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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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lunedì, 23 novembre 2009

le VERITà dette in Poesia

il-melograno

"Però ci furono quelli
che ebbero per casa solo il cuore,
sospeso tra abissi e buio,
di una VITA TUTTA NELL'INVISIBILE,
il cuore, che lentamente si crepava
e null'altro."

G.Giudici

Jan SAUDEK

Il titolo del post non è il titolo della poesia, quello proprio non lo conosco.

Questa poesia di Giudici è stata pubblicata, un po' di tempo fa, da un'amica Blogger,  sul suo blog che ora non c'è più.

Mi colpì perchè descrive con dolore ma anche con una sorta di amorosa e sognante speranza  una verità che  tutti noi, ancora sognatori di sogni e non di surrogati di sogno, abbiamo sotto agli occhi, quasi in ogni istante della nostra esistenza: la nostra vita di dentro ch'è grande, è potente, è immensa e talvolta sembra vicina a devastarci e dominarci totalmente per la sua straripante ed invasiva energia.

Eppure ci tocca necessariamente amarla, e amarla intensamente perchè forse è l'unica vita vera, il guscio caldo e nudo dell'anima.

E mai lasciarla sola.

E mai rinnegarla. 

La vita di dentro ha bisogno di respiro e di spazi,  gli stessi in cui possiamo per davvero camminare: a passi forti verso la libertà d'espressione.

(già pubblicato nel 2008)


venerdì, 23 ottobre 2009

Inneres AUGE

Frank HORVAT

Ripropongo il testo, estrapolato dall'articolo di Curzio Maltese, ( che potrete leggere per intero QUI ), proposto nel corpo del post di ieri, "Emergenza & Urgenza".

Mi sembra doveroso poiché Maltese è stato uno dei pochissimi a porre in evidenza, con lucido disincanto, il vero problema della non-politica che ci circonda e ci intossica, giorno dopo giorno. E ancor più doveroso dopo la riflessione cui mi hanno indotto, sulla scia delle parole di Maltese, alcuni commenti al post di ieri.

Ecco, penso sia inutile illuderci, cedendo ai malesseri che ci passeggiano nella pancia e che ci trasformano un po' tutti in ingenui Angeli Vendicatori, percorsi da coliche e sgomento civile di fronte allo spettacolo di quello che viene definito- arrecando offesa ai burattini e ai pupi siciliani- "teatrino della politica", inutile illudersi, così penso, che il cambiare Imperatore ci guarisca dai virus inoculati costantemente e per decenni nel tessuto-mai-civilizzato del paese. Il problema, la grande opera da intraprendere, il vero Ponte sullo Stretto, è la ricostruzione morale, che non potrà mai evitare di passare per la politica, quella di sguardo lungo e di forte impronta civile, non certo quella del "speriamo nel meno peggio", soprattutto ora che l'aspetto politico più eminentemente pubblico e quello privato si sono sovrapposti nel loro lato più oscuro e si sono sbriciolati miseramente sotto gli occhi di tutti.

La negazione

CURZIO MALTESE:
Non è il "ritorno della corruzione", come titola qualche notiziario. Perché la corruzione non se n'era mai andata. Ha continuato a far parte della vita quotidiana di milioni d'italiani dopo Tangentopoli e ora forse più di prima. È forse il ritorno di un clima sociale. O ancora più probabilmente, si tratta dei morsi della crisi economica. "Quando circolano meno soldi nelle tasche, i cittadini s'indignano più facilmente" chiosava anni fa uno dei protagonisti del pool milanese, Pier Camillo Davigo. Oggi, come allora, la crisi rende insostenibile per molti imprenditori la tassa della corruzione, che si erano rassegnati a pagare. Sono loro a sollevare il coperchio, gli esclusi dagli appalti di partito, i bocciati al concorso truccato. Corrono a chiedere giustizia a una magistratura senza mezzi e sotto minaccia, forte soltanto della propria indipendenza dal potere politico, garantita dalla Costituzione. Ancora per quanto, non si sa.
Caspar David Friedrich
 
Di seguito, per meglio spiegare cosa mi ha spinto a scrivere questo post, pubblico lo scambio di commenti - leggermente riadattato per esigenze di "chiarezza nella sintesi"- intercorso tra me e Dario sul post di ieri:
DARIO:
Speriam nel motto "Chi di Mastella ferisce..."E Persino tremonti ora - dopo 15 anni di servilismo - si è svegliato! Prima di Napolitano, comunque...
Staremo a vedere, se almeno lui resisterà. E la confindustria mostra il suo vero volto...
...è anche vero che - se almeno qualcuno si prende la briga di tener testa a berlusca (uno dei suoi, intendo) - così palesemente, e con argomenti persino logici e condivisibili, non mi importa il suo fine, mi interessa che faccia almeno "vacillare" il SuperMarpiomPetta!
non mi ricordo l
 
E no, Dariù, il problema non può stare nel far politica per tenere testa a Berlusca, non solo(!), trascurando invece di cercare  di smontare il suo sciagurato e tossico sistema della politica, fatto di puro interesse e fini personalistici sopra a tutto e a tutti.la ROSSA di SAUCO
Sono stufa di accontentarmi della vittoria (!) del marpione più marpione del Marpion-imperatore tanto per togliere di mezzo quest'ultimo: non è un risultato assoluto, non basta . Questa politica di sguardo corto e miope ha una grave responsabilità: sta facendo passare inosservato il terribile processo di inoculazione massiccia di virus del malvivere, già prima abbondantemente circolanti nel tessuto profondo del paese.la ROSSA di SAUCO
E' chiaro ed evidente che se Berlusconi si levasse o fosse levato di mezzo dalla politica, (per sempre!), sarebbe già un bel passo avanti, se non altro perché porterebbe  con sé all'ammasso almeno metà della sua "famiglia", ma questo non può essere tutto: bisogna pensare ai guasti che rimarranno, interrogarsi su come ridare un'anima a questo paese...ammesso che sia ancora possibile, ammesso che le metastasi non lo abbiano già rosicchiato tutto.
Tereza
Inneres Auge* è
*(in tedesco:"L'occhio interiore")

postato da: Terezita alle ore 10:26 | link | commenti (12)
categorie: politicamente affine, con contributi esteri
lunedì, 12 ottobre 2009

la risposta di Willy/ 2

ovvero: la speranza consapevole e la forza del sentimento civile

io so

La sconfitta, amica mia,è lasciare che la notte sia senza sogni, che la disperazione passi di bocca in bocca. In ogni guerra, rivoluzione, direi in ogni amore che si volta indietro, la somma delle speranze, dei mondi possibili si scontra con la morta acqua dei compromessi. E'successo sempre e ad ogni caduta qualcuno si è rialzato, ha cominciato a pensare e parlare di un mondo possibile, più vicino ai desideri, qualche altro l'ha ascoltato e il mormorio ha alzato la voce. Ha riconosciuto la sua forza, la stessa che oggi tanti giovani o oppressi non riconoscono e mendicano dall'oppressore, come se chi toglie potesse dare.

Renoux

La cosa che ci sconvolge, Tereza, è l'assenza di un risultato di fronte a tanti sforzi, come se questa scontentezza fosse il giudizio della storia su tutti noi. La misura della nostra insoddisfazione è determinata da chi ci è accanto e non reagisce, non spera o sogna come noi. Purtroppo però tutte queste parole non attenuano l'inverno del nostro scontento: ci manca il caldo sole di una battaglia vinta per determinare il nostro futuro. Eppure penso, Tereza, che questa battaglia non mancherà, come non mancheranno nuove sconfitte perché la razza umana non si è estinta mentre il conservatorismo estingue i sogni e gli uomini.

Ti sei mai chiesta cosa sognano quanti  votano pdl o, ancor peggio, gli  indifferenti, quelli che tanto tutto è eguale? Io credo che abbiano sogni concentrati esclusivamente  su desideri personali, su  traguardi molto vicini e intrisi  di realtà.
Le loro insoddisfazioni sono fatte di oggetti, di sentimenti negati, della sensazione di non emergere, dal timore di essere sfuocati. Sanno come va a finire ma non sono felici anzi, sono depressi esattamente come chi sogna un futuro che riguardi il bene di  tutti.
E’ vero, non c'è differenza nel dolore e nelle disperazioni,, ma quelle di chi si sente tradito nella speranza sono un lago nero di consapevolezza, ed insieme lo stimolo a ritrovare se stessi.
da
Tu sai dove sei, come sei, spesso quello che vuoi può sembrare semplice e comune ma , in realtà, la differenza è nel tuo sentire che il mondo e la storia non riguardano solo te, ma te insieme agli altri e che ciò che è possibile dovrebbe essere un obiettivo comune. Penso a chi, uscito dalla guerra di resistenza tornò semplicemente a fare ciò che faceva prima, convinto che quello che lo aveva coinvolto fosse solo una necessità normale, di persone normali.

Renoux

Nella retorica della resistenza a poco a poco si è smarrito l'oggetto della lotta, non si è detto che in fondo era servita più ai fascisti costretti a misurarsi con la democrazia e con le opinioni altrui, più che a chi era salito in montagna perché non tollerava più la propria condizione di non umanità nel tacere, nel non essere ciò che sentiva.
Ricordi la notte di san Lorenzo dei fratelli Taviani, la battaglia nel grano e l'atrocità di chi si conosce e si uccide? dopo gli eccidi sono rimasti gli uomini, ma quelli che più ne hanno avuto vantaggio sono stati proprio quelli che erano dall'altra parte. Credo che anche oggi sia così ogni volta che si fa la fatica di impegnarsi per cambiare e soprattutto ci si impegna in un sogno di un mondo possibile: chi ne beneficerà di più sarà chi è dall'altra parte. Avrà più diritti, più giustizia, più possibilità.
Ma noi lo facciamo per noi, ti pare poco? Per questo val la pena di tirarsi fuori A. Smirnovdal disperare, perché il bisogno di cambiamento e di equità infinitamente  più importante della fuga o del rinserrarsi in casa, perché abbiamo sensi che hanno bisogno di vedere e sentire e perché, nonostante tutto, crediamo sia possibile e ancora ci commuoviamo e sentiamo il sangue scorrere e il cuore battere forte per un'idea, un simbolo, una musica che racchiude tutti gli altri. Gli stessi che vorremmo come noi e insieme diversi.
Credo che abbiamo diritto alla disperazione e all'amore e che questo non ce lo possa togliere nessuno. Tantomeno Berlusconi.
Willy
Ringrazio Willy per quanta partecipazione ha messo e trasmesso, soprattutto trasmesso, con le sue parole: chissà, forse abbiamo ancora la possibilità di sperare in un destino non mediocre. 
 

postato da: Terezita alle ore 16:38 | link | commenti (12)
categorie: politicamente affine, con contributi esteri
lunedì, 05 ottobre 2009

l'anno scorso in Portogallo

Tratto dalla lettera-racconto di un amico: post concepito sull'onda delle emozioni che mi sono state narrate, riversate in parole scritte e pubblicate qui con il consenso del protagonista dell'"emozione portoghese".   
Portogallo-Algarve
...e oggi, guarda caso, tu mi parli del Fado, Tereza.
E guarda caso la scorsa estate sono stato in Portogallo, guarda caso.
E lì, guarda caso, mi sono ritrovato in una piazza di una piccola ed insulsa cittadina, nel mezzo di una festa popolare misera e squallida.
E dire che io amo le feste popolari.
Ma quella era davvero squallida, adatta a quella cittadina insulsa: un posto dal quale scappare, se non fossimo stati troppo stanchi per cercare un albergo altrove.
Porta e Maioliche
Al centro di quella piazzetta anonima, che per di più strizzava volgarmente l'occhio alla modernità, trovammo un piccolo chiosco incantato da orchestrina.
Quello sì era bello e fuori del tempo, illuminato da sole candele: una sorta di apparizione-relitto del paese che fu. Altri pezzi naufragati del paese che fu li avevamo intravisti nelle viuzze interne, là dove le banche e i negozi illuminati a giorno non erano ancora giunti a spadroneggiare, e i muri, rivestiti delle belle maioliche bianche e blu, avevano per occhi certi splendidi portoncini con la  maniglia a batacchio, decorati con la civetteria antica e gioiosa del colore.
Speed guarda il Portogallo
Erano tutti pezzi di tempo scampato all’oblìo e all’assalto dei moderni predoni.
Ad un certo punto nel chioschetto vedemmo arrivare un gruppo di Fado.
Quattro elementi, se ricordo bene. La voce narrante era  maschile, timbrata di una malinconia come mai avrei immaginato possibile nella voce di un uomo.
Intonarono canzoni popolari e,  a metà dell'esibizione, si rivolsero al pubblico a  bassa voce, in un dialetto forse, un modo poco comprensibile anche per alcuni del posto: lo intuivo dalle teste che, facendosi vicine vicine, si scambiavano domande e perplessità in forma di bisbiglii.
Seguirono un paio di minuti buoni di vero silenzio (due minuti, capisci, Tez? in un concerto, tra una canzone e l'altra: una cosa assurda, senza senso, così m'appariva...e tu sai quant'io ami i concerti).
Quando hanno ripreso a cantare la gente s'era fatta immobile, assorta, raccolta in attesa di qualcosa che noi non potevamo afferrare, e non solo per l'incomprensibilità della lingua. Persino le luci parevano essersi fatte più soffuse.

Chiosco portoghese

Sai, Tereza, la mia non è ammiccante enfasi da affabulatore: erano davvero tutti immobili, stretti e sospesi in un’unica attesa, mentre il ritmo s’alzava  Lisbonalentissimo e crescevano le voci del pubblico che s’accendevano  ad accompagnare il quartetto.
Ebbene, ad un certo punto una tristezza infinita, di provenienza e di percorso ignoti, ha invaso me e la mia compagna e così, al culmine del pezzo, abbiamo pianto.
Mi dirai che il fado è così: corpo musicale della malinconia, ma sai qual’ era, Tereza, il prodigio vero? E’ che, quando mi ero girato ad un certo punto della canzone, guardandomi intorno avevo scoperto che non eravamo i soli a piangere. Soltanto eravamo gli unici a non cantare, estromessi perché stranieri nella lingua  da quella parte di emozione.
Ma c'eravamo comunque uniti a loro nella commozione e nelle lacrime, sia pure senza capirne appieno il senso.
Dopo ho comperato il loro disco e ho cercato di chiedere, di capire perché anche il cantante avesse gli occhi rossi.
Quello ch'avevano intonato era un canto che proveniva dall'università dove il Fado veniva insegnato e dov’era divenuto  simbolo di ribellione.Lisbona[1]
Sai, un po' com’accadde per certe nostre canzoni partigiane.
Ma, vedi, Tez, ascoltando "Bella ciao" è comprensibile ch’io mi senta toccato, ma per quella musica, di cui non sapevo nulla e di cui non capivo neanche una parola, avevo adirittura spontaneamente pianto, capisci?
Quel cd sta lì, Tereza: non ho avuto ancora il coraggio di riascoltarlo.
E’ che a volte mi afferra la paura di "sentire" di nuovo... perché a volte penso che sentire troppo forte mi farebbe confondere e io non voglio…non voglio confondere in modo forte e violento due realtà che pur convivendo  non devono sovrapporsi mai.
Portogallo-BejaAnche se in me già convivono, ben strette l’una all’altra.
Mi piaceva, sai Tez, raccontarti questa storia, ancora così aperta dentro di me, amica mia...
S-
(già pubblicato nel 2008)
p.s. le foto del portoncino, dell'insegna, del chiosco con il gruppo di Fado e della strada maiolicata sono originali, scattate personalmente dal narratore-protagonista.
Il racconto è vero e il chiosco fotografato è esattamente quello di cui si narra, solo con le candele ormai spente, a fine spettacolo, sostituite dalle luci artificiali.                                                                           
In testa al post un brano dei Madredeus e una "Teresa", Teresa Salgueiro, dalla splendida voce.
Portogallo-Lisbona

lunedì, 28 settembre 2009

Cannella mon Amour/ II

Hans si bloccò come rapito in un incantesimo, non si sapeva ancora se buono o cattivo, di fronte alla magica etichetta:
ZIMT.
La cannella, das Zimt, come recitava l’etichetta tetesca, gli evocava un mucchio di ricordi, legati a varie fasi della sua vita, a cominciare da Brigitte SilberHerz, la bambina di cui s’era innamorato a sette anni e che aveva concepito lo scherzo di versarsi addosso un intero barattolo della spezia durante un momento di gioco sfrenato, sfuggito dalle mani e dall’attenzione severa di Mutter Finenteller; con quello scherzo, che aveva provocato una notevole tosse ad entrambi, Brigitte aveva legato per sempre quell’odore al clima ingenuo e sognante del primo innamoramento.
Poi era stata la volta dell’odiata Ernestina Romp’albumi, di Capr-ate Brianza, sua insegnante di pasticceria all’ Hotelfachschule Südtirols a Merano: lo sfotteva sempre con la storia dell’eccesso di spezie nei dolci della tradizione sudtirolese; Hans Gustav, che aveva appreso le prime ricette da sua madre, davvero non riusciva a sopportare quel tono acido e presuntuoso esibito da Ernestina Romp’albumi nel suo sentenzioso accento lombardo.

Così, tra un ricordo tenero e un’incazzatura tardiva con l’acida kleine Ernesta, Hans Gustav decise che das Zimt sarebbe stata la sua mossa vincente, perciò cercò gli ingredienti per fare il gelato e si lanciò a guance infuocate nell’impresa: dare gloria alla cannella e lustro e fama all’albergo Gold'nen Adler, nonché a sé stesso.
...e qui di seguito un brano, tutta farina, stupenda farina, del sacco di WILLYCO
Lo inserisco con questo titolo:
Hans Gustav Finenteller, il soprassalto d'amor proprio
E l'impresa si fece più difficile, quando in un soprassalto di orgoglio pensò di superare l'odiata maestra. Ché mica sempre si amano i maestri, ma costringono a confrontarsi con loro e i migliori oscillano tra l'amore di ciò che è stato dato e il limite di quello che potevano dare. Il nostro quindi, pensò che la gloria dell'Adler non dovessere essere un gelato alla cannella, ma un gelato che portasse il profumo della cannella senza apparentemente contenerla. Una crema sontuosa, ricca di bianco e odorosa, da spalmare sulla pelle per nutrirla, da assaggiare in punta di lingua ricevendo calore senza ustione al gusto. Su questo tema, apparentemente insolubile, troppo banale l'essenza, dozzinale il profumare l'intorno, la cialda, non restava che agire sul latte.
Fioritura sui monti Sibillini
Fieno e cannella alle mucche. Piccole, sarde di produzione scarsa, come si confà alle cose preziose. Assuefacendone il gusto. Impiegò un tempo lungo di tentativi, molti insoddisfacenti fino all'equilibrio, anch'esso mutevole per i cicli di fienagione, le combinazioni d'erba, il calore che mescolava essenze. Un equilibrio dinamico, en avant sino all'assoluto, che non costituisce la ripetizione di sè, ma l'unicità. Ecco la gloria dell'Adler era proprio questa unicità dell'essere inimitabile e ruotare su quell'evocatore di gusti e sensi che alcuni si ostinavano a chiamare cannella. Sul colore dell'albergo, i mobili e le stanze, fino alle divise del personale lasciamo ad altri fortunati viaggiatori il compito di dire, descrivere, assaporare. Con inchiostro bruno, naturalmente, al profumo di cannella...
-continua (...e mò c'ho da trovà er finale...) 
piccolo vocabolario inattendibile:
das Zimt = la cannella
die Mutter = la madre
kleine = piccola
 

postato da: Terezita alle ore 17:17 | link | commenti (9)
categorie: con contributi esteri, fa/volando-fa/volando
venerdì, 18 settembre 2009

Sogni molesti & Bisogni fisiologici

Dall' ineffabile Sogni & Bisogni:

La C.A.S.A. 2 – Vespa a Vespa contro Sam Raimi  

Non avete visto la ronzante e trionfalistica trasmissione di Vespa che ci ha oggidì ammorbato al posto di Ballarò (già di per sé abbastanza ammorbante di suo)? Eravate impossibilitati a farlo perché intenti a cavarvi un occhio col cucchiaio o a ficcarvi una forcina per capelli sotto le unghie? Capisco che il masochismo abbia dei limiti, per questo abbiamo deciso di darvi una sommaria descrizione dell’accaduto e, si noti bene, SENZA neppure vedere la trasmissione…Signori e signore, ecco a voi la scaletta di Porta a Porta:

Ore 20.30- Sigla rimbombante con la colonna sonora di Via col Vento suonata da un orchestra sinfonica di mandolini diretta da Apicella in collegamento satellitare da Posillipo.

Ore 20.32 Saluti vesposi di Vespa al pubblico, segue una slinguazzata di tredici minuti al Cavalier Presidente De’Nanis. Alcuni programmisti sono addetti a detergere le lenti delle telecamere dalla saliva di Vespa, ma l’effetto flou contribuisce in ogni caso a ringiovanire il viso del Capo...(Continua)

e il resto lo potete leggere  QUI

il baratro

io intanto vi regalo questo video e anche se l'avete già visto riguardatelo ché il Vespone non ve lo offrirà di certo, né in prima né in quinta serata...

 


postato da: Terezita alle ore 09:37 | link | commenti (6)
categorie: politicamente affine, con contributi esteri
giovedì, 17 settembre 2009

i NON-confini dell'Anima

sottotitolo:
la forza poetica e letteraria delle anime sghembe
_Pina Bausch a los Angeles
LEGAMI

Tutto è me stessa.

Datemi una foglia che non mi assomigli,

aiutatemi a trovare un animale

che non gema con la mia voce.

Là dove la calpesto la terra si spacca

e morti che hanno il mio sembiante

li vedo abbracciati a procreare altri morti.

Perché tanti legami con il mondo,

tanti progenitori e coatta discendenza

e tutto questo insensato somigliarsi?

M'incalza l'universo con i mie mille volti

e non posso difendermi se non contro me infierendo.
ANA BLANDIANA
 
Questa bellissima poesia pubblicata da MARINA  mi ha riportato alla memoria un passo di una lettera della poetessa Marina Cvetaeva:
"...a volte mi sembra di non avere più l'io e di confondermi con il creato. Guardo un fiore e il fiore non è più distinto da me: io e il  fiore diventiamo un'unica cosa..."
Ambra
Quando pubblicai su un precedente post questo passo della Cvetaeva riportai anche un piccolo stralcio da un libro di Ernesto Borgna, una riflessione di una sua paziente che credo fosse affetta da schizofrenia:
"...in tutto, in ogni persona e sentimento io sto stretta, come in ogni stanza: di una tana o di un castello. Io non riesco a vivere, cioè a durare ferma, non so vivere nei giorni, e ogni giorno vivo fuori di me...è una malattia inguaribile e si chiama anima...".
Ecco, questi passi e la poesia pubblicata da Marina sono, a mio parere, tutti accomunati da un’idea di fondo, al tempo stesso magnifica e terribile, quella della capacità dell’anima di spargersi illimitatamente: la sua potenza e la sua, per certi versi, fragilità.

visi di Ronis

Quando, diversi anni fa, lessi i passi qui riportati, contenuti all’interno di un articolo di presentazione di un libro di Borgna, ebbi la netta sensazione di trovarmi di fronte a qualcosa di profondamente conosciuto, posseduto mi verrebbe da dire, sedimentato nella mente del cuore, se mi passate l’espressione pseudo-letteraria. La sensazione di potermi assimilare, sovrapporre, scomparire quasi nelle “cose” del creato è un'emozione, anch’essa tanto terribile quanto affascinante, che ho provato spesso e, in forma particolarmente potente, in circostanze precise: di fronte a spettacoli di particolare bellezza, per meglio dire sotto l’influsso della sindrome di Stendhal.
onde-alte-australia
La capacità-sensazione di penetrare le cose fino a confondersi con loro va di pari passo con la sofferente coscienza di stare stretti e costretti nei propri limiti fisici e nei limiti del tempo scandito secondo metodo cronologico stretto: l’anima, come scrive la Cvetaeva, non si accontenta del corpo, deborda, forza i limiti e tenta anche di abbattere la scansione metodica del tempo.
Ancora una volta sono le "anime estreme", come si intitola un bel libro, uscito di frazione di volorecente, di Manuela Maddamma, quelle cioè spinte avanti nella comprensione dell'esistenza dalla follia d'amore, amore inteso come furore di energia vitale e creativa , ad indicare il senso e la forma di questo conflitto.
E’ nell’amore che a volte si ha la sensazione di poter realizzare questo abbattimento dei confini di tempo e di spazio, e per amore qui intendo un concetto illimitato che ricomprende in sé ogni cosa e si conferma come il principio stesso dell’esistenza: amore come prova tangibile dell’essere in vita.
 Eric Boutilier-Brown
Ed ecco cosa appuntai sul mio quaderno, più di dieci anni anni fa, dopo aver letto i passi che vi ho proposto:
“ Ho ingoiato un’emozione enorme che il mio corpo non riesce a sopportare nei suoi confini angusti: sento questi confini scoppiare, cadere sotto quest’enorme pressione.
Non so se esistano gesti e/o parole sufficienti anche se li possiedo entrambi, gesti e parole, e li possiedo con certezza e consapevolezza.
Consapevolezza e dolore: dolore per la consapevolezza di un’armonia inesprimibile nella sua interezza.”
Bene, chiudo qui questo tema che sento scorrermi sulla pelle da sempre, ringraziando ancora Marina per quest'ennesima bella poesia proposta.
 

giovedì, 03 settembre 2009

SPINE, dubbi e Domande

Pascal Renoux
Scrive WILLY: 
Anche se difficile per una razza di prevaricatori, rivendico la simmetria nei sentimenti. Nello scandaglio di questi anni, e accelerando, a partire dalla mia generazione, gli uomini si sono decorticati. Chi sapeva e voleva, chi non sapeva e subiva. Ricondotti nel ruolo di prevaricatori, di maldestri utilizzatori dei sentimenti, incostanti, immaturi, irresponsabili, riconosciuti incapaci di pari sensibilità con le donne. Man mano diminuivano i vincoli delle regole economiche, la convenienza delle unioni,  la superiorità femminile nei sentimenti, è emersa come valore superiore. Nelle donne e negli uomini. Oggi in pieno guado, non so chi sia più smarrito, se chi aveva un ruolo ed una presunta superiorità, oppure chi ha la necessità di riconoscersi in nuove funzioni sociali e personali restando fedele al proprio genere e alla sensibilità particolare attribuita. E non basta rivendicare la differenza, perchè nel pensiero c’è stato un abbassamento verso l’eguaglianza di genere: gli uomini da una parte, le donne dall’altra. Molto resta da fare per l’effettiva parità, ma cosa comprenda davvero questa parola mi sfugge. E’ la diversità di genere posta sullo stesso piano, è eguaglianza di diritti sociali, economici, politici? E’ il rispetto della persona, riconoscimento del ruolo produttivo e riproduttivo? E’ riconoscimento delle differenze e del loro valore? Credo sia questo e molto di più, ma su una differenza riconosciuta non trovo conclusioni: è poi vero che le donne sentono di più, e non solo diversamente, i sentimenti?
 
 A. Smirnov
 
Ecco, vedi, Willy, io credo che proprio nell’aver esasperato la diversità di genere in modo quasi esclusivamente contrappositivo e conflittuale stia il punto, l’origine, dell’incomunicabilità tra il mondo femminile e quello maschile. Le diversità dovevano costituire una risorsa cui attingere, dalla quale prendere il buono che c’è, che in ognuna delle due metà della mela c’è.
Pascale RENOUX
Mi riferisco ad un percorso che sarebbe dovuto iniziare con una riflessione profonda sui figli, (maschi o femmine non fa differenza), sulla loro educazione, sulla possibilità, volontà, capacità di dare loro le stesse opportunità già in seno alla famiglia, e non solo nel lavoro e nel riconoscimento sociale.
Lo dico con assoluta modestia, da donna che figli non ne ha ma che riflette e osserva da sempre.
bianco e nero yiddish- M. Bulaj
Ma lo dico con tristezza anche, e non poca, per quella che considero una battaglia persa, un’occasione mancata, soprattutto da parte delle donne.
Riversarsi in un nuovo copione, ancora una volta rigido benché tanto diverso da quello tradizionale, e costringere gli uomini in uno già programmato, pena la loro definitiva irrecuperabilità, è stato il grande errore, spesso commesso proprio dalle donne.
E’ stato come se pensassimo di non avere forza a sufficienza per proporci dignitosamente nell’incompletezza che ci è propria e che è propria anche degli uomini, di ogni essere umano, ed è stato come se per negarla ci fossimo assegnate un compito da wonder woman, nella vita pratica e anche in quella sentimentale.
danza
Quando, per l'8 marzo, data abusata oltre ogni indecente misura, ho scritto QUESTA LETTERA  pensavo proprio a questo: a come ci si chiude spesso da soli, e da sole, in una nuova prigione soltanto perché manca il coraggio di dire: “quel che c’è ora non va per niente bene ma tocca riflettere molto per capire LEUCAqual è la direzione da prendere…da prendere entrambi, uomini e donne, universi incompleti per loro natura, mondi parziali ed imperfetti che solo lavorando insieme possono sperare di comprendere l’intera superficie del mondo”. 
Lungi da me il voler riconoscere un diritto di ascolto assoluto nei confronti del genere maschile: ci sono aspetti di tale indegnità  in alcuni che non trovano giustificazioni e non meritano attenuanti. Ma, ugualmente, lungi da me il voler santificare o difendere a spada sguainata ogni rappresentante dell’universo femminile a prescindere, per puro amor di Partito: mancherei di onestà intellettuale e non farei alcun buon servizio alla causa che, come tutte le cause, ha bisogno d’esser sempre “sorvegliata”, riveduta e corretta alla luce del criterio: facciamo il miglior lavoro possibile per noi stesse, anche e soprattutto quando c’è da fare autocritica.
Non ho mai amato i partiti monolitici e le fedi talebane, sotto qualunque veste e con qualunque stratagemma seduttivo mi si siano presentate, sebbene io abbia un temperamento di fondo che tende, di suo e naturalmente, agli estremismi.  
Ho apprezzato molto il modo sinceramente dubbioso, onesto, sofferto e per nulla supponente di ricercare ragioni e motivazioni che, una volta di più, ti ha contraddistinto nel testo che ho riportato.
Per quanto mi riguarda so  di aver offerto il fianco a polemiche e velenosità ma non me ne frega nulla, davvero...io sono un'estremista del vivere...e del riflettere.
Ciao, Willy,  grazie per esserti espresso nel tuo bel modo.
A quelli-e che comunque s'incazzano e basta, in chiusura, regalo..."una giornata al mare".
Ma prima, per riportare ogni cosa nel suo contesto territoriale, vi trascrivo un passaggio preso dall'atto di citazione del Signor EGO-Superrimo contro l'Unità:
"...le predette affermazioni sono tutte false e lesive dell'onore, della reputazione, dell'immagine della parte attrice. Della quale hanno leso anche l'identità personale, presentando l'On. Berlusconi come soggetto che di certo non è, ossia come una persona con problemi di erezione, che fa ricorso a misteriose inezioni..."  
p.s.: quando si dice un problema di vitale importanza per la pelle scorticata e ustionata della nazione e per la dignità, ormai svendutissima, di tutti noi: la SUA EREZIONE...meglio una giornata al mare, appunto...

giovedì, 06 agosto 2009

Grande catena/12 : il LISTONE del Cugino

il Topo De Gigis
Così scrive il mio web-cugino,Aire:
 "...be' io ti scrivo i libri più belli che abbia mai letto, così, a titolo di chiacchiera...":
*Il maestro e Margherita, di Michail Bulgakov;
*Viaggio al termine della notte, di Louis-Ferdinand Céline;
*Il male oscuro, di Giuseppe Berto;
*Addio alle rami, di Ernest Hemingway;
*I Buddenbrook, di Thomas Mann;
*La passione secondo noi stessi, di Giuseppe Berto;
*La tregua, di Primo Levi;
*La chiave a stella, di Primo Levi;
*La malora, di Beppe Fenoglio;
*La versione di Barney, di Mordecai Richler
*La coscienza di Zeno, di Italo Svevo;
*La miglior vita, di Fulvio Tomizza;
*Il re della pioggia, di Saul Bellow;
*Il padiglione d'oro, di Yukio Mishima;
*Le confessioni di una maschera, di Yukio Mishima; 
*Aspetta primaveram Bandini, di John Fante;
*Libera nos a malo, di Luigi Meneghello.
...be',Aire, che dire?
Pascal Renoux
Hai prodotto un listone che levati, caro cuginastro, una specie di listone superdotato, sia pure solo in termini di numero di volumi segnalati...
E ora beccati al volo una canzone, squeak!


martedì, 04 agosto 2009

Grande Catena/ 11: Beba ci prova e ci riesce

Scrive BEBA:

grazie dell'invito Tereza, ma sono un po' (s)balorda in questo periodo e poco reattiva...
Non so che leggerò in vacanza, probabilmente
Sibilla Aleramo - Una donna
 
e Il libraio di Selinunte di Roberto Vecchioni;
 
...non basteranno, quindi il resto lo deciderò lì per lì o seguendo una delle vostre dritte :-)
Consigli... mah...
Amos Oz - Non dire notte,
 
sul filone della tua considerazione sugli scrittori ebraici; ci aggiungerei così senza impegno - una poesia al giorno -
Poeti israeliani Einaudi :-)


E poi Daniel Pennac non può mancare nelle giornate estive, per sorridere amaramente e godere della sua lucidità pungente.
Daniel Pennac 

E ogni tanto mi piace anche rileggermi qualcosa di già letto e allora potrebbe essere
L'estate di Alberto Moravia

...e dimenticavo, da leggere assolutamente: 

Nel condominio di carne di Magrelli

Irina VELICHKO

Più di così non ce la faccio ;-)


la ROSSA di SAUCO
Grazie, Beba, meno male che non ce la facevi...!
Ne hai segnalati ben sei!
E questa è per te: