

ed ecco come le due, Marina e Artemisia, idealmente fotografate nell'immagine d'apertura del post da Pascal Renoux, mi hanno messo in cornice:


Ho già parlato del carattere cinematografico-narrante della scrittura di Marina: lo feci in un post di un po’ di tempo fa, nato dalla lettura di un bellissimo racconto reso dalla nostra essenziale amica su di una sua passeggiata romana, (QUESTO).
Marina sa sempre portarci dentro il carattere della città, quello che sopravvive nel suo nocciolo più intimo anche attraverso i flutti e le tempeste della modernità volgarmente intesa (e qui l’avverbio vale nel significato dell' aggettivo: volgarmente sta per volgare e non per comunemente intesa…).
Marina ci mostra la città e i suoi ineffabili abitanti/rappresentanti attraverso la cinepresa narrativa che sempre l’accompagna e che corrisponde in tutto e per tutto alla sua bella scrittura, composta di luoghi e di persone travasati in una descrizione unica, complessiva, corale, omogenea: quella che emerge dal suo ultimo racconto è, insomma, l’immagine della piccola vita e dei suoi epigoni.

Tutto ciò vale anche QUI, in quest’ultimo scorcio e affaccio offertoci da Marina sul mondo degli ambulanti e dei loro clienti al mercato di via Sannio, pubblicato pochi giorni fa.
Amo leggere MARINA, come scrissi già nel post precedente, quello citato poco prima: con lei cammino, osservo, colgo occhi e colori, quelli del film narrante della sua scrittura "mai ferma ma sempre a piedi".

Quando si dice adottare e fare propri gli stessi criteri con i quali , a suo tempo, fummo colpiti e bastonati nel pregiudizio e nell'emarginazione.
La memoria alimentata e rispettata rende davvero liberi dal pregiudizio e dai suoi parenti stretti: la memoria, lei davvero, ci può rendere migliori.
Dedicato ai miei bisnonni e anche ai miei nonni che da lì tornarono.

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.”
“Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.
"....è triste, un segno dei tempi, una fase di passaggio, chissà, il sospetto è che oggi si è diffusa l'erudizione ma persa ogni cultura..."

Sono le parole contenute in un commento del mio web-cugino Aire, un'intuizione notevole, tra un bignè e una crostatina alla marmellata di albicocche……tra un bicchieretto di porto e una gazzosella…ah, il golosastro!
(E qui, tanto per fare la snobbosella e la citazionista ultrà metto una foto della
madeleine di proustiana memoria...eh, caro cugggino mio, frequentatore indefesso delle spiagge grige e affumicate del Lambro...).
Anch’io credo che oggi l’erudizione stia sempre più prendendo il posto della cultura.
E forse si tratta di un processo già completato, tragicamente completato.
Questa è l’epoca della comunicazione e della rete, delle notizie accessibili a tutti, velocemente acquisite e altrettanto velocemente consumate.
L’erudizione fine a sé stessa si integra bene con queste caratteristiche: il sapere è sempre più trasformato e sminuzzato in dati e notizie, elaborato secondo linee accrescitive verticali, strettamente verticali; aumenta il fatturato delle notizie e della conoscenza, aumenta in termini di possesso e messa in magazzino, aumenta sì, ma solo in senso accrescitivo esclusivamente verticale, numerico, finalizzato ad un arricchimento delle riserve auree dello snobismo e delle enciclopedie para-universali.
La cultura è invece un modo di porsi, un desiderio di conoscenza mirato, interiorizzato e, soprattutto, visceralmente avvertito.
E’ pausa e riflessione.
E’ il gesto di chiudere il libro che si sta leggendo per dedicarsi alla digestione della frase che ci ha interrotto il respiro e il passo della lettura.
E’ desiderio di esplorazione, da una riga e proprio da quella verso il mondo.
E’ arricchimento orizzontale e non verticale, fatto di approfondimento e di amore per lo stesso.
E’ anche conoscenza degli uomini, attenzione profonda a loro.
E’ capacità di trasferire la ricchezza data dal libro alla vita, interiore sì ma anche esteriore.
E’ desiderio di finire e rifinire il pensiero suscitato da una lettura per vedere dove ti porta, a quali sviluppi di pensiero.
E’ capacità di slittare da un libro all’altro senza dimenticarsi di nessun passaggio.
La cultura è un abito mentale e un desiderio fisico.
La cultura può vestirsi di erudizione nei giorni di festa ma deve avere bei vestiti anche nei giorni feriali e, soprattutto, deve abitare sulla pelle, come una di quelle magliette sottilissime che si trasformano in seconda pelle.
La cultura è come l’ambra: racchiude da secoli e millenni antichi e preziosi fossili, li cristallizza e li mantiene vivi alla vista, li raccoglie e li preserva nella sua bella luce.
La cultura è un pensiero lungo mentre l'erudizione è un pensiero breve che può far anche a meno d'essere complesso e strutturato.
Voglio ricordare a questo proposito, in chiusura, la frase bellissima- altra favolosa intuizione concettuale- che mi scrisse un blogger tempo fa, a proposito dell’arte:
"L'arte non è un mestiere ma uno stato dell'animo".

...e poiché anche questa seconda intuizione è frutto di emisferi grigi maschili...che dire?...complimenti ragazzi, quando vi applicate sapete tirar fuori delle intuizioni bellissime...e qui, felinamente sorniona, concludo...

Tu sei un ragazzo, lo sei mentre guardi andare l'acqua su per i fossi e non tocchi le lucertole, non le insegui verso sera come fanno gli altri.
Tu ami soprattutto veder andare su le foglie, sai quelle più strutturate? Ne ami il disegno conciso e complesso, quell'inestricabile nodo dell'anima che ti fa ragionare sulle mille forme, proprio come un bravo alunno: ma è la foglia senza regola quella che ami per davvero, quella che ami seguire lungo il pelo d'acqua del torrente.

Ti ho visto tante volte seduto lì a studiare, ridevi anche, era per sentirti meno osservato.
Lascia tutto com'è, ragazzo d'occhi di lago, ché questa tua passione- perditempo è tua sorella: giocaci insieme e ridi.
Sii farfalla e sii ragazzo:

c'è chi è disposto a prendervi tutti e due e ad amarvi entrambi.
p.s.:torna Truffaut!!!




non posso non segnalare un bellissimo post dell'amico Sogni, dedicato ad alcune categorie per così dire emergenti della nuova Italia...(ce n'era una vecchia?)
Per farlo meglio vi inserisco qui questo brillante stralcio:
IL RONDISTA
"Che non vi vengano in mente Cardarelli ed Emilio Cecchi. Il rondista non è un fine letterato, ma uno che va a fare le ronde di notte per conto del governo. Non importa se sa scrivere un endecasillabo, l’importante è che sappia menare le mani perché per colpa del filisteismo dei soliti comunisti si deve aggirare nella notte disarmato. Prevista la creazione di migliaia di posti di lavoro, specie perché gli immigrati cominceranno a cambiare paese…"
il resto qui: http://sogniebisogni.ilcannocchiale.it/
e, giacché ci siete, fatevi un bel giro e non ve ne pentirete.

Ciao, SOGNI!

E' vero, ed è inutile ch'io lo neghi:
prediligo i tipi amari
i lucidi e consapevoli
capaci di desiderare il meglio però
i senza doppia cornice di abbellimento
tutti quelli che entrano nella vita con la ferocia dello sguardo aperto d'intelligenza e con lucidità e dignità ne sanno parlare e riflettere.
Ma non confondenteli con i duri di cuore: prendereste una cantonata epica perché non sono duri nel loro raccontare e riflettere in modo spietatamente reale, anzi: spesso sono più intatti di molti altri e mi verrebbe di dire "integri" se non temessi di peccare di lingua eccessivamente cattolica.
Gli amari di cui parlo non hanno né ambizione né interesse a vendersi al meglio del loro sbrilluccichìo, non tentano di convincersi o di convincere nessuno dell'inverosimile, neanche quando ciò sarebbe comodo e consolatorio: di questi tempi praticamente sempre, tant'è che abbiamo lavorato sodo per mettere al governo l'inverosimiglianza fatta uomo.
Gli amari preferiscono, nonostante i tempi, continuare a tracciare linee di scarna e pura realtà, pure quando descrivono il surreale e i sogni.
Non ci piangono sopra lacrime di circostanza, piuttosto soffrono civilmente, soprattutto per le cose del patrimonio comune, patrimonio ideale intendo, e soffrono del degrado che c'è.
Ma nonostante tutto non si dopano e non tentano neanche di dopare gli altri con somministrazioni di sentimentalismo ipertrofico, neanche in chiave rivisitata e aggiornata.
Non faranno mai il verso alla bonanima di Mario Merola.
Mi piacciono gli amari.
Li stimo.

Uno di loro è Sogni, con il suo blog
SOGNIeBISOGNI
http://sogniebisogni.ilcannocchiale.it/
il cui link è da tempo sul mio blog.
Sogni è uno che non eccede mai nel furore del sentimento del giorno.
Il suo è un blog profondamente laico e civile, a sguardo aperto e lucido sulla realtà circostante e sull'attualità soprattutto: tutto nel segno di una pratica quasi estinta: la dignità della coscienza civile.
Solo quelli così possono titolare un post "Venerdì tredici, sabato trippa" e metterci su l'immagine che apre questo mio elogio senza risultare cinici e basta, nel giorno di San Valentino...( e chissene...)

L’uomo della malinconia le aveva telefonato il giorno prima del suo arrivo per raccontarle che lì da lui c’era il sole ed era la prima giornata di vera primavera; le disse pure, teneramente, che la colpa era la sua.
Quando all’indomani la donna arrivò c’era invece il solito grigio medio della pianura ma tutti e due se ne fregarono: appena superata la soglia di casa si spogliarono dei calendari e delle loro vite correnti nonché del tempo meteorologico.
Accadde pure un fatto strano: accadde che pur sapendo di avere a disposizione un tempo precisamente delimitato (un tempo sicuramente inadeguato a rivisitare tutte le puntate delle loro vite che s’erano persi, vuoi uscendo troppo spesso la sera, vuoi sintonizzandosi su altri canali e frequentando cinema e film diversi) ogni volta che guardavano l’orologio era sempre un po’ più presto dell’ora che temevano di leggere.

Il tempo si stirava e sembrava fossero riusciti a mettergli addosso una sorta di bullone di contenimento, variandogli la velocità là dove non potevano variare le loro vite come avrebbero desiderato.
Durò per tutto il tempo passato insieme quello strano fenomeno: il bullone di rinforzo tenne persino nell‘ultima mezz‘ora, persino mentre si salutavano.
Forse fu per questo che mentre la donna se ne andava verso la stazione ebbe la sensazione che a partire fossero solo i suoi passi e la sua valigia.
E ciò nonostante avesse iniziato a piangere un passo dopo la soglia di casa.

Poi, mentre se ne tornava sull'altro mare, opposto a quello di lui, pensò tra sé e sé che l’amore riesce persino a corrompere e fratturare il tempo e i luoghi, a creare binari paralleli in una stessa vita, e non potrai mai dire che quello sul quale fisicamente corri le tue giornate sia l’unico reale o tantomeno il principale.
Partendo la donna gli aveva lasciato in una busta due sassi di mare e due conchiglie: le aveva raccolte e portate dalla sua sponda di mare, opposta a quella di lui, come a dirgli che l'acqua gira quanto e dove vuole, è leggera, si adatta e penetra ovunque perché sa farsi sottile fino all'inverosimile, senza peraltro perdere mai la sua natura.


ho scritto tempo fa in un commento:
io credo che nell'essere e nell'esserci, presenti a noi stessi e attraversati dalla vita, anche violentemente attraversati, consegnati anzi ad essa, alle sue braccia, così come ci consegneremmo al più appassionato degli amanti, si realizzi l'unione d'ogni nostro momento, sia esso eros o amore o ogni altro istinto emozionale. L'unicità e la sovrapponibilità di sentimento, pensiero ed emozione riconducono ogni nostro moto alla passione connaturata all'istinto vitale.
Perché la passione di vivere è una sola, anche e persino nel dolore, per quanto ciò sia difficile da accettare sul momento e, spesso, anche dopo, anche molto tempo dopo da che quel dolore ci ha colpito e affondato.
Come dissi in quella frase che mi uscì una volta:
"la mia profonda malinconia, strascico e pulviscolo dei miei dolori antichi e mai del tutto consumati ed esauriti, persino quella, quando ci ripenso, mi appare come una forma di passione, quasi che la passione sia il tutto, il sentimento, la dimensione capace di riassorbire ogni cosa, persino il dolore e la malinconia più estenuanti: passione come sentire di molte facce e di un'unica anima.

Le diverse emozioni sono solo un mutare di segno di un unico fuoco.
Che la passione vi sia sempre accanto e vi tenga in vita, per davvero.
DEDICATO come un bacio lieve, una mano che passa volando su una spalla, gesti sottili ma che si fanno ricordare, a chi già lo sa.
Le tue braccia lunghe
spalancate all’aria
Solo nel vento sei sempre felice
Butta via i ricordi, getta ogni cornice,
lascia spazio alle cose a venire
Fuori
c’è una notte intera
Puoi perderti..
Tu che sei parte di me
e lasci fuochi
piccole tracce
per riportarmi a casa.
Tu che sei parte di me,
ultima luce,
ultima insegna accesa.
E ogni nuova paura
alza il fumo negli occhi
e le parole cominciano male...
Ti riuscissi a dire,
riuscissi a spiegare,
è solo pelle che inizi a cambiare.
Fuori
c’è una vita intera,
vuoi perderti?
Tu che sei parte di me
e sciogli i fili,
le resistenze,
le mie mani chiuse.
Tu che sei parte di me
e porti sogni
e mi fai sorprese.
Tu che sei parte di me
Soli per la notte intera,
soli per la vita intera
Tu che sei parte di me
e sciogli i fili,
le resistenze,
le mie mani chiuse
Tu che sei parte di me
e porti sogni,
e mi fai sorridere
Fuori
una notte intera
Fuori
una vita intera