..."epifaneia": manifestazione, apparizione...
2) Stupore, soprattutto.
Lo sguardo dell’uomo sapeva di lago remoto.
Dentro c’era un fondo evidente di giovinezza inerme, sepolta sotto una profondità malinconica d’anni ma di tonalità morbida, sottile, senza peso nel passo. Bella insomma.
Soprattutto gli occhi gli annegavano in una leggerezza liquida, di acque apparentemente tranquille ma colme di movimenti profondi e continui, minuscoli cerchi concentrici che, infiniti, s’avvicinavano e si allontanavano dal centro delle pupille, espandendogli lo sguardo e la sua ampiezza, come per piccola magia ripetuta: parevano formare il battito ed il senso della malinconia che teme di esporsi. E, benché quello sguardo paresse espandersi e diluirsi senz’interruzione, il sentimento nel viso rimaneva stabile e presente e lei lo avrebbe definito “un’incompiuta sensazione di attesa e di speranza, con una nota persistente e sfumata di dolore bambino, cullato tenero e profondo”.
Era una malinconia particolarissima quella che le danzava davanti nelle sembianze e nei gesti dell’ex-uomo severo, era una malinconia viva, una presenza a sé che pareva gironzolargli addosso inquieta senza riuscire a trovare posto a sedere: si mostrava e si ritraeva, composta e indecisa di sé stessa.
Quando l’uomo l’aveva attratta a sé per abbracciarla l’aveva fatto come se loro due stessero davanti ad un treno in partenza. Un po’ un gesto d’uomo di altri e più lontani tempi, un po’ il gesto di chi si rivede dopo tanto tempo, un gesto antico insomma, ma che sapeva anche e molto forte e deciso di ragazzo.
La donna ci ripensava sopra a quell’abbraccio, lungo la strada del ritorno: non aveva avuto nulla di usuale anzi e, nel ricordarlo e nel ripassarlo,l’aveva sistemato sulla linea di frequenza dello stupore assoluto: questo era quanto le aveva suscitato e lasciato. Stupore, soprattutto stupore.
Con i palmi delle mani aperti e distesi sulle sue scapole lui l’aveva avvicinata a sé e, sebbene fosse stato un gesto leggero e delicato, le era parso che volesse attraversarle il torace per captarle le onde sonore del cuore.
Era stato un abbraccio di accoglienza evidente e protettiva, come un porgersi
ed avvicinarsi ad un bambino. Era stato però anche il gesto di un ragazzo che abbraccia, con emozione silenziosa, esitante e lenta, una donna.
L’uomo era rimasto così, qualche secondo più di chiunque altro le fosse mai capitato di abbracciare, indifferentemente per amore o per amicizia, categorie tanto astruse se applicate tra sentimenti che sanno assai bene e agevolmente sovrapporsi e fondersi.
L’abbraccio che l’aveva lasciata di stucco si ripeté identico mentre lei se ne andava, dopo un’ora di chiacchiere, con il suo borsone di troppo ad ingolfarle ogni cosa, con un po’ di timidezza in meno e con un senso di forte percezione empatica, sparso addosso come un umore.
Forse fu per questo che, sentendosi colpevolmente inadeguata nel ricambiare l’espressività dell'affetto e non volendo peraltro in alcun modo interrompere il ritmo e l’ondosità lieve di lui, la donna si girò un’ultima volta sulla soglia e gli cercò la mano: vi mise sopra la sua e gliela circondò, stringendola.
Poi, mentre viaggiava sul treno del ritorno, cominciò a rivedere il film di questa storia dell’impalpabile, inquadratura per inquadratura, e così, con attenzione e con compiutezza, me l’ ha raccontata affinché io la rendessi per iscritto e la depositassi qui nel mio blog: in attesa quieta e morbida che l'uomo non-più-severo la venisse a leggere e scoprisse com'è guardarsi con altri e nuovi occhi.
p.s.: qui sotto, non casualmente, gli Avion Travel con " Cosa sai di me".
Mi scuso per l'audio non buono e per lo stop crudele di fine video ma di questa canzone, bellissima, non ho trovato registrazioni migliori.
In compenso qui c'è la mimica affabulante e appassionata di Beppe Servillo: uno che me fa' ascì pazze d'ammore...