Chi sono

Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 26 marzo 2009

parte dal Salento e arriva OVUNQUE

Pubblico, dal blog dell'amico Sogni, una poesia in Lingua grico-salentina e la traduzione italiana a seguire: Salento

da: Canti di pianto e d'amore dell'antico Salento, a cura di B. Montina

Echi pimmena to crasì ma t'ala
na di to sòmasu pos ssu dianizi?
Ecèede satti cèede mia carcara
ecì pu to lisari svesti jurizi.
Ce ìus ene e agapi naturala
ceumèsta oli ce dio c'e mmas chorizi:
e agapi mott'embenni ap'ù nigrù
ma scampefsi o Cristò tus cristianù
.

 

Hai mai bevuto il vino con il sale
per sentire come ti frigge il corpo?
Ti brucia come brucia una fornace
quando la pietra si trasforma in calce.
Così è l'amore quando è viscerale
tutti e due bruciamo e non si vede:
quando l'amore entra di forza
Cristo possa scampare gli uomini.

http://sogniebisogni.ilcannocchiale.it/

Qui aggiungo la mia traduzione, estemporanea e rudimentale, basata sui soli ricordi fonetici, in Lingua calabro-terronea:

Ti sì vivuto maje  u vine cu u sad'e
pe’ sentere cume ti frija ‘n cuorpe?
Te' vrucia cuma na furnæce
Quann' a petra ddivene cavuce.
Cussì è l’amure quann' u' tiene dintr’ i vviscere:
tutt’e duje ni stime vrucianne e nun si vvide nente 'e fora:
quanne l’amure intra a' fforza…
ka Crist'e pozza scampari l’ommine.

p.s.: ho introdotto alcune correzioni che, forse, rendono il testo più fedele alla lingua di riferimento...tutto all'insegna della sperimentazione!

mani secondo P. Renoux/1

Vi va di tradurre il brano in altre Lingue...nella vostra?

Ed ecco la traduzione di Enzo  che ha raccolto prontamente l'invito...ci contavo!

U’ vvivisti mai u vinu ‘cu u sali?
Pi’ sentiri comu friiunu i carni
T'abbrucia comu abbrucia 'na furnaci
quannu 'a petra addiventa quacina.
Accussì è l’amuri si’ è prufunnu
N’abbruciamu tutti due e ‘un si viri:
Quannu trasi ccu’ supirchiaria l’amuri
Cristu si ni 'ppò fuiri di l'ommini.

Enzo Rasi

p.s.:qui sotto Eugenio Bennato con

"CHE MEDITERRANEO SIA..."


postato da: Terezita alle ore 09:26 | link | commenti (13)
categorie: traduzioni, diletta terronia
martedì, 24 febbraio 2009

NAPULE è...

napoli

(Esperimento di foto scattata in sole parole)

NAPOLI, primavera di un anno dopo il 2000...

Ristorante sul mare.

Una coppia di appena trentenni con due figli al seguito.

Bello, slanciato, capelli lunghi e raccolti, jeans e maglietta, pacatamente dolce nell’espressione piena di maschile attrattività, lui se ne sta come un po’ distaccato. Piccola, rotondamente esagerata, un’aria vagamente persa, nel senso napoli_pannimigliore del termine, lei gli sta vicino e di fronte senza perderselo dallo sguardo. Giubbetto, calzerotti e scarpe da tennis le squillano prepotenti addosso in rosa-baby. In cima alle gambotte piene s’apre, simulando l’ombrello di un soffione, una gonna di  jeans corta e a pieghe. E s’apre troppo quella gonna sulla paffuta larghezza del sederotto ma, truccata e ossigenata, con lo sguardo colorato di infantile entusiasmo e di languidezza, si muove come la regina delle belle, con quelle pieghe della gonna stremate dalla tensione per lo spessore delle natiche. Per certi versi è  indubbiamente comica. Ora si gira per sedersi e mostra un seno pieno come il culo, affacciato da quel giubbetto caramelloso. Com’è piccola e piena rispetto a lui. Potrebbe essere per proporzioni la terza dei suoi figli. E che sguardi di complicità sensuale gli versa dagli occhioni truccatissimi...una vera colla maliziosa che lo cattura  quando lui la guarda.

In America sarebbe un’ipernutrita tra le tante, una ragazza pon-pon in divisa rosa-porcellino, ad una parata di qualche sperduto Milwaukee.

A Napoli, in un giorno di sole, è un piccolo gioiello di ingenua ed estroversa sensualità che si mostra aldilà dei suoi limiti estetici. Un culo esagerato su una piccola Pomona partenopea. Mi è piaciuta così, nella sua immediatezza vivente.   


postato da: Terezita alle ore 13:06 | link | commenti (7)
categorie: piccole storie piccole, diletta terronia