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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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giovedì, 26 novembre 2009

pazzi sì, purché SuperLativi

dal bus
A Roma, di domenica mattina, distretto Appio-Tuscolano, accanto alla piazza Kings of Rome, antica e rinomata zona di arrotamento pedoni, una donna di età indefinibile, in evidente stato psichiatrico pittoresque et burlesque, si abbassa e si ritira su gli abiti per quattro-cinque volte di seguito prima di scegliere definitivamente il posto più adatto per farla, diciamo così, franca, liquida e plin-plin, senza però l’effetto leggerezza e bellezza a seguire (leggi Chiabotto) e senza alcun passero parlante nei pressi (leggi Del Piero).
Ad ogni sopralluogo si cala i simil-pantaloni-gonnellone-sbrindellone, ispeziona l’asfalto, ne saggia la consistenza e la porosità, considera astutamente il valore del punto-location (come dicono tra loro gli english-fighetts) e passa oltre.
Le zone scartate sono a pochi metri una dall’altra, certo, ma le valutazioni compiute dal nostro personaggio sono pari al mistero di Fatima, o a quello della ricerca dei tartufi, c’è poco a’ fa, guagliò! E chissà quante volte, prima che io la vedessi,  s’è calata e rialzata i simil-pantaloni-gonnellone-sbrindellone, fino al momento della scena finale: l’apoteosi urinaria, condotta e girata magistralmente sotto lo sguardo appena un po’ perplesso di alcuni, rari, passanti.
il barbone di De Sica
E’ che noi qui, nella Roma laTrona, se non sono superlativi i pazzi non li prendiamo.
Tereza, corrispondente dal SantaMariaDellaPietàItinerante

lunedì, 13 luglio 2009

lo scritto e il riso, AMARI, di una mancata quadrupede

 
In un pomeriggio di ottobre la donna si attaccò alla tastiera con lo spirito da bipede in guerra e scrisse così all’amica:
“Sai, abbiamo preso a vederci sempre meno.
Lui, avaro di suo nelle relazioni, si è fatto ancor più parsimonioso del suo tempo e della sua attenzione, per quanto incredibile questo possa apparire, vista l'economia stretta che già praticava. Diciamo che mi tiene a pane ed acqua. Pane pochissimo però.

Poi, quando ci incontriamo, lui sfugge la comunicazione, come e più di sempre e, per camuffare la sua fuga dalle parole dotate di senso, si perde a guardare i cani che passano: li segue con lo sguardo da innamorato perso.
In verità guarderebbe e guarda anche i gatti, e i passeri pure, quando capitano, ma, si sa, i cani sono più numerosi per strada, sia da soli a randagiare sia a passeggio, con accanto il bipede umano di complemento.
Sai, è come se il quadrupedismo gli sciogliesse l’anima e svelasse, rendendolo manifesto, il suo lato-sentimento, magia negata a me come a tutti i bipedi che con lui hanno la sventura di relazionarsi affettivamente.

I cani, insomma, li guarda amorosamente ed indistintamente, TUTTI, e me li indica anche , tra considerazioni affettuose e sguardi languidi.
Sai perché penso che sia  perdutamente affascinato dal quadrupedismo? Perché non l’ho visto quasi mai considerare con altrettanta devozione amorosa ...che so... i bipedi umani infantili, per esempio.
Certo, io la mia idea sulle motivazioni del suo quadrupedismo spinto ce l’ho: penso che i bipedi umani, pure quelli di età minore-minore, chiedono e pretendono relazione affettiva, e complessa per di più; insomma, non ce la si cava con uno sguarduzzo ad occhio incantato e sentimental-burroso. I bipedi sono sempre più difficili da sfuggire sentimentalmente rispetto ai quadrupedi: anche se hanno solo due o tre anni.
Pascal  Renoux
Insomma, amica mia, sto così: ci vediamo e lui contempla i cani, tutti, pure quelli bruttissimi e pulciosi e io faccio finta di ascoltarlo e di condividere…e pensare che quelli che ci passano accanto sono sempre, quasi sempre, bruttissimi, stortignaccoli, spelacchiati e pulciosi.
Sai a quale conclusione sono giunta? Che con lui svolterei solo se mi sapessi trasformare in un alano: e sì, poiché  con lui parto sfavorita, nella mia qualità di bipede umano e per di più a lui affettivamente relazionata,  solo trasformandomi nel principe dei cani potrei sperare in una qualche forma di visibilità.
Ah, sì, magari mi sapessi trasformare in un alano!

L’amica le rispose commentando così:
“sei incredibile: sai essere ironica e per di più in questa chiave così amara e corrosiva pure quando le cose ti toccano da vicino e così dolorosamente come questa”
E lei, di rimando:
“sarà, e forse è per questo che non gliela darò mai a bere travestendomi da alano: penserebbe solo ad uno scherzo…”
Di fatto, circa una settimana dopo, smise di guardare con lui i cani e  scelse di rimanere orgogliosamente bipede. A tutti gli effetti.
Decise di smetterla con lui anche per schivare il pericolo di iniziare ad odiare gli animali a quattro zampe, eventualità che non aveva mai preso in considerazione prima.
Lui però non s’accorse di nulla, neanche di quando lei si alzò e se ne andò per la sua strada, facendo lo sgambetto a tutti i cani che incontrava.
Era proprio sfinita.
Era proprio finita.
Quando lo raccontò all'amica al telefono trovò  pure la forza di emettere due o tre bau! mentre una risata amara, al sapor di fiele e di venerdì santo, si versava nella cornetta.

martedì, 07 luglio 2009

AtheismOussSTRUDEL, ovvero una storia spampanata val bene...

 Racconta JONUZZA, professoressa di Filosofia applicata e itinerante:

L’sms di un alunno che ha finito l’esame mi riconferma nella convinzione del valore dell’ironia, dello humor, anche nell’insegnamento.
E mi riaccende il dispiacere per non vederlo praticato mai dai miei colleghi e PURTROPPO nemmeno dagli insegnanti di mio figlio.
Andrea mi dice che ha fatto un bellissimo tema di storia e un bellissimo esame di filosofia…. e conclude: “L’unico rimpianto è di non aver parlato dell’ATEISMUS STRUDEL di Fichte!”
Adesso mi rendo conto che spiegare questa battuta costituisce una cosa piuttosto complicata per chi non ha frequentazioni di filosofia.
Basti dire che ci fu, ai temi dei tempi, una controversia presso i professori di filosofia nella università di Jena, che se la presero con Fichte (sì, lo so che non ha partecipato al grande fratello) , perché identificava Dio con l’ordine morale del mondo e quindi implicitamente ne negava la necessità dell’esistenza, tale controversia era nota come Atheismusstreit, cioè battaglia sull’ateismo… bene, nelle mie lezione avevamo finito con il ribattezzarla atheismusSTRUDEL…
Insomma quattro risate alla fine di una serissima lezione di filosofia non mancavano quasi mai.
 
 

Ed ecco qualche notizia sull’ AtheismOussSTRUDEL da Terezipedia:

Dicesi  AtheismOussStrudel lo strudel che si prepara dal 1880 nel Thüringen, Bundesland della Cemmania zentrale, dove si trova la città di Jena, sede di una prestigiosa e Alte Universität.

Trattasi di STRUDEL  guarnito mit Mousse di crema alla cannella, una nuvola di simil-panna che inonda la stanza di profumo e richiama alla mente le classiche atmosfere da Secession- Konditorei. L’AtheismOussSTRUDEL viene prodotto, da più di cento anni e con superba bravura e perizia gastronomica, dalla Konditorei di Günther Fichte, discendente diretto del perdutamente filosofo Johann Gottlieb e figlio di Oskar Theodor, raffinatissimo Konditor alla corte di Franz,Karl,Joseph,Hans,Mag-nus, e altre aggiunte nomignolistiche a scelta. La Konditorei Fichte, lo dico per i turisti,  affaccia le sue entusiasmanti vetrine sulla Wunderbar Torte Gasse.

 

Da Herr Günther Fichte, in Wundebar Torte Gasse, potrete gustare il famoso AtheismOussSTRUDEL, stando comodamente seduti con il culettino su originali Stuhlen Thonet, provenienti dalla fabbrica-madre nella Czech Republic, e appoggiandovi con il doveroso sussiego ai tavolini in puro e originale stile Biedermeier, lascìto di Oskar Theodor Mag-nus, il nonno di Günther.

Alcune raccomandazioni: l’AtheismussSTRUDEL va mangiato con la forchetta, ovverossia mit die Gabel, perché di consistenza morbida, adatta anche ai bambini più piccoli, purché svezzati, golosi e scofanati.
Il modo migliore di gustarlo è, oltre che guarnito con la mousse cannellata o Zimtschemousse di cui sopra, con l’accompagnamento di fettine di mele caramellate,(Karamellierter Apfel), disposte a raggiera sull’angolo del piattino, a mo’ di margherita: la famosa Margaritische Garnierung della Konditorei Fichte.

Sulla parete dietro la cassa, al momento del Rechnung,  potrete ammirare il ritratto triste di Johann Gottlieb che lì troneggia ogni giorno e anche ogni notte. Il messaggio alla clientela, neanche tanto subliminale, che il ritratto del bis-tris- e quatrìs nonno, nonché padre morale della Konditorei Fichte,  rimanda è il seguente: ein Stück di AtheismOussSTRUDEL val bene un’intera esistenza filosoficamente spesa…
...alla faccia di Gott mit uns!
(ne ho sparate di cazzate, eh? sarà il gran caldo? o il poco da fare che mi affligge?)

Segue piccolo dizionarietto:

Thüringen Bundesland = la regione della Turingia;
Alte Universität = antica università;
Secession- Konditorei = Pasticceria Secessione...e no! nun esiste, regà! 
Konditor = Pasticciere;
Wunderbar Torte Gasse = Vicolo Torta Meravigliosa...più o meno!
mit die Gabel = con la forchetta;
Karamellierter Apfel = stronzata puramente inventata...da me...starebbe per mela caramellata, più o meno;
Margaritische Garnierung = idem come la precedente, starebbe per guarnizione a forma di margherita...se fà pe' dì, ovvio!!! 
Stuhlen = sedie;
Czech = Ceca, come la Repubblica, ovvio;
Biedermeier...be', qui andate a cercarvelo se non lo conoscete...;
Rechnung = conto;
ein Stück = una fetta;
Gott mit uns = popolare imprecazione dei portuali di Hamburg;

postato da: Terezita alle ore 11:43 | link | commenti (22)
categorie: divertissement, fa/volando-fa/volando, pazzianne
mercoledì, 20 maggio 2009

l'Ocra, il turchese Cupo, le RONDINI...e un Punto solo

SOTTOTITOLO:Post scritto a stomaco vuoto

Un bel palazzo color ocra, di primo novecento, mi ha abbagliato: se ne stava stamattina compatto contro il cielo color turchese cupo, quel colore che a Roma si affaccia soprattutto in primavera-ma non solo, io ero sull’autobus che correva sul viale di case d’epoca, reso più ampio dalla luce piena del cielo color turchese cupo, quello descritto nelle righe precedenti a queste per intenderci, e c'era ancora poco traffico a stravolgere l’equilibrio degli spazi spaziosi;

l’autobus correva incontro alla piazza con fontana e giardino, quella nelle vicinanze delle Rai, e correva incontro pure ad un pazzoide trasognante che cavalcava il cielo turchese e il viale spazioso su due ruote di bicicletta, svagando contromano senza battere ciglio, fermo era anche il ciglio dell’Atac-autista, giovane e mingherlino, certo e calmissimo nei gesti delle mani sottili, da lavoratore di puro intelletto, appoggiate sul volante extra-largo che muoveva come se lo manovrasse fin da quando era bambino alle elementari;

intanto il pazzoide trasognato dribblava l’autobus e lo evitava all’ultimo secondo, mettendosi al sicuro con una curva parabolica e nascondendosi con assoluta spontaneità tra i pulmini rossi e grigi degli ambulanti di camicie “10 euro ed è tutta robba ‘taliana”: imperturbabile il giovane Atac-autista si limitava a riposizionarsi un triangolino della sua crestina al gel perfecto e sembrava non aver considerato neanche visivamente il pazzoide trasognante e trasognato;

nel frattempo dentro al bus una follazza eterogenea, di quelle che così eterogenee solo a Roma ci possiamo permettere, premeva contro le porte, da dentro e da fuori, con assoluta, infaticabile tenacia e olimpico distacco ché tanto ormai la meta-capolinea era ad un tiro di fischio: così spiegava alla sua signora e datrice di lavoro, detta anche "impaziente come mai", la lavoratrice filippina parlando al cellulare con quell’intonazione da gong-gong e bong-bong che rende ogni cosa detta un'arrampicata d’ansia e di rincorsa mentre io, stordita dai gong e dai bong, pensavo al mio stomaco ancora vuoto per colpa delle analisi del sangue e ad una canzone sulle rondini di Lucio Dalla che ho scovato ieri su di un BLOG
amico:
sarà che si parlava di Spoleto e di Firenze e di altro ancora?
sarà che le rondini non abitano più in Italia?
quel che so per certo è che  
senz'altro sarà punto qui, finalmente.

postato da: Terezita alle ore 14:16 | link | commenti (13)
categorie: divertissement, annotazioni visive e/o estetiche
martedì, 19 maggio 2009

Sono io

la ROSSA di SAUCO

La tipa nel riquadro-video in alto a sinistra potrei essere io:

l'interpretazione e lo spirito sono identici,  

la compagnia di sbalestrati mi piace fin troppo, 

la canzone è un inno alla follia-amore di vivere...

e che il resto vada in malora, olè!

RIDO! 

RIDETE!

Caselli d'autostrada tutto il tempo si consuma
Ma Venere riappare sempre fresca dalla schiuma
La
foto della scuola non mi assomiglia più
Ma i miei difetti sono tutti intatti
E ogni cicatrice è un autografo di Dio
Nessuno potrà vivere la mia vita al posto mio
Per quanto mi identifichi nel battito di un altro
Sarà sempre attraverso questo cuore
E giorno dopo giorno passeranno le stagioni
Ma resterà qualcosa in questa strada
Non mi è concesso più di delegarti i miei casini
Mi butto dentro vada come vada
Siamo come il sole a mezzogiorno baby
Senza più nessuna ombra intorno...baby
Un bacio e poi un bacio e poi un bacio e poi altri cento
Teoricamente il mondo è più leggero di una piuma
Nessun filo spinato potrà rallentare il vento
Non tutto quel che brucia si consuma
E sogno dopo sogno sono sveglio finalmente
Per fare i conti con le tue promesse
Un giorno passa in fretta e non c'è tempo di pensare
Muoviamoci che poi diventa sera...
Siamo come il sole a mezzogiorno baby
Senza più nessuna ombra intorno...baby
Gente che viene
Gente che va
Gente che torna
Gente che sta
Il sole se la ride in mezzo al cielo
A guardare noi che ci facciamo il culo
E' un gioco
Mezzogiorno di fuoco
E' un lampo
Sulle armature
In guardia
Niente da capire
Mi specchio
In una goccia di sudore
Siamo come il sole a mezzogiorno baby
Senza più nessuna ombra intorno...baby


venerdì, 27 febbraio 2009

GENIALITà in Video

La ragazza si muove per mossette leziose, passi da bambina, sagomati e stilizzati come in certi balletti da frammenti-tv degli anni ’70, occhioni fermi nella severità della critica, cantata in forma di piccolo ed infantile lamento, rivolto contro il padroncino maschio.
Risparmia sui gesti e sulla mimica, li recita solo strettamente stilizzati, tanto da ottenere una caricatura del femminile più ovvio, in una versione ossessivamente recitativa, molto vicina a certi esempi viventi di donna.
Aleggia forte anche sul suo viso questo dualismo un po’ asettico e insieme sfrontato: bambinaggine unita a cattiveria vendicativa e decisionista.
A tratti assume un’espressione decisamente assente ed è allora che il prototipo teatrale sembra sostituire del tutto la realtà fisica vivente.

Il ragazzo è, dalla sua, totalmente impenetrabile, l'espressione congelata su una mentalità maschile da profittatore e utilizzatore senza risparmio del corpo della femmina-vittima di turno, il cinismo manovratore e senza scrupoli, da parodia del maschio in versione romanzo rosa, reso in una nota quasi verdastra della faccia pallidissima.
Quando accennano a ballare insieme sono assolutamente non dialoganti, hanno gesti da automa.
A ripetizione va il ritornello:
“tu sei cattivo con me perché mi guardi come se io fossi un’attrice un po’ porno, porno…”
E io mi chiedo:
“solo un po’? e il resto dello sguardo per chi è? forse per una santa e pia ma(!)donna?”
La risposta di lui al lamentuzzo ossessivo non arriva mai, come nella migliore tradizione dei ruoli e contro-ruoli: la guarda come se non la vedesse, ci balla insieme come se fosse solo, come se seguisse i propri passi di danza davanti ad uno specchio.
Lei è un pezzo di vetro, sì.

Trovo geniale questo video: è riuscito riprodurre in versione comico-surreale il tracciato dell’incomunicabilità dei sessi sul sesso.
Ha riprodotto i luoghi comuni di entrambe le fazioni, in una specie di macchietta recitata da due attori con metodo da “cane”, perfettamente estraniati a loro stessi: il senso della distanza e della non condivisione delle emozioni è immenso e reso in tutta la sua tragica grandezza, servito su un vassoio d’oro.
GRANDI.
Grande Genio.
Ridendo e amareggiando :

giovedì, 29 gennaio 2009

solo sfottendo la VITA puoi campare degnamente

Pascal Renoux
DEDICO questo post con particolare affetto e intensa presa per il c--- a quanti/e ritengono ancor oggi che il sistema venoso-linfatico possa irrorare efficacemente solo un sito per volta e che, di conseguenza, ci siano degli sbarramenti e/o limitazioni da porre tra/a le attività fisiologiche, siano esse quelle del pensiero o del vivere carnale. 
E ce ne sono di tipi-e così, ce ne sono, hai voglia se ce ne sono...
Sfottentemente malinconica per voi,
Tereza
TeZ ripresa da nord
Ci sono uomini e donne che somigliano a certe sacche/involucri da salsiccia:
si riempiono di letterature e di poesie, di cinema di qualità, meglio se d’antan, di pensieri così alti da apparire stilizzazioni del pensiero stesso e di concettualità complesse come elaborazioni di astrofisica.
Costoro hanno generalmente palati extra-fini ed extra-sdegnosi e ancor più sdegnosa umanità e mai si mescolerebbero con la popolazione comune, la stessa in mezzo alla quale pure sono costretti a camminare, loro malissimo grado.
A ragione di quanto vi ho appena spiegato costoro ripudiano tutto quanto c'è di terrestre e terragno e se continuano a mangiare e bere è solo per necessità di sopravvivenza...del loro cervello, così dicono.
margherita, profumo e amore
Perché questi epici eroi dell'assolutismo cerebrale sono, appunto, come sacche da salsiccia: a contenuto limitato nel peso e nella finitura del taglio di carne da insaccare e se forzate oltre un certo limite di riempitura "scoppiano".
Sono costretti dunque, per sopravvivere, a scegliere un ripieno di respiro alto e light, di pura fibra cerebro-stabile.
Grazie a questo e alla loro innegabile "Grandezza" costoro camminano a trenta centimetri da terra anche se il popolino terrestre e terragno non se ne accorge PER NULLA e continua a dar giù di vanga, di vino rosso e di amore carnale.
Incontrai uno così, diversi anni fa, un epigono della spiritualità dello spirito e dell'ideale applicato .
Pascal Renoux
Una mente fine, ritirata nel suo chiostro di ambra e diamante, che teorizzava la dittatura suprema del pensiero, la pace e le esequie dei sensi, sebbene fosse lontanissimo d'età dai novant'anni.
Un soggetto delizioso per il mio spirito folletto, infatti lo sfottevo ad ogni occasione buttandogli in faccia il mio cuore terrestre e terragno e la mia natura selvatica e assolutamente devota ANCHE al sapere dei sensi.
Rideva "il Grande N-", rideva di risolino fine e lieve di compatimento, per me e per le mie energie disperse nello stravizio del vivere anziché tutte devotamente devolute e diffuse  con l'incensiere alla celebrazione dell'intelletto purissimo.
JONVELLEPoi, una sera, in casa di amici, tra Bacco e altre amene sconcezze terrestri e terragne ci scambiammo baci e carezze, pure  pesanti e nient'affatto sublimate, traversate sì da pensieri, ma pensieri di quart'ultima scelta, inutile negarlo...
Be', quando a fine serata ci salutammo a fine corsa, mentre scendevo dalla sua macchina, il Grande N- Magno non mi salutò proferendo né anagrammi né massime né citazioni, solo mi diede l'ultimo bacio appassionato-torrido sul collo.
Non l'ho più rivisto ma da quelle poche carezze capii quanta sensualità il suo corpo sputava fuori da quella sacca per salsiccia in cui s'era infilato e ridotto a vivere e pensai:
"se avessimo fatto davvero l'amore forse ora ne guarderei il cadavere o forse no..." 
p.s.: qui sotto l'esuberanza femmina della Nannini in "Fotoromanza".
  

martedì, 27 gennaio 2009

Eccessi di MATITA

un particolare da dietro le quinte dei miei postmafalda ancoraLa maggior parte dei miei post, così come ho raccontato in pvt ad alcuni di voi-aficionados, nascono in metropolitana.

Ho sempre con me un quadernetto malandatuccio per via dell'entra-esci dalla borsa e una matita a piccoli pois con gommino in coda.

Uso la matita perché- l'ho scoperto scrivendo e vivendo, come avrebbe detto Lucio Battisti- scrive con più stabilità della penna e cavalca meglio frenate e sobbalzi dei trasporti a motore e a rotaia.

La mia scrittura è comunque di una schifezza indecifrabile, sparsa a caso tra pane, biscotti, prosciutto e detersivo per la lavatrice poiché lo stesso quaderno accoglie e ricovera idee-post e liste di carenze affettive della Signora Dispensa.

terezandoPochi giorni fa capitò che mi esplodesse  un'idea-bubbone-post e fossi colta da urgenza assoluta ed irrimediabile di metterla giù prima di scendere e giungere davanti ad un confortevole tavolo da scrittura.

Attaccai a scrivere in un vagone pieno-ma-non-troppo, in piedi, come s'addice ad un cavallo istruito e acculturato...(e io ne ho del cavallo pazzo, eccome!).

Accadde così che, nell'entusiasmo della spremitura cerebrale, persi l'equilibrio andando giù lunga, lenta, soffice e completa-completa...

Un tizio accanto a me, un rosso timido- ma non era un vino, eh!- e dall'accento vagamente pescarese, si premurò di tirarmi su poiché ero andata così ben lunga-lunga da non riuscire più con le mie sole forze a guadagnare la risalita in modo dignitoso e signorile.  

Il rosso mi tirava su e intanto mi chiedeva notizie su come mi sentivo e se mi fossi fatta male mentre io non riuscivo né a collaborare alla risalita né a rispondergli perchè ero talmente presa dal senso del ridicolo di me stessa che ridevo a crepapelle, come la migliore idiota del pianeta, giocandomi fiato e forze.

scovata da Avv3lenata

Ci crederete? di solito alla gente scappa sempre qualche risatella quando c'è qualcuno che cade e non si fa male- quest'è un classico  del genere comico- ma stavolta...beh, nessuno rideva, tutt'al più sorridevano, penso perché destabilizzati e sconcertati dal mio auto-senso del ridicolo auto-prodotto.

Il rosso intanto farfugliava qualcosa di gentile, lo capivo dall'espressione solidale, mentre, imbarazzatissimo, si tingeva in faccia e forse anche altrove dello stesso colore dei suoi  capelli e la sua lingua andava producendo suoni incomprensibili fra i quali emergevano solo le "ssttt" forti d'Abruzzo.

L'idiota, cioè io, per tutta risposta, rideva, rideva e rideva mentre teneva serrato forte in pugno il quadernuzzo con dentro il testo del post quasi fosse uno cui avessi salvato la vita.

Che squinternata...

Tereza matta come un cavallo

Be', certe volte penso che se ci fosse ancora Caligola e mi vedesse mi farebbe senatrice di sicuro, se non altro come tributo al mio essere:

<matta come un cavallo>

come dice la mia amica Lara!

p.s.:già pubblicato il 13  dicembre 2007: da allora non ho però cambiato metodo anche se non sono, fortunatamente, mai più franata sul pavimento in preda alle convulsioni grafomaniache 

p.p.s: Baustelle, geni colti e sofisticati della musica,in "GOMMA"

  


postato da: Terezita alle ore 11:30 | link | commenti (4)
categorie: divertissement, surreale e talvolta sconcio
martedì, 20 gennaio 2009

la Canzone del POICHé

Sàra SAUDKOVà
Poiché si sentiva praticamente sempre una pitonessa.
Poiché lui era davvero sottile come un giunco.
Poiché con lui, super-giunco, lei ancor di più si sentiva pitonessa.
Poiché, sentendosi una sorta di donna cannone,
debordante ed eccedente in ogni sua rotondità femminea,
temeva ad ogni movimento di schiacciarlo
come un orso che inciampa in un ramoscello calzando scarponi chiodati.
Poiché in quel momento  avevano a disposizione solo una piazzetta singola.
Poiché si rotolavano e srotolavano come due gatti in calore.
Poiché in quel rotolìo e srotolìo da gatta lei rimaneva pur sempre una pitonessa
debordante ed eccedente in ogni sua rotondità femminea.
Poiché anche lui aveva molto del gatto,
riflessioni feline
nel miagolìo così come nel languore,
successe che tentassero acrobazie e rotolamenti da tre piazze d’armi
benché la piazza vera fosse singola e non principale.
Poiché ciò accadeva mentre lei continuava a ripetere tra sé e sé:
"attenta, ricordati  che sei una pitonessa"
"debordante ed eccedente in ogni tua rotondità femminea"
"attenta al giunco e a non spiaccicarlo a mo’ di soglioletta".
Poiché oltre a rimandare a memoria avvertenze e necessarie precauzioni
la pitonessa continuava ad eccedere di zelo e di cautela
temendo di piombare sul giunco e ridurlo in fotocopia
e da giunco-gatto qual’era ridurlo nella specie soglioletta-e basta.
Napoli
Poiché ad un certo punto la pitonessa tentò una super-manovra,
coniugando illusoriamente l'acrobazia amorosa con il non-peso
qualità di cui difettava grandemente,
secondo le leggi primarie della fisica e delle sue forme
debordanti ed eccedenti di rotondità femminee.
Poiché tutto questo tramestìo mentale e ginnico andava avanti
tra le miagolosità vogliose e inconsapevoli dell'uomo-giunco,
accadde che la piazza singola ad un certo punto si ribellò
e si rivoltò contro i due miagolanti
e contro le leggi primarie della fisica
sputando fuori la pitonessa che rotolò fuor di piazza ma...
...per la verità assai dignitosamente.
Poiché la pitonessa caracollò in terra
ma non ne voleva confessare il motivo
subito rise
com’era suo costume e si rialzò
riprendendo presto e lesta a miagolare con sincera soddisfazione
appresso al giunco-gatto che s'era appena salvato
dal divenire soglioletta-e basta,
il sapere e l
ignaro del pericolo corso e scampato andando appresso a quella pitonessa
e alle sue forme
debordanti ed eccedenti di rotondità femminee.
p.s.:qui sotto “le chat de la voisine”- Yves Montand

postato da: Terezita alle ore 14:05 | link | commenti (9)
categorie: divertissement, eros e allegati
giovedì, 15 gennaio 2009

SENSUALISSIMO Amore

Rossana Cagnolati

Lo amo.

Ci siamo incontrati sulla neve.

LUI è di Salisburgo e sa di blu.

Mi abbraccia come nessuno:  mi avvolge e mi racchiude con calore, senza soffocarmi.

Mi si appoggia indosso caldo e lieve ma sa farmi sentire la sua presenza fisica, costantemente.

E' un sogno fisico fatto realtà e ad ogni risveglio riprovo la stessa gioia languida nel tuffarmi in LUI.

So di trovarlo sempre caldo e pronto a prendermi con sé.

Amo consegnarmi fisicamente a LUI così come una pasticca solubile si consegnerebbe all'acqua: per sciogliermi e disperdemi in LUI.

Lo amo e lo desidero ogni giorno con intensità costante, LUI, mein LIEBE:

LUI, il mio montgomery.

...seguono sospiri e gemiti irriproducibili.... 


postato da: Terezita alle ore 10:14 | link | commenti (6)
categorie: divertissement, dediche speciali e riconosciment