Chi sono

Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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martedì, 16 settembre 2008

è solo VITA...

ritratta in immaginiSàra SAUDKOVà

da occhi che l'amano davvero e perciò

versione d

non possono far altro che... 

Sàra Saudkovà

...catturarne la naturale ed inoffensiva bellezza


domenica, 25 maggio 2008

incant(ARS)si per una Canzone...

Fotografie tratte dalla conferenza stampa del film La finestra di fronte

Sarà perché mi è piaciuto molto il film "La finestra di fronte".

Sarà per la forza d'attrazione , maschile e umana, esercitata su di me da uno dei protagonisti, Massimo Girotti, uomo di stupefacente bellezza, il cui fascino è sopravissuto integro nella vecchiaia nobile e ispirata. 

Sarà per la suggestività di certi angoli di Roma, del Ghetto soprattutto, e dell'Isola Tiberina, luogo dove amo passeggiare vagando con gli occhi e con le idee, con il fiume e i gabbiani che annullano i rumori di città se, con un po' di convinzione,  ci si lascia trasportare e ipnotizzare dal movimento delle acque del Tevere.

Giovanna Mezzogiorno, Massimo Girotti. Fotografie tratte dalla conferenza stampa del film La finestra di fronte

Sarà...sarà...sarà...

E per ricordare tutto ciò ho pensato di adottare il gioco di parole suggeritomi dal carissimo Finazio che, sulla scia del mio "sui libri ci si libra"**, mi ha regalato il suo "con le canzoni ci si incanta"...

**(http://tereza.splinder.com/post/17171972/LIBRARSI)


giovedì, 28 febbraio 2008

la DITTATURA dei COLORI

per lo sguardo
C’è una vecchia cartoleria-coloreria, una delle poche botteghe superstiti di questo genere, un negozietto piccolino e zeppo-zeppo dove la tecnologia estrema del colore, in versione metal o funky o-o-o , non è mai arrivata.
Sta nel cuore del centro storico di Roma, zona Pantheon.
Ha due vetrine dalle finiture vecchiotte e mai adattate al gusto moderno. Splendide insomma.
Dentro regna una ferocissima dittatura delle scatole di colori, siano essi pastelli, tempere, acquerelli e via discorrendo.
si mostrano
Io che fin da piccolissima subisco il fascino dei colori, in qualunque forma mi si presentino e con la forza e la potenza di un super-effetto-cocaina, mi avvicino sempre lentamente a quella vetrina e mai frontalmente.
Procedo di fianco, con un passo di accostamento morbido e progressivo, come se mi avvicinassi a qualcuno che so esser lì ad attendermi, un amante quasi, al quale voglio comunque fare una sorpresa.
Le scatole da me più amate sono quelle dei pastelli.
Ne esistono in versioni di varia grandezza.
Alcune sono vere e proprie valigette multistrato: una botta di sensualità che non vi sto a dire: mi si incendia persino l’attaccatura dei capelli.
Irina VELICKO
Cassetti che si sfilano svelando le infinite gamme di un colore così come mai potresti ricordare o immaginare mentalmente.
In realtà ogni volta che aspiro con gli occhi addosso a quelle scatole delle meraviglie mi sorprendo per le tonalità infinite che si possono estrarre da un solo colore: verità goduriosa questa e che già posseggo di mio, ma la cui realizzazione terrena e materiale riesce a farmi salire i battiti del cuore ogni volta che precipito, con gli occhi e con tutti i sensi, dentro a quella vetrina.
Le pastellerie che mi piacciono di più son quelle racchiuse nelle scatole di legno
che hanno spesso un colore di ciliegio, caldo e avvolgente a potenziare, casomai ce ne fosse bisogno, la portata sensuale delle matite colorate.
culla dei colori
Giorni fa sono passata nuovamente di là.
Solita procedura di avvicinamento al Sacro e poi lenta rivista della vetrina in ogni suo centimetro quadrato.
E stavolta ho scoperto una nuova forma di pastel-coca: la scatola monotonalità.
Si tratta di una confezione dove appare un'unica tonalità- dico unica tonalità!- di colore, declinato in tutte le sue sotto-varianti. antichi colori
Da infarto.
Da orgasmo pittorico.
Da delirio artistoide.
Da fiammata cerebro-sensuale.
Ebbene sì, quei nobiluomini dei signori Faber-Castell, Staedtler, Fila ecc.ecc., sono riusciti a concepire persino quest’ulteriore gioco di erotismo estremo/ perversione visiva e voyeuristica/ raffinatezza pittorical-Kamasutrica estasiante ed estenuante….ahhhhhhhhhh...
Be’, non vi aggiungo altro sul tempo che ho passato là davanti e su come mi son rimescolata.
Dopo non ho potuto esimermi dal gettarmi, stordita nei sensi e con tutta la foga passionale accumulata e non spesa, su un gelato nero fondente…  
nero fondo

giovedì, 14 febbraio 2008

ROSSO...di capelli

e fra tanto parlare di cose che non vanno

fra tanta gente che vorrebbe stirarti i pensieri

e cucirti addosso le convinzioni

mi è apparsa in mente questa bella faccia

che esprime un senso libero del vivere

e

senz'essere necessariamente bella

è aperta sì

come una finestra con la sua

ventata d'aria

che corre e ti prende in faccia

come capita capita

e ha pure  i capelli...rossi!


postato da: Terezita alle ore 14:31 | link | commenti
categorie: gratificazioni non solo visive
venerdì, 11 gennaio 2008

FRAGILITà

Massimo Troisi

"...è vero, credo fosse fragile, ma chi non lo è? ognuno ha le sue debolezze..."

così commenta Emma a proposito di Massimo Troisi e a me viene da aggiungere:

La fragilità dell’uno non è uguale a quella dell’altro.
Ci sono fragilità che corrispondono ad una sorta di eterna innocenza e che perciò si tramutano naturalmente e morbidamente in materiale poetico.
Spesso infatti queste fragilità bambine le possiedono i poeti, gente che vive senza buccia anche se forse ne desidererebbe una...
Massimo era poeticamente fragile e possedeva la grazia di un bambino dal tratto sconnessamente e amaramente adulto, contraddizione questa solo apparente: la grazia dell’infanzia che si confronta con il mondo credo non possa far altro che risuonare amara.
Grazie, Emma, da ieri sera a stamattina mi hai fatto balenare due idee-riflessioni-post.

giovedì, 10 gennaio 2008

Massimo TROISI

Massimo (Troisi)non so cosa aggiungere

in questa faccia c'è- c'era- tutto

ci devo pensare su

un piccolo elenco

parziale, molto parziale

magari poi lo aggiungerò..però ho bisogno di tempo...son presa d'incanto...

perchè è difficile definirlo, scegliere gli aggettivi, sceglierli non banali, tentare di dire quel che era e che la sua faccia recitava apertamente di fronte al mondo.

La sua fragilità evidente, non solo fisica,e insieme la sua solidità di convinzione, convinzione essenziale dell'esistere.

Un senso del vivere radicato e filtrato dalle difficoltà, eppure solido, mai stupidamente o superficialmente sognante.

Eppure sognante lo era sì nel suo fraseggiare sconnesso, la stessa sconnessione che spesso ha la vita stessa, fatta di pause stralunate e fuori copione.

Ieri ne parlavano in tv e un suo amico ne raccontava così la fragilità anche emotiva:

"Massimo aveva bisogno d'essere accudito da noi che sapevamo della sua malattia, aveva bisogno d'essere accompagnato a scuola e in ogni posto. Noi, i suoi amici, lo facevamo a turno e ci veniva sempre il dubbio che più che per la sua malattia lui lo desiderasse come segnale di affetto, come accudimento fine a sé stesso...ma lo accontentavamo lo stesso..."

cos'altro potrei aggiungere?

Massimo era come appariva, solo questo mi sento di dire.   

Come eri Bello Massimo...


venerdì, 28 dicembre 2007

DIX

Gioele DIXche bella faccia piena di umorismo e sottintesi di sensuale intelligenza...

 

...questo sì che è da primo posto...per la faccia...e per tutto il complesso...

 

...e per quel che gli ho sentito esprimere nelle rare interviste... 

Gioele DIX

E per quel che di tutto quanto detto traspare evidente già in immagine.

Ironicamente-svenevole, ma non poi troppo ironicamente, si firma 

Tereza


mercoledì, 19 dicembre 2007

RA-Z ma non TZINGER

 

Raz_07.jpg

Sarà il pezzo di nome mancante a fare la differenza?...

Ho seri dubbi in proposito.

E poi, uno- quello con il nome "mozzicato" e incompleto- si fa i fatti suoi mentre l'altro- quello con il pezzo di nome aggiunto e finito- si fa quelli di tutti, sempre, troppo e soprattutto lì... 

Meglio quello con il nome mozzicato:

parla meno, si impiccia meno e fa miglior figura!

Voto quello con meno nome, senza dubbio!

Avrà sicuramente altri pregi.

NOOOOOOO?!?!

p.s.un ringraziamento ed un baciuzzo al blogger che m'ha fatto balenare l'idea di questo post: 

http://www.splinder.com/profile/sullapelledilei 


giovedì, 22 novembre 2007

ovviando...

mi sento molto stanca, dentro e fuori, e, per ovviare, mi ricreo la vista e la fantasia...

bocci1

Cesare Bocci, alias Mimì Augello ne "Il commissario Montalbano"

...e, anche se sembra non entrarci un granchè, ringrazio tutti quelli che, per modestia nell'apparire, mi scrivono cose  belle e piene d'umanità in privato, temendo di risultatore pubblici esibizionisti di adulazione e, magari, "secondo-finisti" .

Il mio cuore, nascostamente ma intrisecamente luterano, vi apprezza moltissimo

moltissimo

moltissimo.

Tereza


sabato, 17 novembre 2007

meglio sì...

mi prendo una pausa:

molto-molto-molto meglio sognare...

ha

Ahmed HAFIENE, protagonista de "la giusta distanza".

postato da: Terezita alle ore 21:36 | link | commenti
categorie: gratificazioni non solo visive