Ho inserito questo video con ERRI DE LUCA ad apertura del post perché in qualche modo c'entra con l'argomento, in qualche modo mette dei punti su argomenti solo apparentemente piccoli, in qualche modo riporta al concetto di valore quelle cose che per superficialità riteniamo superflue, non determinanti.
La verità che ci è dovuta è una di queste cose e solo la superficialità può indurci a ritenerla non Necessaria.

Ed ecco il testo del post per com'è nato all'inizio:
Parlando dei misteri-schifezza d’Italia, Michele Serra così scrive in chiusura della sua rubrica, Amaca, del 22 novembre scorso:
“…è tutto confuso in un viluppo che sarebbe perfino vitale, perfino espressivo (la decadenza è sempre un kolossal), se non avessimo l’odiosa percezione che tutto questo ha come unico scopo la manomissione della verità.
Il problema, forse, è che la verità in Italia è inconfessabile proprio per la spaventosa cosa che ho detto prima: il crimine organizzato è attore politico di primo piano, strettamente intrecciato con il potere. E il potere è a sua volta innervato di crimine. La verità sarebbe decisamente troppo dura perfino per un popolo cinico come il nostro. Per la verità non siamo pronti, per la democrazia, di conseguenza, nemmeno.”

Queste parole mi hanno fatto ripensare al post sulla memoria di pochi giorni fa, e sono tornata mentalmente su questo pensiero, buttato giù a proposito dei mille misteri/scandali che oscurano il nostro passato e anche il nostro presente:
“…gli incidenti di percorso della nostra storia recente, tanto gravi e drammatici da costringerci a vivere in un paese che non possiamo considerare intero, integro e con un patrimonio comune vero, da condividere e difendere. Perché sì, credo che solo condividendo appieno tutto il bagaglio della memoria, in forma consapevole e presente ad ognuno, anche nelle sue parti più difficili, drammatiche e disastrose, possa avere un senso parlare di casa comune“
C’è stato un commentatore di quel post, 4ngelo, che ha scritto: “la verità, purtroppo, non ce la meritiamo” . E’ stato il commento più duro tra i tanti, anche se è stato reso con la solita verve linguistico-sperimentale e di spirito di 4ngelo.
Oggi, anzi, per l'esattezza il 22 novembre, Michele Serra ha fatto un’affermazione che s’apparenta strettamente con quella di 4ngelo: non siamo pronti per la democrazia perché non siamo pronti per la verità.

E’ terribile quest'affermazione, è senza via d’uscita, e io sento che c’è del vero in questa fotografia del nostro eternamente mancato svezzamento civile. Solo mi sento lo stesso di dire che qualunque verità è migliore della mancata verità, perché dopo aver saputo bisogna per forza di cose decidere che fare: soccombere e andare al macero o ricominciare dalle rovine più disastrose.
Io credo, voglio continuare a credere, nella forza determinante, nella svolta irrinunciabile che il dramma imprime sulle vite comuni: lasciarsi morire o ricostruire, pure quando tutto è ridotto in polvere, moralmente in polvere.
dove siamo arrivati, anzi arrivatE?
dobbiamo chiedere aiuto e parola e arringa a Topo GigioPierLuigiGiovanniBattista ?
o vogliamo farci tutte operare per raggiungere l'1,70 di altezza e sapienza e mezza, anche intera se capita, bellezza?
o forse riteniamo d'aver raggiunto una posizione di TuTTo rispettiSSimo nel panorama della politicaputtana mondiale se anche uno come il Colonnello Maximo viene da noi a cercar pane per i suoi denti e per le sue crisi-esaltazioni-assalti-furori mistico-pedagogici-religiosi di zona bassopubica?

che bel paese è questo che si fa ricordare, cercare, visitare, onorare finanche come catalogo vivente gioioso-troioso-patinatoextralucido&sconfinante-nell'oleosoputrido di finissimo carpaccio di femmina su tacchi a spillo e libri sacri
che goduria
che esaltazione
che compiacimento
e che merda...
e quella di Topo GigioPierLuigiGiovanniBattista è tutt'n'vvidia, sient'ammé!
(p.s.: Aire, fermo lì e non provare a cazzeggiare che stavorta te corco, come diciamo noi qui, nella capitale ladrona e greve...)


"...mi chiedo se la cosiddetta "normalità" etero non sia proprio un luogo della mente fatto di pensieri già pensati e di ruoli già distribuiti, un luogo in grado di placare l'incertezza della mancanza di nomi e di definizioni, quell'incertezza scomoda che invece incontra chi tenta l'avventura d'essere e di proporsi come 'intero'...."

Così scrive Cristina, nell'ultimo commento, l'ultimo in ordine di tempo, (quanti! e quanto interessanti e belli sono stati!), al post Il buco NERO.
Pensieri già pensati e ruoli già distribuiti…già, cara Cristina, a volte penso che tutte le nostre vite rischino di essere in gran parte, che ci piaccia o no, vissute tra pensieri già pensati e ruoli già distribuiti.
Certo, è diventato difficile, oserei dire scandaloso se non ridicolo addirittura, fare di queste riflessioni: suonano troppo “ovvie”, pescate da un catalogo ben individuato di idee e di comportamenti e noi, che in quelle idee e comportamenti ci riconosciamo, facciamo fatica a superare il senso indotto del ridicolo e del comunque-superato per portare i nostri argomenti di riflessione con il necessario coraggio e la necessaria, salutare, voglia di sfida e di cambiamento.
Sì, è diventato penosamente retorico parlare di ruoli e rifletterci sopra, vuoi perché, come dicono sia gli ottimisti ingenui sia i ladri e spacciatori di idee a casa d'altri, la parità è raggiunta e i ruoli non esistono più (enorme cazzata -!-, passami l’espressione, ed altrettanto enorme e criminale equivoco) vuoi perché ogni sia pur timida caratterizzazione di pensiero in senso politico- senso ampio, moooolto ampio- sembra non trovare più né spazio né dignità d’esistere, in nome dell’omologazione al tranquillizzante non-pensiero unico.

Sembrerebbe infatti, dando retta a certi modernissimi e totalizzanti pensatori, che a parlare di ruoli obbligati, di pensieri preconfezionati e via discorrendo, si possano solo alzare steccati, realizzare contrapposizioni tinte di odio e dividere in nome della rivendicazione pseudo-sessista: altra enorme cazzata e ancor più enorme equivoco perché, a parer mio, riflettere sui ruoli, sui comportamenti obbligati ecc. ecc., per cercare di uscirne, (sottolineo: ho detto “uscirne” e non ribaltarli che sa di scambio delle parti tra teatranti di livello modesto, incapaci di pensarsi in ruoli nuovi e commedie appena scritte o ancora da progettare), è un incentivo ed un regalo alla libertà di tutti, donne e uomini, perché tutti/e paghiamo un prezzo di incomprensioni troppo alto ai comportamenti predestinati.

Poi, certo, come tu giustamente sottolinei, c’è l’alternativa incerta, grande e talvolta paurosa del tuffarsi nel mare dell’indeterminato e del nuovo cui spesso non sappiamo dare contorni o scopi definiti…ma, mi chiedo, le nostre vite hanno o no il diritto di essere inventate e vissute come creazioni assolutamente personali? ad essere attraversate senza che il fardello delle esistenze che ci hanno preceduto diventi l’unica traccia di sviluppo possibile, con tutte le sue limitazioni?

Abbiamo o no il diritto alla sfida della ragione e al coraggio della passione?
Io penso che quel diritto l’abbiamo e dobbiamo solo imparare a camminargli affianco, (magari con un bel po' di fiatone, mica no), a sceglierci i compagni di percorso anche, compagni che sappiano correre il pericolo di sperimentare la vita anziché ridurla ad un straconosciuto copione...e che gli altri se ne rimangano pure davanti alla televisione a ciucciarsi l'ultima spiaggia dei famosi...
Grazie a Cristina e a tutti gli altri per il contributo alla discussione, è stato veramente gratificante, un abbraccio,
Tereza
p.s.:e questa è ALDA MERINI, che se n'è appena andata:
Pensiero,io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero,dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia.
da "La terra santa"
a Lei: "Buonanotte fiorellino"

Scrive Beba in un commento al post precedente a questo:
pensavo le stesse cose i giorni scorsi
me ne può importar di meno di quali siano le preferenze erotico-sessuali di Marrazzo, forse neppure mi frega se usa l'auto blu per soddisfarle ma l'assurdo è la provocazione...
hai scritto perfettamente: non è questione di moralismi ma di moralità
e poi, perdonatemi, aveva paura di denunciare i carabinieri che l'hanno ricattato? ma dai... perchè lui certo non ha conoscenze superiori a quei quattro bischeri!!! (sempre che sta storia sia vera).
facciamo che non ho scritto niente va... fa così "ammutolimento" sta cosa...
l'arroganza di chi ha sotto al culo una sedia
Ebbene, più passano i giorni più mi vado convincendo che qui di arroganza forse non ce n'è mai stata molta, superficialità sì, trasandatezza anche, follia quasi, e sono tutte cose gravi quanto l'arroganza in chi riveste un ruolo politico pubblico. Certo.
Eppure, a dirla tutta, la mia riflessione ultima, la più amara è un'altra:
è possibile che soltanto i rapporti regolati dal denaro e da posizioni di netto predominio- quasi sempre economico- appaghino così tanto gli uomini, li facciano sentire nel pieno della loro realizzazione, soprattutto quando si tratta di uomini di potere?
Puttane-Ford-Escort o Trans-iberiana-Viados davvero non fa nessuna differenza, sarebbe assurdo cercarne una: si tratta sempre di prostituzione, sempre di ricerca compulsiva di sesso senza relazione, a colpi di denaro sonante.
Ma quale immane buco nero li divora dentro?
Scusate, ma non vuol essere un atto d'accusa per nessuna categoria: è solo una domanda scaturita dallo sconcerto che provo; e non mi sto rifacendo a squisite categorie rosa del pensiero, no, m'interrogo sulla scelta di chi cerca solo relazioni senza relazione e le cerca indefinitamente, in maniera compulsiva, assecondando le categorie più bieche e antiquate del pensiero maschile, maschile detto qui in senso esclusivamente retrivo.
E non dite che son moralismi questi...
da una lettera di ieri ad un amico:
"...E' questo dilagare di un senso arrogante del potere che si può permettere- così crede- qualunque comportamento a rischio, senza neanche fare la fatica di nasconderlo sia pure solo per pura prudenza opportunistica. E' la perdita del senso "sociale" che non è, bada bene, ipocrisia o perbenismo, ma quel senso di dovere a tutto tondo verso chi ti ha messo in quella carica pubblica, gli elettori cioè.
Se Marrazzo davvero mantiene queste frequentazioni da anni, scegliendo coglionescamente di andare dalla trans-fidanzata con la macchina blu, mettendo così a parte, (volontariamente o involontariamente, coglionescamente o arrogantemente, non m'interessa), troppe persone sugli aspetti più controversi e ricattabili della sua vita privata ed intima vuol dire che non ha tenuto presente costantemente- come dovrebbe essere- il suo ruolo pubblico, di gestione della cosa politica.
E' questo che mi demoralizza, questa superficialità arrogante e coglionesca insieme, questa miscela tanto inquietante quanto esplosiva di sfida e noncuranza, pagata a prezzo altissimo da lui, dalla sua famiglia (e qui non oso immaginare), dalla sua parte politica e dalla politica in generale.
Ma che cazzo va accadendo nelle teste della gente, di questi personaggi? Credimi, penso proprio che viviamo nel paese più corrotto del mondo, e non per questi fatti ultimi ma, lo risottolineo, per la riflessione che ne scaturisce: l'assoluta assenza di senso del ruolo pubblico e dei suoi obblighi, morali e non moralistici.

Così, nel pieno dell'incazzatura- che continua pure oggi, alla grande- scrivevo ieri in una mail.
Perché c'è poco da girarci intorno: ogni qualvolta chi ha il potere e la responsabilità politica agisce senza porsi alcun problema riguardo ai suoi comportamenti pubblici- e pubblici sono tutti i comportamenti, anche quelli cosiddetti privati per chi riveste un ruolo politico e/o istituzionale- si ha la netta sensazione che costui non abbia tenuto conto, o ne abbia tenuto pochissimo, dei suoi elettori, della loro opinione, della loro fiducia, del loro voto e persino della loro credibilità e sicurezza.
Se chi ha il potere e la responsabilità politica continua a mettere avanti al suo ruolo le pulsioni personali e caratteriali - tutte- vuol dire che non è in grado di considerare il pericolo derivante dall’esposizione a comportamenti capaci di incastrarlo in un sistema di ricatto.
La soggezione al ricatto priva l’azione politica di chiunque di dignità e di credibilità, danneggia irrimediabilmente la parte politica di appartenenza e tutti gli elettori di quella parte.
Se un uomo politico non è in grado di tenere costantemente a mente queste considerazioni o, peggio, addirittura non è in grado di farle, deve rinunciare a rivestire qualunque incarico pubblico.
Non si può giustificare più nessuno.
Non possiamo continuare a pagare per i danni morali che la cattiva politica ci infligge.


Ripropongo il testo, estrapolato dall'articolo di Curzio Maltese, ( che potrete leggere per intero QUI ), proposto nel corpo del post di ieri, "Emergenza & Urgenza".
Mi sembra doveroso poiché Maltese è stato uno dei pochissimi a porre in evidenza, con lucido disincanto, il vero problema della non-politica che ci circonda e ci intossica, giorno dopo giorno. E ancor più doveroso dopo la riflessione cui mi hanno indotto, sulla scia delle parole di Maltese, alcuni commenti al post di ieri.
Ecco, penso sia inutile illuderci, cedendo ai malesseri che ci passeggiano nella pancia e che ci trasformano un po' tutti in ingenui Angeli Vendicatori, percorsi da coliche e sgomento civile di fronte allo spettacolo di quello che viene definito- arrecando offesa ai burattini e ai pupi siciliani- "teatrino della politica", inutile illudersi, così penso, che il cambiare Imperatore ci guarisca dai virus inoculati costantemente e per decenni nel tessuto-mai-civilizzato del paese. Il problema, la grande opera da intraprendere, il vero Ponte sullo Stretto, è la ricostruzione morale, che non potrà mai evitare di passare per la politica, quella di sguardo lungo e di forte impronta civile, non certo quella del "speriamo nel meno peggio", soprattutto ora che l'aspetto politico più eminentemente pubblico e quello privato si sono sovrapposti nel loro lato più oscuro e si sono sbriciolati miseramente sotto gli occhi di tutti.





EMERGENZA
urge qualche quintaletto di Governo da far cadere: l'ordinazione giunge da uno dei nostri migliori clienti, er sor Clemente Mantella.
Schiaffeggiata la di lui consorte da nostra signora Grimilde Magistratis, il marito affettuoso sa che non sono i mazzi di rose quelli che possono far da balsamo: portare la sua bella sul balcone e, mostrandole il colle del Parlamento, poter dire "guarda, ora tutto questo te lo faccio cadere io..." è ben altra dimostrazione di affetto e devozione!
Eccchecazzz'! quelli della cosiddetta sinistra non si trovano mai al posto giusto nel momento giusto!
Cosa farà cadere ora er sor Clemente per dare la sua ennesima prova d'amore?
Tutto cominciò con due turchi-turchesi

in un giorno di probabile pioggia
con indosso la tua camicia di mezza stagione
ed un sandalo ormai tropp'estivo

sui pantaloni fuori moda e fuori stagione.

Ci sarebbe voluto un cappello elegante come una cerimonia di nozze
falda larga, fiore, svolazzi e tutto l'occorrente
certo non un berrettuzzo di lana grezza
e men che mai realizzato all'uncinetto,
meglio piuttosto un cappottello gaijardo
e un portafortuna come si deve:
Chissà, forse a quel punto sì che te l'avrebbero perdonato il tuo malefico e mal abbinato...
CALZINO GIURIDICO
Non so se sia necessario aggiungere qualcosa: sinceramente non trovo di che argomentare...e su cosa poi?
Sulle immagini?
Sui commenti che le accompagnano?
Sulla voragine in cui stiamo precipitando? (e non "semplicemente" da un punto di vista politico, no, molto, molto di più).
Questi sono veramente gli ultimi passi verso il precipitare nell'infamia assoluta di un paese, di quella che in qualche momento abbiamo creduto una comunità "civile" e di quello che una volta si chiamava giornalismo.
Lo ammetto, non so dire se provo più paura o sbigottimento: è la vergogna a riunire e coprire ogni altro sentimento ed è dura non trovare spazio per altre sensazioni, è questa la vera sconfitta.
