








Racconta JONUZZA, professoressa di Filosofia applicata e itinerante:
Ed ecco qualche notizia sull’ AtheismOussSTRUDEL da Terezipedia:


Da Herr Günther Fichte, in Wundebar Torte Gasse, potrete gustare il famoso AtheismOussSTRUDEL, stando comodamente seduti con il culettino su originali Stuhlen Thonet, provenienti dalla fabbrica-madre nella Czech Republic, e appoggiandovi con il doveroso sussiego ai tavolini in puro e originale stile Biedermeier, lascìto di Oskar Theodor Mag-nus, il nonno di Günther.

Alcune raccomandazioni: l’AtheismussSTRUDEL va mangiato con la forchetta, ovverossia mit die Gabel, perché di consistenza morbida, adatta anche ai bambini più piccoli, purché svezzati, golosi e scofanati.
Il modo migliore di gustarlo è, oltre che guarnito con la mousse cannellata o Zimtschemousse di cui sopra, con l’accompagnamento di fettine di mele caramellate,(Karamellierter Apfel), disposte a raggiera sull’angolo del piattino, a mo’ di margherita: la famosa Margaritische Garnierung della Konditorei Fichte.

Sulla parete dietro la cassa, al momento del Rechnung, potrete ammirare il ritratto triste di Johann Gottlieb che lì troneggia ogni giorno e anche ogni notte. Il messaggio alla clientela, neanche tanto subliminale, che il ritratto del bis-tris- e quatrìs nonno, nonché padre morale della Konditorei Fichte, rimanda è il seguente: ein Stück di AtheismOussSTRUDEL val bene un’intera esistenza filosoficamente spesa…
...alla faccia di Gott mit uns!
(ne ho sparate di cazzate, eh? sarà il gran caldo? o il poco da fare che mi affligge?)
Segue piccolo dizionarietto:


SOTTOTITOLO:Post scritto a stomaco vuoto
Un bel palazzo color ocra, di primo novecento, mi ha abbagliato: se ne stava stamattina compatto contro il cielo color turchese cupo, quel colore che a Roma si affaccia soprattutto in primavera-ma non solo, io ero sull’autobus che correva sul viale di case d’epoca, reso più ampio dalla luce piena del cielo color turchese cupo, quello descritto nelle righe precedenti a queste per intenderci, e c'era ancora poco traffico a stravolgere l’equilibrio degli spazi spaziosi;

l’autobus correva incontro alla piazza con fontana e giardino, quella nelle vicinanze delle Rai, e correva incontro pure ad un pazzoide trasognante che cavalcava il cielo turchese e il viale spazioso su due ruote di bicicletta, svagando contromano senza battere ciglio, fermo era anche il ciglio dell’Atac-autista, giovane e mingherlino, certo e calmissimo nei gesti delle mani sottili, da lavoratore di puro intelletto, appoggiate sul volante extra-largo che muoveva come se lo manovrasse fin da quando era bambino alle elementari;



La tipa nel riquadro-video in alto a sinistra potrei essere io:
l'interpretazione e lo spirito sono identici,
la compagnia di sbalestrati mi piace fin troppo,
la canzone è un inno alla follia-amore di vivere...
e che il resto vada in malora, olè!
RIDO!
RIDETE!
Caselli d'autostrada tutto il tempo si consuma
Ma Venere riappare sempre fresca dalla schiuma
La foto della scuola non mi assomiglia più
Ma i miei difetti sono tutti intatti
E ogni cicatrice è un autografo di Dio
Nessuno potrà vivere la mia vita al posto mio
Per quanto mi identifichi nel battito di un altro
Sarà sempre attraverso questo cuore
E giorno dopo giorno passeranno le stagioni
Ma resterà qualcosa in questa strada
Non mi è concesso più di delegarti i miei casini
Mi butto dentro vada come vada
Siamo come il sole a mezzogiorno baby
Senza più nessuna ombra intorno...baby
Un bacio e poi un bacio e poi un bacio e poi altri cento
Teoricamente il mondo è più leggero di una piuma
Nessun filo spinato potrà rallentare il vento
Non tutto quel che brucia si consuma
E sogno dopo sogno sono sveglio finalmente
Per fare i conti con le tue promesse
Un giorno passa in fretta e non c'è tempo di pensare
Muoviamoci che poi diventa sera...
Siamo come il sole a mezzogiorno baby
Senza più nessuna ombra intorno...baby
Gente che viene
Gente che va
Gente che torna
Gente che sta
Il sole se la ride in mezzo al cielo
A guardare noi che ci facciamo il culo
E' un gioco
Mezzogiorno di fuoco
E' un lampo
Sulle armature
In guardia
Niente da capire
Mi specchio
In una goccia di sudore
Siamo come il sole a mezzogiorno baby
Senza più nessuna ombra intorno...baby







Poi, una sera, in casa di amici, tra Bacco e altre amene sconcezze terrestri e terragne ci scambiammo baci e carezze, pure pesanti e nient'affatto sublimate, traversate sì da pensieri, ma pensieri di quart'ultima scelta, inutile negarlo...un particolare da dietro le quinte dei miei post
La maggior parte dei miei post, così come ho raccontato in pvt ad alcuni di voi-aficionados, nascono in metropolitana.
Ho sempre con me un quadernetto malandatuccio per via dell'entra-esci dalla borsa e una matita a piccoli pois con gommino in coda.
Uso la matita perché- l'ho scoperto scrivendo e vivendo, come avrebbe detto Lucio Battisti- scrive con più stabilità della penna e cavalca meglio frenate e sobbalzi dei trasporti a motore e a rotaia.
La mia scrittura è comunque di una schifezza indecifrabile, sparsa a caso tra pane, biscotti, prosciutto e detersivo per la lavatrice poiché lo stesso quaderno accoglie e ricovera idee-post e liste di carenze affettive della Signora Dispensa.
Pochi giorni fa capitò che mi esplodesse un'idea-bubbone-post e fossi colta da urgenza assoluta ed irrimediabile di metterla giù prima di scendere e giungere davanti ad un confortevole tavolo da scrittura.
Attaccai a scrivere in un vagone pieno-ma-non-troppo, in piedi, come s'addice ad un cavallo istruito e acculturato...(e io ne ho del cavallo pazzo, eccome!).
Accadde così che, nell'entusiasmo della spremitura cerebrale, persi l'equilibrio andando giù lunga, lenta, soffice e completa-completa...
Un tizio accanto a me, un rosso timido- ma non era un vino, eh!- e dall'accento vagamente pescarese, si premurò di tirarmi su poiché ero andata così ben lunga-lunga da non riuscire più con le mie sole forze a guadagnare la risalita in modo dignitoso e signorile.
Il rosso mi tirava su e intanto mi chiedeva notizie su come mi sentivo e se mi fossi fatta male mentre io non riuscivo né a collaborare alla risalita né a rispondergli perchè ero talmente presa dal senso del ridicolo di me stessa che ridevo a crepapelle, come la migliore idiota del pianeta, giocandomi fiato e forze.

Ci crederete? di solito alla gente scappa sempre qualche risatella quando c'è qualcuno che cade e non si fa male- quest'è un classico del genere comico- ma stavolta...beh, nessuno rideva, tutt'al più sorridevano, penso perché destabilizzati e sconcertati dal mio auto-senso del ridicolo auto-prodotto.
Il rosso intanto farfugliava qualcosa di gentile, lo capivo dall'espressione solidale, mentre, imbarazzatissimo, si tingeva in faccia e forse anche altrove dello stesso colore dei suoi capelli e la sua lingua andava producendo suoni incomprensibili fra i quali emergevano solo le "ssttt" forti d'Abruzzo.
L'idiota, cioè io, per tutta risposta, rideva, rideva e rideva mentre teneva serrato forte in pugno il quadernuzzo con dentro il testo del post quasi fosse uno cui avessi salvato la vita.
Che squinternata...

Be', certe volte penso che se ci fosse ancora Caligola e mi vedesse mi farebbe senatrice di sicuro, se non altro come tributo al mio essere:
<matta come un cavallo>
come dice la mia amica Lara!
p.s.:già pubblicato il 13 dicembre 2007: da allora non ho però cambiato metodo anche se non sono, fortunatamente, mai più franata sul pavimento in preda alle convulsioni grafomaniache
p.p.s: Baustelle, geni colti e sofisticati della musica,in "GOMMA"





Lo amo.
Ci siamo incontrati sulla neve.
LUI è di Salisburgo e sa di blu.
Mi abbraccia come nessuno: mi avvolge e mi racchiude con calore, senza soffocarmi.
Mi si appoggia indosso caldo e lieve ma sa farmi sentire la sua presenza fisica, costantemente.
E' un sogno fisico fatto realtà e ad ogni risveglio riprovo la stessa gioia languida nel tuffarmi in LUI.
So di trovarlo sempre caldo e pronto a prendermi con sé.
Amo consegnarmi fisicamente a LUI così come una pasticca solubile si consegnerebbe all'acqua: per sciogliermi e disperdemi in LUI.
Lo amo e lo desidero ogni giorno con intensità costante, LUI, mein LIEBE:
LUI, il mio montgomery.
...seguono sospiri e gemiti irriproducibili....