-civilizzato del paese. Il problema, la grande opera da intraprendere, il vero Ponte sullo Stretto, è la ricostruzione morale, che non potrà mai evitare di passare per la politica, quella di sguardo lungo e di forte impronta civile, non certo quella del "speriamo nel meno peggio", soprattutto ora che l'aspetto politico più eminentemente pubblico e quello privato si sono sovrapposti nel loro lato più oscuro e si sono sbriciolati miseramente sotto gli occhi di tutti.

La negazione

CURZIO MALTESE:
Non è il "ritorno della corruzione", come titola qualche notiziario. Perché la corruzione non se n'era mai andata. Ha continuato a far parte della vita quotidiana di milioni d'italiani dopo Tangentopoli e ora forse più di prima. È forse il ritorno di un clima sociale. O ancora più probabilmente, si tratta dei morsi della crisi economica. "Quando circolano meno soldi nelle tasche, i cittadini s'indignano più facilmente" chiosava anni fa uno dei protagonisti del pool milanese, Pier Camillo Davigo. Oggi, come allora, la crisi rende insostenibile per molti imprenditori la tassa della corruzione, che si erano rassegnati a pagare. Sono loro a sollevare il coperchio, gli esclusi dagli appalti di partito, i bocciati al concorso truccato. Corrono a chiedere giustizia a una magistratura senza mezzi e sotto minaccia, forte soltanto della propria indipendenza dal potere politico, garantita dalla Costituzione. Ancora per quanto, non si sa.
Caspar David Friedrich
 
Di seguito, per meglio spiegare cosa mi ha spinto a scrivere questo post, pubblico lo scambio di commenti - leggermente riadattato per esigenze di "chiarezza nella sintesi"- intercorso tra me e Dario sul post di ieri:
DARIO:
Speriam nel motto "Chi di Mastella ferisce..."E Persino tremonti ora - dopo 15 anni di servilismo - si è svegliato! Prima di Napolitano, comunque...
Staremo a vedere, se almeno lui resisterà. E la confindustria mostra il suo vero volto...
...è anche vero che - se almeno qualcuno si prende la briga di tener testa a berlusca (uno dei suoi, intendo) - così palesemente, e con argomenti persino logici e condivisibili, non mi importa il suo fine, mi interessa che faccia almeno "vacillare" il SuperMarpiomPetta!
non mi ricordo l
 
E no, Dariù, il problema non può stare nel far politica per tenere testa a Berlusca, non solo(!), trascurando invece di cercare  di smontare il suo sciagurato e tossico sistema della politica, fatto di puro interesse e fini personalistici sopra a tutto e a tutti.la ROSSA di SAUCO
Sono stufa di accontentarmi della vittoria (!) del marpione più marpione del Marpion-imperatore tanto per togliere di mezzo quest'ultimo: non è un risultato assoluto, non basta . Questa politica di sguardo corto e miope ha una grave responsabilità: sta facendo passare inosservato il terribile processo di inoculazione massiccia di virus del malvivere, già prima abbondantemente circolanti nel tessuto profondo del paese.la ROSSA di SAUCO
E' chiaro ed evidente che se Berlusconi si levasse o fosse levato di mezzo dalla politica, (per sempre!), sarebbe già un bel passo avanti, se non altro perché porterebbe  con sé all'ammasso almeno metà della sua "famiglia", ma questo non può essere tutto: bisogna pensare ai guasti che rimarranno, interrogarsi su come ridare un'anima a questo paese...ammesso che sia ancora possibile, ammesso che le metastasi non lo abbiano già rosicchiato tutto.
Tereza
Inneres Auge* è
*(in tedesco:"L'occhio interiore")
Postato alle 10:26 di venerdì, 23 ottobre 2009


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Renoux

EMERGENZA

urge qualche quintaletto di Governo da far cadere: l'ordinazione giunge da uno dei nostri migliori clienti, er sor Clemente Mantella.

Schiaffeggiata la di lui consorte da nostra signora Grimilde Magistratis, il marito affettuoso sa che non sono i mazzi di rose quelli che possono far da balsamo: portare la sua bella sul balcone e, mostrandole il colle del Parlamento, poter dire "guarda, ora tutto questo te lo faccio cadere io..." è ben altra dimostrazione di affetto e devozione!

Eccchecazzz'! quelli della cosiddetta sinistra non si trovano mai al posto giusto nel momento giusto!

Cosa farà cadere ora er sor Clemente per dare la sua ennesima prova d'amore?  

Renoux  

Non è il "ritorno della corruzione", come titola qualche notiziario. Perché la corruzione non se n'era mai andata. Ha continuato a far parte della vita quotidiana di milioni d'italiani dopo Tangentopoli e ora forse più di prima. È forse il ritorno di un clima sociale. O ancora più probabilmente, si tratta dei morsi della crisi economica. "Quando circolano meno soldi nelle tasche, i cittadini s'indignano più facilmente" chiosava anni fa uno dei protagonisti del pool milanese, Pier Camillo Davigo. Oggi, come allora, la crisi rende insostenibile per molti imprenditori la tassa della corruzione, che si erano rassegnati a pagare. Sono loro a sollevare il coperchio, gli esclusi dagli appalti di partito, i bocciati al concorso truccato. Corrono a chiedere giustizia a una magistratura senza mezzi e sotto minaccia, forte soltanto della propria indipendenza dal potere politico, garantita dalla Costituzione. Ancora per quanto, non si sa.
CURZIO MALTESE
Postato alle 09:21 di giovedì, 22 ottobre 2009


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Tutto cominciò  con due turchi-turchesi

turchi non turchesi


in un giorno di probabile pioggia

cappello da pioggia
 

con indosso la tua camicia di mezza stagione

camicia magistrale

ed un sandalo ormai tropp'estivo
scarpa arrogante

sui pantaloni fuori moda e fuori stagione.

varie3545webck3.jpg

Ci sarebbe voluto un cappello elegante come una cerimonia di nozze 

cappello in festa

falda larga, fiore, svolazzi e tutto l'occorrente
certo non un berrettuzzo di lana grezza

lana turchese

e men che mai realizzato all'uncinetto, 
meglio piuttosto un cappottello gaijardo

il cappottino

 e un portafortuna come si deve:

turchese

Chissà, forse a quel punto sì che te l'avrebbero perdonato il tuo malefico e mal abbinato...  

CALZINO GIURIDICO 

calzino giuridico 

Postato alle 17:01 di martedì, 20 ottobre 2009


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il 100.000 del titolo corrisponde alle vostre visite,

GRAZIE

Renoux

Irene gli aveva confidato un sogno di sette anni prima, uno di quei sogni che amava chiamare “i capitoli d’anima”.

I capitoli d’anima erano per lo più sogni di poca azione, simili a dei corti girati da registi con velleità di certo cinema lento, cinema costruito sui pensieri descritti alla moviola, tutt’altro che noiosi però, sia perché si trattava di corti, sia perché si trattava di sogni; i capitoli erano dominati dalla narrazione di uno o più sentimenti, trattati per esteso e resi con la puntualità di una carta geografica.

Il sogno di sette anni prima aveva per tema un incontro, tra Irene e un uomo mai conosciuto nella realtà.

 SAUCO

Lei e Fabrizio, l’uomo onirico- come l’aveva ribattezzato con allusiva ironia - si incontravano nel sogno in casa di amici comuni, amici di sogno, ovvio, per una cena, mezza in piedi e mezza no, seguita da un film ben scelto e da chiacchiere Rosso fluentesul consueto, tutta roba di sogno sempre: la cena, il film e le chiacchiere.

Si scambiavano occhiate riconoscendosi senza essersi mai visti prima, si porgevano bicchieri con cortesia, si passavano imbarazzi e mani in tasca, che spesso sono poi la stessa cosa.

Nella notte piovosa di una imprecisata città del nord se ne uscivano insieme e, siccome di sogno si trattava, le luci per strada erano perfette per la cornice cinematografica di un amore nascente. Attraversavano viali di villette dei primi del novecento e in una di queste salivano poche scale fino al portoncino d’ingresso e, poi, fino alla porta di casa dell’uomo onirico. Era tardi ma non troppo da non potersi permettere altre chiacchiere e un tè dopo il quale si baciarono e via discorrendo, mentre la scena sfumava pian piano dalle luci ovattate dell’ambiente onirico verso le luci ingombranti del risveglio.

“Sai- gli raccontava Irene- la trama del sogno è quasi zero, ovvia e banale se vuoi, ma non è questo che conta: conta l’intesa che si crea tra l’uomo e la donna onirici, quel parlarsi la prima volta come fosse la ventesima, quel fermarsi a casa di lui come fosse tutto già deciso da entrambi, senza salti e senza scosse di timore. Ed è questo quello che mi colpisce ancora oggi: l’assoluto scivolare, senza necessità di spiegazioni parlate, verso la confidenza persa e ritrovata…mi capisci?”.

L’uomo in carne ed ossa la guardò senza gran meraviglia, un po’ perché aveva capito e un po’ perché con i sogni ci costruiva cabale e mappe del tesoro per mestiere.

Renoux come Michelangelo

La donna che lo aveva sognato sette anni prima capì d’essersi saputa spiegare e aggiunse:

“Una sera, era trascorso un anno dal sogno, rientrando a casa mi misi a piangere per solitudine sul divano, sebbene mi fossi appena vista con quello che chiamavo il mio grand’amore. Fra una lacrima e l’altra mi venne di pensare, ed era una strana forma di consolazione che mi volevo dare, questo non è Fabrizio, non è uscito dal mio sogno e nemmeno vi entrerà mai”.

 

C.Coigny_69

 

Finendo di parlare la donna si fermò negli occhi dell’uomo in carne ed ossa e sussurrò:

“Neanche tu ti chiami Fabrizio e per di più sei di carne ed ossa, non abiti in una villetta di inizio secolo e non ti ho conosciuto in casa di amici ma questo non sarà un problema: avrai la parte, ne sono sicura, avrai il ruolo di Fabrizio”.

Così Irene se ne uscì dall‘ imbarazzo ché questa trovata altro non era che la dichiarazione d’amore resa da una donna timida e visionaria all’ uomo-non-onirico che le stava di fronte.

Postato alle 14:41 di domenica, 18 ottobre 2009


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Non so se sia necessario aggiungere qualcosa: sinceramente non trovo di che argomentare...e su cosa poi?

Sulle immagini?

Sui commenti che le accompagnano?

Sulla voragine in cui stiamo precipitando? (e non "semplicemente" da un punto di vista politico, no, molto, molto di più).

Questi sono veramente gli ultimi passi verso il precipitare nell'infamia assoluta di un paese, di quella che in qualche momento abbiamo creduto una comunità "civile" e di quello che una volta si chiamava giornalismo.

Lo ammetto, non so dire se provo più paura o sbigottimento: è la vergogna a riunire e coprire ogni altro sentimento ed è dura non trovare spazio per altre sensazioni, è questa la vera sconfitta. 

Postato alle 14:23 di venerdì, 16 ottobre 2009


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...talvolta penso che la libertà vera sia nel far eccezione a  sé stessi, come a dire uscire dal proprio personale e spesso claustrofobico luogo comune...

Sàra Saudkovà

Postato alle 16:39 di mercoledì, 14 ottobre 2009


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ovvero: la speranza consapevole e la forza del sentimento civile

io so

La sconfitta, amica mia,è lasciare che la notte sia senza sogni, che la disperazione passi di bocca in bocca. In ogni guerra, rivoluzione, direi in ogni amore che si volta indietro, la somma delle speranze, dei mondi possibili si scontra con la morta acqua dei compromessi. E'successo sempre e ad ogni caduta qualcuno si è rialzato, ha cominciato a pensare e parlare di un mondo possibile, più vicino ai desideri, qualche altro l'ha ascoltato e il mormorio ha alzato la voce. Ha riconosciuto la sua forza, la stessa che oggi tanti giovani o oppressi non riconoscono e mendicano dall'oppressore, come se chi toglie potesse dare.

Renoux

La cosa che ci sconvolge, Tereza, è l'assenza di un risultato di fronte a tanti sforzi, come se questa scontentezza fosse il giudizio della storia su tutti noi. La misura della nostra insoddisfazione è determinata da chi ci è accanto e non reagisce, non spera o sogna come noi. Purtroppo però tutte queste parole non attenuano l'inverno del nostro scontento: ci manca il caldo sole di una battaglia vinta per determinare il nostro futuro. Eppure penso, Tereza, che questa battaglia non mancherà, come non mancheranno nuove sconfitte perché la razza umana non si è estinta mentre il conservatorismo estingue i sogni e gli uomini.

Ti sei mai chiesta cosa sognano quanti  votano pdl o, ancor peggio, gli  indifferenti, quelli che tanto tutto è eguale? Io credo che abbiano sogni concentrati esclusivamente  su desideri personali, su  traguardi molto vicini e intrisi  di realtà.
Le loro insoddisfazioni sono fatte di oggetti, di sentimenti negati, della sensazione di non emergere, dal timore di essere sfuocati. Sanno come va a finire ma non sono felici anzi, sono depressi esattamente come chi sogna un futuro che riguardi il bene di  tutti.
E’ vero, non c'è differenza nel dolore e nelle disperazioni,, ma quelle di chi si sente tradito nella speranza sono un lago nero di consapevolezza, ed insieme lo stimolo a ritrovare se stessi.
da
Tu sai dove sei, come sei, spesso quello che vuoi può sembrare semplice e comune ma , in realtà, la differenza è nel tuo sentire che il mondo e la storia non riguardano solo te, ma te insieme agli altri e che ciò che è possibile dovrebbe essere un obiettivo comune. Penso a chi, uscito dalla guerra di resistenza tornò semplicemente a fare ciò che faceva prima, convinto che quello che lo aveva coinvolto fosse solo una necessità normale, di persone normali.

Renoux

Nella retorica della resistenza a poco a poco si è smarrito l'oggetto della lotta, non si è detto che in fondo era servita più ai fascisti costretti a misurarsi con la democrazia e con le opinioni altrui, più che a chi era salito in montagna perché non tollerava più la propria condizione di non umanità nel tacere, nel non essere ciò che sentiva.
Ricordi la notte di san Lorenzo dei fratelli Taviani, la battaglia nel grano e l'atrocità di chi si conosce e si uccide? dopo gli eccidi sono rimasti gli uomini, ma quelli che più ne hanno avuto vantaggio sono stati proprio quelli che erano dall'altra parte. Credo che anche oggi sia così ogni volta che si fa la fatica di impegnarsi per cambiare e soprattutto ci si impegna in un sogno di un mondo possibile: chi ne beneficerà di più sarà chi è dall'altra parte. Avrà più diritti, più giustizia, più possibilità.
Ma noi lo facciamo per noi, ti pare poco? Per questo val la pena di tirarsi fuori A. Smirnovdal disperare, perché il bisogno di cambiamento e di equità infinitamente  più importante della fuga o del rinserrarsi in casa, perché abbiamo sensi che hanno bisogno di vedere e sentire e perché, nonostante tutto, crediamo sia possibile e ancora ci commuoviamo e sentiamo il sangue scorrere e il cuore battere forte per un'idea, un simbolo, una musica che racchiude tutti gli altri. Gli stessi che vorremmo come noi e insieme diversi.
Credo che abbiamo diritto alla disperazione e all'amore e che questo non ce lo possa togliere nessuno. Tantomeno Berlusconi.
Willy
Ringrazio Willy per quanta partecipazione ha messo e trasmesso, soprattutto trasmesso, con le sue parole: chissà, forse abbiamo ancora la possibilità di sperare in un destino non mediocre. 
 
Postato alle 16:38 di lunedì, 12 ottobre 2009


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