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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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martedì, 06 gennaio 2009

EPIFANIA, dal greco ἐπιφάνεια...

..."epifaneia": manifestazione, apparizione...
1) il Borsone di TROPPO
Pascal Renoux
La donna arrivò, in un giorno grigio, nella periferia di coda alla città e scese dal bus su uno stradone largo, modello tangenziale.
L'attraversò prudentemente, con l'ansia in corpo- andava a conoscere uno sconosciuto- e con la curiosità accesa sul reale.
L'ansia le stava nelle gambe, il suo posto preferito: gliele rendeva leggere e intrepidamente dinamiche e, nel contempo, indecise e appesantite di grande prudenza.
L'allerta le viaggiava sulla pelle e rifiutava di lasciarne la superficie.
Comunque proseguì, oltrepassò il marciapiede dello stradone e si  inoltrò in una piccola rientranza, un po' meno di una traversa, all'inizio della quale c'era il portone descritto e prescritto.
Bussò al citofono e salì le poche scale con il suo borsone di troppo: non lo aveva potuto mollare nella prima stazione d'arrivo perché c'era troppa fila e neanche in questa, la seconda, perché qui il deposito era chiuso da tempo, ingoiato dalle nuove esigenze di ammodernamento e razionalizzazione delle ferrovie e beffe dei viaggiatori.
Pascal Renoux
L'uomo le aprì la porta con un sorriso leggero leggero, come misurato per dosaggio  curato e prudente.
L'imbarazzo e la timidezza le si misero ai fianchi, esattamente come i carabinieri di Pinocchio, suscitandole una reazione caparbia e rabbiosa, da burattino ribelle: fu per questo che, mentre lui l'accoglieva con un abbraccio, esclamò due volte
"piacere di conoscerti!".
Sì, proprio "piacere di conoscerti!": era infatti la prima volta che si vedevano anziché scriversi.
Pronunciare  quella frase  le  serviva anche  a richiamare forte il principio di realtà, in ossequio al quale teneva devotamente  sempre accesa  una  sua intima candela, tanto vigile quanto ironica nell'ondeggiare della fiamma.
La frase rompighiaccio però le cadde di bocca e di mano  dentro all'inaspettato abbraccio che sulla soglia le arrivò dallo sconosciuto, un abbraccio così particolare da scriverci un piccolo racconto, così pensò parecchio dopo: sarebbe servito sia per fermarne l'impressione sia per chiamarne a raccolta tutti i particolari, in quella sua buffa memoria filmica che non finiva mai di stupirla e metterla un po' a disagio, ché mettersi a disagio di sé stessa non le era affatto raro.
Pascal Renoux
Aveva l'impressione di vivere sempre a cinepresa  accesa ma senz'accorgersene; così poi si ritrovava i film della vita quotidiana, bell'e fatti, completi di montaggio, sonoro e commento musicale.
Pensando e scrivendo usava chiamare a raccolta tutti i suoi pensieri/ricordi e quelli, pronti come alunni zelanti e un po' paraculi, si presentavano all'appello dopo ogni impressione forte, arrivando da un rifugio mentale insospettato, in attività perenne ed instancabile:  maniacale le sembrava l'aggettivo più adatto.
I due si sedettero quasi subito a tavola a mangiare qualcosa, con poco più di un'ora di tempo a disposizione.
Era un'ora per mangiare,  per conoscersi di faccia, per  scrutarsi e distogliere lo sguardo e poi rimetterlo al suo posto, per sorridere, per cogliere ed oltrepassare il senso dell'espressione facendo finta di nulla o quasi.
L'uomo che le stava di fronte era una vera sorpresa: tanto severo in foto da apparire a disagio con il suo stesso abbozzo di sorriso, sprofondato in uno sguardo tagliente e analizzante tanto da incutere disagio, ora le appariva tutt'altro, con l'espressione diluita in uno specchio acquoso di malinconia: aveva uno sguardo da lago remoto.
E di quello specchio d'acqua e dell'abbraccio lei prese nota, appunti e meraviglia senza neanche accorgersene, come sempre le accadeva, in quell'ora che trascorsero insieme.
Ma di questo narrerò nella seconda parte. 
(1-di due)


Commenti
#1   06 Gennaio 2009 - 11:00
 
Oh... avevo scritto un commento che era un racconto... meglio di no :-)
attendo la seconda parte in silenzio... per ora almeno ;-)
utente anonimo

#2   06 Gennaio 2009 - 11:01
 
ero io, dimenticato di presentare il cartellino di riconoscimento :-)
utente anonimo

#3   06 Gennaio 2009 - 12:38
 
dovevi metterlo invece, Beba,
dico sul serio:
non temere mai di scrivere quel che vuoi qui da me.
Buon EPIFANIA
Tez
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#4   06 Gennaio 2009 - 18:25
 
non so perchè ma adoro essere chiamata col mio vecchio nik :-) era stata una scelta casuale, un ibrido tra il mio nome e un nomignolo che usava la mia mamma... ma certo che beba per me è stato il Blog... il racconto, magari arriverà: aspettando di dargli un senso ;-)
utente anonimo

#5   07 Gennaio 2009 - 09:27
 
t'ho chiamata Beba perché così ti ho conosciuto e ritrovata sul mio vecchio blog...se ti piace poi...
be', facciamola finita:
ormai è il tuo!
Besos
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