Ammiro questo paese, il suo coraggio e il suo onorevole, sempre presente, senso di vergogna storica.
Ammiro il suo immenso, luminoso, capitale di pensiero e la capacità di fare ancora adesso i conti con la tragedia passata, covata dal suo stesso grembo.
Non posso far a meno di sentire rispetto per la continuità con la quale sorvegliano tuttora i loro stessi mostri, quelli del passato e quelli che riaffiorano qui e là.

Ammiro il suo imperativo a non dimenticare, a chiedere ancora e sempre scusa, a convivere prima con la frattura dolorosa e imposta del muro- impedimento fisico che ha spezzato in due, per decenni, la sua storia e la sua gente, le famiglie e le relazioni- poi con la frattura invisibile e la ferita difficile a guarire di un muro che ancora c’è: nei modi, nei pensieri e nelle differenze sociali.
Penso spesso alla lezione morale del loro pentimento per l’orrore e la devastazione del ‘900, una lezione forte, davvero senza tentennamenti se è bastata una frase fuori posto o semplicemente ambigua per far dimettere un politico.
Davvero mi sento di essere felice per loro, per quel novembre del 1989 in cui hanno potuto ricordarsi di com’erano. Mi sento anch'io tedesca ed europea con loro.

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