Chi sono

Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 03 settembre 2009

SPINE, dubbi e Domande

Pascal Renoux
Scrive WILLY: 
Anche se difficile per una razza di prevaricatori, rivendico la simmetria nei sentimenti. Nello scandaglio di questi anni, e accelerando, a partire dalla mia generazione, gli uomini si sono decorticati. Chi sapeva e voleva, chi non sapeva e subiva. Ricondotti nel ruolo di prevaricatori, di maldestri utilizzatori dei sentimenti, incostanti, immaturi, irresponsabili, riconosciuti incapaci di pari sensibilità con le donne. Man mano diminuivano i vincoli delle regole economiche, la convenienza delle unioni,  la superiorità femminile nei sentimenti, è emersa come valore superiore. Nelle donne e negli uomini. Oggi in pieno guado, non so chi sia più smarrito, se chi aveva un ruolo ed una presunta superiorità, oppure chi ha la necessità di riconoscersi in nuove funzioni sociali e personali restando fedele al proprio genere e alla sensibilità particolare attribuita. E non basta rivendicare la differenza, perchè nel pensiero c’è stato un abbassamento verso l’eguaglianza di genere: gli uomini da una parte, le donne dall’altra. Molto resta da fare per l’effettiva parità, ma cosa comprenda davvero questa parola mi sfugge. E’ la diversità di genere posta sullo stesso piano, è eguaglianza di diritti sociali, economici, politici? E’ il rispetto della persona, riconoscimento del ruolo produttivo e riproduttivo? E’ riconoscimento delle differenze e del loro valore? Credo sia questo e molto di più, ma su una differenza riconosciuta non trovo conclusioni: è poi vero che le donne sentono di più, e non solo diversamente, i sentimenti?
 
 A. Smirnov
 
Ecco, vedi, Willy, io credo che proprio nell’aver esasperato la diversità di genere in modo quasi esclusivamente contrappositivo e conflittuale stia il punto, l’origine, dell’incomunicabilità tra il mondo femminile e quello maschile. Le diversità dovevano costituire una risorsa cui attingere, dalla quale prendere il buono che c’è, che in ognuna delle due metà della mela c’è.
Pascale RENOUX
Mi riferisco ad un percorso che sarebbe dovuto iniziare con una riflessione profonda sui figli, (maschi o femmine non fa differenza), sulla loro educazione, sulla possibilità, volontà, capacità di dare loro le stesse opportunità già in seno alla famiglia, e non solo nel lavoro e nel riconoscimento sociale.
Lo dico con assoluta modestia, da donna che figli non ne ha ma che riflette e osserva da sempre.
bianco e nero yiddish- M. Bulaj
Ma lo dico con tristezza anche, e non poca, per quella che considero una battaglia persa, un’occasione mancata, soprattutto da parte delle donne.
Riversarsi in un nuovo copione, ancora una volta rigido benché tanto diverso da quello tradizionale, e costringere gli uomini in uno già programmato, pena la loro definitiva irrecuperabilità, è stato il grande errore, spesso commesso proprio dalle donne.
E’ stato come se pensassimo di non avere forza a sufficienza per proporci dignitosamente nell’incompletezza che ci è propria e che è propria anche degli uomini, di ogni essere umano, ed è stato come se per negarla ci fossimo assegnate un compito da wonder woman, nella vita pratica e anche in quella sentimentale.
danza
Quando, per l'8 marzo, data abusata oltre ogni indecente misura, ho scritto QUESTA LETTERA  pensavo proprio a questo: a come ci si chiude spesso da soli, e da sole, in una nuova prigione soltanto perché manca il coraggio di dire: “quel che c’è ora non va per niente bene ma tocca riflettere molto per capire LEUCAqual è la direzione da prendere…da prendere entrambi, uomini e donne, universi incompleti per loro natura, mondi parziali ed imperfetti che solo lavorando insieme possono sperare di comprendere l’intera superficie del mondo”. 
Lungi da me il voler riconoscere un diritto di ascolto assoluto nei confronti del genere maschile: ci sono aspetti di tale indegnità  in alcuni che non trovano giustificazioni e non meritano attenuanti. Ma, ugualmente, lungi da me il voler santificare o difendere a spada sguainata ogni rappresentante dell’universo femminile a prescindere, per puro amor di Partito: mancherei di onestà intellettuale e non farei alcun buon servizio alla causa che, come tutte le cause, ha bisogno d’esser sempre “sorvegliata”, riveduta e corretta alla luce del criterio: facciamo il miglior lavoro possibile per noi stesse, anche e soprattutto quando c’è da fare autocritica.
Non ho mai amato i partiti monolitici e le fedi talebane, sotto qualunque veste e con qualunque stratagemma seduttivo mi si siano presentate, sebbene io abbia un temperamento di fondo che tende, di suo e naturalmente, agli estremismi.  
Ho apprezzato molto il modo sinceramente dubbioso, onesto, sofferto e per nulla supponente di ricercare ragioni e motivazioni che, una volta di più, ti ha contraddistinto nel testo che ho riportato.
Per quanto mi riguarda so  di aver offerto il fianco a polemiche e velenosità ma non me ne frega nulla, davvero...io sono un'estremista del vivere...e del riflettere.
Ciao, Willy,  grazie per esserti espresso nel tuo bel modo.
A quelli-e che comunque s'incazzano e basta, in chiusura, regalo..."una giornata al mare".
Ma prima, per riportare ogni cosa nel suo contesto territoriale, vi trascrivo un passaggio preso dall'atto di citazione del Signor EGO-Superrimo contro l'Unità:
"...le predette affermazioni sono tutte false e lesive dell'onore, della reputazione, dell'immagine della parte attrice. Della quale hanno leso anche l'identità personale, presentando l'On. Berlusconi come soggetto che di certo non è, ossia come una persona con problemi di erezione, che fa ricorso a misteriose inezioni..."  
p.s.: quando si dice un problema di vitale importanza per la pelle scorticata e ustionata della nazione e per la dignità, ormai svendutissima, di tutti noi: la SUA EREZIONE...meglio una giornata al mare, appunto...

lunedì, 18 maggio 2009

Pollo e patate: una vita in ROSTICCERIA

V. Ivanovski
Il corpo delle donne è sottoposto a codici, numeri e aggettivi.
Il corpo delle donne è misurato e, in base alla misura, valutato:
la seconda o la quarta di reggiseno possono fare la differenza, urca se possono!
E poi il celebratissimo: 90-60-90.
Anche delle cosce si parla per centimetri: la lunghezza, il giro-coscia, lo stacco di coscia…e qui, con lo stacco, mi vedo già addentarmi una coscia come fossi un pollo allo spiedo:
"me la stacco e me la magno, slurp!"
E sì, spesso il corpo delle donne è assimilabile a quello di un pollo di rosticceria: petto o coscia?
Ogni parte del corpo delle donne, proprio come in un accurato trattato di gastronomia, ha un aggettivo che la qualifica e uno che la squalifica:
-le caviglie devono essere sottili
-mani e piedi possono essere solo affusolati
-il collo dev’essere slanciato
-il seno florido e sodo
ecc.ecc.ecc…
Il corpo delle donne è sempre considerato per singole parti, proprio come quello di un pollo.

Nessuno si interesserà mai allo stesso modo del corpo e dell’estetica maschile: all’uomo basta esserci per avere un valore, fisico a parte.
Nessun uomo sarà valutato tanto severamente e pezzo per pezzo da un punto di vista estetico e nessun uomo riposerà mai nella vetrina di una rosticceria.
Il problema vero è che a me piace il pollo, soprattutto la coscia, e questo discorso appena buttato giù mi mette in crisi: non me la sento di diventare cannibale.
Il problema vero è che ancora troppe, troppissime donne vanno in rosticceria per svoltare la cena, vuoi per mancanza di tempo vuoi di pensiero pensante.

lunedì, 11 maggio 2009

stamattina nel caffé

Stamattina la sveglia di Fiabilandia ha mandato il suo solito avviso:  inizia la settimana lavorativa.

Noi puffi, qui a Fiabilandia, prendiamo il caffè, i biscotti, lo yogurt, e altre cosuzze normali come in tutto il resto d'Europa, perché noi, qui di Fabilandia, siamo europei, figli di un bel po' di storia e dei diritti e dell'uguaglianza e di tante altre belle e quotidiane cose....

macchia lattea

Così, stamattina, mentre sorseggiavo il caffè, un giornalista con la polpetta in bocca e l'aria da suinello nobile e laureato si è interrotto, anzi ha interrotto la sua intervistina del mattino, quella durante la quale mangia ogni giorno una dozzina di polpette continuando a parlare  e lecca con devozione, per molte dozzine di volte, il piatto in cui mangia: l'ha interrotta per collegarsi con un altro giornalista, questo di fisico ed eloquio  ieratico, ascetico e orante, che segue tutti i viaggi del papa di turno, in questo caso, ovvio, Papa Benny.

pioggia di favole

Allora, intuita la mossa, mi sono tuffata nel caffè e ho spinto nel liquido bollente i miei biscotti, tanto per essere sicura che facessero mappazza; sì, mi sono sfogata con loro perché qui, a Fiabilandia, per il Sacro Padre interrompono qualunque cosa e se pure la cosa non ti piace e/o ti smuove la nausea prima e l’incazzatura poi non puoi prendertela più di tanto e devi accontentarti di assassinare i biscotti nel liquido caldo e poi mangiarli.

Anche questa volta il buon Benny si è speso per la dignità delle donne- purché senza contraccettivi e senza sesso, senza trucco e con molto inganni- ma non ricordo più né a proposito di cosa né dove fosse mentre se ne usciva con questa storia della dignità femminesca, forse era in volo o forse sulla sacra-mobile, non so: non importa però, lui parla sempre e volentieri di ciò che gli sta a cuore e può far a meno degli spunti “per”.

Sàra Saudkovà

Al nostro Papa-Presidente-Padre però sarà sfuggito sicuramente il video che chiude il post...il fatto è che noi, qui, nella nobile Fiabilandia, siamo abituati a dare una botta al Papa e una là dove non si può scrivere…  

 e qui il VIDEO

V. Ivanovski

 


lunedì, 16 febbraio 2009

un c'è nente a ddicere chiù:

a viulenza cuntra i fimmìni è sperienza e' tutt' i fimmìni, 

e mò addumannateve cume maije na fimmina certi voti pari ka vali mine 'e nu zinzude... 

(non c'è nulla da aggiungere: la violenza contro le donne è esperienza comune a tutte le donne; e ora chiedetevi come mai certe volte una donna sembra valere meno di uno straccio...)

da Tereza del 3 aprile 2008:

T-, quasi dodici anni d'età.

Sauco
La ragazza ha quasi dodici anni ed è molto timida.
Ha ricevuto un’educazione che non l’aiuta per nulla a superare la timidezza.
Sale sul bus come ogni mattina per andare a scuola: va bene e anche benissimo e perciò non ha grandi ansie nell’andare.
L’autobus è strapieno e si sta così stretti che quasi è impossibile muoversi, una volta guadagnata una posizione e uno spazio sufficiente  bisogna solo mantenerli ché altro non si può fare.
Alle sue spalle sta un uomo, grande e alto, più della media.
La ragazza avverte qualcosa di cui quasi non conosce neanche il nome, e siccome è timida e insicura non sa darsi subito una risposta certa su quel che accade.
Accade che l’uomo grande e alto, abbastanza più della media, le sta addosso e cerca di guadagnare terreno su di lei, sulle sue gambe soprattutto.
La ragazza è confusa e respinge i suoi stessi pensieri, ma quando le cose incomprensibili divengono troppe e troppo pesanti cerca di allontanarsi e sente che lui la insegue nella calca.
E la calca nasconde e camuffa la protervia di quella  caccia e la fuga disperata di lei.
La ragazza non demorde ma non riesce neanche a sottrarsi, mentre il bus va e si avvicina alla fermata della scuola.
L’uomo grande e alto si è guadagnato uno spazio sulla sua pelle nuda, su una coscia, e gliela scorre con le dita, premendo anche, mentre la ragazza inizia a spingere rabbiosa e sconvolta tra la folla ricevendo pure qualche rimprovero dagli strattonati.
intensamente
L’uomo puzza di alcol e di abuso di alcol  e la ragazza ne ha le narici piene come se lui le fiatasse in viso. E’ dolorosissimo da sopportare quel puzzo.
Poi arriva la fermata e, con la disperazione della preda all’ultimo stadio di caccia, lei si divincola ancor più ferocemente, mentre lui le imprigiona una gamba, favorito ancora una volta da calca, forza e altezza.
A lei sembra d’averla persa quella gamba, come se non fosse più sua, ma ha un battito di disperazione finale, e con i tacchi così poco alti che porta gli sferra un colpo incredibile sulla punta di un piede.
La ferocia di quel colpo è gigantesca, supera lui, la sua mole e la sua altezza, benché sopra la media. La ragazza ci ha calato dentro tutta sé stessa,  ma lui non fiata: non può farsi scoprire. Perciò la lascia andare, vinto e dolorante.
La ragazza scende e sta davvero male.
Ha la nausea e vorrebbe un posto dove potersi lavare: quella coscia soprattutto, dove lui è riuscito ad arrivare sulla pelle.
Johannes BARTHELMESSi sente la puzza d’alcol addosso e si fa schifo, anche se quella puzza su di lei in realtà non c’è per nulla.
Entra in classe e vorrebbe vomitare.
Soprattutto si augura che non la chiamino per nessun motivo.
La professoressa invece decide di interrogarla e lei va: ormai si sente colpita dalla sorte, una specie di vittima sacrificale sull’altare della più dispotica e assurda delle divinità.
L’interrogazione va così così, ché la testa è pesante, la nausea è sempre lì e lei sente caldo e schifo.
La professoressa quasi la rimprovera un po’, sia pure benevolmente: proprio  lei che è sempre preparata...
La ragazza si prende anche quel rimprovero-rammarico e se ne va in bagno.
Lì finalmente vomita: la colazione, lo schifo e quello strano senso di estraneità a sé stessa.
Come se non si appartenesse più, con quella gamba che continua a sembrarle diversa dall’altra.
mani in bianco e nero, Renoux
p.s.:il commento più toccante su questo post- alla sua prima pubblicazione- lo scrisse un uomo, nonostante tutto...:  
"è una delle prime volte che capisco perché una donna si senta sporca e le venga da vomitare -per fatti come quello ovviamente-.

la violenza -sessuale- non mi appartiene, né come esperienza passiva -non sono mai stato violentato- né come esperienza attiva -non ho mai pensato di violentare qualcuno-.

quindi è difficile capire. l'importanza di racconti come questo è data dai dettagli concreti: 'una gamba diversa dall'altra'. questi dettagli li possono capire tutti quelli che leggono.
Blogger: ETlaCosa La mia homepage: http://ifantastici4.splinder.com Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ETlaCosa

postato da: Terezita alle ore 15:52 | link | commenti (6)
categorie: politicamente affine, fimmìna-fimmìne
giovedì, 29 gennaio 2009

solo sfottendo la VITA puoi campare degnamente

Pascal Renoux
DEDICO questo post con particolare affetto e intensa presa per il c--- a quanti/e ritengono ancor oggi che il sistema venoso-linfatico possa irrorare efficacemente solo un sito per volta e che, di conseguenza, ci siano degli sbarramenti e/o limitazioni da porre tra/a le attività fisiologiche, siano esse quelle del pensiero o del vivere carnale. 
E ce ne sono di tipi-e così, ce ne sono, hai voglia se ce ne sono...
Sfottentemente malinconica per voi,
Tereza
TeZ ripresa da nord
Ci sono uomini e donne che somigliano a certe sacche/involucri da salsiccia:
si riempiono di letterature e di poesie, di cinema di qualità, meglio se d’antan, di pensieri così alti da apparire stilizzazioni del pensiero stesso e di concettualità complesse come elaborazioni di astrofisica.
Costoro hanno generalmente palati extra-fini ed extra-sdegnosi e ancor più sdegnosa umanità e mai si mescolerebbero con la popolazione comune, la stessa in mezzo alla quale pure sono costretti a camminare, loro malissimo grado.
A ragione di quanto vi ho appena spiegato costoro ripudiano tutto quanto c'è di terrestre e terragno e se continuano a mangiare e bere è solo per necessità di sopravvivenza...del loro cervello, così dicono.
margherita, profumo e amore
Perché questi epici eroi dell'assolutismo cerebrale sono, appunto, come sacche da salsiccia: a contenuto limitato nel peso e nella finitura del taglio di carne da insaccare e se forzate oltre un certo limite di riempitura "scoppiano".
Sono costretti dunque, per sopravvivere, a scegliere un ripieno di respiro alto e light, di pura fibra cerebro-stabile.
Grazie a questo e alla loro innegabile "Grandezza" costoro camminano a trenta centimetri da terra anche se il popolino terrestre e terragno non se ne accorge PER NULLA e continua a dar giù di vanga, di vino rosso e di amore carnale.
Incontrai uno così, diversi anni fa, un epigono della spiritualità dello spirito e dell'ideale applicato .
Pascal Renoux
Una mente fine, ritirata nel suo chiostro di ambra e diamante, che teorizzava la dittatura suprema del pensiero, la pace e le esequie dei sensi, sebbene fosse lontanissimo d'età dai novant'anni.
Un soggetto delizioso per il mio spirito folletto, infatti lo sfottevo ad ogni occasione buttandogli in faccia il mio cuore terrestre e terragno e la mia natura selvatica e assolutamente devota ANCHE al sapere dei sensi.
Rideva "il Grande N-", rideva di risolino fine e lieve di compatimento, per me e per le mie energie disperse nello stravizio del vivere anziché tutte devotamente devolute e diffuse  con l'incensiere alla celebrazione dell'intelletto purissimo.
JONVELLEPoi, una sera, in casa di amici, tra Bacco e altre amene sconcezze terrestri e terragne ci scambiammo baci e carezze, pure  pesanti e nient'affatto sublimate, traversate sì da pensieri, ma pensieri di quart'ultima scelta, inutile negarlo...
Be', quando a fine serata ci salutammo a fine corsa, mentre scendevo dalla sua macchina, il Grande N- Magno non mi salutò proferendo né anagrammi né massime né citazioni, solo mi diede l'ultimo bacio appassionato-torrido sul collo.
Non l'ho più rivisto ma da quelle poche carezze capii quanta sensualità il suo corpo sputava fuori da quella sacca per salsiccia in cui s'era infilato e ridotto a vivere e pensai:
"se avessimo fatto davvero l'amore forse ora ne guarderei il cadavere o forse no..." 
p.s.: qui sotto l'esuberanza femmina della Nannini in "Fotoromanza".
  

lunedì, 26 gennaio 2009

SANGUE

"Anche in uno Stato il più militarizzato e poliziesco possibile, una cosa del genere può sempre capitare. Non si può pensare di mettere in campo una forza tale, dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle donne in Italia e credo che non ce la faremo mai". Silvio BERLUSCONI

LO RIPORTO IN ROSSO PERCHé GRONDA

SANGUE

quello delle vittime e quello della furia che mi acceca di fronte a parole come queste e che NESSUNO, ripeto

NESSUNO 

NEANCHE PROVI A GIUSTIFICARLE

QUI SUL MIO BLOG.

PUNTO.

POST PUBBLICATO IL 22 giugno 2008 CON IL TITOLO:

"l'Abilità Eccellente dell'ASSASSINO"

Al Consiglio di sicurezza dell'ONU, i Quindici hanno approvato all'unanimità la risoluzione che prevede azioni repressive contro i responsabili delle violenze contro le donne:

lo stupro è considerato come arma di guerra

la ROSSA di SAUCO

In uno splendido articolo comparso su "La Repubblica" di ieri, sabato, Adriano Sofri- prendendo le mosse dalla sentenza citata in apertura-post, e riallacciandosi alla carneficina morale e umana della recente e a noi vicinissima, in ogni senso, guerra nella ex-Yugoslavia- scrive, tra le altre cose:

..."il bordello di guerra" faceva culminare il delirio sciovinista e virilista, e svelava il cuore antico delle guerre. Duelli tra uomini, in cui il corpo delle donne è insieme posta e campo di battaglia"...

"lo stupro non è il solo corollario delle guerre, il suo tristo accompagnamento: è un arma delle guerre tra uomini, ma è l'arma simbolicamente decisiva dell'universale guerra degli uomini contro le donne, e che stupro e assassinio di donne in tempo di pace sono una forma di addestramento militare e di caparra privata sulla guerra generale"... 

solitaria spiaggia

Sofri si ricollega , nel suo intervento su Repubblica,anche al libro della scrittrice croata Slavenka Drakulic, dedicato pur'esso alle vicende della ex-Yugoslavia,  intitolato "Come se io non ci fossi".

Il titolo si rifà ad  una frase tratta da "Se questo è un uomo" di Primo Levi,frase che, in questo contesto di discorso, riassume efficacemente e con pochissime parole la terrificante realtà, spesso non percepita in tutta la sua portata distruttivamente duratura, della capacità di annullamento della dignità umana e della persona tutta che viene  perpetrato attraverso lo stupro.

La Maddalena addolorata del Caravaggio

Ma Sofri, allargando  e trasferendo il concetto di Primo Levi, arriva a formulare, a proposito delle vittime degli stupri, la frase, riveduta e drammaticamente corretta, "se questa è una donna ".

E lo scrive e ce lo trasmette con sentita compassione e altrettanto sentita pietà, intese qui nel senso nobile, sentimentalmente ed emozionalmente partecipato, della lingua latina: cum-patire e pietas. 

Conclude poi nell'articolo:

pensiero di uomo

"Così lo stupro resta un problema delle stuprate". 
e chiude, rievocando amaro Levi:
"Se questo è un uomo...".

Condivido pienamente queste tesi che illustrano chiaramente il dramma e la ferocia di un crimine che, sebbene perpetrato attraverso e addosso al corpo delle donne, simbolicamente colpisce "altri interessi" e, di conseguenza, pare paradossalmente spogliare, almeno in parte (!), le vittime delle loro ragioni di protagoniste. 

Donne di HORVAT

L'ho scritto già in occasione di un fatto terribile avvenuto a Roma lo scorso novembre:

http://tereza.splinder.com/post/14533679/Gioved%C3%AC+1+novembre.+All%27indom 

Mi sento perciò di ringraziare da qui Adriano  Sofri, sicura di non essere sola in questo, anzi.

Lo ringrazio per essere voluto entrare, sia pure per un momento e sia pure armato solo di pietas e di com-passione, nel corpo emotivo delle donne e nella sua ferita più grande, quella che può lacerarlo e anche ucciderlo, sia pure senza giungere necessariamente alla morte fisica. Vorrei concludere esprimendo questo breve concetto:

DA SEMPRE PENSO CHE LO STUPRO SIA IL PIù TEMIBILE, IL PIù PERFETTO E IL PIù EFFERATO DEGLI OMICIDI POICHé è L'UNICO CHE PUò LASCIARE LA VITTIMA FISICAMENTE  VIVA...

Ringrazio ancora Adriano Sofri,soprattutto per tutte "le morte viventi" che recano impresso sulla loro carne viva l'orrore della trasformazione del linguaggio d'amore in discorso d'odio e di morte.

Grazie, Adriano, soprattutto perché sei un uomo.

Grazie, per essere un uomo a questo speciale modo, dato, questo, nient'affatto scontato. Purtroppo.la ROSSA di SAUCO

Grazie, da donna.

Grazie, perché ci fa sempre un po' più bene se a parlare così è un uomo.

Tereza

p.s. qui sotto la Veronica di Krzysztof Kieslowski guarda il mondo attraverso una biglia di vetro...

 


postato da: Terezita alle ore 11:19 | link | commenti (3)
categorie: politicamente affine, fimmìna-fimmìne
sabato, 10 gennaio 2009

VIOLENTISSIMO in post

andrei smirnov
Ho sbattuto forte contro un post ieri sera.
Mi sono fatta così male, ma così tanto male che ancora mi brucia il taglio.
Erano storie di sempre troppo ordinaria violenza.
Violenza del quotidiano:
la più insulsa
e la più inaccettabile
di uomo su donna.
Ho scritto di getto un commento: dentro mi si agitava un vento cattivo, ma così cattivo da potermi armare la mano come se fosse la cosa più naturale del mondo essere capace di divenire un'assassina.
Una volta di più ho sentito distintamente che potrei diventarlo in quella condizione:
un violento potrebbe ricevere la morte da me, sì,
potrebbe farmi risalire dalle viscere una furia primitiva e indistinta nella rabbiosità e nell'urlo, senza limiti di pensiero o di pentimento,
una rabbia oscena nella forza
o forse solo
antica, ancestrale, ma sempre presente nel profondo.
Un violento potrebbe risvegliare la fiera assetata di sangue che altrimenti non saprei mai essere.
sempre Renoux
Ucciderei per difendermi.
Sì, ucciderei.
Se avessi figli ne sarei ancor più certa.
E comunque non perdonerei mai.
Mai tornerei indietro.
Mai lo riavvicinerei.
la ROSSA di SAUCO
 
Ecco il mio commento, lievemente riadattato per voi che lo leggete senza aver letto il post che l'ha suscitato:
Non riuscirei mai a mettere la parola perdono accanto ad un fatto così:
non avrebbe alcun senso e il perdono necessita sempre del senso per avere una vita degna.
Una violazione della persona, per di più ripetuta, è violazione del senso intrinseco di quella persona: vieni “offesa” e divieni un essere senza senso, qualcosa che può essere abbattuto.
Non si deve mai consegnare il perdono a chi ci sottrae il senso.
Bisogna andarsene invece,
e  subito,
dopo la prima volta che accade.
Perché non c’è mai una volta sola:
chi riesce a compiere quella violazione del senso dell’altro non saprà non ripetersi.
Ci sono altri, con tecniche, conoscenze e cognizioni adeguate, che si potranno occupare di lui e del suo vivere malato
ma il perdono no,
il perdono della sua vittima prescelta non sarà mai la sua medicina ma, soltanto, la sua definitiva dannazione.
Non ho altro da dire e forse ti sembrerò dura, ma non è così, ascoltami attentamente e credimi.
C’è una sola domanda da porsi in casi come questo:
come ho potuto permettere che mi rubassero il senso di me?
Ed è lì che tocca ricostruire:
perché il proprio personale senso è un valore intangibile, da non cedere o svendere a nessuno,
nessuno
nessuno
neanche per un secondo.
Se disgraziatamente accade che ce lo sottraggano, magari prendendoci di sorpresa, quel segnale deve comunque costituire un margine definitivo,
un confine invalicabile,
una barriera ed un rifiuto assoluti:
là dov’è accaduto che ci privassero di senso non possiamo rimanere un secondo di più.
Mai, neppure se il senso ci è stato sottratto solo per un secondo.
C’è un tentativo di omicidio nascosto in quella negazione violenta del senso dell’altro: e non sto parlando di omicidio del corpo…anche se talvolta le due modalità coincidono.
Non prendermi per dura.
Leggimi.
Ti lascio un battito qui.
Tereza, e spero mi capirai nel modo: mi sono fatta davvero molto MOLTO male leggendoti…
SAUCO
p.s.: sapete, non sono riuscita a non usare il ROSSO nel testo di questo post.
Mi hanno scritto:
"ho trovato una tua frase sul blog di D e l'ho trovata bellissima. essendo io una ladra di parole l'ho rubata e scritto un post.
rea confessa.

buon sabato, ammazzando acari"
La mia homepage: http://missminnie.wordpress.commissminnie
benvenuto al tuo furto:
segnale per me d'esser stata compresa pure nell'apparente durezza del  mio modo.
Ciao, Cristina,
Tereza

venerdì, 09 gennaio 2009

come promesso: la FALLOcrazia nell’igiene della casa

come promesso apro la sezione Fimmìna-Fimmìni con un pezzo d'allegria, già pubblicato un po' di tempo fa, e che l'ironia ci tenga sapientemente a bada da noi stess-e/i e ci tenga sempre anche saggia compagnia...
la ROSSA di SAUCO
Excursus storico-sociologico,dagli anni '60 ai nostri giorni.
( svolto su suggerimento/ispirazione dell'amica Lara)
Tutto iniziò, così ci piace pensare, con: Mafalda
"C’era una volta Ajax Lanciere Bianco...", la  risposta ai bisogni igienico-erotici delle casalinghe della fine degli anni 60.
Bello e cavalleresco, il Gran Lanciere, (da notare la simbologia dichiaratamente FALLICA della lancia), ti salvava con mosse rapide e guizzanti, rimanendo nel contempo igienizzante e maschio, scattante e risolutivo. E, anche qui, come non immaginare parallelismi erotici in cotanta profusa energia?
il vero CAVALIERE a cavalloLa donzella di turno, reclusa nella torre d’avorio della casalinghitudine, irresoluta ed esitante nel cedersi all’igienizzatore bianco-lancierato, incatenata eroticamente ma innocentemente ai suoi doveri di PULIZIA della casa, lo vedeva e lo sentiva arrivare, (
al suon di cataclop! cataclop! ), fiero e di schiena ben diritta sul suo destriero-necessariamente-bianco, e sapeva con certezza d'esser risolta da lì a poco: in senso igienico ed erotico, proprio e figurato...
Il bel lanciere venne poi sostituito, indegnamente, da un prodotto ad altissimo impatto ambientale: Ajax Tornado Bianco, laddove TORNADO era la parola chiave, simbolo dei tempi che si andavan facendo veloci-velocissimi decretando la fine della fase di “narrazione preliminar-erotica”...sigh!
Iniziava il tempo ingrato del "vado, colpisco e torno"…a-ri-sigh!
Ci furon femmine perdutamente romantiche che, prese dal tormento e da un incipiente depressione, fuggirono  dall’igienico erotismo del Tornado-mordi e John Hewer alias Capitan Findusfuggi cercando conforto e, soprattutto, speranza di piaceri molli e dilungati presso Capitan Findus.
Questi, poi, aveva dalla sua pure quella punta di affettività-genitorial-avvolgente  e simil-protettiva che, come voi ben sapete, sta per certe femmine sognanti come l’oliva all’aperitivo.
Fu il fascino della divisa che, si sa, aggiunge Ruolo al Ruolo, Protezione a Prestanza, Coraggio ad Eroismo?…chissà…
Ma Capitan Findus durò poco: troppi bambini intorno, da farlo sembrare quasi ‘na ticchia pedofilo, o, nell’ipotesi più rassicurante, marito-padre-nonno senza più velleità alcuna né di seduzione né d’assalto copulatorio.
Irina VELICHKOE poi er Capitano valeva poco o nulla contro i nemici dell'igiene: questi, infatti, di quel friggitore indomito di pesce in forma di bastoncini, viaggiatore per gran parte del suo tempo su navi ove l’igiene sicuramente latitava alla grande, se la ridevano co-a-panza-'n-mano, come dicheno a Roma, (e qui mi raccomando di leggere la erre di Roma con intonazione moscia, indolente e debosciata).
Ecco dunque che Grasso, Incrostazioni e varie amenità in Sozzura, nemici personali e diretti avversari politici del sesso femminile, prosperavano splendidamente, benché aggrediti ogni giorno a forza di olio di gomito e sudore: proprio quanto di meno sexy possa esistere.
il gran Miraggio delle favole
Fu così che, man mano che la memoria dell’eroico Lanciere Bianco- così elegante e coraggioso e raffinato nella sua missione eroticamente igienizzante- si perdeva tra le foto ingiallite e consunte dei trapassati a miglior o peggior vita, le varie forme di sozzura annidate nelle case si trasformarono in sempre più agguerriti e ormai indomabili ZANZARONI-PUZZONI TIGRE.pulizie di primavera?
Dopo di Lui infatti, l’eroico Gran Lanciere, unico vero "ufficiale e gentiluomo" dell'igiene domestica, era sceso un buio oltretombale nell’erotismo applicato alla pulizia della casa e di tutte le sue superfici lavabili.
Così, disperate e insoddisfatte, le casalinghe e tutte le pulitrici ultrà s'affacciarono senz'accorgersene nei tamarrissimi e strafottenti anni ottanta.
E lì scappò fuori un eroe calvo, con tatuaggio e piercing. Uno con braccia e gambe simili a corde di salsiccia per via dei muscoli esagerati, che sembrava lui sì, che Uomo!appena sceso da una Harley Davidson taroccata: tal Mastro Lindo, così si chiamava e lo si voleva invece uscito magicamente da una lampada Aladinesca…bah...
Tutto in lui parlava di igiene approssimativa, a cominciare dal colore giallognolo che lo faceva somigliare più che altro ad un’iperbole stilizzata in forma para-umanoide del pus, altro che!
Certo, Super Mastro offriva muscoli a chilate, ed eran quelli i tempi del culturismo come filosofia di vita. 
Mastro Lindo però aveva dalla sua di levar presto il disturbo: una volta espletata la missione rientrava dentro la lampada, giusto in tempo per farti dimenticare con che razza di tamarro te n’eri andata a spasso... diciamo così.
Certo con Ajax Lanciere Bianco ti sentivi la Principessa Leila.
Con Mastro Lindo ti sentivi sì o no la Shakira dei poveri.

Shakira  6

Oggi in igiene è di moda, come un po’ ovunque, l’anti-eroe, l’umano che più umano non si può.
E’ questo anche il caso di quel maritino occhio-azzurrato che discetta di pastiglie per lavastoviglie e incrostazioni post-prandiali degne di pietanze da orchi o da dediti alla perversione più incanaglita in tema di trigliceridi e lipidi.
Dice, a tal proposito, la mia amica Lara , illuministicamente scettica e perversa: ma come si fa a sposare uno così?
A lei ribatto che il tipo, l’apprendista-lavastoviglista d’ occhio-azzurrato, tanto per  intenderci, a me sta simpatico assaije assaije e, ora, vi spiego perché.
il tocco risolutivo...
Il signor Splendido-Splendente, come canta estraendo le stoviglie e puntandole contro la luce ad ammirarne l’incantevole luccichìo, così come farebbe un estimatore di pietre preziose, ha qualcosa del cabarettista del quotidiano che mi attrae assaije assaije ( e sò due, anzi quattro assaije fino a qui).
E' che fa lo scemo sapendo di farlo.
E ci calca sopra la mano e pure tutto sé stesso.
E ci canta  pure sopra con vaga- ma neanche tanto- accentazione sfottente di spiccata marca partenopea. HORVAT
Insomma, un saltimbanco dell’ovvietà e della necessità, proprio quel che mi fa andare in brodo di giuggioloni per l’allegria persa e gratuita che sparge.
E vabbè, c'atre aggie a ddì?
A voi tutti, concludendo, un bacio ridente da qui.
Fimmìnamente,
Tereza

postato da: Terezita alle ore 10:36 | link | commenti (8)
categorie: fimmìna-fimmìne
giovedì, 08 gennaio 2009

Fimmìna-Fimmìne

Pascal Renoux

Istituisco una nuova rubrica, tag, categoria…chiamatela come vi pare.

Si intitolerà Fimmìna-Fimmìne, femmina-femmine nella traduzione italiana che però le conferisce inevitabilmente una connotazione limitata, da album di zoologia comparata.

E invece la parola Fimmìna sa essere nel meridione un concetto grande, largo e sostanzioso, a dispetto delle innegabili e gravi emarginazioni inflitte alle donne in quel del sudicio e sciagurato sud d'Italia.

Le donne-fimmìne sono, nel più facile e scontato immaginario comune, personaggE da sceneggiata, pronte a spadroneggiare sulla scena della sentimentalità convulsa e para-isterica, alla chiant'e, abbrazz'e e gride, (pianto, abbracci e grida).

selvaggio secondo P. Renoux

In verità Fimmìna nel meridione significa un mondo intero, concetto di forte e sacra sostanzialità: la casa e la prole anzi, per meglio dire "la capacità e la potenza di generare" certo, ma, prim'ancora, il mistero e l’attrazione senza scampo, il potere di decidere e dividere all'interno della cerchia della famiglia e tante altre cose che altri hanno spiegato meglio della zuzzerellona che scrive qui, (e se non l'avete ancora fatto leggetevi Ernesto De Martino, tanto per dirne uno, un po' antico forse, ma sempre utile).

La parola Fimmìna dalle mie parti si pronuncia spesso con un tono di solennità, in riferimento ad un'entità reale, sì, ma con la quale non ci si apparenta mai veramente, un mondo di livello altro, intrecciato e annodato  con il magico almeno quanto con il terrestre.

bracciale a stelle

E, poiché mi sono convinta della necessità di un ormai irrimandabile riordino e riassetto del blog, ho deciso di ripubblicare alcuni vecchi post di cui avrete perso memoria (...spero e non spero che l'abbiate persa, vallo-a-sapé!) sia pure dopo averli rivisti e riadattati al mio gusto attuale.

In questo nuovo tag rifluiranno dunque tutti i post d’argomento Fimmìna-Fimmìni, vecchi e nuovi, con la speranza di farvi anche ridere...anzi...per inaugurare ridendo la nuova sezione-blog vi ripropongo un post concertato a due teste di fimmìni: una fimmìna diede lo spunto, Lara, e l'altra, Tereza, ci si sbrodolò dentro in parole e cazzeggio...come al suo solito, che-ve-lo-dico-a-fa'? 
a presto con una risatella dunque: un saluto dalla
Fimmìna Tereza
p.s.:la canzone qui sotto l'ho cambiata perchè non volevo rischiare di cadere nel sentimentalismo rosaceo...come certa forma di acne, avete presente? Perciò, avendo citato nel post il mistero e la magia, nonché Ernesto De Martino che sopra quei due inquietanti compari scrisse capitoli affascinanti, mi è sembrata adattissima "Atlantide" di Battiato.

postato da: Terezita alle ore 14:30 | link | commenti (12)
categorie: fimmìna-fimmìne
giovedì, 10 luglio 2008

la FALLOcrazia nell’igiene della casa

Excursus storico-sociologico,dagli anni '60 ai nostri giorni.
( svolto su suggerimento/ispirazione dell'amica Lara)
Tutto iniziò, così ci piace pensare, con: Mafalda
"C’era una volta Ajax Lanciere Bianco...", la  risposta ai bisogni igienico-erotici delle casalinghe della fine degli anni 60.
Bello e cavalleresco, il Gran Lanciere, (da notare la simbologia dichiaratamente FALLICA della lancia), ti salvava con mosse rapide e guizzanti, rimanendo nel contempo igienizzante e maschio, scattante e risolutivo. E, anche qui, come non immaginare parallelismi erotici in cotanta profusa energia?
il vero CAVALIERE a cavalloLa donzella di turno, reclusa nella torre d’avorio della casalinghitudine, irresoluta ed esitante nel cedersi all’igienizzatore bianco-lancierato, incatenata eroticamente ma innocentemente ai suoi doveri di PULIZIA della casa, lo vedeva e lo sentiva arrivare, (
al suon di cataclop! cataclop! ), fiero e di schiena ben diritta sul suo destriero-necessariamente-bianco, e sapeva con certezza d'esser risolta da lì a poco: in senso igienico ed erotico, proprio e figurato...
Il bel lanciere venne poi sostituito, indegnamente, da un prodotto ad altissimo impatto ambientale: Ajax Tornado Bianco, laddove TORNADO era la parola chiave, simbolo dei tempi che si andavan facendo veloci-velocissimi decretando la fine della fase di “narrazione preliminar-erotica”...sigh!
..........................
CONTINUA,
RIPUBBLICATO INTEGRALMENTE, 
l'8 gennaio 2009
ciao