




Stringendo gli occhi, l’uomo disse:
“Mi sento come un uovo nella paglia:
covato da te nel senso perenne dell’amore”.
Rispose la donna-uccello, raccogliendosi le ali intorno al corpo per riflettere più puntualmente:
“Perché l’amore ruota intorno a un uovo:
il piacere d’esser riconosciuti e covati
e il desiderio di covare…
l’infinito
Altro".

C’è una traccia fragile in te:
a dispetto di ogni tua esperienza
e della tua vita intera.
C’è una traccia fragile in te ed è quasi tristezza:
uno sguardo sul fiume che non smette
un’adolescenza mai pagata nelle attese
aspettative infinite e incredule
soprattutto incredule e
in qualche attimo quasi disperate.
C’è una traccia fragile in te:
il tuo sguardo fermo sul fiume
ancora attese e aspettative negli occhi
guardare e ad aspettare
il bambino nella cesta che speri di veder passare
che sia Mosé o un altro non importa
ché la storia è piena di leggende uguali e sorelle.
C’è una traccia fragile in te:
vaga negli occhi poggiati sulle acque in cerca della cesta
con il bambino dentro da raccogliere.
Ma sei tu il bambino nella cesta
l’aspettativa e le attese
tu l'adolescenza ferma con lo sguardo
sul fiume:
dai, afferra l'acqua e sorridi.
p.s.:qui sotto un Alan Sorrenti riemerso dalla nebbia dei secoli andati, ai suoi esordi, così credo, prima di diventare cioé il figlio inconcluso e inconcludente delle frivolelle...(sta per: frivole stelle)
Vorrei incontrarti fuori i cancelli di una fabbrica,
vorrei incontrarti lungo le strade che portano in India,
vorrei incontrarti ma non so cosa farei:
forse di gioia io di colpo piangerei.
Vorrei trovarti mentre tu dormi in un mare d’erba
e poi portarti nella mia casa sulla scogliera,
mostrarti i ricordi di quello che io sono stato,
mostrarti la statua di quello che io sono adesso.
Vorrei conoscerti ma non so come chiamarti,
vorrei seguirti ma la gente ti sommerge:
io ti aspettavo quando di fuori pioveva,
e la mia stanza era piena di silenzio per te.
Vorrei incontrarti proprio sul punto di cadere,
tra mille volti il tuo riconoscerei,
canta la tua canzone, cantala per me:
forse un giorno io canterò per te.
Vorrei conoscerti ma non so come chiamarti,
vorrei seguirti ma la gente ti sommerge:
io ti aspettavo quando di fuori pioveva,
e la mia stanza era piena di silenzio per te.
Vorrei incontrarti fuori i cancelli di una fabbrica,
vorrei incontrarti lungo le strade che portano in India,
vorrei incontrarti ma non so cosa farei:
forse di gioia io di colpo piangerei


la grazia del vivere
l'ascolto
la pena nascosta
la danza che nasce
e
ancora
la grazia del vivere
vorrei
non smarrire
e non dimenticare
sempre lei:
la grazia del vivere
(già pubblicato nel 2007)
80.000 visite!!!
e, a proposito di esclamazioni, sorprese e straniamenti eccovi un post riesumato:
Elettriche follie
La primavera mi fa fiorire la materia cerebrale di strane foglioline, eclettiche e danzanti nella loro inarginabile pazzia, inclassificabili sotto il profilo espressivo. Le chiamerò elettriche follie, perchè frutto di accensioni rapide e sconclusionate.
Eccone una, pubblicata nel 2008 e ristampata qui per mettervi 'n pochetto de paura...ma io sarò sempre per il metodo Basaglia, sappiatelo.

Lo straniamento è un po' come l'innamoramento
ti porta altrove e da nessuna parte
ti solleva dal mondo e dalle perplessità
ti rende finanche perplessità vivente
ti slaccia dai pre-concetti e dai pre-giudizi
ti monda persino da te stesso.
Lo straniamento non si può descrivere efficacemente
per questo sortisce quel
"ma che c---- dici?".
Lo straniamento è per definizione libero e anarchico:
ti coglie là ove non pensi e non aspetti
o anche ma non solo sulla via di Damasco.
Lo straniamento è l'infanzia del pensiero.
p.s. stranitevi l'anima con "noir desir", vi piacerà:


Difetto di comunicazione il mio, come mi fa notare un commento...
Perciò sopprimo il testo: non mi è mai piaciuto chi ostenta un birignao concettuale, neanche se è involontario e casuale.
p.s.:qui sotto Samuele Bersani, ragazzo senza tempo e deliziosamente fuori-epoca, canta "Giudizi universali".

Tu sei un ragazzo, lo sei mentre guardi andare l'acqua su per i fossi e non tocchi le lucertole, non le insegui verso sera come fanno gli altri.
Tu ami soprattutto veder andare su le foglie, sai quelle più strutturate? Ne ami il disegno conciso e complesso, quell'inestricabile nodo dell'anima che ti fa ragionare sulle mille forme, proprio come un bravo alunno: ma è la foglia senza regola quella che ami per davvero, quella che ami seguire lungo il pelo d'acqua del torrente.

Ti ho visto tante volte seduto lì a studiare, ridevi anche, era per sentirti meno osservato.
Lascia tutto com'è, ragazzo d'occhi di lago, ché questa tua passione- perditempo è tua sorella: giocaci insieme e ridi.
Sii farfalla e sii ragazzo:

c'è chi è disposto a prendervi tutti e due e ad amarvi entrambi.
p.s.:torna Truffaut!!!

Andava la strada dietro il finestrino e il giorno era turchese.
Andavano gli alberi e le montagne, mammelle bianche e compatte di neve lucida e intatta, quasi finta.
Andavano perfetti paesaggi di inverno recente e tutti i cieli erano turchese, senza neanche un dubbio di nuvola.
Andava lo sguardo dietro al finestrino e ad ognuna delle visioni ripeteva lo stesso pensiero, correva dietro una stretta ch'era mancanza e presenza, perfettamente sovrapposte: a far male di più.
Andavano le lacrime a mettere ogni immagine in un quadro traballante, lucido e incerto.

Andavano le lacrime al posto di molte cose che non potevano né essere né farsi ma ch'erano piene.
Andavano le solite considerazioni sull'unico sistema che governa le emozioni: un inganno e un finto rimedio alla mancanza, un po' sufficiente e un po' no.
Andava ogni cosa e persino la vita sembrava andarsene per suo conto: incurante di ogni cosa.
Andava il giorno, ora per ora, a consumare tutto l'amore che c'era e che rimaneva nelle sue sole braccia ad aspettare
L'Assenza.
Finché anche quella giornatà andò a finire.
p.s.: Pacifico, "A poche ore"