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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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giovedì, 05 novembre 2009

la Crocifissione tra PIRATI

che fossero primitivamente simili ormai lo sapevano;
che facessero ogni volta l'amore come se lottassero era quasi la norma;
che da quella lotta uscissero prendendosi in giro a vicenda era una prassi;
che si stupissero ogni volta del loro comune e selvatico senso vitale era una complicità dichiarata;
che non conoscessero altra passione che quella, così particolare da essere in qualche momento vicina all'odio e al desiderio di farsi del male, quasi un cibarsi uno del corpo dell'altro, era una consapevolezza.
Eppure vivevano tutto ciò con naturale, istintivo ed intatto stupore e  da tempo ormai.
E dentro riflettevano segretamente, ciascuno per proprio conto, sulle vicende comuni delle loro terre.
Terre abbordate infinite  volte dai predoni.
Secoli fa, certo, ma chi poteva dire con certezza che non fosse rimasta in loro alcuna traccia dell'istinto di rapina? 
Richard RODRIGUEZ
Che non ci fosse ancora traccia di quel prendere l'amore con istinto di ineluttabile fame?
Bastavano forse gli occhi verdi di lui a mettere in discussione la loro probabile e comune discendenza dai predoni? no, l’indizio era insignificante nel loro contesto erotico generale.
A questo forse pensava lei in quel pomeriggio, quando gli ordinò di stendersi sul letto con la voce di chi ammette solo obbedienza.
E una volta ottenuta l’obbedienza gli tolse ogni indumento di dosso e gli chiese di assumere la posizione di Cristo sulla croce.
Poi spogliò sé stessa d'ogni cosa e gli si stese sopra
anche lei come un Cristo in croce: 
le cosce sulle sue cosce
l'interno delle braccia a toccare l'interno delle braccia di lui
ad aderirvi e a cercarne la punta, le mani cioé, benché fosse tanto più piccola di lui.
Le punte dei piedi a sfiorare quelli di lui, benché fosse tanto più piccola di lui.
La testa a cercargli prima l'incavo del collo e poi la faccia, e ogni parte sovrapponibile per sovrapporsi.
Due crocifissi d'amore.
Solo ad un certo punto gli disse, a voce sottile ma perentoria:
"non ti muovere, voglio sentire tutta la tua superficie e se possibile il sangue andare nelle vene”.
Man RAY
E lui fu buono per un po', accettò sospirando e compiacendosi di quel gioco,di quell'incollarsi e scivolargli addosso di lei per percorrerlo tutto.
Gli piaceva molto, soprattutto per l’impegno che le vedeva mettere nel farlo: tanto più piccola ma anche tanto testarda.
Ma il gioco non durò quanto lei avrebbe desiderato, ché forse una notte intera lo avrebbe voluto usare come tappeto volante...
Una notte intera o quasi.
Addormentarcisi addosso.
E' che lui voleva sempre comandare e quindi dopo poco si mosse, dimettendosi da quella croce.
"Maledizione-pensò- la vince sempre lui..."
e un po' bestemmiò contro la sua statura che era  troppo piccola rispetto a quella grande di lui, come la sua forza fisica, del resto.
Forza e statura, solo quelle erano più piccole però...GUTHIER
Lo lasciò dunque tornare in cima alla nave e andare al timone, e intanto se la rideva.
Anzi se la ridevano insieme del resto del mondo che non stava là ma da qualche altra parte a smadonnare per questo e per quello.
Allora, proprio riflettendo su quel vano smadonnare, lei lo guardò e gli fece persino l'occhiolino, nonostante la rabbia di averlo di nuovo comandante della nave le covasse ancora dentro.
Gli fece l’occhiolino, sì, proprio lei, la Piratessa al Pirata: del resto erano pari in furfanteria d’amore.
comunicazione
(GIA' PUBBLICATA NEL 2008)

postato da: Terezita alle ore 19:24 | link | commenti (4)
categorie: eros e allegati
venerdì, 11 settembre 2009

Scivoloso-Remoto-Succoso-Eros

(già pubblicato nel 2007) 

Camminavano allo stesso modo
passi di fiera e di caccia silente
mai un rumore di troppo
né all'incrociarsi delle loro gambe 
né nel sorprendersi alle spalle
né nel comparire d'improvviso.
Avevano mutuato dai loro antenati quei movimenti.
e così era anche per la danza del corteggiamento.
Era lo sguardo dell'uomo che desidera
e quasi implora nel fondo degli occhi
occhi che vorrebbero essere di comando ma sono di sete.
Cortés
Era la sfrontatezza della donna
tigre capace di reggere quello sguardo avverso
e dire sì rimanendo regina ultima della decisione.
Si affiancavano così scambiandosi  
passi e spazi e occhi
insieme verso quel che gli veniva quasi di strapparsi
in un combattimento di esito sicuro e vittorioso per entrambi.
Lui non aveva paura di toccarla e di afferrarla per sentirne la densità.
Lei non aveva paura di avvolgerlo e farglisi pianta
che alla fine avrebbe lei, rampicante, invaso quel muro.
Da chi lo avessero appreso quel rito sapiente è difficile dire.
Jan SAUDEK 1965
Odore di piante di fico e luci taglienti nella loro certezza
e terre aspre, apparentemente senza frutto,
o pochi frutti compressi nel succo polposo
fin troppo forti da comprendere nel gusto.
Questo e altro gli si agitava dentro mentre danzavano verso l'accoppiamento
e un po' di quegli odori e di quelle luci e di quei frutti tornavano
nel silenzio dei loro passi incredibili
facendosi corona nella memoria lontana e mai perduta
dei loro predecessori comuni. 
GUTHIER

postato da: Terezita alle ore 12:40 | link | commenti (3)
categorie: eros e allegati, goffamente poetante
martedì, 04 agosto 2009

anche il MIELE ha un suo Percorso

(già pubblicato non troppo tempo fa)
Miele1
Farsi miele, di quello morbido e quasi liquido e scendersene così, un po' scivolando e un po'  rimanendoti addosso.
Ho sempre pensato che l'amore avesse questa consistenza, esattamente questa: miele, liquido ma non troppo. L'oro delle api, colando addosso, disegna curve dorate, serpentelli luminosi e trasparenti, il colore oro del miele, appunto.
miele
La speranza più forte è soltanto quella di trovarti a bocca aperta ché il miele scivola via più veloce di quanto ci si aspetti e attende solo d'essere colto.
Anche il miele ha un suo percorso.

postato da: Terezita alle ore 10:01 | link | commenti (13)
categorie: eros e allegati
lunedì, 06 luglio 2009

Le ANCHE

la perplessità secondo Irina Velichko
Anni fa in un bar di Bologna.
Entra una donna dalle forme eccessive anzi, straripanti.
Soprattutto l’anfora dei fianchi che esplode dalla gonna.
Soprattutto la curva del culo che è comunque molto curva e che si guarda molto intorno.
Chiede un caffè.
I baristi la guardano come fosse una pietanza fumante.
Ne aspirano il profumo.
Letteralmente la pesano e la soppesano.
Le usano una gentilezza insinuante come un avvio di ballo liscio.
Il bar s'è trasformato ormai  una balera nei loro occhi luccicanti.
Jean Loup SIEFF
La donna sta al gioco, illuminandosi di vanità e lussuria.
Pare stia per scattare un tango da qualche parte.
Potrebbero da un momento all’altro filare tutti nel retrobottega a concludere l'allusione.
Lussuria e libidine cantano a voce spiegata e senz’incertezze.
La donna paga e prende il resto. Grazie e arrivederci.
Luccichii di pupille esaltate e scurite dietro al dietro di lei che se ne esce, compiaciuta e consapevole.
Dondolando Le ANCHE .
(già pubblicato nel 2007)

postato da: Terezita alle ore 09:41 | link | commenti (16)
categorie: eros e allegati, piccole storie piccole
mercoledì, 01 luglio 2009

a Pina Bausch

Philippine Bausch detta Pina

(Solingen, 27 luglio 1940- Wuppertal, 30 giugno 2009) 

Pina Bausch è stata, negli ultimi decenni,  una stella della ricerca espressiva applicata alla danza, svincolata da certi virtuosismi eccessivamente accademici che ne raffreddano la componente drammatico-emotiva; a lei si deve l'innovazione felicemente esagerata d'aver sdoganato, oltre alle espressioni del corpo, i corpi stessi dei ballerini e delle ballerine, svincolandoli e tirandoli via dai canoni classici della perfezione fisica a-temporale. La danza della Bausch è soprattutto potenza emotiva, espressione di moti e di nodi dell'anima, mostrati senza ritegno nella fisicità dirompente dei corpi imperfetti ma assolutamente realistici dei suoi ballerini.

Prima di lei anche Martha Graham aveva cercato di destrutturare la danza ricongiungendola al suo più profondo significato di linguaggio del corpo e, soprattutto, delle sue emozioni. La  danza della Graham scaturiva infatti, secondo l'interpretazione data da lei stessa, dai ritmi binari vitali della respirazione, del battito cardiaco, della sequenza di contrazione e distensione muscolare.

 

Diceva in un'intervista la Graham:

“Inspirare, espirare, dentro fuori. La mia tecnica si basa sulla respirazione. Ho costruito tutto quello che ho fatto sul pulsare della vita, che per me corrisponde al pulsare del respiro.”

Nulla dunque è come la danza rappresentazione simbolica e sublimazione, puramente artistica, dell'eros e delle sue rappresentazioni.

E vale per il sesso quello che vale per la danza: entrambi, se ridotti a puro, calcolato e distante virtuosismo o ad esercizio di stile preparato a tavolino si tramutano in arte fredda e possono essere sostituiti con qualunque cosa, proprio con qualunque;  e, in più, forse, in quel caso né la danza né tantomeno l'erotismo hanno più alcun carattere dell'arte.

Perché trovarsi e scoprirsi a ballare d'amore con la perizia emotiva di due ballerini "alla Martha Graham" o "alla Pina Bausch" è ben altra cosa.

Certo anche lì si è studiato  e provato molto, ma mai con le gambe sotto al tavolino nell'angolo freddo di una stanzetta da studente fuori-sede...e fuori argomento...

Pane, tulipani e il resto

La passione si può raccontare bene in forma di danza.

Il ballo è una commedia simulata, appassionata  ed elegante dell’accoppiamento.

La danza possiede lo stesso fraseggio della seduzione.

Danza e passione camminano con gli stessi passi da gatto.

Così scrissi tempo fa ad un'amica. 


martedì, 26 maggio 2009

i cani e gli amanti

Vide due cani per strada che s’azzuffavano giocando, così come fanno tutti i cani.

Si ricordò allora di certi momenti da amanti e si trovò ad osservare i cani giocare quasi come vedesse il film dell’amore quando s’infuria e diviene quasi zuffa.

Guardò e ricordò: il cercarsi affannoso e senza senso di due amanti, vicinissimi eppure tormentati dalla ricerca di non si sa che cosa, proprio come due cani in un duello giocoso.

Irina VELICHKO

Considerò com’era infantile e genuinamente selvaggio il sentimento di quelli, amanti, che si cercano pur stando vicinissimi, i loro gesti che sembrano uno sbranarsi, un contendersi la vita per divorarla con avidità.

Ripensò a come le piacevano quei momenti e all’eccitazione incontenibile che le procuravano ogni volta: cercarsi come cani in zuffa nello spazio ristretto di un angolo di letto.

“Ecco- pensò- l’amore fa tornare cani e ci ricongiunge a quello che, con più sana certezza, vivendo veramente siamo".
V. Ivanovski
qui sotto una squisitezza in musica degli amatissimi Avion Travel:
Peppe Servillo m' fa murì...

postato da: Terezita alle ore 12:10 | link | commenti (8)
categorie: eros e allegati
venerdì, 15 maggio 2009

Absolute beginners

V. Ivanovski

Erano due amanti su misura da diverso tempo.

S’erano trovati e presi le misure con accortezza e perizia ché le loro similitudini avevano funzionato ad incastro perfetto, da subito.

Ogni volta che s’incontravano sembravano ingaggiare vere e proprie lotte sensuali ma né più né meno di come altri da bambini avevano giocato a battersi e combattersi: così erano loro due, vivacemente rabbiosi e, alla fine, spesso ridenti e compiaciuti di loro stessi e del loro incastro perfetto.

Recitavano le loro parti, convenzionali e non, con adesione convinta e ironica e quello che li teneva così attratti l’uno dall’altra era proprio la loro consapevolezza teatrale:  un istinto da palcoscenico amoroso li animava e li faceva complici.

Questo finché uno dei due sbagliò clamorosamente mossa.

Accadde in un pomeriggio caldissimo, a casa di lui.

La donna, entrando, gli aveva visto uno sguardo torvo, un’espressione stanca, provata di delusione, di fastidio anche, e gliene aveva chiesto il motivo. pensiero di uomo

L’uomo aveva negato, tradendosi però, ché con impercettibili movimenti s’era tirato su con le spalle come chi si aggiusta per riprendere il controllo, e questo a lei non era sfuggito:

“sembri stanco, molto stanco o forse contrariato”.

E lui s’era aggiustato ancora e, negando senza convinzione, aveva ripreso una postura da uomo "solido e costruttivo".

Poi, quando avevano iniziato a fare l’amore tutto sembrava come altre volte, solo lei gli teneva un po’ più testa di sempre, quasi gli avvertisse nei gesti una carica aggressiva estranea, diversa.

Fu in questa atmosfera ad insolita frequenza, dove il motivo sospeso e segreto del malumore di lui allungava un’ombra nociva e spogliava rovinosamente l’eros di quella vena teatrale e divertita che normalmente correva tra loro, che ad un certo punto lui le sferrò uno schiaffo.

Lei ne sentì solo il rumore ché non era un vero schiaffo ma ne rimase così stupita da coprirsi gli occhi con le mani e stropicciarli poi più e più volte, per ricredersi.

RIBOUD

Quei due non erano stati fin lì amanti qualsiasi: non avevano mai tenuto conto né delle norme scritte né di quelle approvate, spesso anzi sembravano  pronti a sbranarsi nel loro reciproco godersi, ma era sensualità e null’altro, quello schiaffo invece risuonò sinistro, del tutto fuori posto e collocazione.

Attonita, lei non riusciva a riprendersi dallo stupore: sì, riusciva a provare solo stupore, faticava a prendere coscienza di altro che non fosse stupore, faticava a fare l’amore e, anzi, aveva smesso del tutto.

V. IvanovskiNel silenzio delle ragioni ch’era calato tra loro stettero ancora un po’  a parlare e a lui uscì, infine, il motivo del disappunto e dell’aria scura che aveva: un problema di lavoro.

La donna annotò la confessione e in cuor suo si sentì sollevata: sentiva d’aver raccolto gli elementi per costruirsi un senso di quello schiaffo, un senso però che non sarebbe mai divenuto un’attenuante, per nessuno dei due e per lui soprattutto. 

Quel giorno stesso, dopo che si furono salutati, e nei giorni seguenti ancor di più, la donna capì che quel colpo era stato dato per schietta e scarna rabbia e seppe così, nel suo profondo, che non glielo avrebbe mai più perdonato e che  quello sarebbe stato il frammento sul quale avrebbe impostato e costruito la sua distanza e il suo distacco da lui.

Lo avvertì come un fatto naturale, inarginabile, di un‘urgenza fisiologica quasi, la cui forza era divenuta pari all’attrazione erotica, questa davvero inarginabile che aveva provato per quell’uomo sin dal primo momento e per così tanto tempo.

E il sentimento della distanza in lei andò crescendo a gran velocità, senza più fermarsi. A. Smirnov

Stava camminando per strada mentre si sorprese a constatare il suo umore netto e razionale: come tante altre volte nella sua vita proprio le decisioni più difficili e, per tanti aspetti, apparentemente impossibili, prendevano la strada da sole come le sfuggissero di mano, figlie di un inaspettato e coraggioso pragmatismo. 

Si sentì immediatamente di allungare il passo quando Absolute beginners risuonò da una radio come la sua personale sfida.

 

postato da: Terezita alle ore 16:12 | link | commenti (12)
categorie: eros e allegati
mercoledì, 13 maggio 2009

Sovvertendo e Pervertendo AMORE

(già pubblicato nel 2007)
Non avevano paura. In fin dei conti potevano solo conoscere conoscenza.
Nessun sesso era interdetto nelle loro parole: i pensieri potevano essere racconti.

Irina VELICHKO
Nessun pensiero era o conteneva parola impronunciabile.
L’innocenza era come uno specchio in cui riflettersi nudi per davvero. E non era nudità di corpi o di parte di essi.
Nessun sesso era in loro un’idea cui qualcun altro aveva costruito indosso una categoria: neanche la fatica classica e scontata di uscire dagli schemi dei più.
Come persi e sospesi  su un loro pianeta momentaneo, pronto a svanire e ricomporsi senz’essere mai pianeta di sopravvissuti a qualcosa.
Fu così che scoprirono come può avvenire il passaggio dei corpi allo stato fluido: nel mescolarsi di desideri e nella dichiarazione d’ogni pensiero non c’era sesso che non li trovasse insieme ad ascoltare.
Molti avrebbero parlato di perversità se avessero conosciuto le loro porte indefinitamente aperte.

Ma proprio quella perversione naturale li avvolgeva anche, come null’altro, e li rendeva incoscienti dei limiti e incoscienti dell’illimite.
Nessun sesso era paura o difficoltà a pronunciarsi.
E se lo ripetevano l’un l’altro: nessun sesso è paura o limite da porre.
Iniziarono a dirselo sottovoce ma pian piano persero prudenza e quel segreto s’iniziò a leggere loro in volto: perversione d’amorosi sensi.
Libertà da loro stessi. 

postato da: Terezita alle ore 10:00 | link | commenti (5)
categorie: eros e allegati
venerdì, 08 maggio 2009

Eros e Pietas

andrei smirnov
La foto qui sopra richiama quella descritta e “annotata” nel post che trovate QUI.
Infatti anche l’immagine di Smirnov richiama, a mio avviso, il tema della Pietà di Michelangelo, la più famosa, quella conservata in San Pietro: sì, anche Smirnov, come già sottolineai per Renaux nel post appena citato, sembra aver attinto suggestioni dall’opera di Michelangelo.
Renoux come MichelangeloManca in Smirnov il drappeggio (presente nella foto di Renaux), i corpi infatti sono entrambi nudi; manca il drappeggio come elemento scenografico che completa e drammatizza in chiave barocca l’effetto emotivo e, inoltre, sono stati scambiati i ruoli: l’uomo è qui la “Madonna”, portatrice del corpo mentre la donna è il "Cristo" ed è il suo il corpo portato e sorretto, il corpo dell’abbandono all’amore e della quasi-morte.
Eppure l’effetto/tema del braccio e della mano della donna, ricadenti verso terra, è lo stesso delle altre immagini citate e l’afflato che corre dall’uomo verso il corpo della donna-Cristo pure è  lo stesso:si riproduce e si ripropone il tema “amoroso“ della Pietà.
C’è infatti un’impronta amorosa fortissima nell’immagine di Smirnov, così come nella Pietà di Michelangelo, ma qui, nella foto di Smirnov, c'è  anche una forte impronta protettiva nell'atteggiamento dell’uomo-Madonna verso il corpo della donna-Cristo, abbandonato e morbido, senza difese precostituite, consegnato all’amore.andrei smirnov
Però qui il corpo di lei, a differenza di quanto avviene nella Pietà di Michelangelo, ha una postura che lascia trasparire il senso attivo dell’abbandono: gli arti sono appoggiati sulle braccia dell’uomo e sostenuti dal suo abbraccio ma non sono inerti, se ne intuisce l’atteggiamento “presente”, muscolare, il possibile scatto in avanti.
Qui l’impasse dell’abbandono è giocato insieme e contemporaneamente alla presenza dell'energia d’amore, sebbene quest’ultima la si debba scovare, leggere e interpretare, intuire soprattutto, nel corpo attivo femminile.
Torna ancora alla mente il tema de "la petit mort", come scrissi in questo 
Post, sebbene qui, in Smirnov, la piccola morte, la conclusione dell’amore, sembri ancora lontana; qui, infatti, appare descritto un momento precedente, l’avvio di danza, il momento in cui i due amanti, complici e tesi a realizzare il loro programma d’amore, si incamminano insieme. 
V. Ivanovski
Come osservai parecchi post fa anche a proposito della pittura preraffaellita, viene qui ripreso, a mio parere, quel contatto ravvicinatissimo  tra misticismo e sensualità nelle loro più estreme rappresentazioni. E ciò mi piace molto perché in quel contatto ravvicinatissimo mi sembra di intravedere la materializzazione/incarnazione del sogno nella sua accezione più concreta sotto il profilo dell’esperienza possibile.
Non è forse dato ad ognuno di volare più in alto proprio attraverso quello sciogliersi della razionalità a favore della dimensione fantastica che si verifica quando quelle due note, la sensualità e il misticismo, così profondamente contigue, si baciano e si confondono?
Infine riporto qui un commento lasciato da Giorgio sul post “emozione e pensiero hanno un corpo unico”, a proposito dell’immagine di Renaux che rimetto qui sotto a titolo esemplificativo:
Renoux come Michelangelo
 
"...Ho guardato la Pietà e ho visto tre rapporti diversi: madre-figlio, donna-uomo e anche figlia-padre. In sostanza, credo che l'opera dovrebbe chiamarsi "Pietas" alla latina, perchè secondo me è questo il suo segreto: è l'immagine archetipica della pietas, e si impoverisce se viene riferita ad un unico tipo di rapporto umano".
Giorgio

Ed ecco la mia risposta, a tutt’oggi valida:

“...sono perfettamente d'accordo sulla tua definizione di Pietas, carissimo Giorgio, un concetto da me molto amato: tanto antico quanto splendidamente laico.
Della Pietà credo se ne possano leggere un'infinità di versioni e di interpretazioni e questo è quel che accade con le opere più grandi: l'artista apre, anzi socchiude mille porte interpretative e ce ne fa dono lasciando a noi la facoltà di viaggiare tra le infinite possibili letture.
Mi viene in mente "Se una notte di inverno un viaggiatore" di Calvino, esperimento delle potenzialità interpretative nella narrativa ma, anche, nell’arte in generale.
Una mente con i muri stretti, gli spazi angusti e, soprattutto, eccessivamente codificati non produrrà mai arte.
Arte=Libertà”.

lunedì, 04 maggio 2009

Pane e TANGO

(già pubblicato nel 2007)

Il locale è quasi vuoto.

Silenzioso l'unico cliente.

La musica in sottofondo è un tango, uno dei più morbidi e strazianti.

Pane nero tagliato sottile.

Fetta sottilissima di toma piemontese color cremina-cremina.

Fetta sottile di prosciutto color rosa-bambino.

Fettine sottilissime di melanzane, color kaki nel loro conservarsi sott'olio.

tovagliolo rosso

Tovagliolo rosso-passione.

Tagliere-piatto color noce-antica-noce.

Calice di rosso rubino, qui e là colpito e schiarito di luce nel movimento del liquido che ondeggia alla presa delle dita sul gambo. 

Rosso fluente

Tutto è buono.

La musica va, di rosso e di nero, di blu profondo e di verde cupissimo e altro ancora, ma son solo colori densi, sprofondati in sé stessi.

Silenzio e masticazione.

danza ed eros

Potrebbe esserci dell'altro ma va già bene così.

Masticare al ritmo d'un tango così struggente è esperienza fisica totale.

I sapori sono suoni e i suoni entrano in bocca.

L'ultimo sorso lento e corposo nel gusto.

Pago e vado.

Possibile ch'io abbia solo pranzato e per di più velocemente?

Qui la musica era un tango. 

il sentimento della fisarmonica

postato da: Terezita alle ore 12:47 | link | commenti
categorie: danza, eros e allegati, piccole storie piccole