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Utente: Terezita
Nome: Tereza Rossi
A scanso di equivoci, fraintendimenti e male letture assortite dico soltanto: molto di quel che sono sta nelle parole scritte e nelle immagini, il resto è nella vita e nei sogni che non racconto ancora e in quelli che rimarranno solo miei.

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giovedì, 10 settembre 2009

SCONCERTO e SCONFORTO si presero per mano

"...Semmai, per il Caligola di turno, essere “democraticamente eletto” è un’aggravante enorme..."

così conclude sul suo Blog Guglielmo Zucconi e

QUI 

potrete leggere il resto.

Perché, credetemi, è così semplice da capire

così immediato nelle conclusioni

che solo la nostra cecità o dabbenaggine, a seconda dei casi, è l'elemento veramente sconcertante di tutta la "vicenda Italia".

E qui sotto un parere d'Egitto 


postato da: Terezita alle ore 09:11 | link | commenti (6)
categorie: politicamente affine, surreale e talvolta sconcio
venerdì, 04 settembre 2009

dalla Res publica alla questione Pubica

ovvero:
come si passò da Sua Emittenza a Sua EREZIONE
LIBERTà d\'informazione
Ieri ho trascritto e pubblicato, in coda al post "SPINE, dubbi e Domande", uno stralcio dall’atto di citazione mosso dall’Egoarca, come lo ha sapientemente ribattezzato un giornalista di Repubblica, Giuseppe D’Avanzo, nei confronti del giornale L’Unità.
Il passo è questo:
"...le predette affermazioni sono tutte false e lesive dell'onore, della reputazione, dell'immagine della parte attrice. Della quale hanno leso anche l'identità personale, presentando l'On. Berlusconi come soggetto che di certo non è, ossia come una persona con problemi di erezione, che fa ricorso a misteriose inezioni..."  
Non l’ho scelto a caso questo stralcio e non certo per quel così diffuso amor del buco della serratura, se così si può dire, o per insopprimibile prurito delle curiosità delle parti basse, no, è che mi è apparso chiaro, in tutta la sua stupefacente grossolanità demodé, (roba da anni ’50, da commedie alla Pietro Germi, da Italia di bassissima e pruriginosissima provincia), quale fosse il fulcro fondante della questione: non più pubblica e politica ma eminentemente Pubica, con la dovuta maiuscola di ordinanza a ristabilire la gerarchia dei valori di questa Repubblica all’ultimo atto anzi, per meglio dire, tragico siparietto.
L’onorabilità di un uomo pubblico sul cui conto pesano, da sempre, sospetti gravissimi viene ricondotta e riassunta nel suo capitolo principale: la capacità erettiva.
In un paese maschilista come pochi altri al mondo si gioca l’onorabilità di quello che fu definito con il titolo di Sua Emittenza sulla base dell’efficienza dei suoi corpi cavernosi e mai, lasciatemelo dire,  la parte valse così tanto per il tutto, con quell’aggettivo cavernoso poi…trame, sospetti e caverne.
Ma se oggi ci torno su è perché c’è dell’altro e ad offrircelo è l’Avvocato di Sua Erezione che, nell’illustrare i motivi dell’attacco all’Unità, si esprime così:  
"L'Unità ha passato il limite e lui si difende" - "Un giornale, vale a dire l'Unità, non può scrivere - prosegue Ghedini - che una persona è impotente, è un maiale, senza aspettarsi che poi la persona si dispiaccia, e reagisca". Insomma, "l'Unità ha passato il limite" e "vedremo in aula cosa riusciranno a dimostrare". Berlusconi, insiste il suo legale, "é pronto ad andare in aula a spiegare che non solo non è un gran porco, ma nemmeno impotente".
Se mai avessimo avuto bisogno di sapere cosa veramente conta in questo disgraziato paese ora lo sappiamo: dalla cancellazione del reato del  delitto d’onore in fin dei conti sono passati solo quarant’anni(!), come mi ricorda il mio collega di TalebanWeb-blog…
Beh, ecco, quasi quasi metto qui le mie due domande:
1) con quali modalità e/o argomenti spiegherà ai giudici che non è né porco né impotente?
2) è prevista udienza/dimostrazione pubblica?
004kk0.jpg
p.s.: le immagini cinematografiche provengono da due eccellenti esempi della commedia di costume marca Pietro Germi e sono, nell'ordine, tratte da:
- "Signore e Signori", del 1965, ambientato nell'oscura e oscurantista provincia veneta di quegli anni;
- " Divorzio all'italiana", del 1962, ambientato in Sicilia, uno spassoso e amaro resoconto dell'incompatibilità tra codici semi-tribali e diritti civili.
Come si evince facilmente l'Italia, in tema di arretratezze del costume sociale, è unita da sempre...

postato da: Terezita alle ore 12:45 | link | commenti (4)
categorie: politicamente affine, surreale e talvolta sconcio
giovedì, 03 settembre 2009

SPINE, dubbi e Domande

Pascal Renoux
Scrive WILLY: 
Anche se difficile per una razza di prevaricatori, rivendico la simmetria nei sentimenti. Nello scandaglio di questi anni, e accelerando, a partire dalla mia generazione, gli uomini si sono decorticati. Chi sapeva e voleva, chi non sapeva e subiva. Ricondotti nel ruolo di prevaricatori, di maldestri utilizzatori dei sentimenti, incostanti, immaturi, irresponsabili, riconosciuti incapaci di pari sensibilità con le donne. Man mano diminuivano i vincoli delle regole economiche, la convenienza delle unioni,  la superiorità femminile nei sentimenti, è emersa come valore superiore. Nelle donne e negli uomini. Oggi in pieno guado, non so chi sia più smarrito, se chi aveva un ruolo ed una presunta superiorità, oppure chi ha la necessità di riconoscersi in nuove funzioni sociali e personali restando fedele al proprio genere e alla sensibilità particolare attribuita. E non basta rivendicare la differenza, perchè nel pensiero c’è stato un abbassamento verso l’eguaglianza di genere: gli uomini da una parte, le donne dall’altra. Molto resta da fare per l’effettiva parità, ma cosa comprenda davvero questa parola mi sfugge. E’ la diversità di genere posta sullo stesso piano, è eguaglianza di diritti sociali, economici, politici? E’ il rispetto della persona, riconoscimento del ruolo produttivo e riproduttivo? E’ riconoscimento delle differenze e del loro valore? Credo sia questo e molto di più, ma su una differenza riconosciuta non trovo conclusioni: è poi vero che le donne sentono di più, e non solo diversamente, i sentimenti?
 
 A. Smirnov
 
Ecco, vedi, Willy, io credo che proprio nell’aver esasperato la diversità di genere in modo quasi esclusivamente contrappositivo e conflittuale stia il punto, l’origine, dell’incomunicabilità tra il mondo femminile e quello maschile. Le diversità dovevano costituire una risorsa cui attingere, dalla quale prendere il buono che c’è, che in ognuna delle due metà della mela c’è.
Pascale RENOUX
Mi riferisco ad un percorso che sarebbe dovuto iniziare con una riflessione profonda sui figli, (maschi o femmine non fa differenza), sulla loro educazione, sulla possibilità, volontà, capacità di dare loro le stesse opportunità già in seno alla famiglia, e non solo nel lavoro e nel riconoscimento sociale.
Lo dico con assoluta modestia, da donna che figli non ne ha ma che riflette e osserva da sempre.
bianco e nero yiddish- M. Bulaj
Ma lo dico con tristezza anche, e non poca, per quella che considero una battaglia persa, un’occasione mancata, soprattutto da parte delle donne.
Riversarsi in un nuovo copione, ancora una volta rigido benché tanto diverso da quello tradizionale, e costringere gli uomini in uno già programmato, pena la loro definitiva irrecuperabilità, è stato il grande errore, spesso commesso proprio dalle donne.
E’ stato come se pensassimo di non avere forza a sufficienza per proporci dignitosamente nell’incompletezza che ci è propria e che è propria anche degli uomini, di ogni essere umano, ed è stato come se per negarla ci fossimo assegnate un compito da wonder woman, nella vita pratica e anche in quella sentimentale.
danza
Quando, per l'8 marzo, data abusata oltre ogni indecente misura, ho scritto QUESTA LETTERA  pensavo proprio a questo: a come ci si chiude spesso da soli, e da sole, in una nuova prigione soltanto perché manca il coraggio di dire: “quel che c’è ora non va per niente bene ma tocca riflettere molto per capire LEUCAqual è la direzione da prendere…da prendere entrambi, uomini e donne, universi incompleti per loro natura, mondi parziali ed imperfetti che solo lavorando insieme possono sperare di comprendere l’intera superficie del mondo”. 
Lungi da me il voler riconoscere un diritto di ascolto assoluto nei confronti del genere maschile: ci sono aspetti di tale indegnità  in alcuni che non trovano giustificazioni e non meritano attenuanti. Ma, ugualmente, lungi da me il voler santificare o difendere a spada sguainata ogni rappresentante dell’universo femminile a prescindere, per puro amor di Partito: mancherei di onestà intellettuale e non farei alcun buon servizio alla causa che, come tutte le cause, ha bisogno d’esser sempre “sorvegliata”, riveduta e corretta alla luce del criterio: facciamo il miglior lavoro possibile per noi stesse, anche e soprattutto quando c’è da fare autocritica.
Non ho mai amato i partiti monolitici e le fedi talebane, sotto qualunque veste e con qualunque stratagemma seduttivo mi si siano presentate, sebbene io abbia un temperamento di fondo che tende, di suo e naturalmente, agli estremismi.  
Ho apprezzato molto il modo sinceramente dubbioso, onesto, sofferto e per nulla supponente di ricercare ragioni e motivazioni che, una volta di più, ti ha contraddistinto nel testo che ho riportato.
Per quanto mi riguarda so  di aver offerto il fianco a polemiche e velenosità ma non me ne frega nulla, davvero...io sono un'estremista del vivere...e del riflettere.
Ciao, Willy,  grazie per esserti espresso nel tuo bel modo.
A quelli-e che comunque s'incazzano e basta, in chiusura, regalo..."una giornata al mare".
Ma prima, per riportare ogni cosa nel suo contesto territoriale, vi trascrivo un passaggio preso dall'atto di citazione del Signor EGO-Superrimo contro l'Unità:
"...le predette affermazioni sono tutte false e lesive dell'onore, della reputazione, dell'immagine della parte attrice. Della quale hanno leso anche l'identità personale, presentando l'On. Berlusconi come soggetto che di certo non è, ossia come una persona con problemi di erezione, che fa ricorso a misteriose inezioni..."  
p.s.: quando si dice un problema di vitale importanza per la pelle scorticata e ustionata della nazione e per la dignità, ormai svendutissima, di tutti noi: la SUA EREZIONE...meglio una giornata al mare, appunto...

lunedì, 03 agosto 2009

FUORI dai Denti (RU486)

Pascal RENOUX

(tratto da un commento su altro blog)

Non ho mai digerito l’assurdo di certi dibattiti sulla sacralità della "vita a prescindere", svincolata dalle condizioni e dalle situazioni di reale riferimento contestuale.
Non ho mai tollerato senza bestemmiarci sopra certo contrargomentare di sinistra-da-bricolage, quella che si affanna e si arrampica su scale altissime per discutere “democraticamente” con interlocutori del tipo “Gran Cattolicone possibilmente Maschio” all’interno di varie occasioni televisive con divano di fondo e di sfondo: mi riferisco a quelle discussioni senza fine ( sia nel senso di scopo sia nel senso di termine) su quando si debba fissare l’origine della vita e, dunque, la sua messa sull’altare della cattolica inviolabilità.
Sono discussioni senza senso, ecco, solo questo mi sento di dire e, per la verità lo vorrei anche urlare per lo sfinimento.
Sono discussioni senza senso perché il concetto di inizio della vita, intesa sia come principio strettamente fisico sia come “principiare d’anima” ( e qui vai a vedere in quanti modi, religiosi e non, si può intendere l’anima!!!) è un concetto così vago, così inafferrabile, forse addirittura relegato per sempre nell’indimostrabilità scientifica che accapigliarcisi sopra e, soprattutto, accettarlo come presupposto/tema/nocciolo di discussione è né più né meno che come parlare di nouvelle cousine davanti ai denutriti del terzo mondo.
Che l’aborto sia un dramma lo sa chiunque, qualunque donna lo sa.
Che l’aborto talvolta sia necessario idem.
Che la salvaguardia fisica e psichica di una donna, con una sua esistenza e relazioni affettive annesse e reali, debba avere sempre la priorità rispetto alla procreazione per la procreazione è un dato di fatto, semplice e terribile, e, questo sì, assoluto.

P. RENOUX


Nessuno, né il Gran Cattolicone, spesso Buttiglione, di turno, né certe dame della sinistra ufficiale con eccessiva tendenza alla mediazione a qualunque costo e a qualunque prezzo, potranno mai dire di possedere la verità in tema di principio della vita e nessuno quindi potrà mai arrogarsi il diritto di decidere in materia di aborto partendo da quel presupposto.
Il dramma  della singola scelta quello sì è reale e spesso, quasi sempre, inevitabile, sia che si risolva in un senso sia che si risolva nel suo opposto.
Ecco allora che l’unica cosa che sicuramente conta è rendere quel dramma meno difficile da vivere: il resto, tutto il resto, sono discorsi oziosi, stesi come panni zozzi a coprire gli intrallazzi degli equilibri a tutti i costi, vuoi con il Vaticano vuoi con gli elettori timorati di Ratzinger anziché di Dio.
Sinceramente a me tutta sta democrazia e tutta sta disponibilità a discutere con le varie Binetti di passaggio e di vocazione mi fa schifo, detto proprio tera-tera, e vorrei tanto che una volta sola, in uno di quei salotti televisivi del cavolo, si alzasse una donna vera a dire:
“signori miei, non c’era mica bisogno che veniste qui a raccontarci il dramma dell’aborto, lo sapevamo già, e da sempre, né più né meno di come sappiamo il dramma della clandestinità, delle gravidanze vissute male e proseguite peggio, ecc. ecc…; quanto poi a voler stabilire l’origine della vita…be’, dato che nulla c’è di scientificamente dimostrabile come mai non difendete anche il singolo ovulo o il singolo spermatozoo? Nel regno e sul terreno dell’indimostrabile c’è posto per far santi tutti, si sa”.

la fotografa e la pittrice


lunedì, 25 maggio 2009

il Principio del DISORDINE

(già pubblicato nel 2007)
Spesso mi è stato addebitata la responsabilità del principio del disordine: alcuni lo chiamerebbero così.
E  forse hanno anche ragione.
Io ci convivo con questo peso e lo reggo discretamente anche se spesso ne ho  pianto e ne piango ancora, davvero.
A otto anni, in terza elementare- andavo a scuola dalle suore- quando la mia maestra si assentava per insegnare in un'altra classe, 2 o 3 ore a settimana nelle classi della scuola media annessa a quell'istituto, veniva un'insegnante di disegno della scuola media, suora anche lei.
Non ne ricordo il nome.
Ricordo  però com'era.
Severa senza necessità. Con pretese inverosimili dal punto di vista didattico. Quasi sicuramente isterica per condizione e scelta di vita.
Tutto di lei, intendo fisicamente, lo comunicava.
Per motivi che non ho mai capito mi aveva preso di mira.
varie e sparse
Non per il rendimento, tutt'altro, bensì per qualcosa che evidentemente le trasmettevo, mettendola in crisi.
Eppure ero una bambina timidissima, credetemi.
La mia maestra a volte se ne commuoveva e aveva per me riguardi speciali.
Lei, la disegnatrice a punte aguzze, mi detestava.
Mi richiamava sempre, anche e soprattutto senza motivo.
All'ennesimo richiamo, il più assurdo di tutti, mentr'ero china e assorta nel mio lavoro, le risposi contestandole il suo accanimento senza ragione.
Si gonfiò di furia.
Mi fece mettere in piedi e mi chiese il cognome che di suo non poteva ricordare poiché veniva raramente in quella classe.
Mi alzai solo alla terza richiesta:
"dimmi come ti chiami! ne parlerò con la tua maestra! vedrai!" 
le risposi con un secco:
"non me lo ricordo più".
Sembrava impazzita l'aguzzina dell'arte.
Ripetè la domanda ed ebbe ancora la stessa risposta.
Finì con una sua sconfitta e se pure ne parlò con la mia maestra io non ne seppi mai più nulla.
Ma non finisce qui...
colors
Una settimana dopo prese di mira un'altra bambina, una che avrebbe vinto le universiadi di timidezza se ci fossero mai state.
Stesso accanimento e stesso richiamo immotivato.
"in piedi! dimmi come ti chiami che ti farò punire dalla tua maestra!"
La "mammolissima" P. si alzò, viola in volto per tutto quel che c'era e...:
"non me lo ricordo!" disse ad occhi bassi e vergognosi.
Non vi  racconto oltre, l'aguzza e  mancata donna ebbe quasi un infarto per il secondo affronto in una settimana e, soprattutto, per aver riconosciuto la traccia  della mia miccia.
Io mi girai verso P.  che era una delle più alte e stava negli ultimi banchi e la guardai. bambina
P. aveva già chinato di nuovo la testa  sul disegno e non incrociò il mio sguardo. Era ancor più viola in viso, penso per la paura dell'affronto commesso di fresco.
Forse piangeva.
Io mi sentii strana.
Orgogliosa.
Non più sola.
Unita ad una timida come me che s'era fatta guerriera sul mio esempio.
Pesante anche, come di una responsabilità piovuta in capo e non calcolata.
Sconcertata forse.
La disegnatrice d'isteria non fu più così cattiva con nessuno.
Cattiva ancora sì, ma meno di prima.

lunedì, 11 maggio 2009

stamattina nel caffé

Stamattina la sveglia di Fiabilandia ha mandato il suo solito avviso:  inizia la settimana lavorativa.

Noi puffi, qui a Fiabilandia, prendiamo il caffè, i biscotti, lo yogurt, e altre cosuzze normali come in tutto il resto d'Europa, perché noi, qui di Fabilandia, siamo europei, figli di un bel po' di storia e dei diritti e dell'uguaglianza e di tante altre belle e quotidiane cose....

macchia lattea

Così, stamattina, mentre sorseggiavo il caffè, un giornalista con la polpetta in bocca e l'aria da suinello nobile e laureato si è interrotto, anzi ha interrotto la sua intervistina del mattino, quella durante la quale mangia ogni giorno una dozzina di polpette continuando a parlare  e lecca con devozione, per molte dozzine di volte, il piatto in cui mangia: l'ha interrotta per collegarsi con un altro giornalista, questo di fisico ed eloquio  ieratico, ascetico e orante, che segue tutti i viaggi del papa di turno, in questo caso, ovvio, Papa Benny.

pioggia di favole

Allora, intuita la mossa, mi sono tuffata nel caffè e ho spinto nel liquido bollente i miei biscotti, tanto per essere sicura che facessero mappazza; sì, mi sono sfogata con loro perché qui, a Fiabilandia, per il Sacro Padre interrompono qualunque cosa e se pure la cosa non ti piace e/o ti smuove la nausea prima e l’incazzatura poi non puoi prendertela più di tanto e devi accontentarti di assassinare i biscotti nel liquido caldo e poi mangiarli.

Anche questa volta il buon Benny si è speso per la dignità delle donne- purché senza contraccettivi e senza sesso, senza trucco e con molto inganni- ma non ricordo più né a proposito di cosa né dove fosse mentre se ne usciva con questa storia della dignità femminesca, forse era in volo o forse sulla sacra-mobile, non so: non importa però, lui parla sempre e volentieri di ciò che gli sta a cuore e può far a meno degli spunti “per”.

Sàra Saudkovà

Al nostro Papa-Presidente-Padre però sarà sfuggito sicuramente il video che chiude il post...il fatto è che noi, qui, nella nobile Fiabilandia, siamo abituati a dare una botta al Papa e una là dove non si può scrivere…  

 e qui il VIDEO

V. Ivanovski

 


giovedì, 30 aprile 2009

...e dopo il 25 aprile arriva il 1° maggio...

...e dopo il 25 aprile viene il 1° maggio: feste un tempo molto contrassegnate politicamente, per così dire, slittando su una definizione che oggi sa di banalità...E sì, la politica è diventata banalità del dire e del fare e, conseguentemente, sono diventati banali anche i suoi luoghi, le sue occasioni, le sue giornate, i suoi attori e via discorrendo.

Talvolta anch'io, in un sussulto di banalità irrazionale e nostalgica, mi sorprendo a rimpiangere i tipi alla  Peppone, uno che più fazioso non si sarebbe potuto inventare. I suoi tempi- quelli di Peppone- erano i tempi di Giovannino Guareschi e di tanti altri personaggi passati nel dimenticatoio della storia più recente, oggetti triturati nel passaverdure del "rivisitiamo tutto e rifacciamoci con la plastica atossica".

Oggi che un simil-Fernandel è Presidente del Consiglio, senza essere però mai diventato né un grande attore né, tantomeno, un grande comico, a differenza dell'originale, mi è capitato di pensare persino "meno male che c'è quel comunista di Franceschini a dirne una, ogni tanto" e pure "meno male che ci pensano quei comunisti della Corte Costituzionale a farne una, ogni tanto"...

Sarà forse che sto scivolando anch'io nel rigore surreal-tragicomico del pensiero dominante?...meglio accendere una surreal-candela a San Caparezza... hai visto mai che una risata riesca davvero, prima o poi, a seppellirli?...   


postato da: Terezita alle ore 21:06 | link | commenti (8)
categorie: politicamente affine, surreale e talvolta sconcio
giovedì, 19 febbraio 2009

NECESSARIO

Frank HORVAT

Sono stata costretta "da me stessa" ad annullare, per il momento, il post che avevo pubblicato qui per far spazio ad un argomento indecente ma assolutamente NECESSARIO:

si può ridere parlando di

DESAPARECIDOS??? 

sul blog di  Luciano:

http://lucianoidefix.typepad.com/

a proposito delle ultime oscene battute del grande Berly su un tema da ridere, i desaparecidos, appunto...

ALTRO LINK CON POST SUL TEMA:

http://ifantastici4.splinder.com/

Locandina del film

E qui sotto c'è Fossati a ricordare quanti italiani sono argentini e quanti argentini sono italiani...e quanti morti abbiamo lì...colpevolmente dimenticati dai vari governi mentre, da vivi, chiedevano aiuto e salvezza.  


giovedì, 05 febbraio 2009

Benny SuperStar!

IL VATICANO: PER RIMANERE VESCOVO WILLIAMSON RITRATTI LE SUE TESI NEGAZIONISTE

ratzinger

Che te pozzino, Benny!

Ciai penzato finarmente a dije quarcosa a quer ber tomo der sor Richard Williamson !

Certo, 'o potevi fa' pprima, sai com'è...

Hai scomunicato pe' morto, morto de meno e mò?

Nun potevi aprì er finestrone de 'a scomunica e buttallo de sotto subbito-subbito?

E se er finestrone era 'mpegnato ciai sempre er Teverone vicino casa, o no?!?

Ormai è 'nquinato de' brutto e nun se ne sarebbe accorto nessuno.  

Noi qui, costretti a convive co' ttutti voi, su l'artra riva, se li semo scassati come solo il tuo diretto Superiore gerarchico sa: tant'è che ce compatisce, un giorno sì e l'artro pure.

A quanno la riabilitazzione de' la Luftwaffe der bon tempo 'ntico?

E meno male che ciai 'a più antica comunità ebraica d'Europa 'an passo da casa, bbello mio...che dici, jie sarà venuto a quelli quarche pizzicorino amaro?

Datte na regolata, Benny, fallo pe' a decenza e nnoi potremo dì:

la cittadinanza ringrazia e se vergogna 'n poco de meno...poco poco, eh? nun te crede...


martedì, 27 gennaio 2009

Eccessi di MATITA

un particolare da dietro le quinte dei miei postmafalda ancoraLa maggior parte dei miei post, così come ho raccontato in pvt ad alcuni di voi-aficionados, nascono in metropolitana.

Ho sempre con me un quadernetto malandatuccio per via dell'entra-esci dalla borsa e una matita a piccoli pois con gommino in coda.

Uso la matita perché- l'ho scoperto scrivendo e vivendo, come avrebbe detto Lucio Battisti- scrive con più stabilità della penna e cavalca meglio frenate e sobbalzi dei trasporti a motore e a rotaia.

La mia scrittura è comunque di una schifezza indecifrabile, sparsa a caso tra pane, biscotti, prosciutto e detersivo per la lavatrice poiché lo stesso quaderno accoglie e ricovera idee-post e liste di carenze affettive della Signora Dispensa.

terezandoPochi giorni fa capitò che mi esplodesse  un'idea-bubbone-post e fossi colta da urgenza assoluta ed irrimediabile di metterla giù prima di scendere e giungere davanti ad un confortevole tavolo da scrittura.

Attaccai a scrivere in un vagone pieno-ma-non-troppo, in piedi, come s'addice ad un cavallo istruito e acculturato...(e io ne ho del cavallo pazzo, eccome!).

Accadde così che, nell'entusiasmo della spremitura cerebrale, persi l'equilibrio andando giù lunga, lenta, soffice e completa-completa...

Un tizio accanto a me, un rosso timido- ma non era un vino, eh!- e dall'accento vagamente pescarese, si premurò di tirarmi su poiché ero andata così ben lunga-lunga da non riuscire più con le mie sole forze a guadagnare la risalita in modo dignitoso e signorile.  

Il rosso mi tirava su e intanto mi chiedeva notizie su come mi sentivo e se mi fossi fatta male mentre io non riuscivo né a collaborare alla risalita né a rispondergli perchè ero talmente presa dal senso del ridicolo di me stessa che ridevo a crepapelle, come la migliore idiota del pianeta, giocandomi fiato e forze.

scovata da Avv3lenata

Ci crederete? di solito alla gente scappa sempre qualche risatella quando c'è qualcuno che cade e non si fa male- quest'è un classico  del genere comico- ma stavolta...beh, nessuno rideva, tutt'al più sorridevano, penso perché destabilizzati e sconcertati dal mio auto-senso del ridicolo auto-prodotto.

Il rosso intanto farfugliava qualcosa di gentile, lo capivo dall'espressione solidale, mentre, imbarazzatissimo, si tingeva in faccia e forse anche altrove dello stesso colore dei suoi  capelli e la sua lingua andava producendo suoni incomprensibili fra i quali emergevano solo le "ssttt" forti d'Abruzzo.

L'idiota, cioè io, per tutta risposta, rideva, rideva e rideva mentre teneva serrato forte in pugno il quadernuzzo con dentro il testo del post quasi fosse uno cui avessi salvato la vita.

Che squinternata...

Tereza matta come un cavallo

Be', certe volte penso che se ci fosse ancora Caligola e mi vedesse mi farebbe senatrice di sicuro, se non altro come tributo al mio essere:

<matta come un cavallo>

come dice la mia amica Lara!

p.s.:già pubblicato il 13  dicembre 2007: da allora non ho però cambiato metodo anche se non sono, fortunatamente, mai più franata sul pavimento in preda alle convulsioni grafomaniache 

p.p.s: Baustelle, geni colti e sofisticati della musica,in "GOMMA"

  


postato da: Terezita alle ore 11:30 | link | commenti (4)
categorie: divertissement, surreale e talvolta sconcio