
Istituisco una nuova rubrica, tag, categoria…chiamatela come vi pare.
Si intitolerà Fimmìna-Fimmìne, femmina-femmine nella traduzione italiana che però le conferisce inevitabilmente una connotazione limitata, da album di zoologia comparata.
E invece la parola Fimmìna sa essere nel meridione un concetto grande, largo e sostanzioso, a dispetto delle innegabili e gravi emarginazioni inflitte alle donne in quel del sudicio e sciagurato sud d'Italia.
Le donne-fimmìne sono, nel più facile e scontato immaginario comune, personaggE da sceneggiata, pronte a spadroneggiare sulla scena della sentimentalità convulsa e para-isterica, alla chiant'e, abbrazz'e e gride, (pianto, abbracci e grida).

In verità Fimmìna nel meridione significa un mondo intero, concetto di forte e sacra sostanzialità: la casa e la prole anzi, per meglio dire "la capacità e la potenza di generare" certo, ma, prim'ancora, il mistero e l’attrazione senza scampo, il potere di decidere e dividere all'interno della cerchia della famiglia e tante altre cose che altri hanno spiegato meglio della zuzzerellona che scrive qui, (e se non l'avete ancora fatto leggetevi Ernesto De Martino, tanto per dirne uno, un po' antico forse, ma sempre utile).
La parola Fimmìna dalle mie parti si pronuncia spesso con un tono di solennità, in riferimento ad un'entità reale, sì, ma con la quale non ci si apparenta mai veramente, un mondo di livello altro, intrecciato e annodato con il magico almeno quanto con il terrestre.

E, poiché mi sono convinta della necessità di un ormai irrimandabile riordino e riassetto del blog, ho deciso di ripubblicare alcuni vecchi post di cui avrete perso memoria (...spero e non spero che l'abbiate persa, vallo-a-sapé!) sia pure dopo averli rivisti e riadattati al mio gusto attuale.
