Chi sono

Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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venerdì, 11 settembre 2009

Scivoloso-Remoto-Succoso-Eros

(già pubblicato nel 2007) 

Camminavano allo stesso modo
passi di fiera e di caccia silente
mai un rumore di troppo
né all'incrociarsi delle loro gambe 
né nel sorprendersi alle spalle
né nel comparire d'improvviso.
Avevano mutuato dai loro antenati quei movimenti.
e così era anche per la danza del corteggiamento.
Era lo sguardo dell'uomo che desidera
e quasi implora nel fondo degli occhi
occhi che vorrebbero essere di comando ma sono di sete.
Cortés
Era la sfrontatezza della donna
tigre capace di reggere quello sguardo avverso
e dire sì rimanendo regina ultima della decisione.
Si affiancavano così scambiandosi  
passi e spazi e occhi
insieme verso quel che gli veniva quasi di strapparsi
in un combattimento di esito sicuro e vittorioso per entrambi.
Lui non aveva paura di toccarla e di afferrarla per sentirne la densità.
Lei non aveva paura di avvolgerlo e farglisi pianta
che alla fine avrebbe lei, rampicante, invaso quel muro.
Da chi lo avessero appreso quel rito sapiente è difficile dire.
Jan SAUDEK 1965
Odore di piante di fico e luci taglienti nella loro certezza
e terre aspre, apparentemente senza frutto,
o pochi frutti compressi nel succo polposo
fin troppo forti da comprendere nel gusto.
Questo e altro gli si agitava dentro mentre danzavano verso l'accoppiamento
e un po' di quegli odori e di quelle luci e di quei frutti tornavano
nel silenzio dei loro passi incredibili
facendosi corona nella memoria lontana e mai perduta
dei loro predecessori comuni. 
GUTHIER

postato da: Terezita alle ore 12:40 | link | commenti (3)
categorie: eros e allegati, goffamente poetante
lunedì, 07 settembre 2009

padre e madre

V. Ivanovski

Tu solo padre e madre mi hai covato
spogliando il mio pudore
la forza del sentire avvertita come imbarazzo
memoria di una lezione severa
eccesso innominabile
dal quale preservare tutti.
Altri mi hanno spiata andarmene dentro al buio
l'eccesso senza sguardo
occhi chiusi in un rito segreto
 privatissimo e solitario.
Loro s'incantavano per l'onda
la sua altezza e il suo schianto
ma tutti se ne guardavano bene e
 nessuno ci voleva annegare
troppo rischio e troppo eccesso.
Per trama di vene infinite oggi pulsa
l'eccesso
va cantando la sua storia
per quanto amore sta e attende.
Perché tu solo padre e madre mi hai covato
curioso e incosciente ad attendere
l'onda in tutta la sua altezza
e nel boato dello schianto
l'innominabile eccesso atteso ad occhi aperti
il desiderio d'esserci fino ad annegare.
Tu solo e io te ne ringrazio.
 

postato da: Terezita alle ore 09:10 | link | commenti (2)
categorie: goffamente poetante
giovedì, 30 luglio 2009

uovo d'amore

Pascal RENOUX

Stringendo gli occhi, l’uomo disse:

“Mi sento come un uovo nella paglia:

covato da te nel senso perenne dell’amore”.

Rispose la donna-uccello, raccogliendosi le ali intorno al corpo per riflettere più puntualmente:

“Perché l’amore ruota intorno a un uovo:

il piacere d’esser riconosciuti e covati

e il desiderio di covare…

l’infinito

Altro".


postato da: Terezita alle ore 06:16 | link | commenti (10)
categorie: goffamente poetante
giovedì, 09 luglio 2009

come Mosé

sfrontato disincanto secondo Renoux

C’è una traccia fragile in te:

a dispetto di ogni tua esperienza

e della tua vita intera.

C’è una traccia fragile in te ed è quasi tristezza:

uno sguardo sul fiume che non smette

un’adolescenza mai pagata nelle attese

aspettative infinite e incredule

soprattutto incredule e

in qualche attimo quasi disperate.

C’è una traccia fragile in te:

il tuo sguardo fermo sul fiume

ancora attese e aspettative negli occhi

guardare e ad aspettare

il bambino nella  cesta che speri di veder passare

che sia Mosé o un altro non importa

ché la storia è piena di leggende uguali e sorelle.

C’è una traccia fragile in te:

vaga negli occhi poggiati sulle acque in cerca della cesta

con il bambino dentro da raccogliere.

Ma sei tu il bambino nella cesta 

l’aspettativa e le attese

tu l'adolescenza ferma con lo sguardo

sul fiume:

dai, afferra l'acqua e sorridi.

p.s.:qui sotto un Alan Sorrenti riemerso dalla nebbia dei secoli andati, ai suoi esordi, così credo, prima di diventare cioé il figlio inconcluso e inconcludente delle frivolelle...(sta per: frivole stelle)

 


Vorrei incontrarti fuori i cancelli di una fabbrica,
vorrei incontrarti lungo le strade che portano in India,
vorrei incontrarti ma non so cosa farei:
forse di gioia io di colpo piangerei.
Vorrei trovarti mentre tu dormi in un mare d’erba
e poi portarti nella mia casa sulla scogliera,
mostrarti i ricordi di quello che io sono stato,
mostrarti la statua di quello che io sono adesso.

Vorrei conoscerti ma non so come chiamarti,
vorrei seguirti ma la gente ti sommerge:
io ti aspettavo quando di fuori pioveva,
e la mia stanza era piena di silenzio per te.

Vorrei incontrarti proprio sul punto di cadere,
tra mille volti il tuo riconoscerei,
canta la tua canzone, cantala per me:
forse un giorno io canterò per te.

Vorrei conoscerti ma non so come chiamarti,
vorrei seguirti ma la gente ti sommerge:
io ti aspettavo quando di fuori pioveva,
e la mia stanza era piena di silenzio per te.

Vorrei incontrarti fuori i cancelli di una fabbrica,
vorrei incontrarti lungo le strade che portano in India,
vorrei incontrarti ma non so cosa farei:
forse di gioia io di colpo piangerei

sana follia


postato da: Terezita alle ore 12:03 | link | commenti (5)
categorie: goffamente poetante
martedì, 30 giugno 2009

il necessario e la necessità

Viktor IVANOSKY

la grazia del vivere

l'ascolto

la pena nascosta

la danza che nasce

e

ancora

la grazia del vivere

vorrei

non smarrire

e non dimenticare

sempre lei:

la grazia del vivere

(già pubblicato nel 2007)


giovedì, 28 maggio 2009

...urca!

80.000 visite!!!

e, a proposito di esclamazioni, sorprese e straniamenti eccovi un post riesumato:

Elettriche follie

La primavera mi fa fiorire la materia cerebrale di strane foglioline, eclettiche e danzanti nella loro inarginabile pazzia, inclassificabili sotto il profilo espressivo. Le  chiamerò elettriche follie, perchè frutto di accensioni rapide e sconclusionate.

Eccone una, pubblicata nel 2008 e ristampata qui per mettervi 'n pochetto de paura...ma io sarò sempre per il metodo Basaglia, sappiatelo.

la ROSSA di SAUCO

Lo straniamento è un po' come l'innamoramento
ti porta altrove e da nessuna parte
ti solleva dal mondo e dalle perplessità
ti rende finanche perplessità vivente
ti slaccia dai pre-concetti e dai pre-giudizi
ti monda persino da te stesso.
Lo straniamento non si può descrivere efficacemente
per questo sortisce quel 
"ma che c---- dici?".
Lo straniamento è per definizione libero e anarchico:
ti coglie là ove non pensi e non aspetti
o anche ma non solo sulla via di Damasco.
Lo straniamento è l'infanzia del pensiero.

p.s. stranitevi l'anima con "noir desir", vi piacerà:


domenica, 19 aprile 2009

sta kiuvienn'e

Pascal Renoux e le mani
Ti vulisse videre mentr’ fore sta kiuvienn'e
Videre l’uocchie ka tiene ‘e acqua, cu killi puntiniell ‘n mienz’e
appicciæt' ‘e vita
a vita ka tropp' vote t' tiene 'stritta 'nquolle
ammucciæta ‘nfaccia ‘o munn'.
Ti vulisse videre mentr’ sta parrann'e e ridienn'e,
quann’e si felice senz’ nu mutive cume nu quatrariello
pittirill'e-pittirill'e
felic'e pe nu  mutive sule: esse 'o munn'.
Ti vulisse videre e t' stissi a guardære cume fuss’ na criatura mia:
cum' t’avissi appicciciæt'ie ‘a vita ‘n cuorpe.
(Ti vorrei vedere mentre fuori sta piovendo/vedere gli occhi d'acqua che hai, con i puntini accesi di vita nel mezzo/quella vita che tieni troppo spesso stretta addosso/nascosta alla vista del mondo/Ti vorrei vedere mentre parli ridendo/quando sei felice senza motivo/come se fossi un bimbo piccolissimo/felice solo per essere al mondo/Ti vorrei vedere e rimarrei a guardarti come fossi una creatura mia/come t'avessi acceso io la vita in corpo).
Pascal Renoux
p.s.:traduzione maldestra  la mia, come sempre, in una lingua difficile dove le finali si poggiano in punta di piedi e spariscono subito dopo, alla vista e all'orecchio; lingua di suoni irriproducibili graficamente, dove le a suonano anche di e e così via, lingua di molti suoni aspirati come nella versione originaria degli antichi coloni. Siate clementi...
 

postato da: Terezita alle ore 17:57 | link | commenti (3)
categorie: traduzioni, goffamente poetante
giovedì, 12 marzo 2009

ALi

Difetto di comunicazione il mio, come mi fa notare un commento...

Perciò sopprimo il testo: non mi è mai piaciuto chi ostenta un birignao concettuale, neanche se è involontario e casuale.

p.s.:qui sotto Samuele Bersani, ragazzo senza tempo e deliziosamente fuori-epoca, canta "Giudizi universali". 


postato da: Terezita alle ore 22:25 | link | commenti (1)
categorie: goffamente poetante
martedì, 10 marzo 2009

il Ragazzo delle FARFALLE

Pascal Renoux

Tu sei un ragazzo, lo sei mentre guardi andare l'acqua su per i fossi e non tocchi le lucertole, non le insegui verso sera come fanno gli altri.

Tu ami soprattutto veder andare su le foglie, sai quelle più strutturate? Ne ami il disegno conciso e complesso, quell'inestricabile nodo dell'anima che ti fa ragionare sulle mille forme, proprio  come un bravo alunno: ma è la foglia senza regola quella che ami  per davvero, quella che ami seguire  lungo il pelo d'acqua del torrente. 

Ti ho visto tante volte seduto lì a studiare, ridevi anche, era per sentirti meno osservato.

Lascia tutto com'è, ragazzo d'occhi di lago, ché questa tua passione- perditempo è tua sorella: giocaci insieme e ridi.

Sii farfalla e sii ragazzo:

Irina VELICHKO

c'è chi è disposto a prendervi tutti e due e ad amarvi entrambi. 

p.s.:torna Truffaut!!!


sabato, 28 febbraio 2009

Il verbo Andare

Pascal Renoux

Andava la strada dietro il finestrino e il giorno era turchese.

Andavano gli alberi e le montagne, mammelle bianche e compatte di neve lucida e intatta, quasi finta.

Andavano perfetti paesaggi di inverno recente e tutti i cieli erano turchese, senza neanche  un dubbio di nuvola.

Andava lo sguardo dietro al finestrino e ad ognuna delle visioni ripeteva lo stesso pensiero, correva dietro una stretta ch'era mancanza e presenza, perfettamente sovrapposte: a far male di più. 

Andavano le lacrime a mettere ogni immagine in un quadro traballante, lucido e incerto.

Pascal Renoux

Andavano le lacrime al posto di molte cose che non potevano né essere né farsi ma ch'erano piene.

Andavano le solite considerazioni sull'unico sistema che governa le emozioni: un inganno e un finto rimedio alla mancanza, un po' sufficiente e un po' no.

Andava ogni cosa e persino la vita sembrava andarsene per suo conto: incurante di ogni cosa.

Andava il giorno, ora per ora, a consumare tutto l'amore che c'era e che rimaneva nelle sue sole braccia ad aspettare

L'Assenza.

Finché anche quella giornatà andò a finire.

p.s.: Pacifico, "A poche ore"


postato da: Terezita alle ore 19:16 | link | commenti (6)
categorie: goffamente poetante