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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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giovedì, 09 ottobre 2008

Sbobbone CINICO: le mie conclusioni

mani secondo P. Renoux/3 
Ebbene, come avrete già subodorato, cani e altri animali da tartufo esclusi, è mia intenzione proporre e difendere un’idea positiva del cinismo e perciò- visto che ciò na presunzione che levete! -, m’accomodo e pontifico, sebbene di Papesse, dopo la mitica Giovanna, non se ne sian mai più viste.
Dunque, fanciulli-miei-belli, io credo davvero esista un cinismo preziosamente analitico, una sorta di metodologia conoscitiva in forma speculativa del reale e dell'esperienza.  Essa coincide con certa attitudine intelligente a guardare quant'accade d'intorno, senza occhiali a lenti rosa, deformate e glassate a triplo strato.
spruzzi e gocceUn modo disincantato  eppure non sfiduciato di guardare-senza distogliere lo sguardo.
Così mi piace definire e immaginare quel cinismo duttile e brillante che scova e scava, senza pregiudizi o inutili remore simil-moralistiche, in stile “tre scimmiette”: non vedo-non-sento-non parlo.
Perché troppe volte si scambia il cinismo con le sincerità  estreme- cè poc' a' fà!- sincerità deflagranti talvolta che però, a ben guardare, si possono permettere soltanto quanti hanno percorso tutta la scala dei  sentimenti.
Mi spiego meglio: credo che solo chi ha conosciuto la potenza estrema della passione e ne ha percorso l'intera traettoria possa permettersi di parlarne con "lucidità analiticamente intelligente", con attendibilità, quella "cosa" definita da alcuni, assai impropriamente e balordamente, cinismo, per l’appunto.
Come dire che solo chi si è perso si è anche ritrovato- e questa suona di banalità da rivistucola, lo so da me.  E solo dopo aver avuto il coraggio di osservare il fondo melmoso del baratro se  ne potrà parlare con cognizione di causa.
Cos’è? vi pare una tesi talmente contraddittoria da rischiare l'autocombustione questa mia? be'...io non credo lo sia, affatto.Sáry Saudkové
Ordunque- tanto per rimanere nello stile che circola in questo blog da un po', a causa di certi commentatori, capisc’ammé...- con queste premesse ideologiche e programmatiche,  come volete ch'io possa disprezzare il cinismo a priori o, peggio, dargli patente di pura e sola infamia?
Amo troppo la solidità terrestre e i suoi abitanti e altrettanto troppo amo la solidità dell'intelligenza per affermare che il cinismo va letto sempre e solo in chiave negativa.
Il cinismo mi viene di leggerlo come luce che illumina gli aspetti bui e quelli piccoli, li snida, li conosce e li analizza per saperne che fare.
E ciò può valere anche in amore poiché l’amore consapevole e solido è quello che tiene conto di tutto, anche delle spiacevolezze, ma sa lo stesso amare. Umanamente amare, dimostrando così che il disincanto non è sicuramente coincidente con il disamore ma, talvolta, per pochi capaci ed eletti, con l'ironia del leggere  e riconoscere l'agro della vita pur continuando ad  amarla.
p.s.:qui finisce la sbobba sul cinismo e sotto sta un titolo emblematico dei Baustelle: "Cuore di Tenebra"...la tenebra-assoluta tenebra del cinismo?
ma va'!

postato da: Terezita alle ore 18:15 | link | commenti (8)
categorie: ahimé sbobboni

SbobbONE CINICO

Pascal Renoux
Si può tessere un elogio del cinismo?
Sì che si può, basta intendersi su cosa si intende per cinismo.
Premetto che qui vi parla una che detesta svenevolezze e zuccherifici ambulanti senza che, per questo, così mi dicono, io risulti una bestiaccia ruvida e aculeata nei rapporti umani.
Quando penso al cinismo la prima cosa che mi viene in mente è certo modo ipocrita, miratissimo e parsimonioso di gestire le relazioni, grandi o piccole, superficiali o intense, un modo insopportabile nel quale davvero vedo il cinismo, quello nero e negativo, e lì lo vedo fare il paio e il doppio con l’ipocrisia...del resto in paese si mormora da sempre che i due siano fratelli, e non solo di latte...
Mi è accaduto talvolta di essere tacciata di cinismo, mi è accaduto con un certo tipo di persone, sempre lo stesso tipo in verità.
Si è trattato per lo più di certi falsi romantici, scapestrati e viziosi di romanticherie gratuite, drogati persi di fiaberie da quattro soldi, tipazzi e tipazze svaporati nel materiale da merceria- leggete antichi  e moderni merletti- i cui  riferimenti mentali e psichici sono rimasti fermi a Trilly Campanellino, con vezzosità diabeticoformi annesse e connesse.
il NERO di Renoux
Gente che si sente intrecciare le budella  se chiami una cosa, una persona o un sentimento con il suo crudo nome, magari spiacevole o spiacevolissimo: un nome che non suona esattamente come un carillon, insomma, ma che è comunque quello reale e corrispondente a dette persone e/o a detti concetti.
Be', a dirla tutta, credo che costoro non ammettano/sopportino neanche il semplice nominare la verità da  nuda, da parte una donna poi…ne vogliamo parlare??!
Mi viene in mente un bel intervento di Curzio Maltese sulla figura di Machiavelli nel libro "Come ti sei ridotto".
Maltese rilegge la figura e l’opera del Machiavelli dandone una nuova interpretazione, supportata da dati storico-biografici poco conosciuti e tesa proprio a smontare certa idea del fiorentino diabolicus: tanto absolutely cinico da essere diventato il  "Belzebù laico" per eccellenza.
Machiavelli come creatore di idee, programmi e politiche da intervento più che teorizzatore del cinismo sic et simpliciter. Così com’è stato sempre rappresentato.
Il cervellone-Niccolò fu Genio al servizio di un criminale come Cesare Borgia sì, ma tanto fu dissidente e poco piegato al potere da finire processato, torturato e povero. 
Ma, dico la verità, quest'è argomento troppo lungo e complesso e io non sono in grado né di affrontarlo né di esaurirlo in misura soddisfacente: leggete Curzio Maltese e Machiavelli stesso dunque, sarà più proficuo, di gran lunga...
Il resto, la mia interpretazione in salsa di “pomodoro e basilico”, a domani.
Tereza 
Pascal Renoux

p.s: questo splendido, ironico all'ennesima potenza, surreale e geniale video fa da contorno musicale alla prima parte della Sbobba sul Cinismo che vi ho promesso-minacciato. Loro sono "Il Genio" e il motivo si chiama "Pop Porno". 


postato da: Terezita alle ore 07:07 | link | commenti (7)
categorie: ahimé sbobboni
martedì, 07 ottobre 2008

EBBENE, sì! state per beccarvi un altro SBOBBONE...

mani secondo P. Renoux

Scriveva in un commento il signor 2 volte-Rebus***: 

Blogger: rebusrebus La mia homepage: http://iviaggidicorto.splinder.com Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente rebusrebus

“Perchè bistrattare il cinismo?
Trovo invece abbia una notevole forza di "smottamento" di convinzioni apparentemente radicate”.
 

***(correzione apportata al precedente nomignolo per far piacere al Super-Rebus che non ama i teutonismi e si faceva venire il prurito sentendosi aggettivare "doppel", come nel commento originario...ma dico io...!)  

E così gli rispondeva “la Petulan-Tez”: la ROSSA di SAUCO

"...potrei scrivere un temONE sull'argomento, caro Rebus...
Una volta scrissi un post, molto tempo fa, che si intitolava, più o meno: "E' possibile tessere un elogio del cinismo?" dove facevo una netta difesa del cinismo inteso come sguardo acuto e disincantato dell'intelligenza.
Io credo nell'obiettività e nel "sentimento" dell'intelligenza senza parafrasi e senza fiocchi, spesso scambiata per cinismo, appunto.
Se lo ripesco lo pubblico.
Qui sfondi una porta aperta, caro doppel-Rebus...
 "

Bene- anzi male!- il vecchio testo non l’ho ritrovato ma, poiché la mia idea è rimasta quella, l’ho ricomposto e riadattato e riposizionato e ve lo proporrò a breve in un tragico, asfissiante, debilitante SbobbONE-Post sul cinismo.

...andate a prendervela con: 

Blogger: rebusrebus La mia homepage: http://iviaggidicorto.splinder.com Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente rebusrebus

e ben gli starà!!!
p.s.:FINALMENTE riesco ad inserire lo sfottò in musica, alla faccia dell'intero pianeta informatico!  

postato da: Terezita alle ore 10:09 | link | commenti (16)
categorie: ahimé sbobboni
mercoledì, 24 settembre 2008

Sbobbone 3: Appendice e quasi PARABOLA*sul tema del Doppio

*ché ormai mi sento prossima al delirio d'onnipotenza...

Jan SAUDEK

Faccio sogni erotici di grande bellezza.
Me ne rimane l'orma addosso per più giorni.
Un mio amore torvo e scrutante una volta mi chiese:
"chi c'è in questi sogni insieme a te?"
"compagni d'amore- gli risposi- che non conosco ma con i quali nel sogno paio avere una grande e datata confidenza. Sono convinta che rappresentino idee d'uomo più che uomini in carne ed ossa, tant'è che non li conosco".
Un'altra volta lo raccontai ad una che per mestiere raccoglieva i sogni della gente e ne prendeva appunti.
A fine racconto mi rivolse più o meno la stessa domanda.
" non conosco- le risposi- i compagni d'amore dei miei sogni, so solo che hanno tutti in comune il guardare: aprono  su di me occhi dal respiro grande e con quelli mi seducono. E  hanno in comune gesti essenziali ma fortemente determinati nell'esprimere l'attesa e la richiesta e il desiderio di comunicazione. E' così che, seducendomi, mi lasciano addosso la loro impronta per giorni, pur rimanendo creature frutto di solo sogno.
Forse, però, per descrivere al meglio ciò che provo così sognando potrei dire che ho l'impressione di sognare il sentimento dell'erotismo più che il suo svolgersi: il sentimento dell'erotismo nella sua massima accezione e potenza".
Disse quella che per mestiere raccoglieva i sogni della gente:
"lei è sempre di una lucidità analitica eccellente".
Poi scrisse poche parole, tre parole sole sui suoi appunti:
nostalgia della comunicazione.
Pascale RENOUX
Aggiungo ora qui:
perchè l'erotismo è un sentimento
è un sentirsi in vita
un assaporarsi la vita da dentro
una corda mobile e danzante
che fluttua nelle viscere e ti fa sentire
d'esserci e d'esser capace di produrre e mandare onde sonore
contemporaneamente e concordemente
ad un altro.
Quasi quello fosse il tuo Doppio.
p.s.: e con questo concludo la trattazione-sbobba del tema del Doppio.
Sotto sta Marisa Monte con Infinito Particular 

postato da: Terezita alle ore 12:04 | link | commenti (8)
categorie: goffamente poetante, ahimé sbobboni
martedì, 23 settembre 2008

SBOBBONE 2: la Vendetta e l'Interpretazione personale

Così come promesso e minacciato vado con la "Fase 2", quella della mia personale interpretazione del tema del Doppio, mentre sento l'onda dello Sbadiglio Cosmico arrivarmi sul collo e anche altrove, ma io, inde-fessa e inde-scema proseguo.
Irene Jacob
Tra le varie chiavi interpretative del tema del Doppio quella che sento a me più vicina è la lettura moderna data dal romanticismo tedesco, quella del doppelgänger- ossia del compagno di strada e di percorso-  e da certa parte della letteratura russa, quella che esplora e applica alla narrativa la vena surreale e onirica (leggi Gogol e non solo). 
Una lettura di questo segno l’ho ritrovata proprio nel film citato nel primo Sbobba-Post: “La doppia vita di Veronica”.
Personalmente vedo e leggo il mito del Doppio come possibilità impossibile, sogno irrealizzabile, ideale primario ma irraggiungibile di ricongiungersi prima o poi al sosia della nostra anima.
Non penso dunque a qualcuno che ci somigli fisicamente, affatto, bensì a qualcuno che abbia l’anima tatuata al nostro stesso modo.
Qualcuno cui potersi rivolgere con frasi essenziali, senza dover spiegare granché, poiché possiede già le nostre note nel suo strumento e la nostra mappa segreta riprodotta sul palmo delle sue mani.
E’ un sogno e, forse, è prudente che rimanga tale, ma dargli corpo nella fantasia regala un senso di pace e la sensazione di potersi veder spuntare ali più forti ed efficaci sulle spalle.
SAUCO
Nel film di Krzysztof KieÅ›lowski le due Veronica, quella che vive a Varsavia e quella che vive a Parigi, si osservano stupefatte incontrandosi casualmente: perfettamente uguali vedono la loro immagine uscire dallo specchio e farsi concretezza ma, soprattutto- e questo è l’elemento davvero importante- si “riconoscono” con infinita dolcezza, sia pure mista ad uno sbalordimento lambito da una discreta quantità di inquietudine.
Ed ecco quindi  la mia interpretazione di quell’aspirazione-ideale  che vedo  sottostare all’idea del Doppio: trovarsi e riconoscersi, che è poi come dire prendere respiro e prenderlo grande, avere quattro polmoni invece di due.
Forse- e quest’è un fondato sospetto che nutro innanzitutto nei miei stessi confronti- mi viene da pensare che aspirare ad incontrare il proprio Doppio sia il sogno di chi si sente contemporaneamente sempre un po’ fuori dal mondo e sempre, almeno un pochino, scarsamente capace di accettarsi senza mettersi continuamente sotto esame e  in riga.
scarpe rosse e calze bianche
E chissà se la scelta compiuta dal regista di far morire una delle due Veronica non serva proprio a dimostrare la tesi dell’impossibilità di lasciar vivere contemporaneamente due anime uguali e tra loro perfettamente dialoganti... chissà...Del resto, come ho scritto in un commento,  quel film possiede una bellezza e una complessità poetica così ricca di spiragli e di possibili strade interpretative  e divagazioni da lasciare attoniti.
E qui, ragazzi miei, mi sono pure prodotta in un'auto-citazione, per cui ora non mi resta che indossare la feluca rossa e farmi chiamare NapoleoneZa , dando così ragione a tutte le tesi sui labili confini tra un eccessivo speculare cerebrale ed una sicura demenza...Crist'é iuteme!la ROSSA di SAUCO
Scherzi e lazzi a parte, questa è una mia sintesi-molto-sintetica e pure lievemente rabberciata sul tema del Doppio e ve l’ho voluta presentare così, semplificando, nei limiti del possibile, certo, ché il tema è grande e vecchio di tanti secoli quanti ne ha sul groppone la storia della "coscienza consapevole" dell’uomo.
Saluti e baci dunque e, forse, arrivederci ad un'appendice in forma di raccontino: del resto ho sempre pensato che se mai dovessi scrivere un romanzo lo scriverei prendendo spunto proprio dal tema  del Doppio.
Mi ritiro a deliberare.
p.s.: qui sotto Vecchioni con "Euridice", tanto per rimanere nel tepore del mito...
  

postato da: Terezita alle ore 19:35 | link | commenti (5)
categorie: ahimé sbobboni

Sbobb-ONE: la Premessa

Irina VELICHKO
Il mito-sogno- fantasma del Doppio ha riempito le pagine della letteratura o, forse, potrebbe dirsi nato insieme a lei.
Sogno, incubo, ossessione e finanche aspirazione quella dell'incontro con il proprio doppio, antichi quanto l’uomo.
Per semplificare mi verrebbe da dire che la nascita del  mito del Doppio coincide con la nascita della consapevolezza della coscienza.
Però,
però,
però, non posso proprio permettermi di trasformare questo post, che già nasce battezzato con il nome poco invitante di Sbobbone- ( http://tereza.splinder.com/post/18464032/aspettando+lo+SBOBBONE-Post )- in un suicidio auto-referenziale, dilungandomi a dismisura in una scheda/elenco tritura-palle, rintracciando e sfoggiando pavonescamente curiosità di nicchia che potrebbero produrre sì e no un colpo di deflagrante sbadiglio o altri effetti ben più scurrili:
lo so, lo so…
Ho deciso quindi di limitarmi a scorrere velocemente alcuni dei principali e più famosi “discorsi” mitologici-filosofico-letterari sul tema del Doppio, in modo da appallarvi sì, ma giusto un pochetto.
libri infiniti
Del Doppio, del suo mito, sviscerato in molteplici versioni ed interpretazioni, si trovano tracce in moltissime culture, anche molto distanti e differenti dalla nostra.
Da noi, più o meno eredi della cultura greco-romana, nonostante il dispiacere di alcune sparute ed eccelse minoranze di “a tutti i costi celtici”, le prime tracce letterariamente evolute si ritrovano nei miti di Giano Bifronte, di Ermafrodito e di Narciso.
Platone ne “Il Simposio”  e Ovidio ne “Le metamorfosi” ne svolgono  a loro volta un’ampia e complessa trattazione che sarà ripresa e re-interpretata infinite volte, dando il la a molte delle successive versioni del tema-mito.
Saltando con l’asta un po’ di secoli arriviamo comodi-comodi a Lady Macbeth e poi, andando di slittino, al “Dottor Jekyll e Mr. Hyde” di Stevenson, passando per il Frankenstein di Mary Shelley, per il Dorian Gray di Oscar Wilde e giù giù fino a Star Wars.
Frank HORVAT
Il tema del Doppio è trattato di romanzo in commedia e di epoca in epoca secondo un indirizzo altamente variabile, la cui traccia caratterizzante scaturisce spesso- così a me sembra- dal pensiero/sentire, soprattutto in tema religioso e filosofico, dell’autore che vi si cimenta.
La psicanalisi celebrerà il mito del Doppio come uno dei suoi caposaldi, impiantando sul costante dualismo della coscienza una nuova visione dell’uomo e dei suoi comportamenti destinata a produrre effetti e strascichi…praticamente su TUTTO : insomma, il mito del Doppio sembrerebbe costituirsi quasi traccia genetica della storia culturale dell’umanità.
Fin dalle prime luci della civiltà della parola scritta il sogno del Doppio ha mostrato, attraverso il racconto, la dissertazione filosofica, etc., tutta la sua avvincente complessità e possibilità di sfumature interpretative.
Questo mito,  per eccellenza il più vicino al buio e all’indistinto dell’inconscio, ha da sempre prediletto la via della scrittura per prendere corpo passando dallo stato di nebulosa inquieta e vagante a quello di incarnazione del sogno arcaico dell’essere sdoppiato-ma-uno, in una sorta di miracolosa partenogenesi dell’anima.
libertà
Inutile sottolineare il dualismo (!!!! sì, proprio lui!!!) tanto attraente quanto allarmante di questo suo sfaccettato fascino: come non pensare alla degenerazione ultima del sogno-mito del Doppio che si realizza in alcune forme di devianza e malattia mentale?
Tuttavia, per chi come me sceglie di leggere la follia essenzialmente come un'accelerazione impazzita della realtà sensoriale che si fa disturbo, lo sdoppiamento altro non è che una lettura fatta controverso della pagina scritta, sulle orme del paradosso leonardiano.
Rimando alla terza ed ultima puntata dello SBOBBONE la mia personale interpretazione del tema del Doppio.
…ci siete? respirate? mi odiate?…su, su, su…godetevi questo bel motivo qui sotto, parzialmente in tema, ovvio:
“Parole di burro” da Carmen Consoli.

postato da: Terezita alle ore 11:50 | link | commenti (5)
categorie: ahimé sbobboni
domenica, 21 settembre 2008

aspettando lo SBOBBONE-Post

libri infiniti

Marina mi ha lanciato uno sfid-ONE sul tema del doppio e io ci sto lavorando su...

Prendetevela dunque con Marina  se, a breve,  vi si appoggerà sul collo il peso e lo scassamento di mongolfiere di uno

*SBOBBONE*-Post sul tema del doppio.

libri senza confini

E' lei, Marina, che ha solleticato la TigreZa...

Se desiderate capire meglio l'ante-mis-fatto leggete i commenti qui: 

http://tereza.splinder.com/post/18445370/J.+W.+GOETHE+e...%22il+doppio%22

E, se volete soffrire in anticipo, procuratevi il libro che appare nelle mie foto: "Io e l'altro"- Racconti fantastici sul Doppio - edizioni Einaudi.

Per i lettori extra-Urbe preciso che *SBOBBONE *sta per minestrone di cose svariate, inutili e pure schifoselle, se capita...insomma una robazza indigeribile...

Che te possino, Marì !

p.s.: qua sotto, giustamente sfottenti (!), gli Avion Travel in "Danson metropoli" 

 


postato da: Terezita alle ore 10:58 | link | commenti (3)
categorie: im/penna/te e provocazioni, ahimé sbobboni