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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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giovedì, 26 novembre 2009

pazzi sì, purché SuperLativi

dal bus
A Roma, di domenica mattina, distretto Appio-Tuscolano, accanto alla piazza Kings of Rome, antica e rinomata zona di arrotamento pedoni, una donna di età indefinibile, in evidente stato psichiatrico pittoresque et burlesque, si abbassa e si ritira su gli abiti per quattro-cinque volte di seguito prima di scegliere definitivamente il posto più adatto per farla, diciamo così, franca, liquida e plin-plin, senza però l’effetto leggerezza e bellezza a seguire (leggi Chiabotto) e senza alcun passero parlante nei pressi (leggi Del Piero).
Ad ogni sopralluogo si cala i simil-pantaloni-gonnellone-sbrindellone, ispeziona l’asfalto, ne saggia la consistenza e la porosità, considera astutamente il valore del punto-location (come dicono tra loro gli english-fighetts) e passa oltre.
Le zone scartate sono a pochi metri una dall’altra, certo, ma le valutazioni compiute dal nostro personaggio sono pari al mistero di Fatima, o a quello della ricerca dei tartufi, c’è poco a’ fa, guagliò! E chissà quante volte, prima che io la vedessi,  s’è calata e rialzata i simil-pantaloni-gonnellone-sbrindellone, fino al momento della scena finale: l’apoteosi urinaria, condotta e girata magistralmente sotto lo sguardo appena un po’ perplesso di alcuni, rari, passanti.
il barbone di De Sica
E’ che noi qui, nella Roma laTrona, se non sono superlativi i pazzi non li prendiamo.
Tereza, corrispondente dal SantaMariaDellaPietàItinerante

mercoledì, 01 luglio 2009

a Pina Bausch

Philippine Bausch detta Pina

(Solingen, 27 luglio 1940- Wuppertal, 30 giugno 2009) 

Pina Bausch è stata, negli ultimi decenni,  una stella della ricerca espressiva applicata alla danza, svincolata da certi virtuosismi eccessivamente accademici che ne raffreddano la componente drammatico-emotiva; a lei si deve l'innovazione felicemente esagerata d'aver sdoganato, oltre alle espressioni del corpo, i corpi stessi dei ballerini e delle ballerine, svincolandoli e tirandoli via dai canoni classici della perfezione fisica a-temporale. La danza della Bausch è soprattutto potenza emotiva, espressione di moti e di nodi dell'anima, mostrati senza ritegno nella fisicità dirompente dei corpi imperfetti ma assolutamente realistici dei suoi ballerini.

Prima di lei anche Martha Graham aveva cercato di destrutturare la danza ricongiungendola al suo più profondo significato di linguaggio del corpo e, soprattutto, delle sue emozioni. La  danza della Graham scaturiva infatti, secondo l'interpretazione data da lei stessa, dai ritmi binari vitali della respirazione, del battito cardiaco, della sequenza di contrazione e distensione muscolare.

 

Diceva in un'intervista la Graham:

“Inspirare, espirare, dentro fuori. La mia tecnica si basa sulla respirazione. Ho costruito tutto quello che ho fatto sul pulsare della vita, che per me corrisponde al pulsare del respiro.”

Nulla dunque è come la danza rappresentazione simbolica e sublimazione, puramente artistica, dell'eros e delle sue rappresentazioni.

E vale per il sesso quello che vale per la danza: entrambi, se ridotti a puro, calcolato e distante virtuosismo o ad esercizio di stile preparato a tavolino si tramutano in arte fredda e possono essere sostituiti con qualunque cosa, proprio con qualunque;  e, in più, forse, in quel caso né la danza né tantomeno l'erotismo hanno più alcun carattere dell'arte.

Perché trovarsi e scoprirsi a ballare d'amore con la perizia emotiva di due ballerini "alla Martha Graham" o "alla Pina Bausch" è ben altra cosa.

Certo anche lì si è studiato  e provato molto, ma mai con le gambe sotto al tavolino nell'angolo freddo di una stanzetta da studente fuori-sede...e fuori argomento...

Pane, tulipani e il resto

La passione si può raccontare bene in forma di danza.

Il ballo è una commedia simulata, appassionata  ed elegante dell’accoppiamento.

La danza possiede lo stesso fraseggio della seduzione.

Danza e passione camminano con gli stessi passi da gatto.

Così scrissi tempo fa ad un'amica. 


mercoledì, 10 giugno 2009

la SOLItudine coniugata al maschile...

...e letta da due donne.
Pascal Renoux
Questo post riproduce un mio vecchio post, pubblicato su altro blog, ed è composto da un mio testo e dal testo di un'amica, anche quest'ultimo pubblicato tempo fa sul suo vecchio blog.
Ripubblico tutto qui di seguito:
Klec di Jan Saudek 
La tenerezza che riescono ad ispirare certe figure maschili solitarie, un po’ per scelta consapevole e molto per scelte sbagliate e fraintendimenti, è immensa.
A. SmirnovWalter Chiari era uno di questi.
Spesso gli uomini sono più soli delle donne perchè poco capaci di donarsi nelle parole della confidenza anche quando sono- come lo era lui- grandi affabulatori.
Molte volte penso che le donne sono la sola parola che questi solitari riescono a darsi e la sola voce che riescono veramente a far risuonare.
Fanno rabbia e tenerezza questi brillanti comunicatori della solitudine e non sai mai dove finisca una ed inizi l’altra, quello che sai è che li potresti condurre per mano.
A me lui, anziano, piaceva moltissimo, sembrava lo specchio di chi, pur incantando tutti, non è riuscito a catturare sè stesso.
Tereza

A. Smirnov 
ed ecco il testo del post dell'amica-blogger:
Ho abitato per una anno in un residence, a Milano, il SILOE , lì abitava anche Walter Chiari.
Il residence è sito in un bel posto , u n po’ insolito per la metropoli: una via stretta davanti ad un grande parco, con alberi centenari, ed una villa, l’antica villa Mellin , ora in possesso della polizia di stato. Ci sono campi da tennis, e il residence ha piscina e palestra. In quel residence abitava una piccola comunità poliglotta, ed in quell’anno ebbi modo di incontrare gente dagli Usa o dall’Argentina, o dal Messico. Ci fu un periodo che c’erano molti cinesi, gente sorridente e sempre pronta a scambiare due battute in una improbabile lingua cinese-italiano-inglese.
In quell’anno  mi accorsi di una cosa apparentemente banale: che tutte le genti del mondo hanno la stessa mimica.
E che tutte le donne del mondo hanno le stesse emozioni e preoccupazioni.
(eravamo giovani mamme con bambini piccoli: piansi sulla spalla accogliente di Isabel, argentina, per l’ansia delle malattie allergiche di mio figlio).


La sera in ascensore incontravo Walter Chiari , di ritorno dagli studi dell’allora nascente Mediaset, sempre stanco, col viso scavato, diceva che in quella televisione si lavorava  fino allo sfinimento, ma era anche sempre pronto ad un sorriso, con una strana vitalità nella persona magra ed una luce che danzava negli occhi, non so se di intelligenza mai spenta, o di ironia , o di voglia di non arrendersi.
E’ morto lì, in quel residence , solo , qualche anno più tardi. 

martedì, 09 giugno 2009

il grande COP

Massimo Coppola è un personaggio, un personaggio vero, tanto ben connotato quanto destrutturato in ogni suo agire davanti alla telecamera, uno che  non si sottrae all’inchiesta mentre la conduce, non si nasconde dietro all’intervistato per emergere subdolamente da un tombino come fanno molti, no: Massimo Coppola c’è, c’è sempre, in diretta perenne con se stesso, nel senso migliore del termine, persino nelle sue frequenti incertezze e nell’atteggiamento dubbioso e tentennante verso l’intervistato di turno.Pascal Renoux
Il nostro prode anti-eroe televisivo ha condotto vari programmi, per lo più su Mtv, ma è stato “Avere vent’anni”quello che più di tutti, mi ha ammaliato.
“Avere vent’anni” era una serie non-tradizionale di inchiesta, sviluppata su di in un viaggio a tappe in località sempre diverse d’Italia dove il grande Max-Cop andava ad intervistare i giovani dell’età della crisi nerissima e cioè: laureandi o laureati delle zone più disastrate del sud Italia che uniscono la loro carriera per così dire intellettuale a turni di fabbrica e ciò spesso, anzi sempre, in condizioni di disagio tali che verrebbe voglia di infliggerle coattivamente e senza alcuna pietà a carrettate di aspiranti tronisti e di aspiranti tuttoshow-girl; giovani precarissimi che cercano di impostare un abbozzo di vita indipendente con così tanto pochi soldi da indurti a chiamare l’ambulanza per evitar loro il suicidio; ospiti delle squallidissime stanze para-appartamento della casa dello studente di via De Lollis-Scrausis, bunkerone asfittico attaccato a mo' di metastasi all'università della Gran Sapienza, detta anche "sò la 1 de' Roma", quelli che dovrebbero teoricamentissimamente sentirsi fortunati ad aver vinto un biglietto della più sconfortante delle lotterie evitando così di spendere quei 500-1000 euro per una stanzucola periferica; ecc…ecc….

Coppola_1

Insomma, Max-Cop ci fa vedere l’altra faccia del pianeta “disoccupati e precari a-prescindere”, scoprendo isolette di umanità incredibile, una sorta di residuato bellico di decenni assai precedenti a questo nostro attuale, gente dalle facce inspiegabilmente credibili e, mi verrebbe da dire, con tono etico-puritano, “dignitose e oneste senz’essere attivisti cattolici”, il che aggiunge pregio al pregio, chevvelodicoafà...
Pascal RenouxMa il merito principale del grande Max-Cop è un altro: in mezzo a questi descamisados del secondo millennio lui ci va intero, non si sottrae, sfodera domande che sono dubbi, i suoi, e perplessità e pareri e sorprese che sono sempre i suoi, assolutamente spontanei, sfornati sul momento, espressi con un linguaggio che spesso prende toni “a scatto”, piccole esplosioni di partecipazione critica e attenta.
Max Cop va insinuando domande, partecipa alla spesa della giovane e pochissimo abbiente  coppia in gita all’Ikea, suggerisce loro di togliere oggetti inutili dal carrello, li mette in allarme riguardo al conto che potrebbe diventare troppo alto, ecc., insomma, fa tutto e si muove come se la faccenda lo riguardasse direttamente: suoi i soldi da spendere all’Ikea, tanto per farla breve.

Max-Cop somiglia al classico amico “impiccione a fin di bene”, al cugino che deve sempre dire la sua perché si fa coinvolgere da tutto e da tutti.
Mai però l’ho visto moraleggiare su nulla e,  talvolta, l’ho visto infilare nelle sue trasmissioni pure qualche accenno di vicende personali, come quando, rispondendo ad un amico della troupe su una telefonata appena ricevuta dalla morosa, si lasciò andare apertamente a scoglionamenti depressivi, verbali e posturali.
stivaletti eccentrici
Mi piace il suo stile senza stile, la sua immediatezza, il suo balbettante ma efficacissimo “tradursi all’impronta”  all’interno delle interviste, quel modo che alcuni definirebbero sgangherato e che io trovo soltanto splendidamente diretto, forse anche un po’ selvatico, sì, ma urbanamente selvatico, partecipativo soprattutto: un’eccezione assoluta quest’ultima che da sola basterebbe a conferirgli il dovuto lustro.
p.s.:un altro post su Max Cop con relativo video lo trovate
L'idea di scrivere del grande Cop la covavo da tempo e Nessù me l'ha fatta riemergere: grazie, Nessù! 

giovedì, 30 ottobre 2008

SOTTOVOCE, ma capirai...

PREMESSA: la ROSSA di SAUCOper qualcuno che dovesse, per suoi personali punti di vista e/o interpretazioni, leggere questo post in chiave omicida-laddove l'omicida sarei io delle parole(!),in generale e,di conseguenza, delle opinioni(!)- chiarisco che si tratta di un discorso affatto generico e generalizzante,solo di una dedica come, peraltro, spiega assai bene e senza lasciare dubbi il tag del post.   Christian Coigny_19

sto cancellando ed uccidendo tutte le parole

dei vari passanti e perditempo e fatui

buttate a caso o spese invano spesso 

e

lascerò in vita solo quelle poche e scarne

aperte e brucianti come ferite

eppure stelle nel loro sangue vivo

(le tue).

Erano più di centotrenta pagine di chiacchiere, pensa...

ne son rimaste appena quaranta

tutte scarne e sono

solo le tue:

tu

che sai scrivere la vita pure senza passare per l'inchiostro.

p.s.: ho cambiato la foto d'apertura perché questa è più adatta a te in quanto è in scarno- si fa per dire- bianco e nero. Ciao... 


martedì, 28 ottobre 2008

...che poi Ascoltare E' GIA' AMARE...

Sàra SaudkovàRIPUBBLICO QUESTO POST PERCHé MI RICORDA UNA GRANDE VERITà DETTA DALLA PERSONA PIù BELLA E PIù CARA CH'IO ABBIA MAI INCONTRATO SULLA STRADA DEL BLOG e PER RICORDARE COME IL SENSO DELL'UMANITà, QUELLA CHE NON SI NEGA MAI A Sé STESSA, POSSA FAR GRANDI ANCHE LE COSE PICCOLISSIME.

A QUELLA PERSONA DEDICO QUESTO POST, OVUNQUE ESSA SIA, POICHé

L'IMPORTANTE è...CHE TU SIA

albicocche da Tereza

Disse un giorno  il signor 3parole=30, alias Mister K, rispondendo a una Tereza lamentosa, malinconica e ammorbante, persa in sue privatissime lagne d'amore:

ma è comunque bello che, nonostante tutto, tu gli dia "retta" ... che poi ascoltare è già amare...

e Tereza, colpita una volta di più dall'essenzialità corposa di senso del signor 3parole=30 rispose così:  

grazie, per aver detto questo, non perchè non lo sapessi già ma perchè me l'hai ricordato una volta di più e mi hai riconciliato con l'amore, in generale intendo, e quindi con la grazia del vivere...

e grazie ancora ora, signor 3parole=30, per le tue scarne parole mai né dette né spese a caso...

p.s.:e un saluto da qui, a te, Mister K, insuperabile tra tutti...sotto Paolo Conte canta "troppo difficile"


domenica, 07 settembre 2008

dov'è finito J-???

<...In Italia serve una "nuova generazione" di politici cattolici, che abbiano "rigore morale" e "competenza"...>

Benedetto XVI, a Cagliari 

CAZZO! che dio crudele è il vostro...ci lascia senza fiato...
e che spietato padre-padrone sa essere,
senza nessun tentennamento mai,
o un interesse per quello che c'è dietro, sia una persona, sia una storia o altro.
Dice di NO senza guardare a chi, e pronuncia sentenze senza mai attenuanti:
c'è da averne solo paura,
e fastidio, anche forte, per tanta supponenza, guarda con Eluana, per esempio...
mani
Eppure mi ricordo delle storie di quand'era giovane quel vostro dio, ora divenuto semplice tiranno e basta.
Mi ricordo, ad esempio, di quando abbracciò una puttana davanti a tutti
e di come amava scegliersi gli amici sempre nelle ultime file, e poi di com'era attento nel considerare:
considerava sempre, anche quando  pareva non farlo.
Com'era paziente e attento da giovane quel vostro dio, pure con il suo caratterino non da poco...:
giusto una volta si "sfastidiò nu poche", a quel pranzo di matrimonio:
era ancora studente-apprendista e sua madre lì, dagli a rompergli le palle,
per quella storia del vino che non bastava poi!...
è che le madri, si sa, son tutte rompipalle, e lei fece la sua brava parte lì,
di rompipalle appunto.
Però, pure se sfastidiato assaije, fece contenta lei e tutti i banchettanti.
SAUCO
Altri tempi quelli, ahinoi, ché del ragazzo s'è persa traccia
e qui di lui,
di Joshua,
si parla ormai poco o nulla:
c'è rimasto suo padre a far bello e cattivo tempo, e a non voler sentir ragioni,
e voi, pur di compiacerlo, avete messo tutta la Pietas nel cassonetto
ci siete saliti sopra Welby
e da lì parlate
parlate
parlate
condannate e
quasi maledite a momenti, sia pure con belle maniere, con
argomenti, diciamo così, sottili- ma ci sarebbe di che discuterne, sulla sottigliezza intendo- e un senso etico preparato a tavolino e al buio,
e con il manuale anti-uomo accanto.
Il guaio più grosso è che, purtroppo, son tempi d'oro per voi questi...
P.S.: qui sotto Lindbergh di Fossati
Lindbergh
Non sono che il contabile
dell'ombra di me stesso
se mi vedete qui a volare
è che so staccarmi da terra
e alzarmi in volo
come voialtri stare su un piede solo
difficile non è partire contro il vento
ma casomai senza un saluto.

Non sono che l'anima di un pesce
con le ali
volato via dal mare
per annusare le stelle
difficile non è nuotare contro la corrente
ma salire nel cielo
e non trovarci niente.

Dal mio piccolo aereo
di stelle io ne vedo
seguo i loro segnali
e mostro le mie insegne
la voglio fare tutta questa strada
fino al punto esatto
in cui si spegne
la voglio fare tutta questa strada
fino al punto esatto
in cui si spegne.
  

mercoledì, 06 agosto 2008

le PERLE di Mister K

lo dico positivamente
tutti gli innamorati sono cretini
ed è l'unico modo d'essere veri e sani

ma è tutto, appunto, detto positivamente

non sei una cretina
Ausschnitt aus die Erschaffung Adams
Così obiettò ad un mio momento di deflagrante disistima Mister K, proprio così come lo leggete, perché così sa leggere la vita Mister K.
Ce ne fossero di persone come lui, con le braccia sempre aperte nel segno dell'umanità che tutto ricolloca e ricomprende, senza cercare solo nei libri e nella teoria della supremazia dell'esserci la ragione e lo scopo di ogni cosa, come alcuni- anche molti- fanno.
Quando avvicini persone come queste ultime e senti che vorrebbero spezzarti o indurti a pensare d'essere un idiota per come infantilmente e fiduciosamente ti disponi ad immaginare e ad accogliere le loro ragioni e i loro significati, ricordati di queste parole di mister K:
non valgono solo se applicate all'amore, bensì alla vita tutta.
E non aver paura dunque, ché l'integrità intangibile dell'anima è solo tua.mano sinistra
Questo ho pensato e questo mi sono detta in questi giorni, guardando e avvicinando certi esempi di umanità negata a sé stessa.
E ho pensato anche: nessuno riuscirà mai ad indurirmi così.
Grazie, mister K,
grazie ancora una volta.
Ho conservato tutte le tue perle perché
aiutano a vivere senza paura,
aiutano a sentirsi e ad essere innocenti.
Bambini nel tempo dell'esistenza.
ciao da Tez
 


giovedì, 31 luglio 2008

Tereza's Segnalescion

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Vi lascio per alcuni giorni in compagnia di questa segnalazione.
Si tratta del libro scritto da un’amica di blog, un'autenticamente scrittrice : Giuliana Argenio.
In questi giorni di pre-partenze vi vorrei suggerire di portarlo con voi.
Perché un libro che parte insieme a noi è sempre, almeno un po’, rassicurante.
E’ qualcosa che ci lega al posto  in cui lo compriamo, quello dal quale partiamo, e ci accompagna fin nel posto dove siamo diretti.
E’ insomma un passaporto in più, quasi una compagnia, ma delle più discrete e adattabili ai nostri stati d’animo e non solo a quelli.
profondo violaIo amo molto portarmi in vacanza un libro di cui ancora non ho letto neanche una pagina: è un modo per vivere la lettura legandola al luogo della vacanza.
E poi, diciamoci la verità, scoprire un autore nuovo in un posto nuovo o comunque diverso dal quello dove abitualmente viviamo è un di più, una sorta di benefit, di omaggio-vacanze che ci facciamo e una traccia consistente che riporteremo con noi rientrando a casa.
A fra un po'
Tereza
p.s. tutte le informazioni supplementari sul libro le potete trovare qui:

postato da: Terezita alle ore 18:33 | link | commenti (2)
categorie: citazioni, persona-persone
domenica, 22 giugno 2008

l'Abilità Eccellente dell'ASSASSINO

Al Consiglio di sicurezza dell'ONU, i Quindici hanno approvato all'unanimità la risoluzione che prevede azioni repressive contro i responsabili delle violenze contro le donne:

lo stupro è considerato come arma di guerra

la ROSSA di SAUCO

In uno splendido articolo comparso su "La Repubblica" di ieri, sabato, Adriano Sofri- prendendo le mosse dalla sentenza citata in apertura-post, e riallacciandosi alla carneficina morale e umana della recente e a noi vicinissima, in ogni senso, guerra nella ex-Yugoslavia- scrive, tra le altre cose:

..."il bordello di guerra" faceva culminare il delirio sciovinista e virilista, e svelava il cuore antico delle guerre. Duelli tra uomini, in cui il corpo delle donne è insieme posta e campo di battaglia"...

"lo stupro non è il solo corollario delle guerre, il suo tristo accompagnamento: è un arma delle guerre tra uomini, ma è l'arma simbolicamente decisiva dell'universale guerra degli uomini contro le donne, e che stupro e assassinio di donne in tempo di pace sono una forma di addestramento militare e di caparra privata sulla guerra generale"... 

solitaria spiaggia

Sofri si ricollega , nel suo intervento su Repubblica,anche al libro della scrittrice croata Slavenka Drakulic, dedicato pur'esso alle vicende della ex-Yugoslavia,  intitolato "Come se io non ci fossi".

Il titolo si rifà ad  una frase tratta da "Se questo è un uomo" di Primo Levi,frase che, in questo contesto di discorso, riassume efficacemente e con pochissime parole la terrificante realtà, spesso non percepita in tutta la sua portata distruttivamente duratura, della capacità di annullamento della dignità umana e della persona tutta perpetrata attraverso lo stupro.

La Maddalena addolorata del Caravaggio

Ma Sofri, allargando  e trasferendo il concetto di Primo Levi, arriva a formulare, a proposito delle vittime degli stupri, la frase, riveduta e drammaticamente corretta, "se questa è una donna ".

E lo scrive e ce lo trasmette con sentita compassione e altrettanto sentita pietà, intese qui nel senso nobile, sentimentalmente ed emozionalmente partecipato, della lingua latina: cum-patire e pietas. 

Conclude poi nell'articolo:

pensiero di uomo

"Così lo stupro resta un problema dele stuprate". 
e chiude, rievocando amaro Levi:
"Se questo è un uomo...".

Condivido pienamente queste tesi che illustrano chiaramente il dramma e la ferocia di un crimine che, sebbene perpetrato attraverso e addosso al corpo delle donne, simbolicamente colpisce "altri interessi" e, di conseguenza, pare paradossalmente spogliare, almeno in parte (!), le vittime delle loro ragioni di protagoniste. 

Donne di HORVAT

L'ho scritto già in occasione di un fatto terribile avvenuto a Roma lo scorso novembre:

http://tereza.splinder.com/post/14533679/Gioved%C3%AC+1+novembre.+All%27indom 

Mi sento perciò di ringraziare da qui Adriano  Sofri, sicura di non essere sola in questo, anzi.

Lo ringrazio per essere voluto entrare, sia pure per un momento e sia pure armato solo di pietas e di com-passione, nel corpo emotivo delle donne e nella sua ferità più grande- quella che può lacerarlo e ucciderlo, sia pure non ricorrendo necessariamente alla morte fisica- e  vorrei concludere così:

DA SEMPRE PENSO CHE LO STUPRO SIA IL PIù TEMIBILE, IL PIù PERFETTO E IL PIù EFFERATO DEGLI OMICIDI POICHé è L'UNICO CHE PUò LASCIARE LA VITTIMA FISICAMENTE  VIVA...

Ringrazio ancora Adriano Sofri,soprattutto per le morte viventi che recano impresso sulla carne viva l'orrore della trasformazione del linguaggio d'amore in discorso d'odio e di morte.

Grazie, Adriano, soprattutto perché sei un uomo.

Grazie, per essere un uomo a questo speciale modo, dato, questo, nient'affatto scontato. Purtroppo.la ROSSA di SAUCO

Grazie, da donna.

Grazie, perché ci fa sempre un po' più bene se a parlare così è un uomo.

 Tereza

p.s. qui sotto la Veronica di Krzysztof Kieslowski guarda il mondo attraverso una biglia di vetro...