



qual è la direzione da prendere…da prendere entrambi, uomini e donne, universi incompleti per loro natura, mondi parziali ed imperfetti che solo lavorando insieme possono sperare di comprendere l’intera superficie del mondo”. 



Stamattina la sveglia di Fiabilandia ha mandato il suo solito avviso: inizia la settimana lavorativa.
Noi puffi, qui a Fiabilandia, prendiamo il caffè, i biscotti, lo yogurt, e altre cosuzze normali come in tutto il resto d'Europa, perché noi, qui di Fabilandia, siamo europei, figli di un bel po' di storia e dei diritti e dell'uguaglianza e di tante altre belle e quotidiane cose....

Così, stamattina, mentre sorseggiavo il caffè, un giornalista con la polpetta in bocca e l'aria da suinello nobile e laureato si è interrotto, anzi ha interrotto la sua intervistina del mattino, quella durante la quale mangia ogni giorno una dozzina di polpette continuando a parlare e lecca con devozione, per molte dozzine di volte, il piatto in cui mangia: l'ha interrotta per collegarsi con un altro giornalista, questo di fisico ed eloquio ieratico, ascetico e orante, che segue tutti i viaggi del papa di turno, in questo caso, ovvio, Papa Benny.

Allora, intuita la mossa, mi sono tuffata nel caffè e ho spinto nel liquido bollente i miei biscotti, tanto per essere sicura che facessero mappazza; sì, mi sono sfogata con loro perché qui, a Fiabilandia, per il Sacro Padre interrompono qualunque cosa e se pure la cosa non ti piace e/o ti smuove la nausea prima e l’incazzatura poi non puoi prendertela più di tanto e devi accontentarti di assassinare i biscotti nel liquido caldo e poi mangiarli.
Anche questa volta il buon Benny si è speso per la dignità delle donne- purché senza contraccettivi e senza sesso, senza trucco e con molto inganni- ma non ricordo più né a proposito di cosa né dove fosse mentre se ne usciva con questa storia della dignità femminesca, forse era in volo o forse sulla sacra-mobile, non so: non importa però, lui parla sempre e volentieri di ciò che gli sta a cuore e può far a meno degli spunti “per”.

Al nostro Papa-Presidente-Padre però sarà sfuggito sicuramente il video che chiude il post...il fatto è che noi, qui, nella nobile Fiabilandia, siamo abituati a dare una botta al Papa e una là dove non si può scrivere…

a viulenza cuntra i fimmìni è sperienza e' tutt' i fimmìni,
e mò addumannateve cume maije na fimmina certi voti pari ka vali mine 'e nu zinzude...
(non c'è nulla da aggiungere: la violenza contro le donne è esperienza comune a tutte le donne; e ora chiedetevi come mai certe volte una donna sembra valere meno di uno straccio...)
da Tereza del 3 aprile 2008:
T-, quasi dodici anni d'età.


Si sente la puzza d’alcol addosso e si fa schifo, anche se quella puzza su di lei in realtà non c’è per nulla.




Poi, una sera, in casa di amici, tra Bacco e altre amene sconcezze terrestri e terragne ci scambiammo baci e carezze, pure pesanti e nient'affatto sublimate, traversate sì da pensieri, ma pensieri di quart'ultima scelta, inutile negarlo..."Anche in uno Stato il più militarizzato e poliziesco possibile, una cosa del genere può sempre capitare. Non si può pensare di mettere in campo una forza tale, dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle donne in Italia e credo che non ce la faremo mai". Silvio BERLUSCONI
LO RIPORTO IN ROSSO PERCHé GRONDA
SANGUE
quello delle vittime e quello della furia che mi acceca di fronte a parole come queste e che NESSUNO, ripeto
NESSUNO
NEANCHE PROVI A GIUSTIFICARLE
QUI SUL MIO BLOG.

PUNTO.
POST PUBBLICATO IL 22 giugno 2008 CON IL TITOLO:
Al Consiglio di sicurezza dell'ONU, i Quindici hanno approvato all'unanimità la risoluzione che prevede azioni repressive contro i responsabili delle violenze contro le donne:
lo stupro è considerato come arma di guerra

In uno splendido articolo comparso su "La Repubblica" di ieri, sabato, Adriano Sofri- prendendo le mosse dalla sentenza citata in apertura-post, e riallacciandosi alla carneficina morale e umana della recente e a noi vicinissima, in ogni senso, guerra nella ex-Yugoslavia- scrive, tra le altre cose:
..."il bordello di guerra" faceva culminare il delirio sciovinista e virilista, e svelava il cuore antico delle guerre. Duelli tra uomini, in cui il corpo delle donne è insieme posta e campo di battaglia"...
"lo stupro non è il solo corollario delle guerre, il suo tristo accompagnamento: è un arma delle guerre tra uomini, ma è l'arma simbolicamente decisiva dell'universale guerra degli uomini contro le donne, e che stupro e assassinio di donne in tempo di pace sono una forma di addestramento militare e di caparra privata sulla guerra generale"...

Sofri si ricollega , nel suo intervento su Repubblica,anche al libro della scrittrice croata Slavenka Drakulic, dedicato pur'esso alle vicende della ex-Yugoslavia, intitolato "Come se io non ci fossi".
Il titolo si rifà ad una frase tratta da "Se questo è un uomo" di Primo Levi,frase che, in questo contesto di discorso, riassume efficacemente e con pochissime parole la terrificante realtà, spesso non percepita in tutta la sua portata distruttivamente duratura, della capacità di annullamento della dignità umana e della persona tutta che viene perpetrato attraverso lo stupro.

Ma Sofri, allargando e trasferendo il concetto di Primo Levi, arriva a formulare, a proposito delle vittime degli stupri, la frase, riveduta e drammaticamente corretta, "se questa è una donna ".
E lo scrive e ce lo trasmette con sentita compassione e altrettanto sentita pietà, intese qui nel senso nobile, sentimentalmente ed emozionalmente partecipato, della lingua latina: cum-patire e pietas.
Conclude poi nell'articolo:

"Così lo stupro resta un problema delle stuprate".
e chiude, rievocando amaro Levi: "Se questo è un uomo...".
Condivido pienamente queste tesi che illustrano chiaramente il dramma e la ferocia di un crimine che, sebbene perpetrato attraverso e addosso al corpo delle donne, simbolicamente colpisce "altri interessi" e, di conseguenza, pare paradossalmente spogliare, almeno in parte (!), le vittime delle loro ragioni di protagoniste.

L'ho scritto già in occasione di un fatto terribile avvenuto a Roma lo scorso novembre:
http://tereza.splinder.com/post/14533679/Gioved%C3%AC+1+novembre.+All%27indom
Mi sento perciò di ringraziare da qui Adriano Sofri, sicura di non essere sola in questo, anzi.
Lo ringrazio per essere voluto entrare, sia pure per un momento e sia pure armato solo di pietas e di com-passione, nel corpo emotivo delle donne e nella sua ferita più grande, quella che può lacerarlo e anche ucciderlo, sia pure senza giungere necessariamente alla morte fisica. Vorrei concludere esprimendo questo breve concetto:
DA SEMPRE PENSO CHE LO STUPRO SIA IL PIù TEMIBILE, IL PIù PERFETTO E IL PIù EFFERATO DEGLI OMICIDI POICHé è L'UNICO CHE PUò LASCIARE LA VITTIMA FISICAMENTE VIVA...
Ringrazio ancora Adriano Sofri,soprattutto per tutte "le morte viventi" che recano impresso sulla loro carne viva l'orrore della trasformazione del linguaggio d'amore in discorso d'odio e di morte.
Grazie, Adriano, soprattutto perché sei un uomo.
Grazie, per essere un uomo a questo speciale modo, dato, questo, nient'affatto scontato. Purtroppo.
Grazie, da donna.
Grazie, perché ci fa sempre un po' più bene se a parlare così è un uomo.
Tereza
p.s. qui sotto la Veronica di Krzysztof Kieslowski guarda il mondo attraverso una biglia di vetro...






La donzella di turno, reclusa nella torre d’avorio della casalinghitudine, irresoluta ed esitante nel cedersi all’igienizzatore bianco-lancierato, incatenata eroticamente ma innocentemente ai suoi doveri di PULIZIA della casa, lo vedeva e lo sentiva arrivare, (al suon di cataclop! cataclop! ), fiero e di schiena ben diritta sul suo destriero-necessariamente-bianco, e sapeva con certezza d'esser risolta da lì a poco: in senso igienico ed erotico, proprio e figurato...
fuggi cercando conforto e, soprattutto, speranza di piaceri molli e dilungati presso Capitan Findus.
E poi er Capitano valeva poco o nulla contro i nemici dell'igiene: questi, infatti, di quel friggitore indomito di pesce in forma di bastoncini, viaggiatore per gran parte del suo tempo su navi ove l’igiene sicuramente latitava alla grande, se la ridevano co-a-panza-'n-mano, come dicheno a Roma, (e qui mi raccomando di leggere la erre di Roma con intonazione moscia, indolente e debosciata).

appena sceso da una Harley Davidson taroccata: tal Mastro Lindo, così si chiamava e lo si voleva invece uscito magicamente da una lampada Aladinesca…bah...



Istituisco una nuova rubrica, tag, categoria…chiamatela come vi pare.
Si intitolerà Fimmìna-Fimmìne, femmina-femmine nella traduzione italiana che però le conferisce inevitabilmente una connotazione limitata, da album di zoologia comparata.
E invece la parola Fimmìna sa essere nel meridione un concetto grande, largo e sostanzioso, a dispetto delle innegabili e gravi emarginazioni inflitte alle donne in quel del sudicio e sciagurato sud d'Italia.
Le donne-fimmìne sono, nel più facile e scontato immaginario comune, personaggE da sceneggiata, pronte a spadroneggiare sulla scena della sentimentalità convulsa e para-isterica, alla chiant'e, abbrazz'e e gride, (pianto, abbracci e grida).

In verità Fimmìna nel meridione significa un mondo intero, concetto di forte e sacra sostanzialità: la casa e la prole anzi, per meglio dire "la capacità e la potenza di generare" certo, ma, prim'ancora, il mistero e l’attrazione senza scampo, il potere di decidere e dividere all'interno della cerchia della famiglia e tante altre cose che altri hanno spiegato meglio della zuzzerellona che scrive qui, (e se non l'avete ancora fatto leggetevi Ernesto De Martino, tanto per dirne uno, un po' antico forse, ma sempre utile).
La parola Fimmìna dalle mie parti si pronuncia spesso con un tono di solennità, in riferimento ad un'entità reale, sì, ma con la quale non ci si apparenta mai veramente, un mondo di livello altro, intrecciato e annodato con il magico almeno quanto con il terrestre.

E, poiché mi sono convinta della necessità di un ormai irrimandabile riordino e riassetto del blog, ho deciso di ripubblicare alcuni vecchi post di cui avrete perso memoria (...spero e non spero che l'abbiate persa, vallo-a-sapé!) sia pure dopo averli rivisti e riadattati al mio gusto attuale.

La donzella di turno, reclusa nella torre d’avorio della casalinghitudine, irresoluta ed esitante nel cedersi all’igienizzatore bianco-lancierato, incatenata eroticamente ma innocentemente ai suoi doveri di PULIZIA della casa, lo vedeva e lo sentiva arrivare, (al suon di cataclop! cataclop! ), fiero e di schiena ben diritta sul suo destriero-necessariamente-bianco, e sapeva con certezza d'esser risolta da lì a poco: in senso igienico ed erotico, proprio e figurato...
la violenza -sessuale- non mi appartiene, né come esperienza passiva -non sono mai stato violentato- né come esperienza attiva -non ho mai pensato di violentare qualcuno-.
quindi è difficile capire. l'importanza di racconti come questo è data dai dettagli concreti: 'una gamba diversa dall'altra'. questi dettagli li possono capire tutti quelli che leggono.